rivistaaprile2024 – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 24 Apr 2024 07:34:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png rivistaaprile2024 – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 CY4GATE, conoscere per difendersi https://www.datamanager.it/2024/04/cy4gate-conoscere-per-difendersi/ Mon, 22 Apr 2024 09:22:37 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236595 Nato dieci anni fa da una costola di un importante fornitore italiano della Difesa, il vendor di cybersecurity quotato su Euronext STAR si presenta con una proposta integrata e una strategia commerciale orientata al mercato Corporate su scala europea Tra infrastrutture IT che evolvono, vanificando i tradizionali approcci alla difesa “perimetrale”, e attaccanti sempre più […]

L'articolo CY4GATE, conoscere per difendersi proviene da Data Manager Online.

]]>
Nato dieci anni fa da una costola di un importante fornitore italiano della Difesa, il vendor di cybersecurity quotato su Euronext STAR si presenta con una proposta integrata e una strategia commerciale orientata al mercato Corporate su scala europea

Tra infrastrutture IT che evolvono, vanificando i tradizionali approcci alla difesa “perimetrale”, e attaccanti sempre più motivati da interessi economici o addirittura geopolitici, l’efficacia di una strategia di cybersecurity dipende da strumenti, competenze e mentalità diversi da quelli che le imprese sono abituate a prendere in considerazione. E questo rappresenta una buona opportunità per realtà come CY4GATE, il player italiano nato in un contesto in cui concetti come sicurezza e intelligence vengono presi estremamente sul serio. L’italianità è certamente uno dei primi fattori che possono pesare sulla scelta dei fornitori in un comparto dominato fino a poco fa dai grandi player americani e israeliani: perché i regolamenti europei in materia di cybersecurity, creano un forte legame tra conformità e sovranità del dato. Fondata nel 2014, CY4GATE fa parte di ELT Group, attivo da oltre settant’anni nel comparto della Difesa cross dominio. «Quella di CY4GATE – racconta la presidente, Domitilla Benigni, CEO e azionista con la sua famiglia di ELT Group – è una storia di successo: un progetto nato dall’intuizione della nostra azienda che, forte della propria expertise nel settore della Difesa, ha individuato con molto anticipo un importante gap sul dominio cyber sul quale ha deciso di investire». Evidentemente, i radar di mercato di ELT Group devono averci visto giusto.

LA RISPOSTA A TANTE ESIGENZE

«In questi dieci anni – prosegue Domitilla Benigni – CY4GATE ha cambiato completamente volto, accrescendo e rafforzando le proprie competenze, investendo nel proprio capitale umano, allargando la propria sfera geografica di influenza, curando i propri rapporti con clienti e partner». Il motivo di questo successo – secondo il presidente di CY4GATE – discende dal fatto che il know-how che oggi viene messo a disposizione dei settori dell’industria civile ha una base molto solida cresciuta e sviluppata nel settore della Difesa, contesto di origine di ELT Group. «All’epoca avevamo intuito che il fenomeno della digitalizzazione che ha investito anche l’ambito militare – dove ormai si parla di “Internet of Battlefield Things” – avrebbe portato all’aumento della superficie di esposizione. Inizialmente, le attività di ricerca e sviluppo di CY4GATE si sono focalizzate sulla sicurezza e sulla resilienza cyber delle piattaforme militari, ampliando successivamente il focus verso la cyber intelligence».

Altro elemento distintivo e di forza di CY4GATE è la capacità di trasformare competenza ed esperienza in soluzioni innovative, progettate per affrontare una vasta gamma di esigenze di sicurezza. Dalla gestione delle minacce note all’analisi e alla preparazione per quelle ancora ignote, CY4GATE si fa strada attraverso il panorama della sicurezza con tecnologie proprietarie all’avanguardia. «Il tema della sovranità tecnologica, trasportato anche in CY4GATE – conclude Domitilla Benigni – è di grande rilevanza nel settore della Difesa: per competere in questa arena è necessario assicurare che le forniture di avanzate tecnologie non siano condizionate dalle dinamiche della geopolitica, da potenziali interruzioni della supply chain o ancora peggio da possibili leak di dati sensibili».


#Coverstory Sicurezza senza compromessi, #CY4GATE pioniere nell’analisi delle minacce emergenti
Click To Tweet


TEATRI DI CYBERWAR

L’obiettivo strategico – diventare, su scala europea, il punto di riferimento di una cybersecurity Made in Italy – viene affidato, poco dopo la prima quotazione in borsa di CY4GATE (siamo nel 2020, all’epoca sul listino Euronext) alla guida del CEO e general manager Emanuele Galtieri. È lui a spiegarci come CY4GATE sia arrivata a disporre di un set di capacità così esclusive e integrate. Tutto parte dalla comprensione della centralità della rete, anche per quanto riguarda gli asset tecnologici utilizzati in ambito militare. «Se anche la missione di un esercito diventa network centrica, il rischio della vulnerabilità diventa concreto e ha molto senso dar vita a un player che ha come core business la difesa cyber ed è in grado di mescolare all’elettronica dei sistemi un livello di protezione delle reti che rappresenta un vero valore aggiunto» – afferma Galtieri. «In quel momento, ci consideravano dei precursori, ma i conflitti in corso oggi ci dimostrano che la cyberwar può provocare danni molto seri a tutte le infrastrutture». Oggi, per rendersene conto basterebbe considerare, per esempio, i disturbi ai segnali GPS che i piloti civili rilevano nei cieli che confinano con il teatro di guerra tra Russia e Ucraina.

