cloud privato – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 08 Jul 2026 22:44:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png cloud privato – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Cos’è il Cloud Sovereignty: guida completa alla sovranità del cloud https://www.datamanager.it/2026/07/cose-il-cloud-sovereignty-guida-completa-alla-sovranita-del-cloud/ Fri, 10 Jul 2026 17:35:31 +0000 https://www.datamanager.it/?p=254090 Il Cloud Sovereignty è diventato uno dei pilastri delle moderne infrastrutture IT. Questa guida approfondisce il significato della sovranità del cloud, il ruolo di AI, cybersecurity e normative europee, illustrando come le aziende possano mantenere il controllo su dati, applicazioni e workload.

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Il Cloud Sovereignty è diventato uno dei temi centrali dell’IT enterprise, perché ridefinisce il rapporto tra dati, infrastrutture, compliance, sicurezza e controllo operativo nell’era del cloud e dell’intelligenza artificiale.

Il controllo dei dati è diventato un fattore strategico

Negli ultimi anni il concetto di Cloud Sovereignty, o sovranità del cloud, è passato da questione prevalentemente normativa a elemento strategico nella progettazione delle infrastrutture digitali. L’adozione estesa del cloud computing, dell’intelligenza artificiale e dei servizi distribuiti ha modificato profondamente il modo in cui aziende e pubbliche amministrazioni gestiscono dati, applicazioni e workload critici.

Per molto tempo il cloud è stato valutato soprattutto in termini di scalabilità, agilità e riduzione del time-to-market. Oggi, invece, la domanda è più complessa: non basta chiedersi dove archiviare i dati, ma occorre comprendere chi può accedervi, quale giurisdizione li governa, quali garanzie operative offre il provider e come preservare la continuità dei servizi anche in scenari geopolitici o normativi instabili.

Questa evoluzione si inserisce in un quadro più ampio di cloud sovrano e indipendenza digitale, già al centro del dibattito europeo, e si collega direttamente alle strategie di AI, cloud e sovranità digitale che stanno ridefinendo le priorità dei CIO.

Che cos’è il Cloud Sovereignty

Il Cloud Sovereignty è l’insieme di tecnologie, processi, controlli contrattuali e garanzie operative che consentono a un’organizzazione di mantenere il controllo sui propri dati, sulle applicazioni e sui workload eseguiti nel cloud, assicurando la conformità alle normative locali e riducendo le dipendenze operative da soggetti terzi.

La definizione moderna di cloud computing, codificata dal NIST nella Special Publication 800-145, descrive il cloud come un modello che abilita l’accesso on-demand a risorse condivise e configurabili. La Cloud Sovereignty nasce proprio dalla necessità di governare questo modello quando dati e workload diventano critici per il business, per la sicurezza nazionale o per la compliance.

La sovranità del cloud non coincide semplicemente con la presenza di un data center nello stesso Paese dell’utente. Comprende, piuttosto, una pluralità di dimensioni:

  • residenza geografica dei dati;
  • controllo degli accessi amministrativi;
  • gestione autonoma delle chiavi crittografiche;
  • indipendenza operativa;
  • trasparenza contrattuale e tecnologica;
  • portabilità dei dati e dei workload;
  • resilienza e continuità del servizio;
  • conformità a normative nazionali ed europee.

In altre parole, il Cloud Sovereignty riguarda la capacità dell’organizzazione di decidere come, dove e da chi vengono gestiti i propri asset digitali.

Cloud Sovereignty, Data Sovereignty e Digital Sovereignty: le differenze

I termini Cloud Sovereignty, Data Sovereignty e Digital Sovereignty vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma indicano ambiti differenti.

Data Sovereignty

La Data Sovereignty riguarda il rapporto tra dati e giurisdizione. Stabilisce quale ordinamento giuridico si applica ai dati in funzione del luogo in cui sono conservati, trattati o accessibili. Per un’impresa regolamentata, sapere che i dati risiedono in Europa può non essere sufficiente: occorre comprendere anche chi li amministra, quali soggetti possono accedervi e quali normative extraterritoriali potrebbero incidere sul trattamento.

Data Residency

La Data Residency riguarda la collocazione geografica dei dati. Un’azienda può decidere che determinate informazioni debbano restare in Italia, nell’Unione Europea o in una specifica regione cloud. È una componente importante della sovranità, ma non la esaurisce.

Cloud Sovereignty

La sovranità del cloud estende il controllo dai dati all’intera infrastruttura cloud: piattaforme, operatori, accessi amministrativi, continuità operativa, supply chain tecnologica e garanzie contrattuali.

Digital Sovereignty

La Digital Sovereignty è il concetto più ampio. Include cloud, reti, software, identità digitali, cybersecurity, semiconduttori, intelligenza artificiale e capacità industriale. In questa prospettiva, il cloud sovrano è uno degli strumenti per costruire un ecosistema digitale più autonomo, come evidenziato anche nell’approfondimento di Data Manager sulla sovranità digitale in Europa.

Perché la sovranità del cloud è diventata una priorità

La centralità della Cloud Sovereignty deriva dalla convergenza di più fattori: crescita del cloud pubblico, diffusione dell’AI generativa, aumento degli obblighi normativi, dipendenza da pochi grandi provider globali e maggiore esposizione ai rischi cyber e geopolitici.

La Cloud Sovereignty Framework della Commissione Europea ha formalizzato diverse dimensioni della sovranità cloud, tra cui sovranità strategica, legale, dei dati, operativa, della supply chain, tecnologica, della sicurezza e ambientale. Questo approccio conferma che la sovranità non è un requisito unico, ma un insieme di obiettivi da bilanciare in funzione del rischio.

Il tema assume ulteriore rilievo nei settori regolamentati, nelle infrastrutture critiche, nella sanità, nella finanza, nella pubblica amministrazione e in tutte le organizzazioni che gestiscono dati sensibili o processi essenziali. In questi contesti, la scelta del cloud non è più soltanto una decisione tecnologica, ma una componente della governance aziendale.

I pilastri della Cloud Sovereignty

1. Sovranità dei dati

La sovranità dei dati riguarda la possibilità di stabilire dove risiedono le informazioni, quali leggi si applicano e quali soggetti possono accedervi. È il livello più immediato della Cloud Sovereignty, ma anche quello più spesso frainteso. Localizzare i dati in una regione europea non garantisce automaticamente la piena sovranità se l’infrastruttura, le chiavi crittografiche o il personale amministrativo restano sotto controllo di soggetti esterni.

2. Sovranità operativa

La sovranità operativa riguarda la capacità di mantenere il controllo sui workload anche in presenza di incidenti, dispute contrattuali, richieste governative o indisponibilità del provider. Implica procedure di continuità operativa, piani di uscita, capacità di migrazione e gestione autonoma degli elementi critici.

Questo tema è strettamente collegato alla resilienza operativa digitale, analizzata anche negli approfondimenti di Data Manager su NIS2 e DORA.

3. Sovranità tecnologica

La sovranità tecnologica riguarda la riduzione del lock-in e la capacità di utilizzare tecnologie aperte, interoperabili e portabili. In questo ambito assumono rilievo container, Kubernetes, standard aperti, API documentate e architetture ibride. Il tema della portabilità è centrale anche nell’analisi di Data Manager sull’ascesa della sovranità del cloud e il ruolo della portabilità.

4. Sovranità della sicurezza

La sicurezza non può essere delegata integralmente al provider. Le organizzazioni devono mantenere visibilità sugli accessi, sui log, sulle configurazioni, sulle vulnerabilità e sui controlli applicati ai dati. Il modello di responsabilità condivisa, analizzato anche dallo schema europeo EUCS di ENISA per la certificazione dei servizi cloud, richiede che il perimetro delle responsabilità tra cloud provider e cliente sia esplicito, verificabile e documentato.

5. Sovranità dell’AI

Con la diffusione dell’intelligenza artificiale, la sovranità si estende a prompt, dataset, modelli, inferenza e output generati. La sovranità dell’AI non riguarda solo dove si trovano i dati, ma anche dove vengono eseguiti i modelli, chi può accedere ai risultati e come vengono governate le pipeline di training e inferenza.

Il quadro normativo europeo

L’Europa è oggi uno dei contesti più avanzati nella regolamentazione del cloud, dei dati e dell’intelligenza artificiale. Le principali normative che influenzano le strategie di Cloud Sovereignty includono GDPR, NIS2, Data Act, AI Act, DORA e gli schemi europei di certificazione della cybersicurezza.

GDPR

Il GDPR ha consolidato il principio secondo cui il trattamento dei dati personali deve avvenire nel rispetto di regole chiare su base giuridica, minimizzazione, sicurezza, trasferimenti internazionali e diritti degli interessati. Per molte aziende, la Cloud Sovereignty rappresenta uno strumento per dimostrare controllo e accountability.

