net neutrality – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:58:39 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png net neutrality – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Cosa succede ora che negli USA non c’è più la net neutrality
 https://www.datamanager.it/2018/06/cosa-succede-ora-che-negli-usa-non-ce-piu-la-net-neutrality%e2%80%a8/ Mon, 18 Jun 2018 09:45:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149771 La Federal Communications Commission ha confermato quanto già votato mesi fa: l’abrogazione delle regole sulla neutralità volute da Obama Sarebbe servito un colpo di coda del Senato e invece no, la net neutrality è scomparsa ufficialmente dagli Stati Uniti. Cosa comporterà tale scelta è impossibile dirlo ma gli scenari di business si aprono e perdono […]

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La Federal Communications Commission ha confermato quanto già votato mesi fa: l’abrogazione delle regole sulla neutralità volute da Obama

Sarebbe servito un colpo di coda del Senato e invece no, la net neutrality è scomparsa ufficialmente dagli Stati Uniti. Cosa comporterà tale scelta è impossibile dirlo ma gli scenari di business si aprono e perdono molti dei limiti che, a ragione o meno, Obama aveva voluto apporre durante l’ultimo mandato della sua legislatura. L’ex Presidente era infatti riuscito a trasformare la connessione a internet in un bene quasi di prima necessità, inserito comunque nella stessa fascia in cui, negli USA, si trovano servizi quali l’elettricità e il gas. Questo per impedire il sorgere di offerte commerciali lesive di un accesso libero e basilare, a cui tutti hanno diritto (pur di pagare un canone ovviamente).

Cosa succede

Nella pratica, prima della decisione della FCC, nessun operatore o fornitore di contenuti digitali negli USA avrebbe potuto differenziare gli utenti per qualità e quantità del servizio offerto. Ovvero: un Netflix di turno ha già l’opportunità di far pagare di più per fruire, con un singolo account, di film e video su dispositivi differenti, aumentando il prezzo dell’abbonamento. Ma non poteva creare pacchetti specifici (in quanto ad ampiezza del portfolio) a seconda del canone, come accade ad esempio per le Pay TV.

Il concetto è: Netflix ha un catalogo di base che deve essere lo stesso per tutti i clienti, senza distinzione territoriale, per un medesimo paese. Nel mezzo del discorso entravano anche le tecnologie di connessione: quando è arrivato il 4G, le telco interessate alla sperimentazione hanno attivato lo spettro gratuitamente con l’impossibilità di chiedere alle persone un costo maggiorato per il passaggio all’LTE avanzato.

L’eliminazione della net neutrality disegna un quadro globale che considera possibile quanto scritto sopra. Una privazione dei diritti fondamentali di ogni cittadino digitale per alcuni, una grande porta che si apre per aziende e imprenditori convinti che le innovazioni debbano comportare dei costi di acquisizione da parte dei navigatori. Per Trump, ad esempio, meno militi burocratici e legislativi permetteranno di far evolvere con un ritmo più veloce l’industria in senso lato, con più ampie opportunità di crescita.

Sarà davvero così? Al momento non vi sono elementi che facciano presagire simili cambi di rotta, verso strategie volte ad accogliere l’abrogazione della norma. Peraltro 22 Stati USA hanno già confermato la volontà di procedere come se la neutralità della rete fosse ancora attiva, per preservare l’integrità dei servizi minimi. Un status quo che per i sostenitori della FCC è contro la legge ma che soggetti imponenti, come Washington, New York e la California, considerano indispensabile.