CY4GATE diventa così uno sviluppatore di soluzioni per la sicurezza informatica e la cyber intelligence, intesa come capacità di raccogliere dati da fonti eterogenee, metterli in correlazione e fornire informazioni, insights e raccomandazioni per prendere decisioni migliori, anche a livello aziendale. «Analogamente – prosegue Galtieri – cybersecurity significa capacità di individuare per tempo le potenziali minacce rivolte a istituzioni e aziende, generare una serie di segnali di allarme e garantire, anche in caso di attacco, la continuità operativa». CY4GATE esercita un rigido controllo sulla proprietà intellettuale delle sue soluzioni principali, sviluppate internamente dalle aziende del gruppo e offerte ai clienti con un approccio personalizzato e su misura per rispondere in maniera puntuale alle esigenze di verticalizzazione e customizzazione dei clienti. «Non vendiamo a scatola chiusa, ma cercando ogni volta di recepire i requisiti del cliente» – afferma Galtieri. «Una qualità molto apprezzata, perché riusciamo ad adattarci molto bene ai sistemi preesistenti». Ma anche una modalità che aiuta a estendere la base potenziale di una clientela che oggi comprende aziende di grandi e medie dimensioni in vari settori industriali, istituzioni pubbliche, in Italia e all’estero. L’espansione a livello globale della sicurezza Made in Italy rappresenta uno degli obiettivi di CY4GATE, che da subito ha puntato alla solidità finanziaria attraverso la quotazione in Borsa, proprio come base per accelerare lo sviluppo delle tecnologie e l’accesso ai mercati internazionali.


#Coverstory #CY4GATE si fa strada nel panorama del cyber risk con tecnologie proprietarie all’avanguardia
Click To Tweet


Le decisioni in materia sono affidate al chief financial officer Marco Latini. «Nel 2014 siamo nati con lo spirito di una startup, in joint venture con la modenese Expert Systems – oggi – ExpertAI. Per cinque anni, l’azienda si è dedicata esclusivamente allo sviluppo dei prodotti» – racconta Latini, evidenziando la necessità di questa fase preliminare nel contesto della cybersecurity, dove la crescita è vincolata a solide fondamenta. «Al tempo stesso, abbiamo instaurato relazioni forti con clienti altrettanto forti. Nel 2020, CY4GATE ha deciso di estendere la propria attività al mercato enterprise, iniziando con successo il processo di quotazione iniziale (IPO) sul mercato alternativo del capitale di AIM Italia, successivamente noto come Euronext Growth. Questa operazione ha permesso la ristrutturazione del capitale sociale e ha fornito le risorse necessarie per la fase successiva di consolidamento dell’azienda».

Marco Latini CFO di CY4GATE

ROBUSTEZZA FINANZIARIA

Nel 2022, CY4GATE ha effettuato una seconda raccolta di capitali per costituire una risorsa strategica destinata a future acquisizioni. Parallelamente – continua Latini – abbiamo realizzato il cosiddetto “translisting” ossia il passaggio al segmento superiore di borsa, completato lo scorso anno». In questo modo, CY4GATE transita dal mercato non regolamentato di Euronext Growth al mercato regolamentato di Euronext STAR, affiancandosi a imprese italiane altrettanto ambiziose, pronte a interagire con investitori nazionali e internazionali. Accanto agli azionisti dichiarati, tra questi i più rilevanti in termini di quote sono Elettronica spa (ELT Group) e TEC Cyber, ci sono gli investitori attivi sulla parte flottante del capitale, tra i quali spiccano diverse realtà importanti e istituzionali, come First Capital, Algebris, AXA e il fondo sovrano della Norvegia. Al di là dell’andamento del valore del titolo, Latini rileva il positivo andamento del volume medio giornaliero scambiato, superiore alle 82mila azioni. «È il segno di una maturazione che equivale a una maggiore stabilità» – spiega il CFO. «In periodi di bassa attività, anche piccole variazioni possono scatenare fluttuazioni significative. L’innovazione richiede un investimento iniziale e una spesa anticipata per generare maggiori ricavi nel tempo. In molti casi, il principale ostacolo all’innovazione in Italia risiede proprio nella difficoltà di accettare appieno questo concetto».