Data Act

Il Data Act europeo introduce regole rilevanti per il mercato cloud, in particolare sullo switching tra provider di servizi di data processing e sull’interoperabilità. La Commissione Europea sottolinea che le nuove regole mirano a consentire ai clienti di cambiare provider in modo più efficace e a favorire l’interoperabilità del mercato cloud europeo.

NIS2

La direttiva NIS2 istituisce un quadro giuridico unificato per rafforzare la cybersicurezza in 18 settori critici dell’Unione Europea. Per le organizzazioni coinvolte, il cloud non può essere trattato come un semplice servizio esterno: diventa parte integrante della gestione del rischio.

AI Act

L’AI Act introduce un approccio basato sul rischio per i sistemi di intelligenza artificiale. Nel contesto cloud, questo significa che infrastrutture, dati e modelli devono essere governati lungo l’intero ciclo di vita, soprattutto nei casi d’uso ad alto rischio.

EUCS

Lo schema EUCS di ENISA contribuisce a definire un approccio europeo alla certificazione dei servizi cloud, con livelli di assurance e requisiti di trasparenza utili per valutare la postura di sicurezza dei provider.

Cloud pubblico, cloud privato e cloud sovrano

Il Cloud Sovereignty non coincide necessariamente con il cloud privato. Una piattaforma cloud pubblica può offrire opzioni sovrane, così come un cloud privato può risultare non pienamente sovrano se non garantisce controlli adeguati su accessi, governance e portabilità.

Cloud pubblico

Il cloud pubblico offre scalabilità, automazione e accesso rapido a servizi avanzati. È il modello che ha accelerato la trasformazione digitale degli ultimi anni. Tuttavia, per workload critici, la valutazione deve includere giurisdizione, gestione delle chiavi, accessi amministrativi, log, audit, data residency e continuità.

Cloud privato

Il cloud privato offre maggiore controllo e isolamento, ma richiede investimenti, competenze e governance più robuste. Può essere una componente importante di una strategia sovrana, soprattutto in architetture cloud ibride.

Sovereign Cloud

Il Sovereign Cloud è un’offerta cloud progettata per rispondere a requisiti specifici di sovranità. Può includere infrastrutture localizzate, personale residente in una determinata giurisdizione, segregazione operativa, gestione locale delle chiavi, certificazioni, contratti dedicati e garanzie di resilienza. L’interesse verso queste soluzioni è cresciuto anche in relazione alle iniziative europee su cloud europeo e vantaggio competitivo.

Cloud Sovereignty e architetture ibride

Il modello più realistico per molte imprese non è la scelta esclusiva tra cloud pubblico e cloud privato, ma un’architettura ibrida capace di distribuire i workload in funzione di criticità, latenza, costo, compliance e rischio.

In questo scenario, il cloud pubblico viene utilizzato per scalabilità, innovazione e servizi avanzati; il cloud privato o sovrano per dati sensibili e workload regolamentati; l’edge per elaborazioni locali e bassa latenza. La convergenza tra edge e hybrid cloud diventa quindi una componente naturale delle strategie di sovranità.

Questa impostazione è particolarmente rilevante per l’intelligenza artificiale, dove training, inferenza, archiviazione dei dati e orchestrazione dei workload possono richiedere ambienti differenti. Il tema è stato approfondito anche nell’analisi su sovranità del dato e scalabilità globale dell’AI.

Il ruolo della crittografia e del confidential computing

La crittografia è uno degli strumenti fondamentali per costruire una strategia di Cloud Sovereignty. Le organizzazioni più mature richiedono cifratura dei dati a riposo, in transito e, sempre più spesso, durante l’elaborazione.

La gestione delle chiavi è un elemento decisivo. Modelli BYOK (Bring Your Own Key), HYOK (Hold Your Own Key) e confidential computing permettono di aumentare il controllo dell’organizzazione sui propri dati e di ridurre la dipendenza operativa dal provider.

Il NIST SP 800-144 evidenzia da tempo come sicurezza e privacy siano elementi centrali nella valutazione del cloud pubblico, sottolineando la necessità di considerare attentamente i rischi quando dati, applicazioni e infrastrutture vengono affidati a un ambiente esterno.

Cloud Sovereignty e intelligenza artificiale

L’AI generativa ha ampliato il perimetro della sovranità. Non si tratta più solo di proteggere database e applicazioni, ma anche prompt, embedding, vector database, modelli, agenti AI e output generati.

La domanda chiave diventa: dove vengono elaborati i dati utilizzati dall’intelligenza artificiale? Chi può accedere ai prompt? Gli input degli utenti vengono utilizzati per migliorare modelli di terze parti? Gli output possono contenere dati sensibili o informazioni soggette a regolamentazione?

Per questo motivo cresce l’interesse verso modelli di Private & Sovereign AI, capaci di combinare innovazione, controllo dei dati e governance. Anche il tema della sovranità europea nell’intelligenza artificiale è destinato a diventare sempre più centrale nel dibattito industriale.

I vantaggi per le imprese

Una strategia di Cloud Sovereignty offre benefici concreti, soprattutto per le organizzazioni che operano in contesti regolamentati o gestiscono asset digitali critici.

Maggiore controllo

L’azienda mantiene una governance più solida su dati, workload, identità, chiavi crittografiche e accessi amministrativi.

Compliance più dimostrabile

La sovranità del cloud permette di documentare meglio residenza dei dati, controlli applicati, responsabilità del provider e misure di sicurezza.

Riduzione del rischio di lock-in

La portabilità e l’interoperabilità riducono la dipendenza da un singolo provider e rendono più credibile una strategia di uscita.

Maggiore resilienza

Architetture ibride e sovrane consentono di progettare piani di continuità più robusti, riducendo l’impatto di incidenti, interruzioni o vincoli geopolitici.

Fiducia

Clienti, partner, autorità e stakeholder possono contare su maggiori garanzie nella gestione delle informazioni sensibili.

Le criticità da gestire

La Cloud Sovereignty non è priva di complessità. Implementarla richiede competenze architetturali, contrattuali, legali e operative. Le principali criticità riguardano:

  • costi superiori rispetto ad alcune offerte cloud standard;
  • maggiore complessità di governance;
  • necessità di competenze interne avanzate;
  • integrazione tra ambienti cloud differenti;
  • gestione delle identità e degli accessi;
  • monitoraggio continuo della compliance;
  • necessità di verificare realmente le garanzie offerte dai provider.

Per questo motivo la sovranità non deve essere affrontata come un’etichetta commerciale, ma come un processo strutturato di risk management.

Come costruire una strategia di Cloud Sovereignty

Una strategia matura dovrebbe partire dalla classificazione dei dati e dei workload. Non tutte le applicazioni richiedono lo stesso livello di sovranità: un ambiente di test, un sistema CRM, una piattaforma AI che tratta dati sanitari e un’applicazione core banking hanno profili di rischio molto diversi.

Un percorso efficace può articolarsi in sette passaggi:

  1. classificare dati, applicazioni e processi critici;
  2. definire requisiti di residenza, accesso, sicurezza e continuità;
  3. identificare le normative applicabili;
  4. valutare i provider rispetto a garanzie tecniche, operative e contrattuali;
  5. progettare un’architettura ibrida e portabile;
  6. implementare controlli di sicurezza, crittografia e logging;
  7. definire piani di audit, exit strategy e revisione continua.

Gartner suggerisce di costruire una strategia di cloud sovrano attorno a tre grandi pilastri: dati, tecnologia e operazioni. L’approccio è coerente con una visione della sovranità come capacità dinamica, non come proprietà statica di una singola piattaforma.

Il futuro della Cloud Sovereignty

Nei prossimi anni la sovranità del cloud non sarà più una caratteristica opzionale, ma un requisito strutturale per tutte le organizzazioni che gestiscono dati critici, infrastrutture essenziali o workload AI ad alto valore.

La crescita dell’intelligenza artificiale, l’evoluzione delle normative europee e la maggiore consapevolezza dei rischi geopolitici renderanno sempre più importante progettare infrastrutture capaci di combinare innovazione e controllo.

Il futuro non sarà definito da una contrapposizione tra cloud globale e cloud locale, ma dalla capacità di costruire architetture distribuite, verificabili, interoperabili e governabili. In questa prospettiva, la Cloud Sovereignty diventa parte integrante della strategia digitale, della cybersecurity e della competitività delle imprese.

Conclusioni

Il Cloud Sovereignty rappresenta l’evoluzione naturale del cloud computing nell’era dell’intelligenza artificiale, della regolamentazione europea e della trasformazione digitale. Non si limita alla localizzazione dei dati, ma introduce un nuovo paradigma fondato su controllo, trasparenza, resilienza, portabilità e libertà di scelta.

