device mobili – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 09 Oct 2018 09:24:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png device mobili – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Big Tech sta attirando l’attenzione degli investitori di tutto il mondo https://www.datamanager.it/2018/09/big-tech-sta-attirando-lattenzione-degli-investitori-di-tutto-il-mondo/ Thu, 06 Sep 2018 15:00:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152914 Con il termine Big Tech per chi non lo sapesse si procede a definire tutti i big appunto del mondo tech che conosciamo oggi, ovvero la possibilità di definire aziende come Google, Apple, Microsoft, Facebook ecc. che di fatto racchiudono in poche mani poteri piuttosto estesi e la possibilità di decretare in bello e cattivo […]

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Con il termine Big Tech per chi non lo sapesse si procede a definire tutti i big appunto del mondo tech che conosciamo oggi, ovvero la possibilità di definire aziende come Google, Apple, Microsoft, Facebook ecc. che di fatto racchiudono in poche mani poteri piuttosto estesi e la possibilità di decretare in bello e cattivo tempo il successo commerciale e non di alcune attività o la possibilità di dare risalto ad alcune opinioni contro altre. Nel mercato degli investimenti in stock ad esempio si potrebbe pensare che anche l’andamento dei titoli dei grandi della tecnologia potrebbero essere non solo decisi a tavolino, ma anche ribaltarsi con poche notizie.

Oggi spendendo poco denaro su Facebook ad esempio è possibile veicolare il proprio messaggio verso persone che hanno determinati interessi o hanno evidenziato determinati comportamenti. Davvero una cosa non da poco che risultava molto più difficile una manciata di anni fa.

Molta attenzione sta finendo su aziende di questo tipo perché ormai con smartphone dotati di batteria interna non removibile e sistemi di tracciamento che forse funzionano anche quando spegniamo di fatto il telefono si può finire davvero ad essere sempre tracciati, in qualsiasi momento, tenendo conto che come è noto il concetto di privacy è ormai terminato da tempo. Diversi servizi che conosciamo e che riteniamo gratuiti in realtà li stiamo pagando con i nostri dati. Saranno comunque servizi buoni e funzionanti, vediamo Gmail o Facebook stesso, ma ovviamente paghiamo con la nostra personalità, quello che ci piace che può essere targettizzato per farci vedere poi cose che ci interessano e scusate se non è poco. È davvero una rivoluzione in termini pubblicitari.

Ogni anno che passa poi il nostro attaccamento ai device mobili come smartphone o tablet aumenta e aumentano anche i volumi di affari di aziende come quelle Big Tech, nonché il tempo che passiamo di fronte al piccolo schermo rispetto a quello grande sia casalingo che del cinema. È una dipendenza ormai e consumiamo contenuti ad una velocità davvero elevata, con un tasso di attenzione sempre basso, eppure le persone continuano a stare davanti a tali schermi, preferendoli anche a computer fissi o portatili.

Lo smartphone è il primo dispositivo da cui si accede a internet, e non più il PC fisso ormai da un sacco di tempo, e molti non acquistano nemmeno un pc dedicato, o hanno a disposizione qualcosa di estremamente datato che dunque lasciano morire a casa rimanendo sempre con il telefono in mano, anche nei momenti di riposo. Non sappiamo se definire una cosa del genere un bene o un male, ma le persone ormai acquistano o anche investono direttamente da smartphone.

È il caso anche del mercato degli investimenti in stock che ha portato verso un cambiamento del modo di concepire le possibilità di investire da parte dei risparmiatori, dato che una volta una cosa del genere era esclusiva della banca, mentre ora si finisce tranquillamente in ogni situazione così. La cosa importante però è sempre documentarsi e gestirsi cercando di capire fino in fondo in cosa si sta investendo, e quali sono i rischi e il rendimento.

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Sicurezza per device mobili ed endpoint con Sophos Mobile 8 https://www.datamanager.it/2018/03/sicurezza-device-mobili-ed-endpoint-sophos-mobile-8/ Thu, 01 Mar 2018 15:32:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142554 Gestione semplificata e sicurezza ottimizzata per aziende di ogni dimensione Sophos presenta Sophos Mobile 8, la nuova versione della sua soluzione per l’Unified Endpoint Management (UEM) e per la sicurezza dei device mobili. Questa nuova versione consente agli amministratori di sistema di gestire e proteggere gli endpoint aziendali e personali, Mac, Windows e mobili grazie […]

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Gestione semplificata e sicurezza ottimizzata per aziende di ogni dimensione

Sophos presenta Sophos Mobile 8, la nuova versione della sua soluzione per l’Unified Endpoint Management (UEM) e per la sicurezza dei device mobili.

Questa nuova versione consente agli amministratori di sistema di gestire e proteggere gli endpoint aziendali e personali, Mac, Windows e mobili grazie alla piattaforma di gestione Sophos Central basata sul cloud, mettendo così a disposizione degli IT manager una strategia di gestione più semplice per le aziende di ogni dimensione.

Questo approccio unificato garantisce infatti criteri di sicurezza coerenti ed un accesso sicuro alle risorse, indipendentemente dal tipo di device utilizzato dai dipendenti.

Sophos Mobile 8 integra una serie di funzionalità di management come la gestione e la configurazione MacOS, la gestione delle applicazioni Windows 10 e le funzionalità estese di gestione Android e iOS.

“La crescita più rapida per quel che concerne gli attacchi malware riguarda prevalentemente i device mobili”, ha commentato Dan Schiappa, Senior Vice President e General Manager of Products di Sophos. “I dispositivi personali e IoT connessi alla rete rappresentano una minaccia significativa per la sicurezza aziendale a causa dei problemi di gestione e di discovery.

Grazie a Sophos Mobile 8, gli amministratori IT possono gestire e proteggere tutti gli endpoint MacOS, Windows e mobili da un’unica piattaforma. Questo approccio semplificato alla gestione della sicurezza consente, sia agli amministratori sia agli utenti, di risparmiare tempo e risorse migliorando sensibilmente la produttività aziendale “.

Per contrastare l’aumento di attacchi malware e ransomware su dispositivi mobili, Sophos Mobile 8 integra le più recenti ed avanzate tecnologie di sicurezza mobile e anti-ransomware.

Nel 2017, i SophosLabs hanno analizzato più di 10 milioni di campioni su Android (rispetto agli 8,5 milioni del 2016) e hanno rilevato quasi 3,5 milioni di app potenzialmente sospette o dannose, il 77% delle quali infettate da malware.

Più di recente, i SophosLabs hanno scoperto che i cyber criminali stanno sfruttando sempre di più Google Play per il mining di criptovalute o l’inserimento di pubblicità indesiderate che possono causare seri danni agli utenti Android.

“La nostra soluzione di UEM è in grado di salvaguardare la produttività dell’utente in un ambiente operativo sicuro. L’ innovazione che Sophos ha portato alla protezione degli endpoint basata sul Deep Learning offre livelli di rilevamento e prevenzione leader sul mercato. Inoltre, la nostra visione punta ad estendere il livello di sicurezza predittiva a tutti gli endpoint, compresi i device mobili, fornendo così ai nostri clienti gli strumenti di sicurezza più completi ed efficienti per operare in ambienti di lavoro sicuri e produttivi”, ha concluso Schiappa.

Sophos Mobile 8 è disponibile sia sulla piattaforma basata su cloud Sophos Central che per l’installazione on premise.

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Device mobili personali, realtà e pregiudizi https://www.datamanager.it/2015/06/device-mobili-personali-realta-e-pregiudizi/ Fri, 19 Jun 2015 09:33:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=77163 Sul mercato si affollano fornitori di soluzioni mobili, ognuno con un’offerta distinta; spesso però questa varietà di soluzioni finisce per rendere ancora più complesso e frammentato l’ambiente IT, favorendo la diffusione di pregiudizi sulla strategia mobile. Pregiudizio n.1: per il BYOD è sufficiente una gestione di tipo tradizionale Il BYOD (Bring Your Own Device) è […]

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Sul mercato si affollano fornitori di soluzioni mobili, ognuno con un’offerta distinta; spesso però questa varietà di soluzioni finisce per rendere ancora più complesso e frammentato l’ambiente IT, favorendo la diffusione di pregiudizi sulla strategia mobile.

Pregiudizio n.1: per il BYOD è sufficiente una gestione di tipo tradizionale

Il BYOD (Bring Your Own Device) è in cima all’elenco delle preoccupazioni dell’IT per la sicurezza. Ma come si controlla il comportamento dei dati memorizzati nei dispositivi? I dipendenti esigono soluzioni che permettano di isolare i dati personali da quelli aziendali e per superare i limiti delle tradizionali soluzioni di gestione dei dispositivi portatili, ai responsabili IT serve un’unica soluzione che gestisca, protegga e amministri tutti gli endpoint, siano essi di proprietà dell’azienda o dei dipendenti. Al contempo gli utenti possono contare su app facili da usare per accedere agli strumenti di produttività aziendale, senza però limitare la privacy. Dell Enterprise Mobility Management (EMM) è una soluzione unificata e completa in grado di fornire funzionalità per la gestione e la sicurezza degli endopoint.