Se la ricerca è stata la linfa vitale di un’azienda così prodotto-centrica, l’arma degli M&A ha avuto un fortissimo effetto accelerante. «Portare a termine un’acquisizione – continua Latini – permette anche di mettere a catalogo nuovi prodotti, come accaduto nel 2023 con Diateam e recentemente con XTN, fondamentale anche ad acquisire nuovi talenti. E questo ci permette di andare incontro alla nostra volontà di servire in modo olistico il cliente, in un’ottica end-to-end che ci distingue molto dalla concorrenza. Tipicamente, c’è una cesura tra offerta di soluzioni di cyber intelligence e sicurezza informatica: noi dominiamo entrambi i segmenti, offrendo una sicurezza che parte da una profonda comprensione delle tattiche di chi attacca».

ACCELERARE LA CRESCITA

Anche per il CEO e general manager Emanuele Galtieri, la quotazione avvenuta quattro anni fa ha giocato un ruolo fondamentale nel garantire visibilità e risorse, che sono state messe a frutto in una serie di acquisizioni importanti. Dal 2021 al ritmo di un’operazione all’anno, nel gruppo CY4GATE sono confluite diverse realtà. RCS Lab, specializzata in soluzioni a supporto del mondo Law Enforcement, XTN Cognitive Security la realtà padovana che sviluppa soluzioni antifrode basate sull’AI e destinate alle banche, ma estendibili anche ad altri settori; e la società francese DIATEAM dalla quale proviene una delle soluzioni più differenzianti di CY4GATE, l’Hybrid Digital Twin. «La piattaforma virtuale – spiega Galtieri – è in grado di creare un gemello digitale rappresentativo della rete informatica che viene utilizzata per valutare la resilienza agli attacchi e addestrare gli amministratori a rispondere con contromisure efficaci».


#Coverstory #CY4GATE il punto di riferimento europeo per una #cybersecurity Made in Italy
Click To Tweet


CY4GATE continua del resto a monitorare i mercati alla ricerca di ulteriori opportunità, con l’obiettivo di individuare nuove tecnologie sia per aumentare know-how e soluzioni verticali sia per incrementare portafoglio clienti e presenza sul mercato. «L’evoluzione futura sarà, a brevissimo termine, quella di offrire un approccio integrato che vede nelle nostre capability tecnologiche il vero vantaggio competitivo in grado di rispondere a chiare esigenze di business in ambito di prevenzione, protezione e recovery, potenziando anche l’erogazione di servizi, molto richiesti dalla clientela Corporate. Questo è un aspetto che seguiamo da vicino, attraverso l’academy interna che istituisce veri e propri master specialistici» – precisa Galtieri.

Nel giro di pochi anni, attraverso queste operazioni CY4GATE si è trasformata da startup innovativa che all’inizio fatturava 1,5 milioni di euro a una azienda con quasi 70 milioni di fatturato e 500 collaboratori, tre sedi principali in Italia (Roma, Milano, Torino e Padova) e filiali a Madrid e a Brest, in Francia, dove lavorano complessivamente 70 persone. Una realtà importante che fa leva su tecnologie all’avanguardia, in prima battuta l’intelligenza artificiale, per contrastare minacce altrettanto evolute. Un player che, oltre al gioco di sponda con la casa madre e le sue relazioni con mercati internazionali di clienti nel mondo della difesa e governativo, può contare su un crescente numero di partnership strategiche con aziende indipendenti: tra queste Galtieri cita una azienda italiana molto interessante, Reco, impegnata sul fronte dell’AI per il riconoscimento delle immagini.

Andrea Pompili chief scientist officer di CY4GATE

VISIBILITÀ TOTALE

Il responsabile scientifico dell’offerta CY4GATE nell’ambito della sicurezza e dell’intelligence è il chief scientist officer Andrea Pompili. Dal 2014, da quando cioè i vertici di ELT hanno avvistato le promettenti opportunità nei mercati civili, Pompili ha contribuito assieme al Direzione Tecnica ad orchestrare le competenze nel campo del software e dei servizi per la protezione cibernetica e del supporto decisionale, fino a quel momento, distribuite all’interno di numerose realtà che collaboravano dentro e fuori dal gruppo. «Quando ti confronti con il mercato delle imprese – spiega Pompili – capisci che l’orizzonte temporale entro il quale devi fornire delle soluzioni integrate non è più quello dei progetti a lungo termine delle forniture del mondo della difesa: l’intuizione e la velocità sono un fattore molto importante. CY4GATE ci ha permesso di mettere insieme tecnologie e know-how che avevamo in casa, aggiungendo consapevolezza e organizzazione».