Per le imprese, adottare una strategia di sovranità del cloud significa prepararsi a un futuro in cui il vantaggio competitivo non dipenderà soltanto dalla capacità di utilizzare il cloud, ma dalla possibilità di governarlo in modo sicuro, conforme e indipendente.

Approfondimenti consigliati

FAQ

Cos’è il Cloud Sovereignty?

È l’insieme di tecnologie e processi che consentono alle organizzazioni di mantenere il controllo su dati, applicazioni e workload nel cloud nel rispetto delle normative e dei requisiti di sicurezza.


Cloud Sovereignty e Data Sovereignty sono la stessa cosa?

No. La Data Sovereignty riguarda principalmente il controllo giuridico sui dati, mentre il Cloud Sovereignty comprende anche aspetti operativi, tecnologici e organizzativi.


Cos’è un Sovereign Cloud?

È un’infrastruttura cloud progettata per garantire controllo dei dati, conformità normativa, indipendenza operativa e sicurezza secondo specifici requisiti nazionali o regionali.


Perché il Cloud Sovereignty è importante?

Perché permette alle aziende di proteggere dati critici, rispettare normative come GDPR e NIS2 e ridurre la dipendenza da infrastrutture esterne.


Qual è il rapporto tra Cloud Sovereignty e AI?

L’intelligenza artificiale utilizza grandi quantità di dati sensibili. Il Cloud Sovereignty garantisce che dati, modelli e processi di inferenza rimangano sotto il controllo dell’organizzazione.

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Cos’è il Cloud Ibrido: guida completa all’Hybrid Cloud, tra AI, Edge Computing e Sovranità del dato https://www.datamanager.it/2026/07/cose-il-cloud-ibrido-guida-completa-allhybrid-cloud-tra-ai-edge-computing-e-sovranita-del-dato/ Wed, 08 Jul 2026 22:17:30 +0000 https://www.datamanager.it/?p=254084 Il cloud ibrido è oggi il modello di riferimento per le infrastrutture IT moderne, combinando cloud pubblico, cloud privato ed edge computing per offrire flessibilità, sicurezza e controllo. Questa guida analizza architetture, vantaggi, casi d'uso e il ruolo strategico del cloud nell'era dell'intelligenza artificiale e della sovranità del dato.

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Il cloud ibrido è diventato il modello di riferimento per le infrastrutture IT moderne. Scopri come funziona, quali vantaggi offre alle aziende e perché AI, edge computing, cybersecurity e sovranità del dato stanno ridefinendo il futuro del cloud.

Il cloud ibrido è diventato il nuovo standard dell’IT enterprise

Per oltre un decennio il paradigma Cloud First ha guidato le strategie di trasformazione digitale di aziende e pubbliche amministrazioni. Spostare applicazioni e dati nel cloud pubblico rappresentava la risposta più efficace alle esigenze di scalabilità, agilità e riduzione dei costi infrastrutturali.

Oggi, però, questo modello non è più sufficiente.

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale, l’aumento dei requisiti normativi, la crescente attenzione alla sovranità del dato, l’esplosione dell’edge computing e la necessità di gestire workload sempre più diversificati stanno modificando profondamente il modo in cui vengono progettate le infrastrutture digitali.

Come abbiamo approfondito nell’articolo dedicato a Il Cloud First non basta più: è il momento di mettere in primo piano la sovranità, oggi il vero obiettivo non consiste più nello spostare tutto nel cloud, ma nell’eseguire ogni workload nell’ambiente più adatto.

È proprio questo il principio alla base del cloud ibrido.

Che cos’è il Cloud Ibrido

Per cloud ibrido si intende un’architettura nella quale infrastrutture cloud pubbliche, cloud privati e sistemi on-premise operano come un unico ecosistema integrato.

L’obiettivo non è sostituire il data center aziendale, ma sfruttare contemporaneamente i vantaggi dei diversi ambienti.

In un’infrastruttura ibrida possono convivere:

  • data center aziendali;
  • private cloud;
  • public cloud;
  • edge computing;
  • servizi SaaS;
  • AI infrastructure.

I workload vengono distribuiti dinamicamente in funzione di prestazioni, costi, sicurezza, latenza, compliance normativa e disponibilità delle risorse GPU.

Perché il Cloud Ibrido è diventato indispensabile

Negli ultimi anni sono emersi almeno cinque fattori che rendono il cloud ibrido una scelta quasi obbligata per molte organizzazioni enterprise.

1. Sovranità del dato

La normativa europea, dal GDPR al Data Act, fino ad AI Act e NIS2, impone requisiti sempre più stringenti sulla localizzazione, sul trattamento e sul controllo dei dati.

Molte organizzazioni devono mantenere alcune informazioni all’interno di infrastrutture nazionali o private. Per questo motivo cresce l’interesse verso modelli di AI Sovereignty, nei quali cloud pubblico e infrastrutture dedicate convivono per garantire controllo, governance e libertà di scelta.

2. L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale

L’intelligenza artificiale ha modificato completamente il concetto di infrastruttura.

Durante l’addestramento dei modelli servono enormi quantità di GPU concentrate nei data center. Quando però il modello entra in produzione, prevale l’inferenza.

Come raccontiamo nell’articolo Le AI Factory non bastano: il valore dell’AI si gioca nell’inferenza all’edge, il vero valore economico dell’intelligenza artificiale nasce quando il modello risponde alle richieste degli utenti in tempo reale e non durante la fase di training.

Questo rende fondamentale distribuire la capacità di calcolo vicino ai dati.

3. Edge Computing

Sempre più dati vengono generati lontano dai grandi data center: fabbriche, ospedali, negozi, automobili connesse, reti TLC e sensori IoT producono flussi informativi continui.

Trasferire continuamente questi dati verso un cloud centrale aumenta latenza, costi e complessità. Per questo motivo il cloud ibrido integra sempre più spesso l’edge computing, consentendo di elaborare le informazioni direttamente nel punto in cui vengono prodotte.

L’inferenza distribuita rappresenta ormai uno dei principali driver evolutivi delle moderne infrastrutture AI.

4. Continuità operativa

Le aziende non possono più permettersi interruzioni dei servizi. La disponibilità delle applicazioni dipende sempre più da architetture distribuite che permettono disaster recovery, backup continuo, replica geografica e failover automatico.

Un tema strettamente collegato anche alla Identity Resilience, oggi elemento essenziale della continuità operativa e della protezione delle identità digitali.

5. Ottimizzazione dei costi

Non tutti i workload richiedono le stesse prestazioni. Le aziende distribuiscono le applicazioni scegliendo di volta in volta cloud pubblico, cloud privato, edge o data center in funzione del miglior rapporto tra costo, prestazioni e requisiti normativi.

Come funziona un’infrastruttura Hybrid Cloud

Una moderna architettura cloud ibrida è composta da diversi livelli tecnologici che devono operare in modo coordinato.

Infrastruttura fisica

Server, storage, networking e GPU costituiscono il livello fisico su cui vengono eseguiti i workload.

Virtualizzazione

Macchine virtuali, hypervisor, container e piattaforme Kubernetes consentono di astrarre le risorse e renderle disponibili in modo flessibile.

Orchestrazione

Kubernetes, OpenShift, Anthos, Amazon EKS e Azure Arc permettono di distribuire e governare applicazioni in ambienti eterogenei.

Cloud

AWS, Microsoft Azure, Google Cloud, Oracle Cloud e private cloud aziendali possono essere integrati in un unico modello operativo.

Edge

Micro data center, CDN, PoP distribuiti e gateway IoT portano la capacità di calcolo più vicino agli utenti e ai dati.

AI

Foundation model, Large Language Model, inference engine, vector database e GPU cluster richiedono infrastrutture capaci di bilanciare potenza di calcolo, prossimità ai dati e governance.

Il ruolo dello storage

Uno degli elementi più sottovalutati riguarda lo storage.

Le prestazioni reali non dipendono solamente dalla velocità degli HDD o degli SSD, ma dall’intera architettura. Come spiegato nell’approfondimento Prestazioni degli HDD: i fattori chiave che influenzano la velocità di trasferimento dati secondo Toshiba, configurazioni RAID, controller, rete e tipologia dei workload incidono in modo determinante sulle performance complessive.

Lo storage diventa quindi parte integrante della progettazione del cloud ibrido.

Cloud Ibrido e Cybersecurity

La sicurezza rappresenta uno dei principali criteri con cui viene progettata un’architettura hybrid cloud.

Le strategie moderne comprendono Zero Trust, Identity Security, XDR, CNAPP, backup immutabile ed Exposure Management.

Tra gli approfondimenti pubblicati da DataManager meritano particolare attenzione l’analisi dedicata all’Exposure Gap Report 2026, utile per comprendere il tema della prioritizzazione delle vulnerabilità, e il Technology Threat Landscape Report 2026, che analizza l’evoluzione delle minacce informatiche legate anche all’intelligenza artificiale.