Pregiudizio n.2:  i tablet in azienda sono solo un accessorio in più

I tablet per uso privato non sono mai stati adatti a un uso professionale. Diverso è il caso dei tablet di classe aziendale come i Dell Venue Pro in grado di garantire produttività e sicurezza. Tastiere complete e docking integrabili, ampia autonomia, design robusto, facilità di gestione aprono le porte a innovativi scenari di utilizzo.

Pregiudizio n.3: la mobilità è nemica della sicurezza nelle organizzazioni più regolamentate

La mobilità è sempre stata sinonimo di rischi maggiori per le imprese, in particolare per quelle di settori regolamentati quali sanità, servizi finanziari e vendita al dettaglio. Per questi settori la virtualizzazione dei desktop è la soluzione più immediata e sicura per consentire all’IT di controllare i dispositivi, le applicazioni e i dati accessibili dai dipendenti. Poiché i dati sono memorizzati nel datacenter, l’IT può esercitare un controllo centralizzato sull’accesso a dati e applicazioni e garantire più facilmente la conformità alle normative. Gli utenti finali accedono alle applicazioni con facilità e in sicurezza da qualsiasi dispositivo, la gestione dei desktop diventa più efficiente grazie a processi di backup automatizzati e anche la distribuzione delle patch è molto più rapida.

Pregiudizio n.4: distribuire sul campo applicazioni specifiche di mansione è semplicemente troppo complicato

Di fatto, la maggior parte delle aziende dà device e soluzioni mobili a dipendenti che ne fanno un uso limitato, mentre in realtà sono i dipendenti che si occupano di mansioni mission critical a poter realizzare il maggior ritorno sull’investimento in mobilità. Stiamo parlando di persone che svolgono il proprio lavoro spostandosi in tutto il mondo, nell’ambito dei servizi sul campo, della produzione, della vendita al dettaglio e dell’assistenza sanitaria a domicilio. È dalla produttività di questi dipendenti che dipendono le sorti dell’intera azienda.

Per concludere, potrà passare del tempo prima che le aziende apprezzino appieno i vantaggi della mobilità, ma già oggi soluzioni di Dell per la mobility rendono possibili nuovi orizzonti, permettendo di massimizzare la produttività con soluzioni integrate, per tutti i dispositivi, le applicazioni, i dati e le reti.

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La Mobile Economy vale l’1,65% del PIL https://www.datamanager.it/2015/05/la-mobile-economy-vale-l165-del-pil/ Fri, 22 May 2015 14:13:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75273 In Italia, a fine 2015, si prevedono 40 milioni di Smartphone e 10 milioni di Tablet; le nuove reti LTE coprono già circa l’80% della popolazione e ci sono 8 milioni di oggetti connessi alla rete cellulare. Il Mobile ha generato un ecosistema che abilita porzioni sempre più rilevanti dell’economia e contribuisce ad abbattere il digital […]

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In Italia, a fine 2015, si prevedono 40 milioni di Smartphone e 10 milioni di Tablet; le nuove reti LTE coprono già circa l’80% della popolazione e ci sono 8 milioni di oggetti connessi alla rete cellulare. Il Mobile ha generato un ecosistema che abilita porzioni sempre più rilevanti dell’economia e contribuisce ad abbattere il digital divide 

In Italia si è creato negli ultimi anni, e continua a crescere, un ecosistema Mobile assolutamente fertile per lo sviluppo di nuovi servizi destinati sia agli utenti finali, sia alle imprese, sia alla Pubblica Amministrazione, che ha dato origine alla Mobile Economy.

I device mobili sono, infatti, sempre più performanti e disponibili a prezzi accessibili: in Italia, a fine 2014 si contavano 35 milioni di Smartphone (che si prevede arriveranno a 40 milioni a fine anno) e 9,5 milioni di Tablet (che supereranno i 10 milioni alla fine del 2015). Gli investimenti sulle reti Mobile Broadband (LTE) sono arrivati a coprire l’80% della popolazione e le tariffe di accesso al Mobile Internet sono oggi alla portata di tutti. Inoltre, l’offerta di App ha superato i 3 milioni di unità dall’apertura degli store. Questo ha portato ad avere in un giorno medio quasi 18 milioni di utenti unici che navigano in Internet dai propri Smartphone e Tablet, contro meno di 13 milioni che navigano dal Pc.

“Il Mobile è una grande opportunità per la crescita della digitalizzazione del nostro Paese (e, quindi, per il superamento del nostro digital divide) e abilita porzioni sempre più rilevanti dell’economia, con importanti impatti su consumatori, PA e imprese di qualunque settore” afferma Andrea Rangone, Coordinatore Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. “Al netto della contrazione dei servizi tradizionali di telefonia mobile, pari al -16%, la Mobile Economy cresce, infatti, del 23%, tocca i 25,7 miliardi di € e vale l’1,65% del Pil. Questo mercato è destinato a superare i 37 miliardi di € nel 2017, pari al 2,3% del PIL, grazie soprattutto alla spinta generata dall’utilizzo crescente di soluzioni di Mobile Commerce e Mobile Payment”.

Questo è quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio Mobile Economy del Politecnico di Milano in occasione del Convegno “Mobile Economy: la via per la digitalizzazione del Paese”.

Nello scenario macro-economico italiano che continua ad essere negativo, uno dei pochi comparti che cresce, generando valore economico e posti di lavoro, è la cosiddetta “Mobile economy”, ovvero quella porzione di economia abilitata dall’ecosistema Mobile sopra citato. Coerentemente con lo scenario internazionale, infatti, anche in Italia, una componente via via più significativa dei consumi di famiglie, imprese e pubblica amministrazione e degli investimenti del settore pubblico e privato viene orientata verso il mondo Mobile. La Mobile Economy è somma di ciascuna di queste componenti.

Entrando nel dettaglio dei Consumi che trainano l’Economia abilitata dal Mobile, la metà del mercato è ancora legata ai ricavi derivanti da servizi tradizionali delle Telco (prevalentemente Fonia e Messaggistica), componente che, però, anche nel 2014, subisce un calo a doppia cifra (-16%) per via di offerte sempre più aggressive verso i clienti. Mostra, invece, un incremento rilevante la spesa in connettività dati Mobile, che cresce del 14% e pesa il 16% del mercato, grazie all’aumento delle sottoscrizioni di offerte bundle per Smartphone.

Quasi un quinto del mercato appartiene alla vendita di device mobili (soprattutto Smartphone e Tablet), che cresce del 3%, per via di un rallentamento delle vendite di Tablet.
È in forte crescita (+55%), invece, il Mobile Commerce (la vendita di beni e servizi), sempre più utilizzato anche per gli acquisti non legati a un’offerta limitata nel tempo: arriva a pesare il 10% dei consumi della Mobile Economy e il 18% del totale eCommerce italiano. L’acquisto di contenuti Mobile (giochi, video, news, musica, ecc.) si avvicina invece al miliardo di € crescendo del 18%: gli acquisti dagli application store pesano per il 40% di questo segmento.

Per quanto riguarda gli investimenti di imprese e pubbliche amministrazioni, quelli effettuati dagli Operatori Telefonici per l’ampliamento della copertura delle reti LTE (ed evoluzioni) e per l’aggiornamento delle reti Hspa sono cresciuti significativamente nel 2014 (+39%), per un valore assoluto che supera i 3 miliardi di euro, rappresentando oltre il 55% degli investimenti complessivi della Mobile Economy.

Gli investimenti legati al paradigma dell’Internet of Things basati su rete cellulare valgono oltre un quinto degli investimenti complessivi della Mobile Economy e crescono del 28%; i principali ambiti di sviluppo riguardano il mondo dell’auto (Smart Car) e quello domestico (Smart Home & Building).
Una crescita simile, pari al +24%, viene registrata dagli investimenti per lo sviluppo di App e soluzioni Mobile a supporto sia dei processi interni all’azienda, sia della relazione con il cliente finale: pesano il 14% del totale investimenti. Mentre la spesa in Comunicazione e Marketing Mobile fa un balzo in avanti, cresce del 41% e conquista l’8% del mercato, grazie ad un incremento significativo degli investimenti pubblicitari su Smartphone e Tablet, che arrivano a valere poco meno del 20% degli investimenti in Internet Advertising.

“Prevediamo che la Mobile Economy cresca con un tasso medio annuo pari al 14% fino al 2017, grazie soprattutto allo sviluppo di alcuni trend molto attesi”, afferma Marta Valsecchi, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Economy del Politecnico di Milano. “Il Mobile Payment ci aspettiamo esploderà nei prossimi 3 anni, trascinato dalla componente Proximity Payment, ossia i pagamenti in prossimità effettuati con lo Smartphone (tra 2,5 e 5 miliardi di €) e dalle transazioni effettuate attraverso i Mobile POS per acquistare beni e servizi (circa 2 miliardi di euro). Il Mobile Commerce manterrà le attese triplicando il proprio valore e arrivando a valere quasi il 40% del totale eCommerce nel 2017. Grandi aspettative sono, inoltre, rivolte al mercato dell’Internet of Things, che stimiamo aumenterà di oltre il 70% nei prossimi tre anni solamente guardando agli ambiti applicativi già avviati, ma le prospettive di crescita sono decisamente più grandi e potrebbero toccare molti altri settori (Smart City, eHealth, ecc.). Ci attendiamo una forte crescita (+114% in 3 anni) anche degli investimenti nello sviluppo di App e soluzioni Mobile a supporto dei processi aziendali, soprattutto quelli rivolti al consumatore finale, nonché della spesa in Advertising e Marketing Mobile (+85% dal 2014 al 2017) proprio in forza della diffusione del Mobile Internet tra gli utenti. Infine la vendita di contenuti su Mobile è destinata ad aumentare complessivamente del 50% circa dal 2014 al 2017, grazie ad un raddoppio del mercato basato sugli Application Store e sui giochi regolamentati con vincita in denaro.”