L’approccio alla creazione di prodotti o servizi nel settore della Difesa è radicalmente diverso rispetto a quello che guida oggi un’azienda come CY4GATE. «Nel primo caso – continua Pompili – il fornitore di tecnologie lavora di solito su singole componenti di sistemi molto più vasti, e il cliente riceve quella componente insieme alle istruzioni per integrarla e diventa completamente autonomo. Sui mercati tradizionali, i clienti devono essere guidati verso il prodotto e raramente sono interessati alla singola componente». A questo punto, entra in gioco l’intera expertise consulenziale di CY4GATE, pronta a offrire un sostegno completo al cliente sin dalla fase di analisi delle criticità e vulnerabilità, fino alla progettazione di soluzioni di sicurezza informatica efficaci. Tale supporto comprende anche l’evoluzione nel tempo di queste soluzioni e l’ampia gamma di servizi disponibili per il cliente. «In altre parole non devo focalizzarmi solo sul prodotto, ma sull’uso che il mio cliente può farne» – spiega Pompili. «Se l’obiettivo è garantire un modello efficace di sicurezza, CY4GATE ha organizzato, come se fossero pezzi di un puzzle, cinque componenti fondamentali: la sicurezza degli endpoint, l’intelligence sulle minacce, le funzionalità di cyber threat hunting, una componente di intelligence decisionale per il coordinamento di tutte queste capacità».


#Coverstory #CY4GATE L’italianità come vantaggio nel mercato della sicurezza e della compliance
Click To Tweet


Non è stato un lavoro facile proprio perché alle origini delle soluzioni CY4GATE, c’era un insieme molto vasto di tecnologie verticali che andavano a coprire una grande varietà di aspetti della sicurezza informatica. Questo è stato possibile grazie al coordinamento di cinque gruppi di persone impegnate su altrettante aree di competenza, alle quali si sono aggiunti altri ingegneri e specialisti con le varie acquisizioni. Parliamo di un totale di 350 esperti che portano avanti l’R&D dell’azienda attraverso un grande sforzo di integrazione e convergenza tecnologica. Per ottenere una proposition in grado di dare vero valore aggiunto, occorre infatti ragionare in una logica di ecosistema, selezionando le funzionalità che possono agire in simbiosi, aggiungendo eventuali elementi più specifici ma in grado di dare più forza e resilienza all’intero sistema.

CY4GATE non si limita esclusivamente al concetto tradizionale di protezione. «Pensiamo invece a una porta intelligente in grado di risolvere in maniera efficace il vero problema» – afferma Pompili. «Gli attacchi odierni sono così sofisticati e ben organizzati che diventa prioritario concentrarsi sulle azioni da intraprendere quando la prima linea di difesa cede. Più che su una invulnerabilità impossibile da raggiungere, bisogna lavorare sull’identificazione e gestione delle minacce, sulla continuità del business e sulla consapevolezza delle limitazioni tecnologiche a fronte di un eventuale attacco». Questo obiettivo – secondo Pompili – può essere raggiunto con un’arma molto potente: coprire tutte le capacità necessarie dalla sinistra alla destra del “boom”, ovvero del punto zero di un evento, partendo dalla visibilità – in altre parole – avere a disposizione e analizzare quelle che possono essere anche tracce di un attacco o scie lasciate da una violazione, ma anche di essere consapevoli della postura cyber delle reti e dei sistemi che compongono la catena di fornitura esterna all’azienda. Stiamo parlando di un livello profondo di visibilità favorita da una robusta dose di intelligenza artificiale che aiuta a filtrare le informazioni, restando velocissimi nel rispondere, nel riconfigurare i sistemi e nel ridurre la futura esposizione al rischio.

Fabio Cipolat direttore commerciale direzione Corporate di CY4GATE

VALORI DA VENDERE

Se a Pompili è materialmente affidata la strategia integrata di cybersecurity ad alto valore aggiunto, il direttore commerciale per la clientela di livello Corporate in Italia ed Europa Fabio Cipolat ha il compito di portare questa soluzione verso il mercato. «La difficoltà principale sta nel trovare un linguaggio comune per spiegare la sfida tecnologica – affrontata dagli ingegneri coordinati dalle direzioni tecniche – a un mercato molto dinamico, che guarda solo al valore aggiunto che CY4GATE può portare. Serve attenzione, tanta presenza e capacità di vivere le realtà dei clienti» – spiega Cipolat. Per individuare il linguaggio più adatto, la divisione commerciale di CY4GATE ha potuto far leva sulle numerose referenze acquisite in vari settori del mondo istituzionale, però riadattando le modalità di azione a un contesto con dinamiche, esigenze, procedure e processi molto diversi, ancorché orientati a un medesimo scopo, la sicurezza digitale. «Ecco perché nel contesto Corporate stiamo evolvendo da un approccio basato su varie linee di prodotto a favore di una visione più olistica e business-oriented».

