gps – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:41:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png gps – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Perché i sindaci del Brennero ce l’hanno con il GPS https://www.datamanager.it/2018/06/perche-i-sindaci-del-brennero-ce-lhanno-con-il-gps/ Wed, 20 Jun 2018 18:00:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149899 Per colpa dei navigatori connessi gli automobilisti non pagano il casello e intasano le strade interne dei paesi limitrofi Sono concordi i sindaci del versante austriaco del Brennero nel denunciare il troppo utilizzo dei navigatori GPS. Il problema è questo: secondo le autorità, gli automobilisti sono diventati fin troppo intelligenti (in realtà non loro, ma […]

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Per colpa dei navigatori connessi gli automobilisti non pagano il casello e intasano le strade interne dei paesi limitrofi

Sono concordi i sindaci del versante austriaco del Brennero nel denunciare il troppo utilizzo dei navigatori GPS. Il problema è questo: secondo le autorità, gli automobilisti sono diventati fin troppo intelligenti (in realtà non loro, ma i navigatori) nell’evitare di pagare l’unico casello possibile, quello di ponte Europa alla barriera autostradale di Schönberg, per arrivare a destinazione anche in caso di code sul tratto principale, a favore delle strade alternative, che a quel punto diventano più intasate dell’autostrada. “Il risparmio è di soli tre minuti ma comunque si cambia rotta, per seguire il navigatore – è il pensiero di Karl Muehlsteiger, sindaco di Gries am Brenner – “i GPS sono il nemico numero uno, quello da combattere”.

Cosa succede

Una motivazione reale a questo eccesso di malafede nei confronti della tecnologia c’è: le viottole dei paesi del Brennero non sono sempre così accoglienti e adatte a far defluire il traffico di mezzi diverse dalle automobili, come camper e roulotte. Perciò Josef Hautz, primo cittadino di Steinach, altro  comune interessato leggermente più a nord di Gries, tuona: “C’è bisogno di provvedimenti urgenti”. L’ipotesi più probabile, almeno nel prossimo futuro, è l’installazione di caselli di pedaggio anche interni, che rimpolpino le casse comunali disilluse dall’elusione di quelli autostradali oppure divieti specifici per i non residenti, soprattutto in periodi di forte traffico turistico, come le vacanze estive e invernali, quando i mercatini di Natale attraggono migliaia di navigatori GPS, ops, di automobilisti.

Per chi non lo sapesse, evitare il ponte Europa vuol dire percorrere la statale 12 (in Austria è la 182) che ha limiti di velocità che in certi punti scendono fino ai 30 km/h. Viceversa, si può percorrere il tratto autostradale fino all’uscita di Innsbruck Sud, dove non è obbligatorio l’acquisto del bollino (la vignetta austriaca) ma solo il pagamento del suddetto pedaggio. Proseguendo oltre invece la tassa, 9 euro per 10 giorni, diventa un obbligo per viaggiare sui tratti a pagamento.

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Inutile nascondersi e spegnere il GPS https://www.datamanager.it/2018/03/inutile-nascondersi-spegnere-gps/ Wed, 14 Mar 2018 15:12:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143612 Siamo condannati a esser seguiti, pedinati, spiati. Non riusciamo a capire come sia possibile, eppure la spiegazione è nella nostra tasca Una volta ero solito vedere miei interlocutori rimuovere il coperchio posteriore del proprio cellulare, staccare la batteria e tirare un sospiro di sollievo. Mi capitava spesso quando incontravo persone ossessionate dalla paura di essere […]

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Siamo condannati a esser seguiti, pedinati, spiati. Non riusciamo a capire come sia possibile, eppure la spiegazione è nella nostra tasca

Una volta ero solito vedere miei interlocutori rimuovere il coperchio posteriore del proprio cellulare, staccare la batteria e tirare un sospiro di sollievo. Mi capitava spesso quando incontravo persone ossessionate dalla paura di essere intercettate. Qualcuno aveva detto loro che questa era una valida precauzione e questo era sufficiente a garantire la serenità. Ho sempre avuto dubbi sulla reale efficacia di una simile procedura, ma non ho mai manifestato le mie perplessità in proposito a chi mi sedeva di fronte e doveva raccontarmi qualcosa di delicato. Immaginavo che una microspia poteva essere piazzata proprio nel piccolo accumulatore di energia, opportunamente farcito con i necessari componenti di microelettronica e trasformato in un minuscolo trasmettitore, finalmente libero da quel guscio che attutiva voci e rumori da catturare e spedire al curiosone di turno. Più ci pensavo, più me ne convincevo. Io avrei fatto proprio così, ma me ne guardavo bene dal dirlo.