Unified Communications e Cloud

Voice, video collaboration, contact center e piattaforme collaborative sono ormai servizi nativamente cloud.

Come evidenziato nello studio sul mercato delle Unified Communications, queste piattaforme rappresentano oggi vere infrastrutture digitali strategiche e stanno evolvendo grazie all’integrazione dell’intelligenza artificiale.

La rete è il cloud

Un’infrastruttura cloud distribuita richiede una connettività adeguata.

L’espansione della fibra FTTH costituisce uno degli elementi essenziali per sostenere la crescita dei servizi cloud, delle applicazioni AI e dei modelli distribuiti di elaborazione.

Dove sta andando il Cloud Ibrido

Le principali direttrici evolutive riguardano:

  • AI distribuita;
  • inferenza all’edge;
  • cloud sovrano;
  • orchestrazione automatica;
  • multicloud;
  • FinOps;
  • osservabilità;
  • cybersecurity integrata;
  • AI Agent.

Il cloud del futuro sarà sempre meno identificabile con un luogo fisico e sempre più con una piattaforma distribuita capace di eseguire ogni applicazione nel punto migliore della rete.

Conclusioni

Il cloud ibrido non rappresenta una fase di transizione tra data center e cloud pubblico, ma il modello operativo destinato a caratterizzare l’IT enterprise dei prossimi anni.

La convergenza tra cloud, edge computing, intelligenza artificiale, cybersecurity e sovranità del dato impone infrastrutture sempre più distribuite, intelligenti e governabili.

Per le organizzazioni, la vera sfida non sarà scegliere tra cloud pubblico e privato, ma costruire un ecosistema capace di bilanciare prestazioni, sicurezza, costi e conformità normativa, portando ogni workload esattamente dove può generare il massimo valore.

FAQ sul Cloud Ibrido

Cloud ibrido e multicloud sono la stessa cosa?

No. Il multicloud indica l’utilizzo di più cloud pubblici. Il cloud ibrido integra invece cloud pubblici, cloud privati, infrastrutture on-premise ed edge computing in un unico modello operativo.

Quando conviene adottare un cloud ibrido?

Il cloud ibrido è particolarmente indicato quando l’organizzazione deve bilanciare scalabilità, controllo dei dati, compliance, resilienza e ottimizzazione dei costi.

Quali workload dovrebbero restare on-premise?

In genere restano on-premise i workload soggetti a vincoli regolatori, applicazioni mission critical, sistemi legacy difficili da migrare o dati che richiedono controllo diretto.

Qual è il rapporto tra cloud ibrido e AI?

Il cloud ibrido permette di distribuire training, inferenza, dati e modelli AI tra cloud pubblico, data center aziendali ed edge computing, scegliendo l’ambiente più efficiente per ogni fase del ciclo di vita.

Qual è la differenza tra edge computing e cloud ibrido?

L’edge computing è uno dei componenti del cloud ibrido. Porta l’elaborazione vicino al punto in cui i dati vengono generati, mentre il cloud ibrido coordina edge, cloud pubblico, cloud privato e on-premise.

Il cloud ibrido aiuta la compliance normativa?

Sì. Consente di collocare dati e workload in ambienti coerenti con requisiti di residenza del dato, sicurezza, governance e normative come GDPR, NIS2, DORA e AI Act.

Vuoi approfondire l’evoluzione delle infrastrutture digitali? Continua a seguire Data Manager per analisi, guide e approfondimenti dedicati a cloud computing, intelligenza artificiale, cybersecurity e trasformazione digitale.

 

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Case Study gratuito: la sicurezza del cloud privato https://www.datamanager.it/2019/09/case-study-gratuito-la-sicurezza-del-cloud-privato/ Wed, 18 Sep 2019 09:23:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=190414 I ricercatori hanno scoperto che i cloud privati hanno il 68% in più di incidenti di sicurezza rispetto ai cloud pubblici. Ecco una Case per una protezione completa Le organizzazioni che investono in infrastrutture cloud ibride spesso conseguono un valore di business significativo grazie all’aumento dell’efficienza, alla riduzione dei costi e a una migliore strategia […]

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I ricercatori hanno scoperto che i cloud privati hanno il 68% in più di incidenti di sicurezza rispetto ai cloud pubblici. Ecco una Case per una protezione completa

Le organizzazioni che investono in infrastrutture cloud ibride spesso conseguono un valore di business significativo grazie all’aumento dell’efficienza, alla riduzione dei costi e a una migliore strategia di gestione del rischio. Tuttavia, come quasi tutte le infrastrutture informatiche, i cloud privati pongono specifiche sfide di sicurezza.

Una dettagliata Case History approfondisce queste tematiche.

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Il Private Cloud OVH spinge la digital transformation delle aziende https://www.datamanager.it/2018/11/il-private-cloud-ovh-spinge-la-digital-transformation-delle-aziende/ Tue, 06 Nov 2018 18:00:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=178307 Confermando l’impegno a supportare, semplificare e accelerare la trasformazione digitale delle aziende, OVH rafforza la sua posizione di provider di un cloud alternativo. Il Gruppo il nuovo Private Cloud OVH – Software Defined Data Center, progettato per supportare le aziende europee nella loro trasformazione digitale. OVH sarà presente come Global Diamond Partner al VMworld 2018 […]

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Confermando l’impegno a supportare, semplificare e accelerare la trasformazione digitale delle aziende, OVH rafforza la sua posizione di provider di un cloud alternativo.

Il Gruppo il nuovo Private Cloud OVH – Software Defined Data Center, progettato per supportare le aziende europee nella loro trasformazione digitale. OVH sarà presente come Global Diamond Partner al VMworld 2018 Europe a Barcellona dal 5 al 9 novembre per presentare le  tecnologie di ultima generazione.

Quella tra OVH e VMware è una partnership di lunga data che si fonda su  unarelazione privilegiata e strategica fin dal 2010. OVH, vanta è VMware Cloud Verified e quest’anno ha nuovamente ricevuto il premio EMEA Cloud Provider of the year. Fin dal 2010, le due aziende collaborano a un progetto di ricerca e sviluppo congiunto, che ha portato al lancio delle prime offerte Private Cloud 8 anni fa. Queste offerte sono ora disponibili nei data center OVH in sei Paesi: Francia, Polonia, Canada, Stati Uniti e, di recente anche in Germania e Regno Unito.

Pioniere del settore in Europa, OVH offre un cloud facile e veloce da implementare, multi-locale (vicino a tutti, ovunque nel mondo) e disponibile a un prezzo accessibile e prevedibile. I clienti del Private Cloud OVH usufruiscono di risorse dedicate e totalmente sicure in conformità ai requisiti ISO 27001, CSA STAR, SOC I / II tipo 2, della certificazione a ospitare i dati sanitari s in Francia e delle certificazioni PCI DSS. La fatturazione è calcolata su base mensile o oraria. I clienti pagano solo per quello che utilizzano e non ci sono costi nascosti e, soprattutto, nessun costo di traffico in uscita.

Innovazioni all’avanguardia

OVH è il primo provider di soluzioni managed private cloud ad offrire ai propri clienti innovazioni di ultima generazione in un’offerta integrata di servizi unica e su misura per le esigenze delle aziende. Il lancio della tecnologia HCX per tutti i clienti SDDC di OVH, ne è un esempio. Disponibile per la prima volta in Europa, questa tecnologia consente la migrazione a caldo di tutte le infrastrutture senza downtime. Nell’ultimo anno, OVH ha migrato i carichi di lavoro dei clienti vCloud Air in tutto il mondo e rimane a tutt’oggi oggi l’unico player sul mercato con una significativa esperienza.. In totale, OVH migrerà circa 500 ambienti e quasi 9.000 macchine virtuali, con un volume di dati totale pari a 3 PByte. “Dal lancio della piattaforma SDDC nel 2010, OVH continua a ad attuare un approccio innovativo, consentendo ai clienti di sfruttare  infrastruttura all’altezza e le operazioni on premises e in cloud. La disponibilità dell’Hybrid Cloud Extension (HCX) nel portafoglio di OVH è solo l’ultimo passo per facilitare l’adozione del cloud da parte dei nostri clienti comuni, offrendo loro la possibilità di passare al cloud senza tempi di inattività. ” ha affermato Rajeev Bhardwaj, Vice Presidente Product Management, Cloud Provider Business Unit Software, di VMware.