Svincolarsi dalla logica dell’insieme di strumenti verticali ma separati, aiuta anche a relazionarsi col cliente sulle visioni del business, vivendo insieme le necessità di prima linea. «Ovviamente, la nostra azione commerciale passa per il tradizionale modello del canale indiretto, della relazione con i VAR e con il Distributore» – continua Cipolat. «Ma dobbiamo essere “direct touch” nel comunicare con i nostri clienti, nel comprendere le loro esigenze e offrire di conseguenza una soluzione che per loro ha un valore preciso». Questo mutato approccio già avviato nell’ultimo trimestre del 2023 per le attività nel mondo Corporate, prevede quindi la creazione di una struttura commerciale, di prevendita e di marketing con una forte capacità di intervenire sulle personalizzazioni richieste dal cliente. In un mercato civile molto più frammentato rispetto al mondo governativo in cui è inserito ELT Group, CY4GATE ha definito una strategia mirata in base al customer target, che sia questo un major account, una large enterprise o una mid-corp. «Ci stiamo strutturando con un’offering e una strategia di canale per rispondere alle diverse esigenze di diversi target di clienti. E dal giorno zero – afferma Cipolat – vogliamo essere internazionali, perché il mercato ha bisogno di un player europeo sia per questioni legate alle normative vigenti, sia perché la situazione globale è instabile e può mettere in difficoltà i tradizionali fornitori».

Il focus iniziale del mercato Corporate sarà però sull’Italia, che nell’insieme delle sue imprese civili rappresenta un formidabile “greenfield”. Partita ufficialmente a gennaio 2024, la squadra di Cipolat vede già esecutivi dei responsabili vendite tra Milano e Torino e altri account su Roma nonché un team di risorse tecniche per la prevendita e personale dedicato al marketing. Con il suo supporto, le nuove assunzioni andranno a integrare le competenze esistenti, creando un team ancora più forte e versatile.

Il mercato è diviso inizialmente per aree territoriali e Cipolat prevede una segmentazione per settori di business, ma con gradualità. Sul fronte indiretto, sono già stati raggiunti i primi accordi di distribuzione, per esempio, con Attiva Evolution divisione di Attiva spa, che affiancherà CY4GATE sul mercato Corporate sia nell’area cyber security, sia nel decision intelligence. Altri accordi vengono perseguiti con gli operatori TLC e con i cloud provider, anche in ottica di Managed security services. L’azione commerciale si articolerà anche grazie alla capacità di generare e coltivare relazioni attraverso il contatto diretto, soprattutto verso quelle grandi realtà industriali dei settori privati: finance, energia, utility, manifatturiero in primis. «Per scalare, dobbiamo farci conoscere e apprezzare dalle grandi imprese private. Facendo capire il valore delle nostre soluzioni e della nostra funzione di partner tecnologico». Dieci anni dopo la sua fondazione, la storia della nuova CY4GATE inizia quindi dal posizionamento anche sul mondo Corporate che lo identifica definitivamente tra i principali vendor di soluzioni di sicurezza end-to-end. L’indiscussa carica innovativa della sua tecnologia, la lunga presenza in ambienti operativi ad alta criticità, la possibilità di garantire ai clienti prossimità logistica e culturale, e – non da ultimo – la solidità finanziaria, possono essere la chiave per affermarsi a livello europeo in un segmento che può trovare nel Made in Italy la cifra distintiva e la creatività di cui ha bisogno.

Foto di Gabriele Sandrini

L'articolo CY4GATE, conoscere per difendersi proviene da Data Manager Online.

]]>
L’AI al servizio dell’automazione in banca https://www.datamanager.it/2024/04/lai-al-servizio-dellautomazione-in-banca/ Wed, 17 Apr 2024 13:19:05 +0000 https://www.datamanager.it/?p=235989 Sopra Steria potenzia l’automazione bancaria e rende tangibili i vantaggi dell’AI per ottimizzare processi e migliorare la relazione con il cliente finale Ai tradizionali driver dell’automazione, oggi si aggiunge la promessa di qualcosa di nuovo. La possibilità di fare un netto salto di qualità. Secondo Giuseppe Marceddu, deputy director – divisione Servizi Finanziari di Sopra […]

L'articolo L’AI al servizio dell’automazione in banca proviene da Data Manager Online.

]]>
Sopra Steria potenzia l’automazione bancaria e rende tangibili i vantaggi dell’AI per ottimizzare processi e migliorare la relazione con il cliente finale

Ai tradizionali driver dell’automazione, oggi si aggiunge la promessa di qualcosa di nuovo. La possibilità di fare un netto salto di qualità. Secondo Giuseppe Marceddu, deputy director – divisione Servizi Finanziari di Sopra Steria Italia, l’attuale dibattito aperto sui temi dell’automazione nel settore bancario dimostra che l’intelligenza artificiale è qualcosa che può sparigliare le carte: «L’AI rappresenta una vera e propria rivoluzione e non un semplice perfezionamento dei processi tradizionali». Con l’avvento delle nuove tecnologie dell’automazione, in tutte le geografie in cui opera Sopra Steria, si è scatenata la corsa a una progettualità nuova. A cominciare dal back office dove la Robotic Process Automation è diventata uno strumento che, oltre a superare le barriere di tempo e di orario lavorativo, consentono di valorizzare al massimo le attività delle risorse. Inoltre, alcuni processi core, come l’on-boarding dei clienti vengono resi più efficienti e innovativi. «Tutto questo è servito anche per spostare l’interesse del cliente dall’aspetto puramente tecnologico a quello organizzativo. Ed è a queste nuove esigenze dei clienti che Sopra Steria risponde grazie a consolidate competenze ed esperienze sui processi di business, oltre che sugli aspetti IT».

