Uber ti traccia, anche quando scendi dall’auto

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La startup collezionerebbe i dati degli utenti anche quando sono altrove, i difensori della privacy si fanno sentire

Uber ha aggiornato la sua applicazione mobile, introducendo un’opzione che non sembra riscontrare il successo sperato, soprattutto nei confronti dei difensori della privacy. Appena aperto, il software invita ad accettare le nuove policy, che prevedono la possibilità di accedere alla localizzazione dello smartphone (GPS o A-GPS) anche per un tempo superiore alla discesa dall’auto, ovvero dopo essere giunti a destinazione. Per quale motivo? Secondo la compagnia, “per migliorare le salite, le fermate, il servizio offerto e aumentare la sicurezza”. Tracciando i suoi clienti per ulteriori 5 minuti dal termine della corsa, Uber è sicura di poter incrementare la qualità della prestazione. Ma a che prezzo?

Cosa succede

Se si prova a rifiutare il consenso, attraverso l’opt-out proposta, ovviamente l’applicazione non funzionerà, richiedendo l’accesso ai dati geografici. In realtà, la questione si può aggirare inserendo a mano il luogo di partenza dal quale si richiede l’arrivo del taxi, senza dunque attivare il GPS. L’inghippo qui è che Uber vuole sapere dove si trova l’utente anche quando non sta usando la sua piattaforma, cosa tecnicamente possibile con un lavoro continuo in background. Il fatto è: per quale motivo si dovrebbero concedere informazioni del genere alla compagnia? “Questi cambiamenti non fanno altro che ignorare le decisioni della Federal Trade Commission – ha spiegato un portavoce dell’Electronic Privacy Information Centre (EPIC), che si batte proprio per i diritti digitali – mettendo in discussione i diritti di ogni consumatore. La FTC dovrebbe indagare a fondo su una pratica commerciale del genere”. La novità era stata anticipata in passato e, nonostante le critiche, è arrivata puntuale e sarà attiva presto nei principali paesi raggiunti dal servizio.

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