SDDC integra inoltre l’innovativo host vSAN basato sull’ultima generazione di NVMe Intel Optane DC Solid State Drive, per supportare l’iperconvergenza e garantire prestazioni elevatissime. Questa innovazione è resa possibile grazie a una solida partnership tra OVH e Intel mirata a costruire la prossima generazione di servizi di infrastruttura cloud. “La nostra collaborazione decennale con OVH si è focalizzata sull’erogazionedi servizi cloud completi e ad alte prestazioni per soddisfare le diverse esigenze di carico di lavoro dei clienti”, afferma Jeff Wittich, Direttore Cloud Service Provider Business di Intel. “In questa era di computing incentrato sui dati, stiamo continuando a innovare con OVH per portare le nostre ultime tecnologie nel cloud di OVH. Con l’innovativo host vSAN basato su Intel Optane DC Solid State Drives siamo fiduciosi di soddisfare le esigenze dei clienti alla ricerca di  piattaforme efficienti e ad alte prestazioni per supportare i loro ambienti software defined dataacenter in continua crescita.

OVH è fortemente impegnata nel garantire la sicurezza dei dati dei propri clienti. Ha quindi incrementato l’offerta Private Cloud OVH con VM Encryption (basata su library e algoritmi OpenSSL) per proteggere facilmente le macchine virtuali, direttamente dal client vSphere.

Infine, il leader europeo del cloud ha annunciato la riprogettazione della gamma di soluzioni SDDC. L’obiettivo è di consentire alle aziende di beneficiare di nuove offerte competitive che includono sistematicamente l’accesso alla rete OVH privata e offrono una garanzia di larghezza di banda gratuita.

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Servizi top per Altravia grazie alle performance e alla flessibilità del cloud privato https://www.datamanager.it/2018/05/servizi-top-per-altravia-grazie-alle-performance-e-alla-flessibilita-del-cloud-privato/ Thu, 10 May 2018 14:56:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147319 Fondata a Roma nel 2003, Altravia inizia la propria attività come società informatica specializzata nello sviluppo di tecnologie open source a supporto della prima evoluzione tecnologica e della progressiva diffusione di Internet grazie alle intense attività di Ricerca & Sviluppo svolte nella sede di Terni. L’azienda nel corso degli anni consolida la propria posizione sul […]

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Fondata a Roma nel 2003, Altravia inizia la propria attività come società informatica specializzata nello sviluppo di tecnologie open source a supporto della prima evoluzione tecnologica e della progressiva diffusione di Internet grazie alle intense attività di Ricerca & Sviluppo svolte nella sede di Terni.

L’azienda nel corso degli anni consolida la propria posizione sul mercato italiano e internazionale, offrendo nuove attività di consulenza tecnologica e applicativa, di coordinamento progettuale, di sviluppo di servizi web e marketing innovativi e nella vendita online di prodotti informatici e camerali.

La costante crescita e trasformazione del mercato, la nascita di nuove tecnologie, applicazioni e servizi web hanno consentito ad Altravia di sviluppare in pochi anni nuove competenze e proporre soluzioni innovative per rispondere alle necessità dei clienti. A partire dal 2013, l’azienda con l’ingresso di nuovi soci e una struttura societaria dedicata ha esteso le sue attività alla commercializzazione di prodotti e servizi di terze parti, che è andata ad integrare la tradizionale offerta di sviluppo, rafforzando il posizionamento di Altravia sul mercato e consentendo un notevole incremento del giro d’affari. Tanto che oggi il 70% del fatturato di Altravia deriva proprio da queste attività.

Altravia ha creato così una serie di avanzate piattaforme IT di proprietà per supportare i clienti – da aziende grandi e piccole a realtà di servizio collettivo – nell’erogazione di servizi, tipicamente rivolti al cliente finale, che variano dall’e-commerce alla consulenza. Uno tra i progetti più noti di Altravia è il sito Ufficio Postale, realizzato in collaborazione con Poste Italiane e progettato per commercializzare i servizi dell’azienda, che vanno dall’invio di telegrammi, raccomandate e prodotti postali via web all’offerta di servizi di postalizzazione massiva sul territorio italiano. Un altro progetto importante realizzato da Altravia è il sito di rivendita dei servizi Infocert, che (anche tramite il sito Ufficio Camerale) propone servizi di pubblica utilità, tra cui l’attivazione di caselle di posta elettronica certificata, firme digitali e visure camerali.

Più recentemente, con l’obiettivo di aprirsi a mercati internazionali, nasce una nuova realtà a Londra dedicata all’offerta di servizi di direct communication e marketing a livello internazionale, erogati via web ma anche in forma fisica, tramite postalizzazione massiva.

Altravia aveva la necessità di utilizzare una nuova infrastruttura di cloud privato sicura, affidabile e flessibile, sulla quale migrare tutti i propri servizi, al fine di ottenere prestazioni più elevate. Flessibilità e affidabilità sono stati elementi fondamentali nella scelta dell’infrastruttura di OVH. La prima perché i siti gestiti da Altravia registrano spesso e volentieri picchi di accesso, nel caso di scadenze o di attività promozionali, ed è importante che il servizio venga sempre garantito. La seconda perché, trattandosi spesso di e-commerce, ogni interruzione di servizio porterebbe con sé un impatto negativo diretto in termini di fatturato.

“OVH si è dimostrato il cloud provider più affidabile e disponibile sul mercato. Ci siamo quindi convinti subito a spostare tutti i nostri servizi nella loro infrastruttura di private cloud,” sottolinea Luca Scuriatti, CEO di Altravia.

Altravia si avvale oggi di un’infrastruttura dedicata basata sul Private Cloud di OVH composta da 101 macchine virtuali. Le attività dell’azienda producono un flusso di traffico intenso e costante, con una quantità di dati generati pari a 9 TB. Il servizio, sviluppato da OVH su tecnologia VMware, garantisce la scalabilità del cloud in un’infrastruttura hardware dedicata al 100%.

Le macchine virtuali sono gestite internamente dal team Altravia, mentre la manutenzione e l’aggiornamento hardware sono a carico di OVH. L’azienda ha apprezzato immediatamente l’efficienza e la disponibilità dell’infrastruttura OVH e le elevate capacità di supporto e di problem solving garantite dal team tecnico, pronto a rispondere sempre in modo tempestivo alle loro richieste.

Poiché Altravia si occupa direttamente della gestione delle attività di e-commerce e delle relative anagrafiche dei clienti, anche le modalità di gestione dei dati personali hanno avuto un ruolo importante nella scelta. Ed è stata molto apprezzata la trasparenza garantita nel trattamento dei dati personali, anche in relazione all’applicazione del GDPR. OVH è stata infatti una delle aziende che ha contribuito alla creazione di CISPE (Cloud Infrastructure Services Providers in Europe), l’associazione che ha redatto un codice di condotta con lo scopo di promuovere la corretta applicazione del GDPR da parte dei provider di IaaS.

Da quando è iniziata la collaborazione con OVH, Altravia ha avuto la possibilità di focalizzarsi ulteriormente sulle proprie attività core, operando su un’infrastruttura agile e scalabile che garantisce sempre la massima disponibilità e continuità del servizio.

Le attività dell’azienda sono intense e in continua crescita – nel primo trimestre del 2018 le fatture gestite sono state circa 25.000 – per cui la flessibilità e rapidità garantite da OVH sono componenti fondamentali che consentiranno ad Altravia di incrementare le risorse presenti nel cloud in base alle future esigenze in modo semplice, veloce e in totale sicurezza.

“È fondamentale poter fare affidamento su una tecnologia robusta e sicura, che ci permetta di offrire servizi efficienti, senza interruzioni, per rispondere alle richieste dei nostri clienti e degli utenti che utilizzano le nostre piattaforme,” conclude Scuriatti.

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Le dieci tendenze cloud da tenere d’occhio nel 2018 https://www.datamanager.it/2018/03/le-dieci-tendenze-cloud-da-tenere-docchio-nel-2018/ Wed, 28 Mar 2018 13:09:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144623 Il cloud continua a crescere e sempre più CIO si chiedono come utilizzare al meglio la tecnologia per trasformare e raggiungere obiettivi strategici di business. Diamo un’occhiata alle dieci tendenze che cambieranno ulteriormente il panorama del cloud nel 2018. A cura di Gianfranco Gargiulo, Cloud Consultant di Orange Business Services 1. Il tasso di adozione […]

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Il cloud continua a crescere e sempre più CIO si chiedono come utilizzare al meglio la tecnologia per trasformare e raggiungere obiettivi strategici di business. Diamo un’occhiata alle dieci tendenze che cambieranno ulteriormente il panorama del cloud nel 2018.

A cura di Gianfranco Gargiulo, Cloud Consultant di Orange Business Services

1. Il tasso di adozione del cloud computing supererà il 50%

La società di analisi Forrester prevede che oltre il 50% delle imprese globali farà affidamento su almeno una piattaforma di cloud pubblico per trasformare e spingere digitalmente iniziative di business.