UPSKILLING E CONDIVISIONE

Le esperienze maturate attraverso progetti con forti componenti di AI rivolti a una base clienti sempre più ricettiva in materia, hanno spinto Sopra Steria a consolidare questa capacità progettuale in un vero e proprio programma di trasformazione dedicato all’AI. «Nasce così rAIse, il nuovo programma globale che ha l’obiettivo di valorizzare il patrimonio di conoscenza che abbiamo maturato nel settore dell’intelligenza artificiale e dare valore attraverso una tecnologia così abilitante». In seno alle diverse country – continua Marceddu – rAIse è anche un’ottima opportunità per fare upskilling delle persone e mettere a fattor comune i progetti sviluppati per i clienti sui diversi mercati. Tutto questo attraverso un presidio che ha una presenza internazionale e intersettoriale guidato, nelle diverse sedi, da veri e propri “sponsor” e coordinatori che assicurano il presidio di tutti i mercati, non solo di quello finanziario. «Una condivisione che, già oggi, ci ha permesso di proporre al mercato una diversificata serie di use case e proof of concept, già implementati presso alcuni istituti bancari» – rileva Marceddu.

L’AI COME NUOVO STANDARD

Sopra Steria rende tangibili i vantaggi dell’AI: che si tratti di rivelare, attraverso il deep learning, insights e informazioni nascoste, oppure di rendere praticamente autonome procedure che oggi coinvolgono l’attività ripetitiva di svariate persone – l’interesse da parte del cliente è ormai un fatto assodato. Sfruttando la potenza della tecnologia AI in collaborazione con uno dei suoi partner, Sopra Steria ha supportato un importante istituto bancario nell’ottimizzazione dei processi di acquisizione clienti, riducendo al minimo la burocrazia necessaria. Questo si è tradotto in una drastica diminuzione delle visite in filiale e delle firme manuali richieste durante il processo di registrazione. «Le applicazioni dell’AI sono molteplici e possono interessare vari aspetti, tra cui la conformità normativa e delle regole interne, nonché il miglioramento della relazione con il cliente finale così come delle attività interne di gestione delle risorse umane, a sostegno dei dipendenti» – spiega Marceddu. Insomma, nella lunga storia di automazione della banca, l’intelligenza artificiale è oggi un nuovo standard.

L'articolo L’AI al servizio dell’automazione in banca proviene da Data Manager Online.

]]>
Seguire le briciole di pollicino per massimizzare la resilienza cyber https://www.datamanager.it/2024/04/seguire-le-briciole-di-pollicino-per-massimizzare-la-resilienza-cyber/ Wed, 17 Apr 2024 13:18:53 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236130 La soluzione avanzata di cyber Threat Hunting di CY4GATE per identificare e contrastare le minacce cyber nel settore bancario. Osservabilità avanzata, fiducia zero Il settore bancario vede la sua dimensione phygital crescere a dismisura, con molte transazioni che passano ormai esclusivamente per i canali digitali e le filiali che diventano dinamici hub che accolgono clienti […]

L'articolo Seguire le briciole di pollicino per massimizzare la resilienza cyber proviene da Data Manager Online.

]]>
La soluzione avanzata di cyber Threat Hunting di CY4GATE per identificare e contrastare le minacce cyber nel settore bancario. Osservabilità avanzata, fiducia zero

Il settore bancario vede la sua dimensione phygital crescere a dismisura, con molte transazioni che passano ormai esclusivamente per i canali digitali e le filiali che diventano dinamici hub che accolgono clienti e operatori ad alta mobilità. In questo scenario, l’automazione combinata con il machine learning e applicata alla sicurezza, possono essere uno straordinario fattore abilitante. Con il suo approccio integrato alla cybersecurity, CY4GATE – il player europeo di cybersecurity, parte di ELT Group, – punta a dare osservabilità sia sul lato sinistro e su quello destro dell’orizzonte di attacco (il c.d. left e right side of the boom). In altre parole: tanto sui segnali preparatori come sulle successive tracce lasciate dagli attaccanti. Ma è possibile proteggere da attacchi e compromissioni il perimetro infrastrutturale sempre più indefinito che circonda il business digitale sempre più pervasivo delle banche come di qualsiasi altra organizzazione? La risposta è sì, ma bisogna mettere al centro l’uomo, mettendogli a disposizione quegli strumenti di “decision augmentation” che ci danno il tempo di decidere. Parola di Andrea Pompili, chief scientist officer di CY4GATE.