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L’11 giugno la net neutrality negli USA sarà solo un ricordo https://www.datamanager.it/2018/05/l11-giugno-la-net-neutrality-negli-usa-sara-solo-un-ricordo/ Wed, 16 May 2018 13:46:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147662 La Federal Communications Commission annuncia l’entrata in vigore della norma che riporta le cose pre-2015 Dopo il voto di dicembre 2017, l’abrogazione della net neutrality procede spedita negli Stati Uniti. La Federal Communications Commission, che regola il traffico delle telecomunicazioni nel paese, ha annunciato per bocca del presidente Ajit Pai che l’11 luglio il Restoring […]

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La Federal Communications Commission annuncia l’entrata in vigore della norma che riporta le cose pre-2015

Dopo il voto di dicembre 2017, l’abrogazione della net neutrality procede spedita negli Stati Uniti. La Federal Communications Commission, che regola il traffico delle telecomunicazioni nel paese, ha annunciato per bocca del presidente Ajit Pai che l’11 luglio il Restoring Internet Freedom Order entrerà ad effetto. Per questo, le telco e i fornitori di servizi hanno meno di un mese per adattarsi alla normativa, che prevede anche un cambio circa la trasparenza; in peggio secondo alcuni (i democratici), in meglio per altri (i repubblicani).

Nel 2015 Barack Obama aveva varato il cambio di posizione del collegamento alla rete facendolo rientrare nel Title II del Communications Act, in cui vige un controllo più rigido sulle modalità commerciali intraprese dalle aziende interessate. Per quale motivo? Nel Title suddetto ci sono servizi di accesso primario, come il gas e l’elettricità, la cui fornitura deve essere garantita in maniera paritaria.

Cosa cambia

Con il voto di fine anno scorso invece, il web ricade nel Title I, notoriamente meno monitorato dagli organi addetti per quanto riguarda le operazioni commerciali volute dalle compagnie. In questo modo, secondo i repubblicani, si facilita l’innovazione (con un riferimento implicito al 5G), permettendo a chi ha più soldi di sperimentare nuove soluzioni, così da non essere bloccati dalle zavorre del mercato.

Dal canto loro gli oppositori parlano della fine di un internet libero e l’avvento di quella doppia corsia che in tanti paventano. Sarà effettivamente così? Nessuno può dirlo al giorno d’oggi però è ovvio che, in assenza di chiari paletti delimitatori, prima o poi si verranno a creare offerte specifiche che intendono l’accesso come qualcosa da poter contestualizzare, dividere in pacchetti e porzionare, distinguendo la connessione sui social da quella per le email, controllo del cloud o del p2p. Un paradiso per telco e produttori di contenuti.

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Washington si oppone alla legge contro la neutralità della rete https://www.datamanager.it/2018/03/washington-si-oppone-alla-legge-la-neutralita-della-rete/ Thu, 08 Mar 2018 19:00:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143036 È il primo stato a firmare una norma ad-hoc che ristabilisce la net neutrality come fondamento basilare della società connessa Solo qualche settimana fa, la Federal Communication Commission spazzava via la net neutrality come voluta da Barack Obama (e non solo) durante il suo ultimo mandato. Il presidente aveva infatti facilitato il passaggio della norma […]

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È il primo stato a firmare una norma ad-hoc che ristabilisce la net neutrality come fondamento basilare della società connessa

Solo qualche settimana fa, la Federal Communication Commission spazzava via la net neutrality come voluta da Barack Obama (e non solo) durante il suo ultimo mandato. Il presidente aveva infatti facilitato il passaggio della norma per stabilire internet come diritto fondamentale e indivisibile, all’interno della società connessa; qualcosa di comparabile a beni quali elettricità e gas. In poche parole, nessuno, telco o provider, avrebbe potuto spacchettare i servizi web o rallentare/velocizzare quantità e qualità del collegamento, a fronte di canoni e accordi diversi per tipologia di utente. Un assunto del genere è stato abrogato dalla nuova FCC, a maggioranza repubblicana.

Cosa succede

Diverse le critiche da parte degli esperti negli USA, contrarie a una sorta di liberalizzazione del traffico online. Da parte sua, un imprenditore come il presidente Donald Trump, ha basato la decisione di abrogare la norma per consentire uno sviluppo maggiore della tecnologia, tramite la sperimentazione di servizi e offerte eterogenee. Alcuni stati degli USA avevano lasciato intendere la possibilità di agire per conto proprio per rispondere alla questione, legiferando da sé sul tema. Ed ecco la prima conseguenza: Washington è il primo a varare il ritorno della net neutrality.