“Alla base di tutte queste innovazioni c’è la rete di telecomunicazione mobile, asset portante di tutta la Mobile Economy”, afferma Andrea Rangone. “È paradossale, però, che proprio il comparto degli operatori mobili stia da anni perdendo fatturato e margini. Anche nel 2014 questo trend negativo continua: gli operatori di telefonia mobile registrano complessivamente una diminuzione di fatturato del 10%. Dal 2009 ad oggi, sono stati persi oltre 7 miliardi di euro (ossia più del 30% del valore iniziale), di cui circa 4,5 miliardi solo negli ultimi 2 anni. Questo scenario è particolarmente critico perché gli operatori devono essere in grado di investire continuamente nello sviluppo delle reti per garantire velocità di banda sempre maggiori. È evidente, quindi, che un ruolo importante nello scacchiere della Mobile Economy dei prossimi anni sarà giocato anche dall’Authority”.

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Più del 97% degli italiani porta con sé almeno un dispositivo mobile quando viaggia https://www.datamanager.it/2014/10/97-degli-italiani-porta-se-almeno-dispositivo-mobile-quando-viaggia/ Thu, 23 Oct 2014 12:38:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63523 Rilasciati i dati sui device mobili in viaggio dell’Expedia Mobile Index 2014 Expedia.it ed Egencia, il brand del Gruppo Expedia, specializzato in viaggi d’affari, presentano i risultati del Mobile Index 2014 Expedia / Egencia, uno studio globale sul comportamento e sulle preferenze dei viaggiatori di Nord America, Sud America, Europa e Asia – Pacifico per […]

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Rilasciati i dati sui device mobili in viaggio dell’Expedia Mobile Index 2014

Expedia.it ed Egencia, il brand del Gruppo Expedia, specializzato in viaggi d’affari, presentano i risultati del Mobile Index 2014 Expedia / Egencia, uno studio globale sul comportamento e sulle preferenze dei viaggiatori di Nord America, Sud America, Europa e Asia – Pacifico per quanto riguarda l’utilizzo di dispositivi mobili. Lo studio rivela la grande importanza che hanno per i viaggiatori moderni i loro dispositivi mobili – smartphone, tablet, e-reader o laptop. In tutto il mondo, il 94% delle persone porta con sé almeno un dispositivo mobile quando viaggia per piacere, il 97% quando viaggia per lavoro; in Italia le percentuali sono ancora più alte e raggiungono il 97% per i viaggi di piacere e il 98% per i viaggi di lavoro. Il Mobile Index 2014 Expedia / Egencia è stato commissionato da Expedia e condotto online da Northstar, che si occupa di ricerche e consulenza in tutto il mondo. Lo studio ha preso in esame 8.856 adulti in 25 paesi.

“Viviamo in un’era in cui ci si destreggia senza problemi tra desktop, telefono, tablet e ora persino tecnologia indossabile, nel momento in cui si sogna, pianifica, prenota e infine parte per un viaggio” commenta Fabrizio Giulio, Managing Director di Expedia.it. “I viaggiatori non si limitano a cercare e prenotare viaggi in mobilità, ma commentano le esperienze che vivono, si rallegrano di ciò che stanno mangiando, oppure si lamentano, catturando ogni dettaglio del viaggio. È ormai questa la normalità quando si viaggia. Abbiamo deciso di dare un’occhiata più approfondita alle abitudini multi-device nei viaggi di piacere e in quelli di lavoro, in tutto il mondo, per capire meglio in che modo venga usata la tecnologia, in modo da permettere ai nostri clienti di organizzare il viaggio perfetto, con i migliori strumenti a loro disposizione.”

“Quando si viaggia per lavoro, i dispositivi mobili sono già una necessità: l’utilizzo in mobilità è in crescita. I dispositivi mobili e le app rendono i viaggi di lavoro più semplici e produttivi. Il nostro studio dimostra chiaramente che chi viaggia per lavoro integra le funzionalità mobili nei suoi viaggi; questa ricerca ci aiuta a sviluppare la migliore esperienza possibile, indipendentemente dal dispositivo utilizzato” commenta Rob Greyber, Presidente di Egencia.

Concierge, guida e compagno di viaggio – gli italiani si affidano allo smartphone

I viaggiatori si affidano al loro smartphone o ad altri dispositivi in ogni momento del loro viaggio. Il 75% dei viaggiatori italiani pensa che lo smartphone sia “molto importante o fondamentale” nella vita quotidiana. Il 71% dice lo stesso del computer portatile e il 54% dei tablet. Gli indiani sono i più dipendenti da smartphone, con il 95% che considera il dispositivo come “molto importante o fondamentale”; all’opposto i norvegesi: solo il 57% gli da questa importanza.

L’importanza del Galateo in Mobilità

Il Mobile Index 2014 di Expedia rivela che i viaggiatori prestano molta attenzione alla buona educazione in mobilità. Cortesia e attenzione al rumore sono particolarmente importanti, così come la privacy. “Fotografare o filmare persone a loro insaputa” è considerato un comportamento offensivo dal 36% dei viaggiatori italiani, anticipato solo da “fare chiamate in vivavoce” (58%), “ascoltare musica, giocare o guardare video senza auricolari” (46%) e “fare telefonate al ristorante” (38%).

I comportamenti tecnologici considerati offensivi dagli italiani includono:

• Fare chiamate in vivavoce (58%)
• Ascoltare musica, giocare o guardare video senza auricolari (46%)
• Fare telefonate al ristorante (38%)
• Fotografare o filmare persone a loro insaputa (36%)
• Approfittare di video call, Facetime o Skype (25%)
• Mandare messaggi o email durante spettacoli (21%)
• Avvisi sonori ad alto volume (18%)
• Fotografare il cibo durante i pasti (16%)

Il WiFi gratis è il servizio più importante in un hotel

Accedere a reti wifi durante i viaggi è fondamentale: secondo il 50% dei viaggiatori italiani, la disponibilità di reti wifi e il loro costo ha un impatto sulle decisioni di acquisto durante la scelta di volo e hotel. Quando viene richiesto di dare un ordine di priorità ai servizi di un hotel legati alla mobilità, chi viaggia per piacere mette al primo posto “wifi gratis”, prima dell’accesso a internet ad alta velocità, connettività con cavo in camera e business center con computer e stampanti. Chi viaggia per lavoro ritiene il wifi gratis ancora più importante: l’86% dei viaggiatori lo considera molto o piuttosto importante quando prenota un hotel per un viaggio di lavoro.

Email, mappe e meteo: in viaggio, l’importante è essere organizzati

Gli italiani in viaggio usano funzioni e applicazioni che li aiutano a non perdersi e ad organizzare al meglio le proprie giornate, anche se lo scambio di email e messaggi resta comunque al primo posto.

Le attività più frequenti in mobilità sono:

• Email e messaggistica (60%)
• Utilizzo di mappe e navigatori (56%)
• Video e foto (53%)
• Meteo (51%, contro una media mondiale del 38%)
• Social media (49%)
• Utility come sveglia e calcolatrice (36%)
• Prenotazione e recensioni di ristoranti (19%)
• Divertimento (18%)

Se i computer sono ancora il modo più comune per prenotare viaggi, l’81% degli italiani che viaggiano per lavoro ha usato lo smartphone per attività legate alla pianificazione di un viaggio e l’80% ha usato il tablet. Gli italiani si concentrano in particolare sulla ricerca di destinazioni (52% per chi viaggia per piacere, 44% per chi viaggia per lavoro) e sulla gestione degli itinerari (35% di chi viaggia per piacere e 37% per chi viaggia per lavoro). Altre attività comuni sono la ricerca e prenotazione degli hotel, i flight alert e la prenotazione di voli e relativo check-in. In Italia, più del 25% di chi possiede un dispositivo mobile ha prenotato un hotel utilizzando smartphone o tablet.

Perdere il passaporto è l’incubo numero uno, ma perdere il proprio smartphone è tra le cinque peggiori paure dei viaggiatori

Al primo posto tra le cause di ansia dei viaggiatori italiani c’è lo smarrimento del passaporto, citato dal 54% dei rispondenti, seguito da perdere il denaro, e infine il bagaglio. Solo il 32% ha considerato perdere il proprio compagno di viaggio come prima paura. La palma dell’indipendenza va comunque agli spagnoli: solo il 2% si preoccupa di rimanere solo. Perdere il proprio dispositivo mobile è nella lista delle cinque paure più diffuse tra chi viaggia.

“Perdere tutte le mie informazioni personali” è la maggiore fonte di ansia associata alla perdita del telefono durante il viaggio, citata dal 63% dei rispondenti italiani. Il 40% cita anche la preoccupazione relativa al costo per rimpiazzare il dispositivo, mentre il 38% si preoccuperebbe della difficoltà a chiamare.