I tempi sono cambiati, ma la fonte della nostra preoccupazione è sempre la stessa. Se i nostri lontani trisavoli esclamando “in cauda venenum” indicavano la coda come serbatoio del veleno dello scorpione, a volerne mutuare l’espressione dovremmo facilmente immaginare che il terrificante pungiglione sia nascosto nel dispositivo di telefonia mobile che portiamo sempre al seguito. Quattro ricercatori della Princeton University hanno trovato la maniera di tracciare gli spostamenti geografici di cellulari anche quando l’utente ha opportunamente disattivato sia il sistema GPS sia la connettività Wi-Fi. Arsalan Mosenia, Xiaoliang Dai, Prateek Mittal e Niraj Jha sono riusciti a dimostrare le straordinarie possibilità dell’attacco “PinMe”, immaginariamente basato su una sorta di “pinzami” o “spillami” che del tutto involontariamente gli utilizzatori di dispositivi mobili sembrano pronunciare al momento dell’attivazione dell’apparato appena acquistato. Il sorprendente metodo poggia su una serie di dati che possono essere raccolti senza consensi o autorizzazioni di sorta, informazioni che le aziende produttrici di smartphone non ritengono abbastanza delicate da meritare specifiche misure di sicurezza.


#security #privacy Siamo condannati a esser seguiti, pedinati, spiati? La spiegazione è nella nostra tasca @Umberto_Rapetto
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In termini pratici, il sistema riesce a combinare e sfruttare sia dati che provengono dal dispositivo sia informazioni non riconducibili direttamente al cellulare. Il succulento “paper” redatto dal team universitario spiega che “PinMe” riesce a funzionare con le informazioni “sensory and non-sensory” che sono immagazzinate sullo smartphone. Quali dati sono in gioco? Nella categoria “non-sensory” rientrano per esempio il fuso orario e lo stato della rete, mentre nell’altra sezione ci sono la pressione atmosferica e la temperatura. Un po’ pochino, ma quel che basta per incrociare quegli elementi con quelli disponibili attraverso servizi ausiliari come le mappe altimetriche.

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La precisione pare reggere il confronto con quella offerta dal GPS degli smartphone di penultima generazione e quindi ci si può davvero accontentare. Naturalmente, tutto comincia con l’installazione di una app maligna che, resa appetibile per le dichiarate spettacolari funzioni, cattura l’attenzione della potenziale vittima che non esita a scaricarla da qualche store e ad attivarla. Le applicazioni per il “fitness”, per esempio, sono le più adatte per raccogliere e rendere poi disponibili una enorme quantità di dati “riutilizzabili” da chi è pronto a spiare. OpenStreetMap, Google Maps, OpenFlights e tante altre comuni applicazioni sono una cornucopia di informazioni pronte a integrare il tracciamento degli spostamenti del bersaglio.

Fermiamoci qui e proviamo a riflettere. Almeno un attimo. Se non ci importa nulla di essere seguiti da un tanto invisibile quanto indesiderato “angelo custode” – che ripercorre passo dopo passo ogni momento della nostra giornata – e non ci interessa che la privacy sia andata a farsi friggere, pensiamo a chi davvero subisce un danno da scoperte di questo genere. Cerchiamo di non essere egoisti. Avete immaginato il destino di Federica Sciarelli che vede svanire in un attimo la suspence tipica di “Chi l’ha visto?” tutti i mercoledì sera su Rai Tre?