SULLE TRACCE DELLE MINACCE CYBER

«La protezione perimetrale da sola è insufficiente» – spiega Pompili. «L’approccio deve essere quello del Cyber threat Hunter». Tutto parte da un’ipotesi di attacco, che uno specialista di sicurezza dal suo posto di comando deve poter validare cercando eventuali anomalie nel dominio di interesse e validarne l’effettiva compromissione: con questo approccio proattivo tutto il contesto partecipa a identificare le zone grigie partendo dagli end-point, dalla rete e dalle telemetrie presenti, mettendo insieme elementi diversi, vere e proprie “briciole di pollicino” che se correttamente interpretate portano a identificare la minaccia, ripristinare dati e operatività e a imparare per il futuro. L’esperienza di CY4GATE e di tutto il gruppo ELT nel mondo delle forniture per la difesa, cross-dominio,è un bagaglio che aiuta a far fronte a problematiche di sicurezza che hanno origine da attaccanti motivati, in grado di seguire strategie complesse su ampi orizzonti temporali. «La fase di attacco può durare pochissimo ma quella preparatoria in molti casi può richiedere dei mesi. Per questo è così importante avere la capacità di osservare e capire che cosa sta succedendo».


#banking Cacciatore di minacce, X-Gard #Cy4Gate – Osservabilità avanzata, fiducia zero
Click To Tweet


LA CONSAPEVOLEZZA SITUAZIONALE

Sul lato sinistro dell’incidente, l’osservabilità gioca un ruolo fondamentale nel promuovere la consapevolezza situazionale, che si traduce in una “postura cyber” consapevole non solo delle proprie operazioni interne, ma anche dell’intera filiera esterna connessa all’organizzazione. Questo approccio è alimentato dalla filosofia “fiducia zero” (il c.d. zero trust), che caratterizza la moderna cultura della sicurezza informatica. E in questo senso le soluzioni di cybersecurity e tutto il lavoro di consulenza e progettazione svolto da CY4GATE sono pensati per affrontare problematiche di business ancor prima che tecnologiche. Sul lato destro sono valorizzate le capability che, in chiave di massima resilienza, supportano le delicate fasi della risposta: i sistemi da isolare, il corretto ripristino delle informazioni, la riattivazione dei servizi compromessi. Tutto con il supporto di algoritmi di AI che aiutano a focalizzarsi sulle possibili minacce filtrando una quantità di informazioni e procedure ripetitive. «Con questo approccio  – afferma Pompili – l’automazione entra in gioco anche nell’orchestrare le regole procedurali per gestire l’emergenza e la remediation, ma può anche essere impiegata in ottica di digital twin come alleato per creare modelli infrastrutturali da utilizzare in test di vulnerabilità e messa a punto della risposta».

L'articolo Seguire le briciole di pollicino per massimizzare la resilienza cyber proviene da Data Manager Online.

]]>
Innovazione e controllo in banca. L’automazione dal volto umano https://www.datamanager.it/2024/04/innovazione-e-controllo-in-banca-lautomazione-dal-volto-umano/ Wed, 17 Apr 2024 13:10:01 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236542 La centralità della relazione con il cliente, l’approccio integrato all’automazione e le sfide della trasformazione digitale. Con la partecipazione di Banca Popolare di Sondrio, BVA Doxa, CY4GATE, Credem Banca, Gruppo BCC Iccrea, Nexi Group, Sopra Steria e Sparkasse – Cassa di Risparmio di Bolzano Anche nel Banking la parola d’ordine è automazione. Nella gestione delle […]

L'articolo Innovazione e controllo in banca. L’automazione dal volto umano proviene da Data Manager Online.

]]>
La centralità della relazione con il cliente, l’approccio integrato all’automazione e le sfide della trasformazione digitale. Con la partecipazione di Banca Popolare di Sondrio, BVA Doxa, CY4GATE, Credem Banca, Gruppo BCC Iccrea, Nexi Group, Sopra Steria e Sparkasse – Cassa di Risparmio di Bolzano

Anche nel Banking la parola d’ordine è automazione. Nella gestione delle infrastrutture per un più rapido provisioning dei nuovi servizi, e una sempre maggior certezza di sicurezza e business continuity e una capacità di pronto intervento (come del resto imposto anche dalle normative e dagli organismi di controllo). Nell’esecuzione dei processi per snellire e accelerare le pratiche di on-boarding, ridurre i costi della gestione del cliente, liberare preziose risorse da focalizzare sul miglioramento dei processi stessi e sull’innovazione. Che ruolo avrà l’intelligenza artificiale in questa ricerca di automazione? E quali possono essere gli aspetti problematici di quella che promette di essere una seconda rivoluzione “robotica” che impatta non sui processi manifatturieri bensì sui lavoratori della conoscenza? Dalla Robotic Process Automation ai sistemi esperti, dal machine/deep learning agli attuali modelli in linguaggio naturale dell’AI generativa, in ambito finanziario e assicurativo l’automazione può essere una chiave importante di affiancamento del decisore umano, a ogni livello.