Anche all’estero, smartphone e internet sono imprescindibili

Gli italiani non possono fare a meno di internet e si connettono in mobilità anche dall’estero. Secondo il 34% degli italiani è possibile evitare di usare lo smartphone, ma solo per poche ore. Il 19% indica come “soglia di tolleranza” un giorno, e qualche coraggioso, poco più del 19%, riuscirebbe a rinunciare allo smartphone per qualche giorno. Solo il 6% riesce a rinunciare alla tentazione della connessione continua solo per qualche minuto.

Navigare in mobilità e accedere ai social network è fondamentale perché semplifica il viaggio e aiuta a non sentirsi troppo lontano da casa.

In particolare, le motivazioni più diffuse per navigare in mobilità sono:

• Trovare nuove idee e ottenere consigli durante la vacanza (indicato da quasi il 58% degli italiani)
• Restare in contatto con gli amici a casa (quasi il 48%)
• Essere più flessibili e cambiare i piani quando si vuole (quasi il 40%)

Tanto è il desiderio di restare connessi durante il viaggio, che ben il 42% dei viaggiatori italiani acquista un piano dati / roaming per l’estero, contro una media europea del 27% e mondiale del 35%.

Più del 73% degli italiani si è connesso in roaming durante le vacanze: per il 28% di questi, il costo medio è tra 11€ e 20€ alla settimana. Nonostante la necessità di connettersi anche durante il viaggio, più del 62% degli italiani non sa che l’Unione Europea ha fissato un tetto massimo di spesa per il roaming internazionale.

Il 18% dei viaggiatori italiani porta sempre con sé un cavo per ricaricare il dispositivo mobile nel momento stesso in cui la batteria si scarica. Il 53%, al contrario, ricarica il telefono solo in hotel, e l’11% porta con sé un battery pack.

expedia

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Mobile Enterprise: 9 miliardi di produttività recuperata nel 2014 https://www.datamanager.it/2014/10/mobile-enterprise-9-miliardi-produttivita-recuperata-nel-2014/ Wed, 01 Oct 2014 07:34:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=61993 Secondo una stima dell’Osservatorio Mobile Enterprise, le soluzioni per Mobile a supporto dei processi di business nel 2014 hanno consentito un recupero di produttività pari a circa 9 miliardi di euro/anno Il mercato di Mobile Device, Mobile Biz-App ed Enterprise Application Store, i principali elementi alla base delle soluzioni di “Mobile Enterprise”, nel 2013 vale […]

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Secondo una stima dell’Osservatorio Mobile Enterprise, le soluzioni per Mobile a supporto dei processi di business nel 2014 hanno consentito un recupero di produttività pari a circa 9 miliardi di euro/anno

Il mercato di Mobile Device, Mobile Biz-App ed Enterprise Application Store, i principali elementi alla base delle soluzioni di “Mobile Enterprise”, nel 2013 vale circa 1.860 milioni di € e crescerà del 46% nei prossimi 3 anni, raggiungendo i 2.700 milioni di € nel 2016. Queste le stime realizzate per la 10a edizione dell’Osservatorio Mobile Enterprise della School of Management del Politecnico di Milano, una Ricerca tesa ad analizzare le dinamiche della diffusione e il ruolo che le soluzioni Mobile possono svolgere a supporto dei processi di business, identificandone i principali impatti, i benefici e le criticità.

Il mercato della “Mobile Enterprise” comprende l’insieme di soluzioni integrate e sistemiche che fanno leva sulle tecnologie Mobile per migliorare la competitività di un’azienda e si suddivide in tre aree. I Mobile Device, ovvero la componente hardware (Smartphone, Tablet, Notebook usati in prevalenza in ambito business), coprono il 67% del mercato. Il 25% è legato alla componente Mobile Biz-App, che include lo sviluppo e l’acquisto delle soluzioni e l’integrazione delle App con i Sistemi Informativi. Il restante 8% riguarda gli Enterprise Application Store (EAS) che rappresentano le piattaforme di gestione dell’intero ecosistema Mobile aziendale (in questo contesto rientrano anche le piattaforme di Mobile Device Management).

“Questo trinomio, in ambito Business”, afferma Andrea Rangone, Coordinatore Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, “rappresenta ormai anche un vero e proprio mercato, che per valore ha superato, nel 2013, la soglia di 1.800 milioni di euro. Cifra che, nei prossimi 2 anni, l’Osservatorio stima in crescita fino a quasi 3 miliardi di euro (a dispetto della crisi). Governare questo contesto può diventare un fattore sostanziale, in grado di rappresentare un importante differenziale competitivo grazie ai benefici di efficacia ed efficienza che le soluzioni Mobile possono portare alle organizzazioni. Benefici che, guardando alla molteplicità dei Mobile Worker presenti nel nostro Paese, non sono rilevanti solo per la singola impresa ma possono rappresentare un importante fonte di recupero di competitività per l’intero Sistema Paese: si attesta infatti su circa 9 Mld €/anno il valore del recupero di produttività stimato dall’Osservatorio per tutti i Mobile Worker già dotati di soluzioni Mobile per le proprie attività professionali”.

Mobile Device

“Gli Smartphone sono ormai largamente diffusi nelle imprese analizzate (già presenti nel 91% di esse e in procinto di entrare in un altro 5%) e i Tablet li seguono a ruota (già adottati nel 66% e in procinto di essere introdotti in un altro 18%)”, fa notare Paolo Catti, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Enterprise “e tra i Device a supporto dei processi di business non stupisce che tra i più diffusi figuri anche la famiglia dei Terminali Industriali, che hanno caratteristiche di robustezza e usabilità studiate appositamente per l’uso in contesti particolari”.

Tra i nuovi Mobile Device, i più diffusi sono gli Ultrabook, dispositivi Notebook “alleggeriti” da periferiche e porte non essenziali, già presenti nel 44% delle imprese analizzate e in procinto di entrare in un altro 12%. A seguire, emergono i PC convertibili e gli Slate PC, presenti nel 22% delle imprese analizzate e in procinto di entrare in un altro 24%.

Ancora in un’aura di incertezza figurano i cosiddetti “Phablet”, gli ‘Smartphone grandi’ con schermi dalle dimensioni paragonabili a quelle di un piccolo Tablet, a oggi presenti nel 19% delle imprese analizzate e destinati a entrare, nel prossimo futuro, in un altro 17%. Particolarmente interessante sarà capire l’evoluzione dei Phablet, anche in considerazione della crescente offerta di questi dispositivi da parte del mercato.

“Infine, i nuovi dispositivi Wearable” continua Catti “come per esempio gli Smart-Watches o gli Smart-Glasses, che hanno appena fatto il loro ingresso sulla scena, come era ragionevole attendersi, hanno un tasso di penetrazione ancora embrionale (2%), anche se non è da sottovalutare la percentuale delle imprese che ha già maturato l’ipotesi di introdurli: il 16%, di cui la stragrande maggioranza con orizzonte di medio periodo”.

Le Mobile Biz-App

Le Mobile Biz-App rappresentano una componente fondamentale del nuovo paradigma della Mobile Enterprise e sono sempre più diffuse nelle organizzazioni italiane. La Survey rivela che ben il 51% dei CIO che hanno partecipato alla Ricerca le ha già introdotte, in netta crescita rispetto all’omologo 35% del 2013. Solo il 9% del campione non ha ancora introdotto Mobile Biz-App e per ora non è interessato a farlo, mentre il 40% ha intenzione di introdurle in futuro (nel 12% dei casi si tratta di una decisione già presa).

Le Mobile Biz-App possono essere classificate in 3 principali macro-categorie.

Le Mobile Biz-App “Operative” sono quelle più adottate dalle organizzazioni e registrano un grado di utilizzo elevato da parte dei collaboratori. Tra le organizzazioni intervistate, le Mobile Biz-App di Sales Force Automation sono quelle più diffuse: attualmente già introdotte dal 37% dei CIO, verranno adottate nei prossimi anni da un ulteriore 41% (il 14% dei CIO a breve e il 27% nel medio-lungo termine).
Le Mobile Biz-App di “Office Practice Automation”, sviluppate (o personalizzate) ad hoc per supportare processi organizzativo-amministrativi con funzionalità specifiche (come, ad esempio, la compilazione nota spese, richieste permessi, …), sono state già introdotte nel 22% delle organizzazioni analizzate, anche se solo il 10% ne fa già un uso intensivo. Per queste Mobile Biz-App si riscontra l’atto di moto maggiore: ben il 46% dei CIO sta valutando una loro introduzione in futuro.
Le Mobile Biz-App di Personal Productivity, sviluppate per visualizzare informazioni già presenti sulla Intranet aziendale o a supporto di elementari funzionalità di produttività individuale (come elaborazione testi e fogli di calcolo), sono già state introdotte dal 25% delle organizzazioni e un ulteriore 45% le implementerà in futuro; tuttavia questa tipologia registra il grado di utilizzo più basso (8%), ancora in attesa che gli utenti ne comprendano appieno tutte le potenzialità.
Enterprise Application Store
Oltre a Mobile Device e Mobile Biz-App, un ruolo centrale nella strategia Mobile delle Grandi Imprese spetta agli Enterprise Application Store (EAS), piattaforme per “il controllo e la gestione” dell’ecosistema Mobile di un’azienda, rappresentato da Mobile Device e Mobile Biz-App.