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Il Pentagono vuole vederci chiaro dopo lo scandalo Strava https://www.datamanager.it/2018/02/pentagono-vuole-vederci-chiaro-lo-scandalo-strava/ Thu, 01 Feb 2018 14:26:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140086 L’app per il fitness ha rivelato i percorsi seguiti dai militari nei loro allenamenti, svelando potenziali basi segrete. Ora si passano al setaccio tutte le app che condividono dati dallo smartphone Il caso Strava è emblematico di quanto la condivisione dei dati possa rappresentare un problema sia per gli utenti comuni che per gli appartenenti […]

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L’app per il fitness ha rivelato i percorsi seguiti dai militari nei loro allenamenti, svelando potenziali basi segrete. Ora si passano al setaccio tutte le app che condividono dati dallo smartphone

Il caso Strava è emblematico di quanto la condivisione dei dati possa rappresentare un problema sia per gli utenti comuni che per gli appartenenti a organi e istituzioni. Una semplice app per il fitness, grazie allo sharing automatico dei percorsi via GPS e reti mobili, ha permesso di costruire una mappa con gli spostamenti periodici dei militari, durante le sedute di allenamento. La cartina è un documento privilegiato per chi intende scovare basi e installazioni USA segrete, visto che su di essa sono tracciati spostamenti finora sconosciuti, perché inscritti in aeree teoricamente desertiche. E invece no, con molta probabilità, i punti A e B toccati di volta in volta dai ragazzi partono, finiscono o passano per zone controllate dall’Army, così da assicurare il corretto svolgimento delle sessioni ed escludere il rischio di minacce e attentati.

Non solo sport

Il Pentagono, dopo il fattaccio, ha aperto gli occhi sul problema della condivisione social di chi appartiene all’esercito. È evidente che gli arruolati, nella loro vita quotidiana, non possono comportarsi come i civili, con l’opportunità di fornire, magari anche inconsapevolmente, informazioni utili agli avversari. “Stiamo prendendo tutti i provvedimenti necessari ad assicurare la salvaguardia del personale dentro e fuori gli Stati Uniti – ha detto il colonnello Rob Manning, portavoce del Pentagono – abbiamo preso molto seriamente la situazione e vogliamo capire meglio quali tipi di dati escono dai dispositivi personali, per creare nuove policy a riguardo”.

La tecnologia odierna abilita tanti vantaggi che consentono di comunicare velocemente anche con persone a chilometri di distanza ma pure situazioni critiche in cui sarebbe meglio nascondere la propria identità e la localizzazione, soprattutto se si è un membro della marina, dell’aviazione o dei reparti di terra, in procinto di partire per una missione.

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Nasce a Milano Track4People https://www.datamanager.it/2017/12/nasce-milano-track4people/ Thu, 14 Dec 2017 10:45:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137328 Il primo servizio di noleggio di GPS trackers per la sicurezza di gruppi, gite scolastiche Track4People è un progetto nato per rispondere alla necessità di sicurezza di gruppi e comitive, fornisce un supporto tecnologico da utilizzare in occasione di gite e uscite perchè consente il controllo della posizione di ciascuna persona che vi partecipi riducendo […]

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Il primo servizio di noleggio di GPS trackers per la sicurezza di gruppi, gite scolastiche

Track4People è un progetto nato per rispondere alla necessità di sicurezza di gruppi e comitive, fornisce un supporto tecnologico da utilizzare in occasione di gite e uscite perchè consente il controllo della posizione di ciascuna persona che vi partecipi riducendo la possibilità di perdersi e rendendo soprattutto immediato il suo ritrovamento.

Una sorveglianza invisibile e efficace che va ad affiancarsi a quella di accompagnatori o insegnanti potenziando enormemente la capacità di controllo e la sicurezza.

Ecco in cosa consiste: Track4People è una piattaforma capace di collegare un numero infinito di localizzatori GPS tracciati e localizzati in tempo reale. A ciascun partecipante alla gita viene assegnato uno strumento che invia la propria posizione alla piattaforma, che elabora il dato, e la rende visibile sulla mappa dello smartphone dell’accompagnatore tramite l’app Track4People e sul pc di chi sorveglia l’uscita dalla sede dell’organizzazione. In caso di allontanamento di una persona, il dispositivo invia un allarme all’accompagnatore e una mappa interattiva lo guida passo passo al luogo di ritrovamento. Semplice e affidabile. Inoltre offre un’ampia gamma di funzioni che si possono attivare in base alla tipologia di situazione in cui viene utilizzato.