2. Cloud ed edge

Ci sarà un aumento nel cosiddetto Edge Computing, dove l’elaborazione dei dati viene eseguita ai margini della rete per ottimizzare il cloud computing. La società di analisi IDC prevede che fino al 40% di tutto il calcolo avverrà “ai margini” nei prossimi due anni.

3. Cloud pubblico contro cloud privato

La sfida tra cloud pubblico e cloud privato continuerà, con il cloud pubblico che continua ad aumentare la sua quota. Cisco prevede che entro il 2020 il 68% dei carichi di lavoro sarà nei data center pubblici, contro il 32% nei data center dei cloud privati.

4. Il cloud come driver per l’adozione di SD-WAN

L’attrattiva dell’SD-WAN è la sua capacità di ottimizzare e proteggere le connessioni al cloud e di eliminare la complessità dalla gestione dei carichi di lavoro dinamici. Gli intervistati in un sondaggio di 451 Research hanno indicato il miglioramento delle prestazioni di cloud o Internet come una delle tre motivazioni principali per implementare SD-WAN.

5. Preoccupazioni per la sicurezza del cloud

La protezione dei dati e delle applicazioni nel cloud è fondamentale, oggi che nel cloud  vengono trasferiti sempre più app mission-critical e dati cruciali. Forrester prevede che la spesa per le soluzioni di sicurezza cloud globali raggiungerà i $3,5 miliardi entro il 2021, con un tasso di crescita annuale del 28% nei prossimi quattro anni.

6. Il ransomware colpirà il cloud

Il ransomware che punta ai servizi cloud è destinato a diventare una delle più grandi minacce alla cybersecurity di quest’anno, secondo il Massachusetts Institute of Technology Review, poiché i cybercriminali stanno facendo di tutto per penetrare queste casseforti di dati virtuali.

7. Accelera la crescita dei container

Il mercato dei container applicativi potrà anche rappresentare una piccola parte del mercato globale della tecnologia abilitante al cloud, ma ci aspettiamo una rapida accelerazione dato che le aziende traggono grandi vantaggi dalla facilità della portabilità. 451 Research ritiene che la tecnologia avrà un tasso di crescita annuale composto del 40% fino al 2020.

8. Popolarità del multi-cloud

Gli ambienti multi-cloud acquisteranno slancio mentre le aziende cercano di adottare il giusto mix di modelli e servizi cloud per soddisfare al meglio i loro obiettivi di business. 451 Research prevede che quasi i due terzi delle organizzazioni adotteranno il multi-cloud entro il 2019.

9. GDPR e cloud

Il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) entrerà in vigore il 25 maggio 2018, portando con sé alcune sfide di conformità al cloud, dato che l’impresa media utilizza oltre 900 applicazioni cloud, secondo Symantec.

10. È necessaria l’adozione strategica del cloud

L’impatto del cloud sulle strategie IT aziendali è oggi così importante che non esisterà più una strategia cloud separata che funziona in parallelo con la strategia IT: diventeranno una cosa sola. “Le organizzazioni devono investire nella comprensione di questa tecnologia e impiegare una visione a lungo termine di questo spazio in evoluzione. A vincere saranno le organizzazioni che adottano un approccio strutturato completo per la loro strategia di transizione al cloud”, afferma Erik Berggren, VP per Cloud Transition Strategies presso IDC.

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Nutanix, oltre l’iperconvergenza https://www.datamanager.it/2018/02/nutanix-oltre-liperconvergenza/ Thu, 01 Feb 2018 14:46:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140208 Dai sistemi iperconvergenti alla visione di un cloud di tipo enterprise, gestito in maniera software defined Si completa l’evoluzione di Nutanix, sempre più protesa verso il mondo dell’enterprise cloud. Ed è su questo tema che si è dipanato a fine gennaio un incontro a Milano per presentare il nuovo volto dell’azienda californiana, che in meno […]

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Dai sistemi iperconvergenti alla visione di un cloud di tipo enterprise, gestito in maniera software defined

Si completa l’evoluzione di Nutanix, sempre più protesa verso il mondo dell’enterprise cloud. Ed è su questo tema che si è dipanato a fine gennaio un incontro a Milano per presentare il nuovo volto dell’azienda californiana, che in meno di dieci anni di vita si è ritagliata un posto di tutto rispetto nell’ambito delle soluzioni per data center. “Inizialmente eravamo legati al concetto di infrastruttura, con l’idea di ottimizzarla con le nostre soluzioni software”, esordisce Alberto Filisetti, Country Manager per l’Italia di Nutanix, sottolineando come “siamo sempre stati una società di software, anche se abbiamo proposto hardware iperconvergenti, comprendenti il computing, lo storage e il networking, ma sempre tramite OEM”. In sostanza, “l’idea fondante di Nutanix è sempre stata quella di portare i vantaggi tipici del cloud pubblico all’interno dei data center dei nostri clienti”, sintetizza Matteo Uva, Channel Manager di Nutanix Italia, spiegando che oggi l’obiettivo è quello di “andare oltre all’iperconvergenza, per gestire tramite il nostro software tutti i tipi di cloud, cioè privato, pubblico e distribuito, e realizzare il disegno dell’enterprise cloud”.

Il mondo software defined

È un paradigma che fa leva sul concetto di software defined per consentire alle aziende di arrivare a un data center ibrido che sfrutta risorse interne e risorse cloud gestite però da un unico punto di controllo, con la proposta Prism, l’interfaccia convergente di Nutanix per controllare tutti gli stack e per fornire strumenti di provisioning, planning e scaling, oltre a insight e reportistica avanzata. Prism è anche multi cloud, perché “la vera sfida di oggi è che tutti i cloud parlano una lingua diversa, e il problema è quello di riuscire ad avere un ambiente unificato per tutte le tre soluzioni di cloud privato, cloud pubblico e cloud distribuito”, spiega Matteo Uva. Non manca anche un hypervisor targato Nutanix: si chiama Acropolis ed è stato reso gratuitamente disponibile da circa tre anni nell’offerta Nutanix, arrivando a un tasso di adozione vicino al 30 per cento del totale. “Se 15 anni fa l’hypervisor ha rappresentato una rivoluzione, oggi è diventato una feature: non gode più dell’effetto ‘wow’, per il quale si era disposti a pagare a parte, tanto che si può quasi dire che la sua maturità lo ha reso una commodity, ed è per questo che lo abbiamo integrato nella nostra proposta”, fa notare Filisetti, sottolineando però che in ogni caso i clienti hanno la facoltà di utilizzare tutti gli altri hypervisor presenti sul mercato, come per esempio i classici Microsoft, VMware e Citrix.

Approccio “scale out”

Sempre nell’approccio della massima libertà consentito da Nutanix, è anche da sottolineare la possibilità di scalare le risorse, ma sempre con “un approccio scale out e non scale up, nel quale si aggiungono nuovi pezzi”, prosegue Filisetti, spiegando che “andiamo a creare un unico blocco hardware e un unico blocco software, dimensionati su quello che serve per partire, e poi si va avanti: non compro tutta l’infrastruttura subito come si farebbe con l’approccio tradizionale, ma aggiungo pezzi e scalo, con lo stesso livello di scalabilità consentito dal cloud pubblico”.

Go-to.market indiretto

Oggi, fanno sapere in Nutanix, la società ha un numero non lontano dagli 8mila clienti in 130 Paesi, con circa tremila persone, trenta delle quali in Italia. Il modello di go to market è al 100 per cento indiretto, con due modalità di base: da una parte quella classica con il distributore, che in Italia significa Exclusive Networks e Systematika, e i rivenditori certificati, che sono circa un centinaio distinti in Authorized, Premier ed Elite. L’altra modalità è quella che vede la presenza degli OEM, con contratti specifici quali quelli con DellEMC, Lenovo e IBM per i pSeries, e delle piattaforme certificate in modalità HCL, Hardware Compatibility List: è il caso di HPE e Cisco.

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Cinque insegnamenti sulla sicurezza cloud appresi nel 2017 https://www.datamanager.it/2018/01/cinque-insegnamenti-sulla-sicurezza-cloud-appresi-nel-2017/ Wed, 17 Jan 2018 13:36:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139028 Equinix approfondisce alcuni dei principali insegnamenti che ha appreso in questo settore nel 2017 La sicurezza in ambito cloud è sempre stata un argomento importante tra le aziende e, dato che oltre il 90% delle imprese utilizza una forma di cloud computing pubblico, continua a essere dibattuta tra i professionisti della sicurezza. La sicurezza nel […]

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Equinix approfondisce alcuni dei principali insegnamenti che ha appreso in questo settore nel 2017

La sicurezza in ambito cloud è sempre stata un argomento importante tra le aziende e, dato che oltre il 90% delle imprese utilizza una forma di cloud computing pubblico, continua a essere dibattuta tra i professionisti della sicurezza. La sicurezza nel cloud pubblico e privato è una tecnologia in evoluzione e vogliamo approfondire alcuni dei principali insegnamenti che abbiamo appreso in questo settore nel 2017.