“La Ricerca 2014”, afferma Claudia Nasuti, Ricercatrice dell’Osservatorio Mobile Enterprise, “conferma una dinamica importante e crescente di adozione degli EAS, già presenti (anche con più tipologie di EAS implementate contemporaneamente) nel 71% delle aziende che hanno già introdotto o stanno introducendo delle Mobile Biz-App; un altro 12% delle aziende introdurrà a breve gli EAS (decisione già presa) e l’11% lo farà nel medio/lungo termine. Solo il 6% dei CIO intervistati non ha nessuna intenzione, per ora, di implementare una piattaforma EAS, principalmente perché si trova in una fase embrionale di introduzione di tecnologie Mobile nella propria organizzazione e ha deciso di gestire ancora manualmente l’installazione delle Mobile Biz-App sui dispositivi mobili”.

Mobile Device Management e la gestione della sicurezza

Nell’ambito della Mobile Enterprise, una priorità per i CIO si conferma essere la gestione della sicurezza. Tra i CIO che hanno partecipato alla Ricerca, circa il 90% ha già introdotto (oppure lo farà nel prossimo futuro) sistemi di Mobile Device Management; tra questi, chi li ha già introdotti (59%), nella maggior parte dei casi (36%) li ha istallati in house, mentre gli altri (23%) ne fruiscono secondo logiche ‘as a Service’.

L’analisi evidenzia che la percentuale di CIO che ancora non ha considerato puntualmente le tematiche legate alla sicurezza dei dati è attorno al 17% del campione. Nella maggior parte dei casi, i CIO gestiscono la sicurezza tramite piattaforme di Mobile Device Management, attraverso le funzionalità di Remote Wipe abilitate da queste piattaforme (59%).

“Oltre al tema della sicurezza”, aggiunge Christian Mondini, Senior Research Analyst dell’Osservatorio Mobile Enterprise, “grande attenzione viene posta anche al paradigma ‘Bring Your Own Device’, che prevede di far leva su dispositivi Mobile scelti e acquistati direttamente dall’utente, che vanno poi non solo integrati con i Sistemi Informativi Aziendali e popolati con le corrette Mobile Biz-App a supporto dei processi, ma anche gestiti e tutelati, in particolare a difesa dei dati aziendali che risiedono (o transitano) suciascun Mobile Device. Il numero dei CIO che permettono l’utilizzo dei Device personali a scopo lavorativo è decisamente cresciuto: dal 20% del 2012 al 49% del 2014 e si è ridotta sensibilmente la percentuale di chi si dichiara assolutamente contrario, dal 44% del 2012 al 19% del 2014”.

Le nuove prospettive

L’ecosistema Mobile si conferma un contesto in forte fermento, in cui l’evoluzione tecnologica è in grado di suggerire interessanti innovazioni e offrire ancora nuove prospettive di sviluppo.

Tra le soluzioni emergenti per la Mobile Enterprise troviamo quelle di Digital Signage, sistemi di comunicazione multimediale per la diffusione, principalmente all’interno di Punti Vendita, di messaggi attraverso l’utilizzo di monitor, videowall, totem interattivi, ecc. che permettono una maggiore interazione con il consumatore.

Un altro trend è rappresentato dai Mobile POS che permettono, attraverso un dispositivo hardware collegato a uno Smartphone o Tablet, di accettare pagamenti tramite transazioni con bancomat e carte di credito, eliminando il contante dalle attività sul campo.

Le soluzioni di Firma Grafometrica permettono l’acquisizione, in formato “nativo digitale”, di una firma elettronica in grado di conservare il valore legale della firma autografa (a patto di rispettare specifici requisiti normativi) e consentendo alle organizzazioni una completa digitalizzazione di tutti i processi che prevedono la raccolta di firme e la dematerializzazione dei relativi documenti.

L’universo dell‘Internet of Things, grazie a sensori, attuatori, chip biometrici, ecc., permetterà di ‘rendere intelligenti’ alcuni oggetti, dotandoli di un’identità digitale e della connessione alla rete per comunicare informazioni raccolte o ricevere istruzioni oppure comandi.

Infine, i nuovi dispositivi wearable – orologi (Smart-Watches), occhiali (Smart-Glasses) e altri oggetti indossabili dotati di display e capacità elaborativa – permetteranno di visualizzare e raccogliere informazioni, principalmente tramite applicazioni di realtà aumentata.

Mobile Enterprise: the Startup Factor

Anche quest’anno l’Osservatorio Mobile Enterprise ha svolto un’indagine sulle Startup che operano nell’ambito delle soluzioni a supporto della Mobility aziendale. Sono 145 le Startup individuate che hanno ricevuto un finanziamento da investitori istituzionali negli ultimi due anni: di queste, 15 sono italiane.

Le Startup censite possono essere raggruppate in quattro categorie:

– Startup che offrono alle aziende piattaforme di App Management, Mobile Device Management (MDM) e soluzioni di Mobile Security (20%);
– Startup che hanno sviluppato specifiche Mobile Biz-App di Sales Force Automation, Mobile CRM, Field Force Automation e Personal Productivity (49%);
– Startup che offrono piattaforme per lo sviluppo “rapido” di App personalizzate (16%);
– Startup che offrono alle aziende soluzioni innovative Hardware e Software come Mobile POS, Nuovi Wearable Device, Augmented Reality, ecc. (15%).

 

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Mobile device blindati: strategie e soluzioni https://www.datamanager.it/2014/07/mobile-device-blindati-strategie-soluzioni/ Wed, 09 Jul 2014 08:24:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57828 La domanda di mobilità è ovunque. Piccole e grandi aziende comprendono che l’utilizzo di dispositivi mobili abilita una serie di servizi connessi all’attività lavorativa e rappresenta un’alternativa conveniente alla tradizionale gestione dei dispositivi di proprietà dell’azienda Alla promessa di una maggiore produttività si affiancano però tutta una serie di rischi associati alla sicurezza. Che fare? […]

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La domanda di mobilità è ovunque. Piccole e grandi aziende comprendono che l’utilizzo di dispositivi mobili abilita una serie di servizi connessi all’attività lavorativa e rappresenta un’alternativa conveniente alla tradizionale gestione dei dispositivi di proprietà dell’azienda

Alla promessa di una maggiore produttività si affiancano però tutta una serie di rischi associati alla sicurezza. Che fare? Anzitutto, pianificare una strategia che tenga conto della centralità della profilazione degli utenti, non sottovaluti l’impatto del fenomeno BYOD, comprenda adeguati strumenti di monitoraggio e misurazione e sia in linea con la normativa vigente. E poi, dotarsi delle migliori tecnologie di sicurezza presenti sul mercato.Il mobile trasforma la realtà. Lo sportello bancario è un’app. E la finanza corre sul digitale. Altro che posta elettronica e Office dal telefonino. Cambiamenti reali e potenziali sono la cifra di questa metamorfosi. Secondo l’Accenture Mobility Survey 2013, il 73% dei decisori in azienda ritiene che il mobile avrà un impatto ancora più forte di quello che ebbe il web solo un decennio fa[1]. A partire dal volume di investimenti che già oggi – almeno nelle intenzioni dei CIO – hanno rapidamente raggiunto la top three delle priorità, piazzandosi dietro solo alla business intelligence e agli analytics, come conferma la ricerca realizzata alla fine del 2013 dalla School of Management del Politecnico di Milano su un campione di circa 200 aziende di medie e grandi dimensioni[2].

Allestire un ambiente che consenta al proprio personale di connettersi alle risorse aziendali e lavorare da casa oppure in viaggio, attrae collaboratori di qualità, aumenta la produttività e la soddisfazione sul lavoro. Tutti fattori critici di successo che producono benefici e risparmi quantificabili[3]. Un cambio di paradigma.

Non a costo zero però. E che richiede un’attenta valutazione di fattori importanti quali la privacy degli utenti e la sicurezza dei dati, aspetti entrambi critici per lo sviluppo del mobile, sul cui terreno si consuma un confronto anche duro tra i fautori del cambiamento e i loro oppositori. Il solco è delineato, ma molto rimane ancora da fare.

I RISCHI CONNESSI AL MOBILE

Di certo per una significativa fascia di utenti, l’accesso da mobile a dati e applicazioni è parte integrante della loro esperienza di lavoratori e clienti. Secondo il Cisco Mobility Survey 2013[4], circa la metà delle organizzazioni interpellate dichiara di consentire ai propri collaboratori l’utilizzo di smartphone e tablet personali sulla rete aziendale. Perciò riuscire a creare e mantenere per loro una strategia di gestione dei device diventa un fattore critico per il successo nel business. A partire dall’analisi di una serie di rischi associati. Ne sanno qualcosa i CIO che devono cercare di dominare l’ampiezza della superficie d’attacco sul mobile: canali di comunicazione, vulnerabilità del dato e dei dispositivi, ecc. E rispondere alla domanda di capacità della rete che cresce sia in termini di numero di dispositivi connessi sia di banda.