I contesti di utilizzo sono molteplici: gite scolastiche, uscite, viaggi organizzati. Può essere distribuito agli ospiti di alberghi, utilizzato da aziende di trasporti, comunità, è adatto alla sicurezza di anziani e diversamente abili, oltre a poter essere impiegato in famiglia.

Track4People sarà distribuito da gennaio 2018 a Milano in anteprima nazionale.

Novità assoluta, Track4People è il primo servizio al mondo che permette la possibilità di noleggio su richiesta, dedicato a chi intende organizzare uscite in totale sicurezza. Tante possibilità di adesione, tante quante le diverse esigenze: noleggio “una tantum”, noleggio annuale e naturalmente la possibilità di acquisto degli strumenti per chi ne farà un utilizzo continuativo e quotidiano.

Il progetto è nato da un’idea di Ibilab, startup milanese impegnata in sistemi di tracking e servizi per la logistica, e Start it, software house con sede a Prato e Milano esperta nel controllo satellitare e mobile.

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Google ci traccia anche senza GPS https://www.datamanager.it/2017/11/google-ci-traccia-anche-senza-gps/ Thu, 23 Nov 2017 10:05:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135878 Appena ci connettiamo alla rete con un telefono Android Big G usa le torri cellulari per capire dove siamo e fornirci un servizio migliore “Google ci spia anche senza la localizzazione”, è più o meno questo il titolone che spicca in cima alle testate internazionali. Dovrebbe essere un grosso problema ma nulla di così eccezionale […]

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Appena ci connettiamo alla rete con un telefono Android Big G usa le torri cellulari per capire dove siamo e fornirci un servizio migliore

“Google ci spia anche senza la localizzazione”, è più o meno questo il titolone che spicca in cima alle testate internazionali. Dovrebbe essere un grosso problema ma nulla di così eccezionale o preoccupante, non più di quanto lo fosse ieri o a inizio anno. A differenza della concorrenza (iOS, Windows Phone), Android utilizza due metodi per determinare la posizione di uno smartphone: il sensore GPS e la rete cellulare. Disattivare il primo non esclude la possibilità che i server della compagnia smettano di sapere dove siamo; spegnere il secondo rende le cose un po’ meno semplici ma non impossibili.

Cosa succede

Nella pratica, ogni volta che il nostro cellulare fa qualcosa su internet Google lo sa e incrocia la posizione per fissarla su una mappa, tramite il CELL ID di ogni telefono. Stando al team di Android, tali informazioni servono per migliorare alcuni servizi, come la quantità di traffico intorno a noi, l’ottimizzazione della banda e la gestione dell’invio e ricezione delle notifiche. Tutte attività che facciamo fatica a capire quando vestiamo i panni dei difensori della privacy a ogni costo ma che permettono all’89% di chi ha uno smartphone al mondo di essere quello che è oggi: un cittadino della rete. Non che senza Google non lo saremmo, ma è innegabile il vantaggio che le app del gruppo offrono per essere più produttivi e informati. Qual è dunque il problema? Gli esperti hanno scoperto che anche mettendo la modalità aereo sul terminale Big G può sapere lo stesso dove siamo, proprio perché sfrutta la connessione wireless per la determinazione delle coordinate. 

Il segnale Wi-Fi, pur senza ricevere nulla in ingresso e uscita, continua a inviare informazioni alle torri, che a loro volta forniscono tutto ai server di Google, così che la compagnia conosce sempre la posizione di un utente, seppur approssimativa di qualche centinaio di metri. Da parte sua Mountain View afferma che mai userà elementi del genere per propinarci pubblicità contestualizzate e che ogni riferimento al CELL ID viene eliminato quasi subito dopo aver ricevuto i dati. Probabilmente con un prossimo aggiornamento la multinazionale smetterà anche di ottenere tali contenuti, che al momento non sembrano mettere a rischio la privacy dei consumatori anche se sarebbe stato meglio comunicare che spegnere GPS e reti mobili in realtà non corrisponde a un vero spegnimento del canale.