Il cloud è ancora più intelligente e sicuro rispetto ai data center

Nonostante le molteplici violazioni aziendali alla sicurezza informatica avvenute nel 2017, le principali piattaforme cloud pubbliche hanno mostrato una promettente capacità nel mantenere sicure le applicazioni e i dati aziendali. L’intelligenza artificiale (AI) e il machine learning (ML) sono al centro di molte delle nuove funzionalità che i principali fornitori di servizi cloud stanno utilizzando per offrire un servizio di sicurezza più intuitivo e dinamico ai loro clienti. Ad esempio, durante la sua recente conferenza Re:Invent, Amazon Web Services (AWS) ha annunciato funzionalità di sicurezza che sfruttano l’intelligenza artificiale per identificare indirizzi IP dannosi e rilevare anomalie. Questa utilizza inoltre la tecnologia ML per riconoscere attività o comportamenti che indicano minacce, ad esempio un malintenzionato che esegue una scansione di server web in cerca di vulnerabilità di applicazioni conosciute. Assistiamo al fatto che AI e ML continuano a svolgere un ruolo importante nella lotta proattiva alla sicurezza informatica nel cloud e lavoreremo con più provider di servizi cloud (CSP) per implementare l’interconnessione diretta e sicura per le comunicazioni M2M (machine-to-machine) e le loro interazioni con gli utenti del sistema di sicurezza tramite il nostro ECX Fabric globale.

La gestione delle chiavi d’identità tra cloud ibridi e multicloud

La maggior parte dei CSP offre soluzioni di gestione delle chiavi d’identità ai propri clienti per aiutare a coordinare l’accesso ad applicazioni e dati all’interno di un’unica soluzione di piattaforma cloud. Tuttavia, il crescente numero di infrastrutture aziendali ibride e multicloud ha posto l’esigenza di avere soluzioni di gestione delle chiavi che forniscano copertura su più cloud e/o infrastrutture on-premise. In Equinix, abbiamo recentemente annunciato una beta pubblica per la nostra soluzione SmartKey HSM-as-a-Service, un modulo di sicurezza hardware (HSM) indipendente dal cloud. SmartKey offre servizi di gestione delle chiavi sicuri e scalabili per soddisfare i requisiti di prestazione e governance, di rischio e di conformità (GRC) tra più provider cloud e infrastrutture cloud ibride, come le soluzioni di storage privato Azure Stack e NetApp.

Il perimetro di sicurezza si è spostato al confine e oltre, richiedendo che i controlli di sicurezza siano più vicini alle cose che è necessario proteggere

Mentre il perimetro IT aziendale si offusca e diventa più distribuito e di ampia portata, le aziende devono modificare il proprio approccio all’implementazione dei diversi controlli di sicurezza, e non solo per il cloud. Detto questo, il confine digitale di un’azienda, un luogo in cui il commercio, le persone e gli ecosistemi digitali si incontrano, deve essere preparato per applicazioni multicloud e flussi di dati che servono utenti e cose su più reti globali e servizi cloud. Adottando politiche di sicurezza cloud al confine e abbracciando una strategia di sicurezza del tipo “non fidarsi di nessuno”, assicura che le protezioni critiche possano essere implementate laddove sono più efficaci e non abbiano alcun impatto sulle prestazioni o sulla qualità dell’esperienza dell’utente.

Come le regole di Governance, Rischio e Conformità stanno guidando le strategie di sicurezza nel cloud

Il termine “governance, rischio e conformità”, o GRC, descrive un insieme di attività o una piattaforma che pervade tutti i dipartimenti e le funzioni di un’organizzazione, consentendo a un’azienda di raggiungere i propri obiettivi aziendali, affrontare l’incertezza e agire con integrità. E il GRC non si ferma qui. Può anche includere funzionalità di garanzia e gestione delle prestazioni rispetto a tali obiettivi di business. Secondo Scott Wisniewski, managing director presso la società di consulenza globale Protiviti, lo straordinario aumento della quantità di dati che le organizzazioni devono analizzare, insieme all’adozione diffusa delle tecnologie cloud e mobile, indica che una maggiore raccolta, condivisione e collaborazione delle informazioni porta le organizzazioni a “ripensare la loro intera infrastruttura GRC”. ServiceNow, cliente di Equinix, è un esempio di un’azienda che fornisce una piattaforma di automazione IT basata su cloud che sfrutta l’analisi predittiva e dinamica per monitorare e gestire la governance, i rischi e la conformità nella propria attività, e anche in quella dei suoi clienti, tra cui Equinix.

La violazione dei dati è una questione di “quando”, non di “se”

Quest’anno ha impartito dolorose lezioni senza precedenti sulla sicurezza. Letteralmente miliardi di account online sono stati violati e sono stati esposti dati personali sensibili per centinaia di milioni di persone. Anche gli animali di peluche “intelligenti” sono stati complici nel perdere milioni di registrazioni audio tra bambini e genitori. Le persone e le aziende devono essere consapevoli che qualsiasi tecnologia online è soggetta a compromessi. Applicare ciò che abbiamo appreso dai primi quattro insegnamenti si rivelerà più importante che mai nel 2018.

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VMware aggiorna la propria piattaforma integrata per l’Hybrid Cloud https://www.datamanager.it/2017/12/vmware-aggiorna-la-propria-piattaforma-integrata-lhybrid-cloud/ Mon, 18 Dec 2017 17:30:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137715 VMware Cloud Foundation 2.3 accelera i tempi di implementazione del cloud ibrido aggiungendo un set completo di funzionalità di gestione del cloud VMware annuncia VMware Cloud Foundation 2.3, la più recente versione della piattaforma cloud ibrida integrata. VMware Cloud Foundation 2.3 introduce funzionalità integrate di cloud management platform (CMP) che offriranno ai clienti un percorso […]

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VMware Cloud Foundation 2.3 accelera i tempi di implementazione del cloud ibrido aggiungendo un set completo di funzionalità di gestione del cloud

VMware annuncia VMware Cloud Foundation 2.3, la più recente versione della piattaforma cloud ibrida integrata. VMware Cloud Foundation 2.3 introduce funzionalità integrate di cloud management platform (CMP) che offriranno ai clienti un percorso semplificato per la creazione di un cloud ibrido basato su un’infrastruttura e operazioni coerenti. La piattaforma fornirà gestione e provisioning di servizi di elaborazione, rete, storage e applicazioni su larga scala in ambienti cloud ibridi tramite integrazioni con VMware vRealize Automation, vRealize Operations e vRealize Log Insight.

In risposta alla domanda sempre crescente di innovazione, i clienti stanno adottando modelli IT più agili e orientati ai servizi che si basano su cloud privati e pubblici. In un’indagine sui clienti VMware del 2016, il 60% dei clienti intervistati ha dichiarato di utilizzare un cloud pubblico. VMware Cloud Foundation offre ai clienti un percorso diretto verso il cloud ibrido fornendo loro un’infrastruttura comune che può essere implementata in locale o eseguita as a service con un’esperienza operativa coerente attraverso i diversi cloud.

VMware Cloud Foundation 2.3 fornisce provisioning dei servizi IT per il cloud ibrido

L’espansione di VMware Cloud Foundation per includere funzionalità di gestione del cloud fornirà alle aziende una piattaforma cloud ibrida con un modello operativo coerente e la libertà di eseguire applicazioni tradizionali o cloud native senza riscriverle. Attraverso VMware SDDC Manager, VMware Cloud Foundation automatizzerà la distribuzione e la configurazione di vRealize Automation, vRealize Operations e vRealize Log Insight come parte dell’architettura standardizzata della piattaforma. Ciò consentirà alle imprese di ottenere un time to value più rapido.

L’integrazione di VMware Cloud Foundation e vRealize Automation consentirà ai clienti di ottenere una maggiore agilità automatizzando la distribuzione di servizi di applicazioni e infrastrutture tramite funzionalità self-service e funzionalità operative di Day2 su un cloud ibrido. I clienti saranno in grado di modellare stack completi di applicazioni e infrastruttura sotto forma di progetti che comprendono risorse di elaborazione, archiviazione, networking e sicurezza insieme a tutte le relazioni che li uniscono. Le operations intelligenti offerte dalla combinazione di vRealize Operations e vRealize Log Insight aiuteranno le aziende a pianificare, gestire e scalare con sicurezza le implementazioni cloud ibride.