Quello di fornire all’hardware, l’accesso sicuro alla rete aziendale in realtà non è né un problema nuovo né risolto. Secondo quanto riporta lo studio Cisco Connected World Technology Report[5], ben sette intervistati su dieci ammettono di aver infranto una o più policy di sicurezza aziendali e di continuare a farlo; per tre intervistati su cinque, quello della sicurezza poi non è un loro problema, nel senso che non si sentono responsabili della protezione dei device né dei dati aziendali. Aspetto quello della sicurezza di dati e dispositivi in cima invece alle preoccupazioni dei manager IT europei, e da loro stessi indicata quale prima priorità da risolvere in relazione al processo d’integrazione del mobile all’interno dell’infrastruttura IT (IDC Mobility Survey 2013)[6].

I rischi per la sicurezza partono dai dispositivi.È notizia di questi giorni l’arrivo dello smartphone con lo spyware preinstallato[7]. Non stupisce più di tanto allora, l’ennesima rilevazione della crescita del numero di attacchi mirati agli utenti mobile, in genere meno smaliziati rispetto agli omologhi utilizzatori di pc. Secondo uno studio Ponemon, solo nell’ultimo anno il 68% dei dispositivi mobili è stato colpito da malware, in continua mutazione[8]. Lo spam per esempio assomiglia sempre più ai messaggi provenienti da applicazioni mobile come WhatsApp, Viber e Google Hangouts. Lo rileva un report pubblicato da Kaspersky relativo al primo trimestre del 2014 che evidenzia la crescita del phishing, trainato dalla diffusione dei dispositivi Apple[9]. Note dolenti arrivano anche dalle app. Secondo lo studio “Securing Applications in the Wild with Application Hardening and Run-Time Protection,”[10] redatto da Arxan Technologies, partner IBM, il 78% delle 100 applicazioni iOS e Android più diffuse risulta essere manomesso e l’86% del malware su mobile in circolazione è veicolato da applicazioni legittime spacchettizzate, virate e reintrodotte sui market ufficiali. I dati su furti e perdite poi rimangono scandalosamente alti[11]. Se questo è il frame, non serve la sfera di cristallo per vaticinare un roseo futuro al mobile come vettore di trasmissione di infezioni. Per fortuna aumenta anche laconsapevolezza degli utenti che adottano comportamenti più allineati alla pericolosità delle minacce.La crescita del traffico crittografato su Internet (Snowden docet) così come la crescita della domanda di maggiore sicurezza di app e smartphone, lo dimostrano plasticamente. Riflettere su questi dati in rapporto alla propria azienda aiuta a comprendere meglio il livello di rischio che si corre. Un tassello importante nell’elaborazione di una strategia mobile.

ALLA RICERCA DI UNA STRATEGIA

In un contesto in cui la forza lavoro ha sempre più campo libero nell’adozione di device propri, il confine tra dati di proprietà dell’utente e aziendali rischia di diventare introvabile. A farne le spese la chiarezza sulle competenze e le responsabilità degli attori. All’azienda deve essere consentito l’accesso ai dispositivi e alle info residenti sul device personale del proprio collaboratore? Le policy di sicurezza si applicano anche a questi dispositivi? Le domande potrebbero moltiplicarsi.

Decidere di non decidere oppure lasciarsi travolgere dagli eventi può costare caro. Secondo una ricerca congiunta IBM/Ponemon Institute, i costi derivanti dalla perdita di dati sono aumentati di oltre il 15% rispetto all’anno precedente attestandosi su una media di 3,5 milioni di dollari per azienda[12]. L’organizzazione può davvero permettersi questa mancanza di sicurezza?[13]. Altrettanto deleteria è l’ingiustificata permissività, capace di gettare nello sconforto l’intero reparto IT per il quale avere il quadro di ciò che avviene sulla rete è centrale. E centrali sono gli investimenti e le tecnologie.

Ma qui i numeri raccontano un’altra storia. Come rileva IDC, le dimensioni del mercato dei software di sicurezza per il mobile è ristretto in relazione ad altri segmenti. Ma in crescita. IDC stima in 890 milioni di dollari di fatturato il valore del mercato nel 2012, in aumento di oltre il 30% rispetto al 2011 (+30.6% anno su anno). Prevedendo altresì che la crescita possa continuare almeno per altri due anni, con un tasso medio (compound annual growth rate – CAGR) del 22.3%, raggiungendo la quota di 2.4 miliardi di dollari nel 2017. Per quanto riguarda l’Italia, la domanda di soluzioni di security strutturate, anche se più contenuta rispetto al resto d’Europa, è comunque in forte evoluzione rispetto all’anno precedente. «Oltre il 50 % delle aziende medio grandi del nostro campione stanno adottando programmi di BYOD o BYOC formali. L’obiettivo delle aziende italiane è quello di cominciare ad avere strumenti per tenere sotto controllo oltre al parco dei device anche i contenuti aziendali in circolazione: distribuzione e gestione delle applicazioni sono le priorità del momento» – ci dice Daniela Rao, research director di IDC Italia.

PROTEGGERE I DEVICE O I DATI?

La realizzazione di un ambiente produttivo e allo stesso tempo sicuro non s’improvvisa. Occorrono investimenti all’altezza e consapevolezza degli obiettivi commisurati alla volontà di integrazione e gestione dei device mobile. E un’analisi veritiera della propria postura. Tipicamente, un accesso limitato e controllato è la modalità scelta da quelle organizzazioni il cui business richiede uno stretto controllo delle informazioni. Parliamo di enti e istituzioni governative, strutture sanitarie e molte altre realtà, i cui soli dispositivi ammessi sono quelli forniti dall’organizzazione stessa. Poche le regole e particolarmente restrittive; device blindati, app controllate, BYOD manco a parlarne. All’estremo opposto, una policy mobile pensata per consentire l’accesso ad alcuni servizi di base e a un numero esteso di utenti. Parliamo di strutture scolastiche, università, biblioteche, tra le prime ad adottare policy ad hoc per governare il fenomeno BYOD e permettere a studenti, professori, personale di supporto, di accedere alla rete e alle risorse nel modo più agevole possibile. La stragrande maggioranza delle risorse in queste organizzazioni è pensata perché possa essere utilizzata, non impedita. Tracciato il perimetro, al suo interno le possibilità assumono ampie sfumature.

Riflettere sulle proprie necessità di mobilità aiuta a elaborare la strategia a partire dall’architettura IT più adatta a supportare gli obiettivi. A patto però di partire con il piede giusto. Per i pc, la scelta è stata quella di proteggere l’endpoint, i dati e la rete. La ricetta antivirus, firewall e un ulteriore strato di sicurezza sul device ha prodotto però risultati discutibili. Tuttavia, lo stesso approccio – almeno inizialmente – è stato trasferito di peso per gestire la sicurezza dei dispositivi mobili, partendo da presupposti condivisi: impedire alle persone di fare le cose più rischiose; scansioniare periodicamente il device, mettere in apposite blacklist le app cattive; e ancora, insistere sulla robustezza delle password o del PIN code, lasciando magari che sia lo stesso ad abilitare la crittografia del dato sul device. La cosa non ha funzionato granché. Anche per il rifiuto da parte dell’utenza di mettere in pratica queste misure, con tutto il corollario di rivisitazioni fantasiose della sicurezza da parte dell’utilizzatore. Semplificando parecchio, il manicheo dilemma – meglio un approccio concentrato sulla difesa del device o un’architettura per la mobility, integrata con quella esistente e incentrata sulla protezione del dato e delle applicazioni – non ha retto alla prova costume con la realtà.

Serve forse un radicale ripensamento. Partendodalla constatazione che il device non è sicuro, così come non lo sono i dati al suo interno. E che una qualche forma di isolamento dalla rete, qualora ciò si rendesse necessario, è il minimo sindacale per parlare di governance del processo. E l’IT necessita sempre di tutta la visibilità possibile sul traffico mobile in transito sulla rete aziendale per intercettare e bloccare qualsiasi forma di attacco. Intendiamoci, non è contro questa o quella soluzione che qui si vuole puntare il dito. È la situazione a essere ancora piuttosto fluida. Per alcune realtà, è più importante fare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di non rimanere al palo. E il modello che mette al centro una soluzione MDM sembra essere per alcuni ancora l’approccio migliore, il più familiare. Latore talvolta di un ingannevole senso di sicurezza.