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La funzione di Snapchat che fa paura alle mamme https://www.datamanager.it/2017/07/la-funzione-snapchat-paura-alle-mamme/ Mon, 10 Jul 2017 09:03:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128303 I più giovani possono usare l’app per mostrare dove si trovano sfruttando la localizzazione. Un pericolo secondo le associazioni. Ecco i motivi Da qualche giorno Snapchat ha aggiornato il suo client per iOS e Android, aggiunge filtri per le voci, sfondi e supporto ai collegamenti web ma non solo. Prima dell’ultimo update ne è arrivato […]

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I più giovani possono usare l’app per mostrare dove si trovano sfruttando la localizzazione. Un pericolo secondo le associazioni. Ecco i motivi

Da qualche giorno Snapchat ha aggiornato il suo client per iOS e Android, aggiunge filtri per le voci, sfondi e supporto ai collegamenti web ma non solo. Prima dell’ultimo update ne è arrivato un altro che sta facendo discutere molto per ciò che abilita: la condivisione della propria posizione. Considerando che l’applicazione è usatissima tra i più giovani, anche minorenni, la possibilità di dire a tutti, in qualsiasi momento, dove ci si trova, può rappresentare un pericolo per la propria incolumità e quella delle persone care. In che senso? Varie associazioni in difesa dei ragazzi hanno puntato il dito contro lo sharing real-time della localizzazione, tramite la cosiddetta Snap Map, una schermata del software su cui visualizzare dove sono gli amici e risalire ai loro spostamenti.

Cosa succede

Non è difficile pensare a un aggiornamento del genere come a un sicuro vantaggio per chi non ha buone intenzioni nei confronti dei ragazzi. Facciamo il caso del bullismo, ben poco cyber ma fisico, o dei malintenzionati che decidono di seguire il percorso dei più giovani per minacciarli ma anche dei ladri che, una volta appurata l’assenza di persone in casa, decidono di irrompere nelle abitazioni per compiere le loro azioni. Si tratta di pericoli che di certo non ha introdotto Snapchat ma i social network in generale, Facebook tra tutti. La differenza è che la piattaforma di Zuckerberg conta solo in parte sulla condivisione delle località, lasciando agli altri contenuti la prominenza. Gli snapper invece sembrano molto interessati alla mappa delle esperienze, molto più agevole da aggiornare e simpatica da visualizzare, con l’obiettivo di invogliare praticamente tutti a utilizzarla. I genitori, come detto, non sono così d’accordo, tanto che Snapchat potrebbe fare un passo indietro ed eliminare la funzione o almeno limitarla ai maggiorenni.

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Satelliti e Intelligenza Artificiale per smartphone più intelligenti https://www.datamanager.it/2017/03/satelliti-intelligenza-artificiale-smartphone-piu-intelligenti/ Wed, 15 Mar 2017 10:05:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121167 Grazie alla comprensione in tempo reale dei dati provenienti dallo Spazio, le compagnie potranno offrire servizi migliori Spaceknow è una compagnia statunitense che ha sviluppato un sistema di Intelligenza Artificiale in grado di processare i milioni di dati che ogni giorno provengono dai satelliti commerciali in giro per lo Spazio. L’obiettivo è proiettare tali informazioni […]

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Grazie alla comprensione in tempo reale dei dati provenienti dallo Spazio, le compagnie potranno offrire servizi migliori

Spaceknow è una compagnia statunitense che ha sviluppato un sistema di Intelligenza Artificiale in grado di processare i milioni di dati che ogni giorno provengono dai satelliti commerciali in giro per lo Spazio. L’obiettivo è proiettare tali informazioni direttamente sullo smartphone, per potenziare i servizi connessi. Presentando il progetto alla conferenza SXSW, il CEO Pavel Machalek ha detto: “Stiamo digitalizzando il mondo fisico, così da poter sviluppare delle app basate su di esso. Vedremo un bel po’ di cambiamenti circa le modalità di utilizzare i dati satellitari. Lanciare un occhio del genere fuori dall’orbita è diventato meno costoso per chiunque e ciò, unito all’aumento del potere computazionale delle macchine e alla creazione di infrastrutture di machine learning più complesse, permette di estrarre informazioni utili sotto vari aspetti”.