Il governatore Jay Inslee ha infatti firmato il piano bipartisan con cui ristabilisce il diritto alla connessione. In realtà, si tratta più di un atto pubblicitario che altro, visto che i singoli stati non possono sovrascrivere le leggi di organi federali, come la FCC. Washington sembra fregarsene, proseguendo sulla sua strada. Ora la palla passa alla Corte, dove probabilmente Inslee verrà chiamato in causa per aver contestato la Commissione.

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La FCC pubblica il nuovo ordine per la neutralità della rete https://www.datamanager.it/2018/02/la-fcc-pubblica-ordine-la-neutralita-della-rete/ Mon, 26 Feb 2018 14:31:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142135 Compie un passo decisivo verso l’adozione la nuova norma voluta dai repubblicani, che toglie ogni barriera alla creazione di corsie per internet Nel 2015 l’allora presidente Barack Obama creava, insieme alla Federal Communication Commission, il documento Open Internet Order. Si trattava di uno statuto molto importante, che definiva il web come bene di primaria necessità, […]

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Compie un passo decisivo verso l’adozione la nuova norma voluta dai repubblicani, che toglie ogni barriera alla creazione di corsie per internet

Nel 2015 l’allora presidente Barack Obama creava, insieme alla Federal Communication Commission, il documento Open Internet Order. Si trattava di uno statuto molto importante, che definiva il web come bene di primaria necessità, indivisibile e da garantire in ogni maniera. A distanza di poco più di due anni, il governo USA è tornato sui propri passi, togliendo l’appellativo alla rete e definendo nuovi parametri di intervento.

L’atto appena firmato ed emesso dalla FCC ha il nome di Restoring Internet Freedom Order e mette in lingua burocratica il voto espresso dalla commissione lo scorso dicembre: i service provider possono bloccare, rallentare o stabilire priorità nell’acceso al network, a seconda di proprie strategie commerciali o di quelle decise con i fornitori di contenuti. In altre parole: due clienti di uno stesso ISP, connessi da una medesima zona, potranno godere di accessi differenti e stabiliti in base alle offerte dei contratti. Tutta un’ipotesi, è chiaro, che ha il diritto di diventare realtà.

Cosa succede

C’è da dire che seppur la FCC abbia divulgato il nuovo ordine, questo non può ancora prendere effetto. Grazie alla legge Congressional Review Act, il Congresso ha 60 giorni per rigettare o accettare la norma, confermandola o aprendo un’ulteriore discussione. La bilancia politica non è per nulla chiara, anche perché il voro pro-abolizione della net neutrality è stato raggiunto per una sola preferenza in più, dunque in questi tre mesi tutto può cambiare.

Alcuni stati e città, come San Francisco, pensano a modi netti di proteggere la neutralità, ad esempio ponendola come requisito essenziali per qualunque ISP voglia offrire servizi basati sull’infrastruttura pubblica. Al momento 26 stati e 5 governatori hanno emesso ordini esecutivi a favore del mantenimento del precedente Open Internet Order ma bisogna muoversi: una volta scaduto il termine, non ci sarà più nulla da fare.

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Arriva Wehe, l’app per capire se è in corso la violazione della net neutrality https://www.datamanager.it/2018/01/arriva-wehe-lapp-capire-corso-la-violazione-della-net-neutrality/ Tue, 23 Jan 2018 19:30:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139432 Negli USA la neutralità della rete è un miraggio anche se le telco non hanno ancora “approfittato” della mossa di Trump. Però c’è un modo per capire quando viene messa da parte Oramai lo sappiamo: la Federal Communications Commission USA ha abrogato la norma su cui poggiava la neutralità della rete. Dopo poco più di […]

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Negli USA la neutralità della rete è un miraggio anche se le telco non hanno ancora “approfittato” della mossa di Trump. Però c’è un modo per capire quando viene messa da parte