Prendiamo le applicazioni. Ci sono aziende che ne utilizzano centinaia, sviluppate in proprio negli anni oppure di terze parti. Quando si presenta la necessità di portare sul mobile una parte di queste app, le stelle polari da cui partire sono organizzazione, sicurezza e controllo; con quel livello di granularità necessario per effettuare tutte quelle attività costitutive del lavoro dell’IT, indipendentemente dall’approccio adottato dall’organizzazione. Tra queste attività ci sono il deployment, la sicurezza, gli analytics, la sincronizzazione dei dati, lo storage, la version control, la possibilità di fare il debug da remoto di un problema sul device, oppure il wipe – la cancellazione dei dati, qualora ciò si renda necessario per esempio in seguito a un furto o a uno smarrimento dello stesso o semplicemente perché un collaboratore se ne va. Il secondo elemento costitutivo di un approccio efficace alla sicurezza del dato è l’integrazione di meccanismi di crittografia forte. Ora la corretta gestione delle chiavi crittografiche inizia smarcandosi dal device: utilizzarne il PIN code come chiave di crittografia significa rischiare di mandare tutto a gambe all’aria nel momento stesso in cui qualcuno riesce a manomettere il dispositivo o a guadagnare l’accesso root. Le chiavi di crittografia sulla piattaforma iOS per esempio sono generate utilizzando il pin code del device e per qualunque malintenzionato un PIN numerico di quattro cifre spacciato da barriera di protezione produce un effetto risibile. Un pin robusto – più lungo e che combina caratteri diversi (minuscole, maiuscoli, numeri e caratteri speciali) – tiene a distanza i malintenzionati, e qualche volta purtroppo anche qualche utente. Dopo l’autenticazione, il sistema di sicurezza deve generare chiavi di crittografia valide solo per ogni singola sessione. L’assunto su cui si regge tutta l’architettura è la solidità del modello di autenticazione. Il terzo elemento da considerare è la presenza di un sistema di autenticazione e accesso – idealmente lo stesso utilizzato per accedere alla rete aziendale – affidabile (IAM). La promessa delle soluzioni IAM è di garantire un accesso sicuro ad applicazioni e risorse da qualsiasi luogo e dispositivo. Più in dettaglio, con il termine Identity and access management, si definiscono una serie di funzionalità che riguardano la compliance alla normativa, la governance dei sistemi IT, le richieste di accesso e di provisioning, la gestione delle password, dell’SSO (single sign-on) e degli accessi al web, erogabili on-premise o in modalità cloud as a service (IDaaS). Ora questi sistemi piuttosto diffusi nelle realtà medio grandi sono quasi degli oggetti misteriosi in tutte le altre. Ci si domanda quali fattorifrenino le aziende dal migrare verso le soluzioni IAM (e IDaaS)? Molti. Budget, mancanza di uomini e cultura. E verso le soluzioni IAM in modalita IDaaS anche i timori per la perdita di controllo sui dati, la compliance e la privacy dei dati. Su quest’ultimo aspetto però si apre un mondo. Nel senso che la sensibilità al problema varia enormemente da un paese all’altro. Meno sensibili le aziende USA e molto di più attente invece le aziende europee o asiatiche. Ma si tratta anche di un problema culturale.

Uno dei i vantaggi della migrazione da un servizio IAM tradizionale a uno su cloud è la rapidità di implementazione e utilizzo del servizio. Trattandosi però di un passaggio impegnativo per l’organizzazione che decide di fare il grande salto, serve una preparazione adeguata anche dal punto di vista tecnico. Per esempio, l’IAM distribuito come servizio richiede una configurazione ad hoc, diversa da quella richiesta da soluzioni customizzate dove la mappatura della tecnologia avviene direttamente su processi di business esistenti. Da una prospettiva di business, una delle sfide maggiori è quella di essere pronti a fare degli investimenti nella gestione dei processi, governando al meglio i cambiamenti che ciò comporta. Detto questo, riuscire a portare i processi correlati alla gestione degli accessi e delle identità sul cloud introduce maggiore flessibilità nell’organizzazione, in termini di definizione di chi lavora per l’azienda, con quali responsabilità, da quanto tempo… E consente di utilizzare le policy esistenti o crearne di nuove, estendendole ben oltre i confini fisici dell’azienda, creando ambienti virtuali che possono essere spenti rapidamente quando non servono più. In questo senso, una delle opportunità più interessanti che l’IDaaS introduce è quella di permettere la realizzazione di molteplici ambienti personalizzabili a seconda delle esigenze e riferibili a uno specifico gruppo di utenti, settando accessi e privilegi, organizzando specifici flussi di lavoro e controlli. Un nuovo paradigma che delinea un’organizzazione senza più alcun confine fisico che può virtualmente estendersi senza limiti.

CONCLUSIONI

La pervasività e la pressione di fenomeni come il BYOD nei confronti all’organizzazione non vanno sottovalutati. Così come non vanno sottovalutate le esigenze dell’azienda. Ci sono realtà che avendo minori vincoli in relazione alla mobility ne incoraggiano l’utilizzo. In altre invece, la stragrande maggioranza dei dati deve essere protetta al massimo grado. Perciò è importante procedere a seconda delle proprie esigenze e in sicurezza. Si tratta di un processo che non si esaurisce nella mera scelta di campo tra protezione del device o del dato. Si tratta semmai di stabilire il giusto equilibrio. Se si mette in campo la miglior sicurezza possibile, chiudendo tutte le finestre verso l’esterno, diventa molto difficile riuscire a utilizzare il device. D’altra parte, affrancarne troppo l’utilizzo da un set di regole precise comporta il rischio di fallire l’obiettivo di ottenere tutta la sicurezza necessaria che serve. È una questione di equilibrio, un giusto mix di entrambe le tensioni. Fatto di scelte a volte anche difficili. Sapendo che il trade-off tra usability e sicurezza assomiglia a una coperta sempre troppo corta. In ogni strategia di sicurezza poi come ben sa l’IT, l’efficacia della tecnologia si misura dall’utilizzo che ne fanno le persone. L’education è il fattore che determina il successo o il fallimento di un progetto. Per questo, gli utenti vanno continuamente pungolati, sia che si tratti di denunciare il furto o lo smarrimento del device sia che si tratti di metterli in condizione di scegliere l’applicazione giusta per le loro esigenze. Il personale va coinvolto, incoraggiato a partecipare alla corretta gestione della sicurezza, aumentando in loro il senso di consapevolezza con aggiornamenti continui sulle migliori best practice di sicurezza da adottare. Il futuro è mobile.

 

[1] Vedi in http://www.accenture.com/SiteCollectionDocuments/PDF/Accenture-CIO-2013-Mobility-Survey.pdf
[2] Vedi in http://www.agendadigitale.eu/competenze-digitali/698_budget-ict-nessuna-ripresa-nel-2014.htm
[3] Vedi in https://www.cisco.com/web/about/ac79/docs/sp/Information-Infomediaries.pdf  
[4] Vedi in http://www.cisco.com/c/en/us/solutions/collateral/borderless-networks/trustsec/whitepaper_c11-728986.pdf
[5] Vedi in http://www.cisco.com/c/en/us/solutions/enterprise/connected-world-technology-report/index.html?CAMPAIGN=CCWTR&COUNTRY_SITE=us&POSITION=vanity&REFERRING_SITE=vanity&CREATIVE=Text+Link
[6] Vedi in http://www.idc.com/getdoc.jsp?containerId=LM04V
[7] Vedi in http://www.tripwire.com/state-of-security/top-security-stories/android-smartphones-shipped-with-pre-installed-spyware/
[8] https://www.lumension.com/Lumension/media/graphics/Resources/2014-state-of-the-endpoint/2014-State-of-the-Endpoint-Whitepaper-Lumension.pdf
[9] Vedi in http://media.kaspersky.com/pdf/Evoluzione_delle_minacce_informatiche_nel_primo_trimestre_del_2014.pdf
[10] vedi in http://www.arxan.com/securing-mobile-apps-in-the-wild-with-app-hardening-and-run-time-protection/
[11] qui http://news.vodafone.it/2014/04/27/smartphone-persi-o-rubati-nel-2013-e-record/ 
[12] Vedi in http://www.ponemon.org/blog/ponemon-institute-releases-2014-cost-of-data-breach-global-analysis
[13] Vedi in http://securityintelligence.com/5-core-components-of-a-successful-mobile-application-security-program/#.U6mIp0DyCSp

 

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Italiani popolo di Mobile Worker: 1 su 4 lavora almeno metà giornata fuori ufficio https://www.datamanager.it/2014/07/italiani-popolo-mobile-worker-1-4-lavora-almeno-meta-giornata-fuori-ufficio/ Thu, 03 Jul 2014 15:40:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57379 La ricerca condotta da Nielsen in occasione della presentazione in Italia di Surface Pro 3 di Microsoft ha evidenziato come – grazie alla tecnologia – gli italiani siano sempre più in grado di tenere tutto sotto controllo, sia sul fronte personale che su quello professionale. Emerge ora la necessità di portarsi con sè un solo dispositivo, […]

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La ricerca condotta da Nielsen in occasione della presentazione in Italia di Surface Pro 3 di Microsoft ha evidenziato come – grazie alla tecnologia – gli italiani siano sempre più in grado di tenere tutto sotto controllo, sia sul fronte personale che su quello professionale. Emerge ora la necessità di portarsi con sè un solo dispositivo, sia per la produttività al lavoro, che per lo svago durante il tempo libero

Il 22% dei lavoratori autonomi e addirittura il 43% dei liberi professionisti non fa più distinzione tra lavoro in ufficio o fuori: sono i Mobile Worker, che negli ultimi 3 anni hanno vissuto una profonda trasformazione grazie alla tecnologia e che ora ricercano sempre più la possibilità di svolgere il proprio lavoro, ma anche di informarsi e divertirsi, con la praticità di un solo strumento. Questi i dati che emergono dalla ricerca Nielsen commissionata da Microsoft Italia in occasione della presentazione locale del nuovo Surface Pro 3. Dati che mettono in luce come la tecnologia abbia appianato anche la differenza di genere, i Mobile Worker sono infatti quasi egualmente rappresentati (60% uomini e 40% donne).