A cosa può servire

Spaceknow lavora già per diversi clienti che sfruttano i satelliti per conoscere qualcosa in più circa il loro business. Qualche esempio? C’è chi ha scoperto quante navi visitano un certo porto o quanti camion si dirigono a una determinata raffineria, per migliorare e conoscere il mercato. “Catalogando e classificando eventi del genere – spiega ancora il CEO – si ottiene un quadro reale e oggettivo in un mondo dominato dalle statistiche”. Stando a Machalek, Spaceknow potrebbe coprire l’intero pianeta con la sua chiave di lettura, consentendo agli utenti di fare query precise su ciò che vogliono e ricevere risposta direttamente dall’alto sullo smartphone. I vantaggi sarebbero evidenti, anche nella vita di tutti i giorni. Basti pensare al traffico, alle condizioni meteo, alla presenza di posti liberi al parcheggio (contando il numero di auto entrate per i posti disponibili).

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L’UE dice addio al GPS grazie a Galileo https://www.datamanager.it/2016/12/lue-dice-addio-al-gps-grazie-galileo/ Wed, 14 Dec 2016 17:59:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115697 Giovedì 15 il sistema satellitare Galileo dell’Unione Europea inizierà la sua attività con una precisione molto superiore al GPS Questo giovedì il sistema satellitare Galileo sviluppato dall’Esa e dall’Unione Europea diverrà ufficialmente operativo. La nuova tecnologia consentirà al Vecchio Continente di svincolarsi dal GPS statunitense e dal russo GLONASS per quanto riguarda la geolocalizzazione. I […]

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Giovedì 15 il sistema satellitare Galileo dell’Unione Europea inizierà la sua attività con una precisione molto superiore al GPS

Questo giovedì il sistema satellitare Galileo sviluppato dall’Esa e dall’Unione Europea diverrà ufficialmente operativo. La nuova tecnologia consentirà al Vecchio Continente di svincolarsi dal GPS statunitense e dal russo GLONASS per quanto riguarda la geolocalizzazione. I primi satelliti del progetto Galileo sono stati lanciati nel 2011 e quando la rete sarà completata nel 2020 diverranno 30 in totale. Attualmente sono in orbita 14 satelliti più altri 4 in fase di test. Il sistema può contare su due centri di controllo indipendenti che si trovano a Oberpfaffenhofen, vicino a Monaco di Baviera, e sull’altopiano del Fucino in Abruzzo.

Galileo è costato all’Unione Europea molto più di previsto (10 miliardi di euro) ma offre innegabili vantaggi economici e tecnici. Gli esperti stimano che la rete satellitare nei primi 20 anni di funzionamento garantirà 90 miliardi di euro di ricavi, considerando la crescita dei servizi che sfruttano la localizzazione. Galileo inoltre non solo può lavorare in parallelo a GPS e GLOMASS ma è anche più preciso. Il sistema statunitense ha un’accuratezza di 5 metri mentre quello europeo arriverà fino a 1 centimetro a livello governativo. Per quanto riguarda la compatibilità con i prodotti attuali, già oggi diversi dispositivi elettronici sono in grado di gestire i dati forniti da Galileo con un semplice aggiornamento firmware.

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Uber ti traccia, anche quando scendi dall’auto https://www.datamanager.it/2016/12/uber-ti-traccia-anche-scendi-dallauto/ Tue, 06 Dec 2016 09:19:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115322 La startup collezionerebbe i dati degli utenti anche quando sono altrove, i difensori della privacy si fanno sentire Uber ha aggiornato la sua applicazione mobile, introducendo un’opzione che non sembra riscontrare il successo sperato, soprattutto nei confronti dei difensori della privacy. Appena aperto, il software invita ad accettare le nuove policy, che prevedono la possibilità […]

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La startup collezionerebbe i dati degli utenti anche quando sono altrove, i difensori della privacy si fanno sentire

Uber ha aggiornato la sua applicazione mobile, introducendo un’opzione che non sembra riscontrare il successo sperato, soprattutto nei confronti dei difensori della privacy. Appena aperto, il software invita ad accettare le nuove policy, che prevedono la possibilità di accedere alla localizzazione dello smartphone (GPS o A-GPS) anche per un tempo superiore alla discesa dall’auto, ovvero dopo essere giunti a destinazione. Per quale motivo? Secondo la compagnia, “per migliorare le salite, le fermate, il servizio offerto e aumentare la sicurezza”. Tracciando i suoi clienti per ulteriori 5 minuti dal termine della corsa, Uber è sicura di poter incrementare la qualità della prestazione. Ma a che prezzo?