Oramai lo sappiamo: la Federal Communications Commission USA ha abrogato la norma su cui poggiava la neutralità della rete. Dopo poco più di due anni dalla legge approvata sotto il governo Obama, i repubblicani hanno deciso che la net neutrality non è un diritto, anzi preclude l’innovazione e il miglioramento dei servizi. Presto, molto presto, telco e fornitori potranno offrire pacchetti di connessione dedicati a singole attività e non più onnicomprensivi del collegamento via internet. Vuol dire che, come peraltro accade in Portogallo con MEO, arriveranno offerte per navigare sui social, altre per fruire di contenuti multimediali in streaming o per le chat. Ciò comporterà, in teoria, un costo maggiore per chi vorrà un accesso senza limiti, con canoni probabilmente più alti. Ma non solo: in assenza di accordi di base, gli operatori avranno la possibilità di diminuire la velocità per alcune operazioni non considerate premium.

Cosa succede

Allo stato attuale, la normativa USA in materia di net neutrality vive un vero e proprio far-west. OK, Trump (perché anche se la firma è della FCC è evidente che la spinta sia arrivata dal tycoon), ha dato il via libera allo sdoganamento dei paletti ma senza creare un contesto applicativo di riferimento. Per questo già adesso chi offre servizi oltreoceano potrebbe violare la neutralità della rete. Per capirlo gli americani hanno Wehe, un’app che di recente ha assunto un valore assoluto, perché consente di capire quali software stanno subendo rallentamenti dall’alto, cioè che non dipendono da problemi generali di reti mobili o Wi-Fi.

Wehe pesca all’interno del suo database pubblico per analizzare la qualità media della connessione del singolo telefono, al momento solo iPhone, e avvisare nel caso di palesi limitazioni sulla singola attività, ad esempio la visione di un film o l’ascolto di una canzone. Senza una comunicazione del cambio delle strategie di business (del tipo paga di più per l’HD) è difficile capire il perché le telco dovrebbero già ora diminuire la velocità di alcune app ma non si possono escludere test e sperimentazioni, in vista di una riformulazione dell’offerta.

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Gli Stati Uniti rinunciano alla Net Neutrality https://www.datamanager.it/2017/12/gli-stati-uniti-rinunciano-alla-net-neutrality/ Fri, 15 Dec 2017 11:08:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137600 La FCC ha cancellato le norme a tutela della Net Neutrality e ciò significa che le aree rurali del Paese potrebbero avere un accesso ulteriormente limitato al web Internet dovrebbe essere una piattaforma libera e aperta ma negli Stati Uniti si sta concretizzando la possibilità di una Rete a due velocità. La Federal Communications Commission […]

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La FCC ha cancellato le norme a tutela della Net Neutrality e ciò significa che le aree rurali del Paese potrebbero avere un accesso ulteriormente limitato al web

Internet dovrebbe essere una piattaforma libera e aperta ma negli Stati Uniti si sta concretizzando la possibilità di una Rete a due velocità. La Federal Communications Commission (FCC), agenzia che si occupa di gestire le telecomunicazioni negli USA, ha dato voto favorevole alla cancellazione delle norme introdotte nel 2015 per difendere la Net Neutrality. Con la scomparsa delle regole ratificate durante l’amministrazione di Barack Obama, i provider o ISP potranno scegliere di garantire una maggiore velocità di banda ad alcuni servizi e piattaforme rallentando quelli di altri.

Eliminare la Net Neutrality significa che molte aree rurali statunitensi già colpite dal cosiddetto digital divide, cioè che usufruiscono di connessioni più lente rispetto al resto del Paese, potranno collegarsi al web attraverso un unico ISP e vedranno quindi limitata la loro libertà di scelta. Più della metà degli USA potrebbe subire le conseguenze del provvedimento. Inoltre è possibile che in futuro i provider possano imporre ulteriori sovrapprezzi. Contro la decisione della FCC si sono già scagliate molte delle multinazionali del web che in Europa sono accusate di non pagare il giusto ammontare di tasse. Aziende come Google, Facebook, Netflix, Microsoft, Uber e Amazon si sono raccolte sotto la bandiera della Internet Association e sono pronte a passare alle vie legali per chiedere al Congresso l’annullamento del provvedimento che elimina la Net Neutrality.