Inoltre, VMware Cloud Foundation 2.3 introdurrà un supporto server eterogeneo (diversi modelli di server) all’interno di un singolo rack e la possibilità di selezionare server specifici per ciascun dominio del carico di lavoro. Questa combinazione di nuove funzionalità offrirà alle aziende una maggiore flessibilità consentendo loro di adattare i loro ambienti in modo specifico alle esigenze delle loro applicazioni. Inoltre, il supporto di hardware diversi consentirà ai reparti IT di ottenere un ROI maggiore sull’hardware esistente.

VMware Cloud Foundation offre un set completo di servizi definiti dal software per l’elaborazione, l’archiviazione, la rete e la sicurezza e ora la gestione del cloud. La gestione integrata del ciclo di vita semplifica l’amministrazione dello stack software dalla distribuzione iniziale alle patch e all’aggiornamento. VMware Cloud Foundation è disponibile per la distribuzione in locale o utilizzato come servizio nel cloud pubblico tramite VMware Cloud on AWS, IBM Cloud for VMware, CenturyLink, Fujitsu K5, OVH e Rackspace Private Cloud con tecnologia VMware.

Ecosistema dei partner in crescita

VMware Cloud Foundation offre ai clienti la scelta tra un ampio e crescente ecosistema di sistemi integrati chiavi in mano compatibili, opzioni server certificate e servizi cloud pubblici. Nei mesi scorsi, diversi partner hanno presentato nuovi servizi, soluzioni e sistemi basati su VMware Cloud Foundation

  • Dell EMC VxRack SDDC, il modo semplice e veloce per far fronte a un ambiente software-defined data center VMware-based, rack scale, ora è potenziato dalle più recenti tecnologie VMware, tra cui VMware Cloud Foundation, che lo rende fino all’80 percento più efficiente, fornendo più risorse per le applicazioni con un singolo cluster di gestione per l’intero sistema
  • CenturyLink ha introdotto CenturyLinkDCC (Dedicated Cloud Compute) Foundation, un servizio completamente privato basato su VMware Cloud Foundation e server HPE ProLiant ad alte prestazioni
  • Fujitsu distribuirà soluzioni cloud VMware as a service su Fujitsu Cloud Service-K5, basato su VMware Cloud Foundation, oltre a Fujitsu Integrated System PRIMEFLEX per VMware Cloud Foundation per ambienti on-prem
  • Hitachi Vantara di avere in programma un nuovo prodotto Unified Compute Platform rack-scale (UCP RS) basato su VMware Cloud
  • Rackspace fornisce Rackspace Private Cloud powered by VMware, basato su VMware Cloud Foundation, che aiuta i clienti a sfruttare i vantaggi del data center software­defined in una soluzione fornita as a service e completamente gestita da Rackspace

Inoltre, VMware e Intel hanno collaborato per offrire le funzionalità dei processori Intel Xeon su VMware Cloud Foundation 2.3 e stanno lavorando insieme per offrire ai clienti Enterprise reciproci un modo rapido, facile e ottimizzato per creare ambienti on-premise basati su VMware Cloud Foundation. Le soluzioni Intel Select per VMware Cloud Foundation offriranno configurazioni verificate da importanti OEM per l’esecuzione di VMware Cloud Foundation. Le soluzioni Intel Select includono processori Intel Xeon Scalable e altre tecnologie Intel integrate per aiutare i clienti a ottenere le massime prestazioni, sicurezza e affidabilità per carichi di lavoro tradizionali e containerizzati e cloud ibridi. Le soluzioni Intel Select per VMware Cloud Foundation saranno disponibili nella prima metà del 2018.

VMware Cloud Foundation is gaining traction with global enterprise and commercial customers with large data centers looking to achieve the benefits of a hybrid cloud. Customers who deploy VMware Cloud Foundation can achieve the following benefits when compared to legacy hardware-defined data centers:

  • Up to 6-8x faster time to market by eliminating complex processes around system design, testing, bring-up, and configuration; (2)
  • Increase admin productivity by up to 2x by automating Day 2 operations such as patching, updates, and monitoring; (2)
  • Reduce overall total cost of ownership (TCO) of private cloud deployments by up to 30-40 percent; (2)
  • Deploy workloads with portability between private and public clouds; and,
  • Eliminate hardware costs when consuming as a service from the public cloud.

VMware Cloud Foundation sta ottenendo consenso diffuso presso clienti enterprise e commercial con grandi data center che cercano di ottenere i benefici di un cloud ibrido. I clienti che implementano VMware Cloud Foundation possono ottenere i seguenti vantaggi rispetto ai data center legacy definiti dall’hardware:

  • Tempo di commercializzazione fino a 6-8 volte più veloce grazie all’eliminazione di processi complessi in fase di progettazione, test, presentazione e configurazione del sistema
  • Produttività dell’amministratore aumentata fino a 2 volte automatizzando le operazioni del Day 2 come patch, aggiornamenti e monitoraggio
  • Riduzione del total cost of ownership (TCO) complessivo delle distribuzioni di cloud private fino al 30-40%
  • Carichi di lavoro distribuiti con la portabilità tra cloud privati e pubblici
  • Costi hardware eliminati quando si utilizza il cloud pubblico as a service

“VMware Cloud Foundation 2.3 rappresenterà un passo avanti nella realizzazione del nostro impegno di fornire ai clienti il percorso più semplice verso il cloud ibrido”, ha affermato John Gilmartin, vice president and general manager, Integrated Systems Business Unit, VMware. “Dall’introduzione di VMware Cloud Foundation nel 2016, i nostri clienti hanno costantemente acquistato e implementato vRealize Automation insieme alla piattaforma per la distribuzione automatizzata di servizi applicativi e di infrastruttura”.

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Aerohive Networks presenta la gamma più ampia sul mercato di opzioni per l’implementazione del cloud networking https://www.datamanager.it/2017/10/aerohive-networks-presenta-la-gamma-piu-ampia-sul-mercato-opzioni-limplementazione-del-cloud-networking/ Tue, 24 Oct 2017 14:55:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133672 Aerohive Networks, azienda innovatrice e leader nel cloud networking, annuncia la gamma più ampia di opzioni per l’implementazione del cloud networking: cloud pubblico, cloud privato e appliance virtuale. HiveManager NG offre ai clienti un’eccezionale scalabilità ed è in grado di garantire un’operatività senza interruzioni. HiveManager NG sfrutta un Global Data Center (GDC) centralizzato e diversi […]

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Aerohive Networks, azienda innovatrice e leader nel cloud networking, annuncia la gamma più ampia di opzioni per l’implementazione del cloud networking: cloud pubblico, cloud privato e appliance virtuale.

HiveManager NG offre ai clienti un’eccezionale scalabilità ed è in grado di garantire un’operatività senza interruzioni. HiveManager NG sfrutta un Global Data Center (GDC) centralizzato e diversi Regional Data Center (RDC) distribuiti in diversi paesi per rendere disponibile un’architettura scalabile fino a milioni di dispositivi e compatibile con tutti i regolamenti in tema di privacy e sovranità digitale.

Grazie alla flessibilità di implementazione di HiveManager NG, Aerohive ha ora allargato il concetto di Regional Data Center a partner e clienti con un’offerta di cloud privato RDC. Essa garantisce le stesse funzioni e benefici del Cloud Pubblico, incluso il supporto di Aerohive Connect, Select e Insight, ma può essere collocato presso l’infrastruttura del cliente o del partner.

E’ la soluzione ideale per i Managed Service Provider (MSP) o per le imprese che desiderano la scalabilità e l’elasticità del cloud con il livello di controllo derivante dall’hosting presso il proprio data center o il provider di servizi cloud. HiveManager NG è anche disponibile come appliance virtuale, economica e semplice da usare, con la possibilità di scalare fino a 5.000 dispositivi gestiti con la stessa tecnologia utilizzata nel Cloud pubblico. Questa soluzione è l’ideale per piccole e medie imprese o per i partner che desiderano sfruttare la potenza del cloud mantenendo il controllo totale sull’implementazione locale.

Aerohive è in grado di offrire tale avanzata flessibilità nella gestione del cloud networking utilizzando tecnologie allo stato dell’arte come ElasticSearch e Kibana, accoppiate alla Cooperative Control Architecture di Aerohive. Di conseguenza, le implementazioni Aerohive di ogni dimensione, sia nel cloud pubblico sia on premise, possono beneficiare dello stesso set di funzioni e utilizzare lo stesso portfolio di dispositivi di accesso di nuova generazione.

“L’architettura cloud di Aerohive è unica in quanto progettata per poter crescere fino a gestire milioni di dispositivi e garantire un’estrema flessibilità”, dice Dan Weidong Liang, responsabile Cloud Architecture di Aerohive Networks. “Grazie a tecnologie all’avanguardia e a un progetto pensato fin dall’inizio per il cloud, possiamo permettere ai clienti di rendere disponibile un insieme di funzioni, servizi e infrastrutture di rete su misura, al ritmo desiderato dal cliente con rapidità e costi contenuti”:

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