Cosa succede

Se si prova a rifiutare il consenso, attraverso l’opt-out proposta, ovviamente l’applicazione non funzionerà, richiedendo l’accesso ai dati geografici. In realtà, la questione si può aggirare inserendo a mano il luogo di partenza dal quale si richiede l’arrivo del taxi, senza dunque attivare il GPS. L’inghippo qui è che Uber vuole sapere dove si trova l’utente anche quando non sta usando la sua piattaforma, cosa tecnicamente possibile con un lavoro continuo in background. Il fatto è: per quale motivo si dovrebbero concedere informazioni del genere alla compagnia? “Questi cambiamenti non fanno altro che ignorare le decisioni della Federal Trade Commission – ha spiegato un portavoce dell’Electronic Privacy Information Centre (EPIC), che si batte proprio per i diritti digitali – mettendo in discussione i diritti di ogni consumatore. La FTC dovrebbe indagare a fondo su una pratica commerciale del genere”. La novità era stata anticipata in passato e, nonostante le critiche, è arrivata puntuale e sarà attiva presto nei principali paesi raggiunti dal servizio.

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L’informazione geografica come base dei nuovi processi di business https://www.datamanager.it/2016/10/linformazione-geografica-base-dei-nuovi-processi-business/ Wed, 26 Oct 2016 12:27:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=112320 EY, Esri e TomTom spiegano perché la Location Intelligence è uno dei fondamentali motori di crescita della Digital Transformation App per smartphone, siti web, servizi di mobilità cittadina e di informazione urbana. Tanti dei contenuti a cui accediamo oggi dipendono dalla cartografia digitale. Non parliamo solo di Google Maps ma anche di digital economy, delle […]

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EY, Esri e TomTom spiegano perché la Location Intelligence è uno dei fondamentali motori di crescita della Digital Transformation

App per smartphone, siti web, servizi di mobilità cittadina e di informazione urbana. Tanti dei contenuti a cui accediamo oggi dipendono dalla cartografia digitale. Non parliamo solo di Google Maps ma anche di digital economy, delle esperienze nei retail, turismo, ristorazione. La localizzazione georeferenziata è un business in continuo aumento, che procede di pari passo con la crescita dei dispositivi personali che semplificano l’accesso a internet.

Tanto dipende dai cellulari, è vero, ma il futuro non è molto diverso se dietro l’angolo ci sono automobili che comunicano ogni secondo con la rete, l’Internet delle Cose che, senza quest’ultima, tornerebbe a essere un ammasso di gadget passivi e le smart city, così profondamente desiderose di innovazione. Insomma, le declinazioni dell’informazione geografica 2.0 (ma anche 3.0) sono davvero numerose ed è dunque giusto farne il punto con i player principali del mercato. Ne hanno discusso, durante l’evento “Digital transformation e location analytics” EY, Esri e TomTom.

Ad aprire i lavori è Alessandro Olivari, Senior Manager Advisory di EY: “L’informazione geografica è un valore reale. In quanto tale, non può essere semplicemente integrato in sistemi attuali senza cambiare i modelli di business su cui un’azienda si basa. Diventare digitali è questo: considerare come le soluzioni di Location Intelligence possano migliorare la fornitura di un servizio, partendo dalle esigenze delle persone e preparandosi a cambiare la propria strategia. I vari Car2GO, Bla Bla Car e Uber lo hanno fatto.