“L’industria di Internet si oppone all’abrogazione dell’Open Internet Order del 2015 voluta da Ajit Pai. Il voto di oggi rappresenta un distacco da oltre un decennio di consento ampio e bipartisan sulle regole che governano il mondo online. Fare affidamento sugli ISP e sulle loro promesse non garantisce la neutralità della Rete ed è un male per gli utenti”, afferma Michael Beckerman, presidente e CEO della Internet Association.

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Neutralità della rete a rischio negli USA https://www.datamanager.it/2017/05/neutralita-della-rete-rischio-negli-usa/ Fri, 19 May 2017 18:00:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=125099 La Federal Communications Commission ha votato per abrogare le norme sulla net neutrality stabilite da Obama. E ha vinto Tra qualche mese la neutralità della rete potrebbe solo essere un ricordo negli Stati Uniti. La Federal Comunications Commission ha infatti espresso voto favorevole circa la possibilità di abrogare le norme stabilite dall’ex presidente Brack Obama […]

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La Federal Communications Commission ha votato per abrogare le norme sulla net neutrality stabilite da Obama. E ha vinto

Tra qualche mese la neutralità della rete potrebbe solo essere un ricordo negli Stati Uniti. La Federal Comunications Commission ha infatti espresso voto favorevole circa la possibilità di abrogare le norme stabilite dall’ex presidente Brack Obama poco prima di lasciare il suo incarico, inerenti la salvaguardia del web nazionale, sotto forma di assenza di favoritismi a siti internet e servizi specifici. Nella pratica, la net neutrality vieta ai service provider di tassare i loro clienti per fruire meglio di una piattaforma legata a internet, che si tratti di uno streaming audiovisivo piuttosto che di un accesso più veloce ai file conservati sulla nuvola.

Cosa succede

E invece, guidata dal fedele di Trump, Ajit Pai, la FCC ha fatto marcia indietro, spiegando il ripensamento come la necessità di stabilire regole che incentivino l’innovazione tecnologica invece di frenarla. Secondo la commissione infatti, il mantenimento dello status quo come pensato da Obama, avrebbe causato un blocco degli investimenti in infrastrutture vista l’assenza di interesse da parte degli stakeholder nel migliorare le reti e sperimentare nuove soluzioni di connettività. Detta così, la motivazione potrebbe anche tenere ma è evidente che si aprono scenari allarmanti per il panorama digitale negli USA. Prima o poi, dovessero restare così le cose, gli ISP potrebbero pensare di accordarsi con i fornitori di contenuti per creare autostrade preferenziali verso l’accesso a determinati servizi, chiedendo uno sforzo economico maggiore ai navigatori per non restare utenti di serie b.

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Nokia, Vodafone e BT si impegnano per il 5G entro il 2020 https://www.datamanager.it/2016/07/nokia-vodafone-bt-si-impegnano-5g-entro-2020/ Wed, 13 Jul 2016 18:30:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105515 La più grande promessa delle connessioni del futuro si avvicina con la sigla di un manifesto comune Nokia, Vodafone, BT e tante altre compagnie internazionali hanno siglato un manifesto di intenti comuni con la promessa di collaborare per lo sviluppo del 5G, in Europa, a partire dal 2020. Il documento, firmato da un totale di 17 […]

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La più grande promessa delle connessioni del futuro si avvicina con la sigla di un manifesto comune

Nokia, Vodafone, BT e tante altre compagnie internazionali hanno siglato un manifesto di intenti comuni con la promessa di collaborare per lo sviluppo del 5G, in Europa, a partire dal 2020. Il documento, firmato da un totale di 17 CEO dai più importanti operatori al mondo, contiene una serie di linee guida da intraprendere per lo sviluppo della rete mobile di prossima generazione, che abiliterà una serie di funzionalità aggiuntive web-based. Il punto cruciale riguarda le tempistiche: la copertura del 5G dovrebbe ottenere una prima, importante, risposta a partire dal 2020 nel nostro continente, ovvero qualche anno dopo i primi test.