La tecnologia sta trasformando rapidamente il nostro modo di lavorare: secondo l’indagine, il 73% è sempre connesso e reperibile, il 61% ritiene di essere più produttivo, potendo ottimizzare i tempi dei trasferimenti, il 42% riconosce di potere accedere in ogni momento alle informazioni di cui ha bisogno il 54% rileva come riesca a tenere tutto sotto controllo. Quest’ultimo dato evidenzia in particolare la differenza relativa all’età: se solo per il 49% degli over 50 è un’esigenza, la percentuale aumenta fino al 63% per gli under 35, non proprio nativi digitali, ma che sicuramente hanno iniziato a lavorare in un contesto altamente digitalizzato, che offre un maggiore controllo grazie all’utilizzo dei device. L’investimento in tecnologia da parte dell’azienda è ritenuto molto significativo dal 50% degli intervistati, perché può semplificare la vita lavorativa (66%), aumentarne l’efficienza (60%) e consentire una migliore organizzazione del tempo (43%).

Nello specifico, il pc risponde a molte delle necessità dei lavoratori, ma anche degli studenti: emerge dalla ricerca come sia il primo device utilizzato da entrambi i target per inviare e ricevere mail (62%), per cercare informazioni (53%), per leggere e modificare i documenti (54% e 48%), ma anche per lo shopping online (64%), gestire commissioni (64%), prenotare le vacanze (64%). Gli utenti hanno però evidenziato come sia ingombrante (59%) e come la durata della batteria – spesso limitata – sia un difetto (63%) evidenziato in particolare dagli uomini.

Lo smartphone resta invece il primo mezzo di comunicazione per chattare (57%) e per i social network (53%).

Il tablet, infine, viene preferito dai lavoratori per leggere i quotidiani online (48%) e per le attività ludiche (43%), segno di come sia ancora legato ad una sfera personale e di divertimento e non al lavoro. Dalla ricerca emerge inoltre come le persone apprezzino la facilità (76%) e velocità (57%) del tablet, sebbene il 60% degli intervistati ritenga lo strumento scarsamente utilizzabile nell’ambito professionale.

Risulta quindi evidente come ogni categoria di prodotto sia connotata per una specifica funzionalità di utilizzo, un comportamento che si contrappone al desiderio riscontrato da un intervistato su due (47%) di rivolgersi ad un singolo strumento tecnologico per far fronte a tutte le necessità, personali e professionali, utili e futili. Sono le donne in particolare a ricercare una soluzione in grado di facilitare l’uso quotidiano degli strumenti tecnologici (69%).

[blockquote style=”4″]“La tecnologia ha trasformato radicalmente il nostro modo di vivere e di lavorare: ci ha resi più produttivi anche in mobilità, sempre aggiornati ed in contatto costante con la nostra rete di amici e colleghi. Oggi, di fronte ad un proliferare di strumenti tecnologici che vengono utilizzati per attività specifiche, dall’analisi di Nielsen emerge chiaramente l’esigenza di utilizzare ogni giorno un unico dispositivo che possa diventare protagonista indiscusso della vita professionale e privata delle persone” – ha commentato Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia. “E’ questa consapevolezza che ci ha guidati nello sviluppo del nuovo Surface Pro 3, capace di riunire in un unico strumento le caratteristiche migliori del tablet e quelle di un notebook”.[/blockquote]

Surface Pro 3 è potente, leggero e studiato per massimizzare la produttività in un formato tablet elegante e di elevato design. Integra un ampio display, 12” ClearType Full HD color-calibrated, un sostegno integrato posizionabile come si preferisce, un processore più performante ed una videocamera migliorata, il tutto in soli 800 grammi di peso. Sarà venduto con una penna tutta nuova, costruita in alluminio e con 256 livelli di sensibilità di pressione per un’esperienza di scrittura e di disegno regolare e precisa. Per garantire la produttività tipica di un laptop, la tastiera Type Cover di Surface Pro 3 è più larga e ancora di più facile utilizzo.

 

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Apple testa iPhone 6 con iOS 7 https://www.datamanager.it/news/apple-testa-iphone-6-con-ios-7-43268.html Mon, 24 Feb 2014 17:53:52 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/apple-testa-iphone-6-con-ios-7/ The Next Web afferma di aver avuto conferma dei test preparatori per il nuovo iPhone 6 con iOS 7, monitorando il traffico web del campus Apple di Cupertino

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The Next Web afferma di aver avuto conferma dei test preparatori per il nuovo iPhone 6 con iOS 7, monitorando il traffico web del campus Apple di Cupertino

Sul web rimbalza la voce che Apple abbia già avviato i test per il nuovo iPhone 6 dotato di sistema operativo iOS 7. Alcuni sviluppatori, monitorando il traffico web del campus Apple di Cupertino (la nuova sede sarà pronta nel 2016) sono riusciti a fare la scoperta. “I dati del sistema operativo potrebbero essere falsificati, anche se l’indirizzo IP unico porta direttamente al campus Apple di Cupertino, questo dà credibilità alla fonte” si legge su The Next Web.

A giugno iOS 7, forse in estate l’iPhone 6

Come di consueto non bisognerà attendere poi molto per vedere la versione aggiornata dello smartphone della Mela. Il nuovo iPhone versione 6.1, che molto probabilmente si chiamerà iPhone 5S o iPhone 5GS piuttosto che iPhone 6, dovrebbe arrivare fra settembre e ottobre, anche se molti affermano che Apple potrebbe anticiparne il rilascio in primavera. Il design rimarrà quello del modello attuale. La nuova versione di iOS, che tra l’altro rispetto all’attuale consumerà molto meno velocemente la batteria, sarà invece presentata alla conferenza mondiale degli sviluppatori che si svolgerà a giugno a San Francisco. Per quanto riguarda l’iPad Mini 2 si pensa che uscirà già quest’anno. 

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Enterprise mobility oltre il BYOD https://www.datamanager.it/news/enterprise-mobility-oltre-il-byod-53609.html Fri, 21 Feb 2014 08:31:08 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/enterprise-mobility-oltre-il-byod/ I CIO devono oggi meglio comprendere i punti di vista di CXO e linee di business. A Roma e a Milano di scena due edizioni dell’IDC Mobiz-Mobility Forum 2014

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I CIO devono oggi meglio comprendere i punti di vista di CXO e linee di business. A Roma e a Milano di scena due edizioni dell’IDC Mobiz-Mobility Forum 2014

Secondo IDC, la penetrazione di device mobili e app nell’industria privata e in alcuni comparti della PA aumenterà ancora sensibilmente nei prossimi due anni, sulla spinta della consumerizzazione e dell’evidenza di come l’enterprise mobility stia abilitando nuovi modelli ed efficienze operative, migliorando produttività e collaborazione.

Consumerizzazione e BYOD hanno senz’altro obbligato molte aziende a formulare strategie di enterprise mobility e quindi a cercare di governare l’utilizzo di device mobili personali in ambienti business. Si pensi, per esempio, ai tablet: stando a uno studio di IDC pubblicato a gennaio 2014, il 31% dei possessori di tablet negli Stati Uniti sottolinea di utilizzare il device anche per propositi attinenti la sfera lavorativa, e il 57% di portare il tablet in ufficio; analoghe le percentuali in un Paese europeo come l’Inghilterra, 33% e 55%.

“In Italia le percentuali di lavoratori che utilizzano i tablet sia per attività professionali che per ragioni personali sono indubbiamente maggiori, mentre meno rispetto a questi due Paesi sono le aziende che hanno adottato politiche BYOD articolate”, sottolinea Daniela Rao, TLC Research & Consulting Director di IDC Italia.

Tuttavia, se è vero che il BYOD funge da innesco per politiche più strutturate di gestione e utilizzo dei device mobili, è anche vero che la mobility sta permeando le organizzazioni ben oltre il BYOD stesso o il mobile device management, abbracciando processi e linee di business differenti, in particolare il marketing, le vendite e la gestione della forza lavoro.

Per questo motivo, nella visione di IDC, i CIO devono oggi meglio comprendere i punti di vista delle linee di business, così da rendere l’enterprise mobility una strategia univoca, “aziendale”, e non un insieme spesso disomogeneo di singole iniziative. Per i CIO significa mettere in conto che la mobility per i CEO si traduce in competitività aziendale, per i CFO in efficienza, per i CMO in esperienza utente, app ed engagement, per le LOB in operazioni integrate e produttività, per l’HR in mobilità e qualità del lavoro.

Trasformare queste aspettative in realtà non è facile, anche in considerazione del fatto che le tecnologie mobili, le infrastrutture e i requisiti di business evolvono in continuazione.

Per aiutare la direzione IT in questo percorso, IDC Italia organizza anche quest’anno l’IDC Mobiz-Mobility Forum, un appuntamento ormai consolidato con la partecipazione di esperti e di CIO italiani e internazionali a illustrare e testimoniare progetti di business mobility nell’ambito dell’industria privata e della PA.

Vista la grande attenzione al tema, l’evento si svolgerà quest’anno in due edizioni distinte: a Roma il 12 marzo e a Milano il 18 giugno.

L’edizione di Roma, intitolata Mobility Changing IT Philosophy, vedrà la partecipazione di CIO di pubbliche amministrazioni e aziende private, nonché dei principali vendor presenti sul nostro territorio. Per visionare il programma cliccare qui

Hashtag ufficiale dell’evento di Roma: #IDCMobizRM14

Hashtag ufficiale dell’evento di Milano: #IDCMobizMI14

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