Proprio Car2GO ha portato in sala la sua esperienza con Giovanni Mestrello, responsabile dello sviluppo: “Ogni secondo e mezzo viene noleggiata una Car2Go in una parte del mondo. Questo dato primario, unito a quello che racconta di 30 città e 3 continenti raggiunti, spiega il successo di un’idea, unito a quello dell’intera compagnia. Ci vuole passione ma anche un know-how profondo del luogo in cui si va a operare. Il car sharing non è applicabile ovunque, con lo stesso successo. Lanciarsi a Milano è diverso che a Firenze, per ovvie ragioni dimensionali. Perciò bisogna studiare, nel dettaglio, il contesto di riferimento, per essere sicuri di offrire la risposta migliore a specifiche richieste. Per noi, si traduce nell’analisi di ogni singolo punto sulla mappa, sia in termini di revenue che di performance. Particolarmente in Italia i clienti ci hanno dato ragione: Milano è la città che meglio ha risposto all’introduzione di Car2Go, un elemento di soddisfazione e orgoglio”.

Come spiega Raffaele Vitale, EY Partner (MED Customer domain leader) gran parte dell’informazione geografica passa per lo schermo di un cellulare: “Il 64% del tempo speso su internet oggi avviene da mobile. Ne consegue che anche il budget advertising ha imparato a puntare sul messaggio via smartphone. In Italia è di 700 milioni di euro il valore della pubblicità veicolata agli utenti mobili, un ambito maturo, più di quanto si credi. Misurare il potenziale territoriale è dunque divenuto fondamentale per aziende operanti in settori differenti. Saper ottenere, gestire e sfruttare l’informazione geolocalizzata non è solo un elemento accessorio ma quanto mai necessario”.

Ma, tornando ai Big Data, non si può prescindere dal pensiero del professor Euro Beinat, accademico e Technology executive, esperto di rilevazioni empiriche su trend di massa: “Il comportamento umano, di per sé, non è prevedibile, non senza dati analitici. La localizzazione rappresenta una chiave di volta molto importante per abilitare piattaforme di significato davvero utili a livello globale. Pensiamo ai big data connessi ai comportamenti “migratori” dei turisti in Italia, che permettono di ricostruire modelli strategici di alto valore per enti pubblici e compagnie private. Ma non solo: la georeferenzialità può rispondere alle necessità di controllo del territorio, della salvaguardia di opere d’arte e, in generale, di tutti quelli ambiti dove circolano un bel po’ di persone”.

 

Ma in che modo la Location Intelligence potenzia i processi decisionali in ottica Digital Transformation? A rispondere è Emilio Misuriello, Amministratore Delegato di Esri Italia: “Da sempre ci occupiamo di sistemi territoriali. Abbiamo scommesso dal 1969 sull’importanza di saper dare senso a cosa racconta e descrive il territorio e, giunti a questo punto, possiamo dire di averci visto lungo. Quando si parla di trasformazione digitale non bisogna prendere in considerazione solo il cambio di vision di una compagnia ma anche i modi con cui, lo switch, si traduce nell’operatività quotidiana. Il dato geografico è un vettore di evoluzione che la maggior parte dei player possono adottare, in qualsiasi contesto di riferimento. È ciò che aiuta i decisori a integrare nei loro progetti, soluzioni avanzate di gestione geografica, recepite in maniera positiva sia dai partner che dai clienti finali. La versatilità delle applicazioni che usano una qualsiasi tipologia di mappa spiega il successo di un elemento che avevamo già sotto gli occhi e che andava solo implementato in strutture esistenti. Ma non siamo giunti al termine del percorso: per questo cerchiamo continuamente forze giovani, che portino in azienda idee dirompenti e qualificate”.

A termine della tavola rotonda, alcuni casi studio hanno ulteriormente confermato il vantaggio, nei confronti dei competitor, acquisito da chi ha scelto la geografia digitale come base del proprio percorso di capitalizzazione. Stefano Parisi, Managing Director South Europe di Bridgestone, ha descritto l’intelligenza geografica nella strategia di sviluppo di un network, paragonandola al gioco del Risiko; Simona Ratti, Activactions Assurance, Management & Planning di SKY Italia, ha invece raccontato come misurare e prevedere la sostenibilità dei partner SKY Service con la geolocalizzazione mentre Raffaella Chiocchini, Tecnologo Istat, ha spiegato i trend di trasformazione metodologica nella rilevazione statistica dell’ente, con l’uso della Location Intelligence.

L'articolo L’informazione geografica come base dei nuovi processi di business proviene da Data Manager Online.

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