Ma la neutralità…

“Gli operatori europei hanno concordato il lancio del 5G in almeno una città di ognuno dei 28 paesi che fanno parte dell’unione – si legge – così da rendere concreto l’ecosistema del futuro”. Non sappiamo ancora quale comune italiano potrà sperimentare il successore dell’LTE ma, con tutta probabilità, la scelta ricadrà tra due delle città più importanti: Milano o Roma. “Una delle migliorie fondamentali portate dal 5G sarà la possibilità di fornire servizi virtuali su determinate porzioni di rete, così da soddisfare le richieste senza intasare la banda. Fette del genere sono pensate per lavorare su infrastrutture condivise, senza il deterioramento o la perdita di qualità durante l’accesso”. Secondo i firmatari, il problema principale nello sviluppo della rete 5G potrebbe arrivare dalle linee guida in materia di neutralità, di recente proposte anche in Italia e in attesa di arrivare al Senato. Il fulcro nella net neutrality è ovunque un po’ lo stesso e si basa sulla negazione dell’offerta di connessione internet a velocità diverse, migliori a fronte di un corrispettivo diverso dal canone sostenuto. Secondo i 17, porre delle barriere del genere vorrebbe dire negare l’innovazione.

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Neutralità della rete, la Camera approva il testo Quintarelli https://www.datamanager.it/2016/07/neutralita-della-rete-la-camera-approva-testo-quintarelli/ Fri, 08 Jul 2016 18:30:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105264 Le commissioni TLC e Trasporti votano all’unanimità il testo del deputato del Gruppo Misto che mira alla libertà della rete in un libero mercato 23 voti favorevoli su 23 presenti. Basterebbe questo a far capire la bontà della proposta di Stefano Quintarelli, deputato del Gruppo Misto, circa la libertà della rete e il libero mercato […]

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Le commissioni TLC e Trasporti votano all’unanimità il testo del deputato del Gruppo Misto che mira alla libertà della rete in un libero mercato

23 voti favorevoli su 23 presenti. Basterebbe questo a far capire la bontà della proposta di Stefano Quintarelli, deputato del Gruppo Misto, circa la libertà della rete e il libero mercato in Italia. Meglio conosciuta con termini anglosassoni come “net neutrality”, il testo passato alla Camera, e che si accinge dunque a valicare le porte del Senato, rappresenta una base fondamentale per la regolazione del panorama digitale nel nostro paese, uno spunto essenziale per il futuro dell’economy 2.0.

Cosa dice

Come già successo negli USA, il pilastro che regge la neutralità della rete si fonda sul diritto, per ogni cittadino, di accedere a servizi web senza limiti e velocità discriminanti. In altre parole, si rende illegittima la fondazione di una doppia corsia di accesso a internet, che ponga in una situazione di vantaggio chi decide di pagare un sovrapprezzo al canone concordato. Per questo non è consentito rallentare la fruizione di un servizio e di app “rispetto alla velocità alla quale sarebbe fornito a un utente nella stessa area, avente la medesima capacità di banda e con accesso illimitato alla rete” – si legge nel progetto di legge.

La parola è “priorità”

Ciò non vuol dire ammazzare il mercato a priori, visto che esistono delle deroghe. Le misure restrittive infatti possono essere applicate per ragioni specifiche, come la necessità di ridurre la congestione del traffico, le comunicazioni a mezzo web non richieste dall’utente finale (come la pubblicità ndr.), l’attivazione di un provvedimento legislativo nei confronti di una persona o di un portale/servizio”. La questione è complessa e certamente passibile di modifiche e migliorie. Ad esempio, si consente alle persone di richiedere velocità e stabilità maggiore di uso di internet per certe tipologie di contesti, pensiamo allo streaming video o audio.

Quello che Quintarelli propone è di permettere agli operatori di: “commercializzare servizi a valore aggiunto di prioritarizzazione di classi di traffico nella rete di accesso, per soddisfare una richiesta dell’utente riguardante il proprio segmento di rete di accesso”. I servizi a valore aggiunto (VAS), detti anche premium, sono forniti da telco ma anche società esterne attraverso SMS, MMS o connessione dati, sia su smartphone che computer. Comprendono: suonerie, loghi, meteo, news, oroscopi, sfondi, musica e video. Se un qualsiasi operatore decidesse di fornire tali VAS a velocità maggiori, per un prezzo maggiorato, potrebbe dunque farlo, spingendo (al di là dei testi burocratici) tante persone ad accettare la proposta pur di ottenere un contenuto qualitativamente migliore (pensiamo all’HD, al 4K). Il fatto che non sia chi offre la connessione ad obbligare il contraente ma il navigatore  stesso a chiederlo (formalmente, con una proposta sottoscritta online o in negozio) cambia poco. E si prosegue con: “la richiesta dell’utente deve essere liberamente espressa, sottoscritta, anche online, oggetto di un separato accordo tariffario e contrattuale rispetto al contratto di abbonamento alla rete internet”. In poche parole: si può continuare ad avere un accesso normale e basilare a internet, con la possibilità (teorica e attualmente inesistente) di ottenere un’esperienza migliore accettando un’offerta extra, che renda prioritario il traffico per quel servizio. Neutralità quindi, ma fino a un certo punto.

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Telecom Infra Project: Facebook connette il mondo https://www.datamanager.it/2016/02/telecom-infra-project-facebook-connette-mondo/ Tue, 23 Feb 2016 13:06:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=95227 Mark Zuckerberg ha presentato Telecom Infra Project, una collaborazione con le Telco per diffondere Internet a livello mondiale Durante il suo intervento al Mobile World Congress (MWC) 2016 il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha presentato un nuovo progetto chiamato Telecom Infra Project, una partnership di varie aziende nel settore della comunicazione che rientra nei “nostri […]

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Mark Zuckerberg ha presentato Telecom Infra Project, una collaborazione con le Telco per diffondere Internet a livello mondiale

Durante il suo intervento al Mobile World Congress (MWC) 2016 il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha presentato un nuovo progetto chiamato Telecom Infra Project, una partnership di varie aziende nel settore della comunicazione che rientra nei “nostri sforzi per connettere il mondo attraverso Internet.org”.

L’obiettivo di Telecom Infra Project è quello di sconfiggere il Digital Divide globale diffondendo Internet in tutto il mondo e favorire un abbassamento delle tariffe per accedervi attraverso progetti innovativi come l’energia solare, hot spot Wi-Fi condivisi e satelliti con trasmissioni laser. Al momento collaborano al progetto 30 grandi aziende come Deutsche Telekom, Intel, Nokia e SK Telecom. L’obiettivo di Facebook, che ha aperto Istant Articles a tutti gli editori, è anche quello di accelerare lo sviluppo del 5G, una tecnologia che secondo Zuckerberg sarà favorita dalla diffusione della realtà virtuale.

Il CEO di Facebook ha anche parlato del fallimento di Free Basics in India. La funzione di Internet.org, che consente di accedere a particolari servizi di base anche con una connessione lenta, è stata infatti bloccata dall’autorità per le telecomunicazioni locali perché violerebbe la Net Neutrality. “La missione di Facebook è connettere il mondo – ha detto Zuckerberg – e quello che abbiamo imparato in India con Free Basics è che ogni Paese è differente. E che i modelli che hanno funzionato in un Paese non è detto vadano bene per un altro”.

Infine, il CEO di Facebook ha risposto alle critiche di coloro che ritengono che la volontà di estendere l’accesso a Internet a tutta la popolazione mondiale sia dettata dal business più che da motivi umanitari. “Ci sono 4 miliardi di persone ancora senza Internet. Rischiamo di ritrovarci nel 2020 con la stessa cifra se non faremo qualcosa.  – ha sottolineato Zuckerberg – Vi pare possibile che gli operatori di telefonia mobile possano continuare a crescere raddoppiando le tariffe che saranno utilizzate solo dalle persone più ricche? Vogliamo aiutare le persone ad avere Internet, è un investimento che vogliamo fare con i nostro partner, tutto qui”.

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