La tavola rotonda di Data Manager coinvolge gli attori del settore finanziario impegnati nell’implementazione di progetti di automazione in diversi ambiti, che vanno dal data center al back-office, coprendo la gestione di varie procedure, il governo e l’analisi dei dati, fino alla sicurezza informatica e al controllo anti-frode. Includendo anche la gestione della complessa relazione con il mercato attraverso la multicanalità, nonché le attività di marketing e di educazione del cliente. Nel corso della discussione sono stati affrontati i progetti in atto in materia di automazione e AI di nuova generazione: le strategie, le scelte tecnologiche e le misure organizzative sia dal punto di vista dell’azione e del lavoro interno alle organizzazioni, sia della relazione con il mercato. Durante il confronto, sono state esaminate approfonditamente le sfide riguardanti il governo e la sicurezza dell’informazione, nonché la relazione con lo sviluppo e l’adozione delle nuove tecnologie. Particolare enfasi è stata posta sul rispetto delle normative e sul rapporto con gli enti di regolamentazione, i quali, con l’avvento delle nuove forme di intelligenza artificiale generativa, si troveranno a ridefinire un quadro legislativo adeguato alle nuove dinamiche della collaborazione uomo-macchina sia a livello nazionale che europeo.

SPINTE DEMOGRAFICHE

Con il ritorno dell’IT al centro dell’attenzione nel mondo finanziario, la tavola rotonda di Data Manager si è avvalsa del prezioso contributo di un analista di mercato che ha arricchito il dibattito con prospettive aggiornate e approfondimenti di rilievo. Si tratta di Simone Pizzoglio, head of BU Banking Finance & Utilities di BVA Doxa, che ha valorizzato il tavolo tecnico con una analisi frutto delle ricerche di BVA Doxa sui consumatori di servizi bancari. Dai dati presentati emerge che l’automazione riveste un ruolo di crescente importanza per le persone, soprattutto considerando i cambiamenti demografici che hanno portato a una carenza diffusa di una risorsa fondamentale e intrinsecamente limitata: il tempo. «Ricordiamo che secondo Istat, in Italia abbiamo quasi dieci milioni di persone che vivono in famiglie monocomponente, un numero tanto più significativo se si considera che in passato si trattava di una percentuale molto ridotta delle famiglie italiane, rappresentato soprattutto da vedove di età superiore ai 50 anni».

Simone Pizzoglio, head of BU Banking Finance & Utilities di BVA Doxa

Tra i 25 milioni di famiglie italiane, quasi la metà è formata da un’unica persona che necessita di servizi facilmente accessibili e rapidamente disponibili. Senza la possibilità di distribuire equamente le responsabilità tra i membri della famiglia, chi si trova in questa situazione rischia di subire gravi conseguenze sul fronte della gestione del tempo. «L’impatto del calo demografico sarà asimmetrico rispetto all’accessibilità dei servizi perché la digitalizzazione non riguarda tutti e allo stesso modo: non tutti sono “skillati” in misura eguale attraverso lo spettro delle generazioni» – spiega Pizzoglio. Questa asimmetria si ripercuote anche sull’aspetto organizzativo interno, quando si parla di trasformazione digitale del lavoro, per effetto di un altro fattore demografico: l’allungamento della vita e dell’età pensionabile. «Per la prima volta abbiamo a che fare con la presenza di almeno cinque generazioni lavorativamente impegnate» – continua l’esperto di BVA Doxa. «Ma non tutte possono avere lo stesso rapporto con l’automazione». Questo significa che il fattore demografico deve fungere da leva per l’automazione per venire incontro ai consumatori di servizi che non possono permettersi il lusso di perdere troppo tempo nelle code allo sportello o sugli stessi portarli di home banking. Di contro gli uffici che devono abilitare i necessari livelli di automazione devono anche tener conto delle differenze che riguardano il collaboratore della banca nel momento in cui il suo lavoro viene automatizzato.


#banking L’impatto del calo demografico sull’accessibilità dei servizi bancari – Simone Pizzoglio #BVADoxa
Click To Tweet


Un ultimo spunto di riflessione fornito da Simone Pizzoglio riguarda l’indagine che BVA Doxa ha realizzato in collaborazione con ABI Lab sulla clientela che ha relazioni bancarie con più di una istituzione finanziaria. «Nell’individuare la banca primaria, oltre un terzo dei clienti guarda alla qualità delle app e dell’internet banking come metro di giudizio. Questo dato ci fa capire che la user experience di questi strumenti è determinante. Curiosamente, rispetto alle percentuali di una ricerca mondiale del consorzio WIN (di cui BVA Doxa fa parte) il consumatore italiano è leggermente più ottimista su temi come la condivisione dei dati e la privacy». I livelli di fiducia sono insomma mediamente più elevati in Italia rispetto all’Europa o al resto del mondo, tuttavia, il 40% degli intervistati ha dichiarato di essere stato direttamente vittima di abusi di dati riservati o di tentativi di phishing.

Francesco Ortesta chief information and back office officer di Sparkasse – Cassa di Risparmio di Bolzano

DALLA PERSONA AL SISTEMA

La discussione si apre con l’intervento di Francesco Ortesta, chief information and back office officer di Sparkasse – Cassa di Risparmio di Bolzano, che entra subito nel vivo della tematica con il racconto di quello che viene definito un vero e proprio cambio di paradigma. Come molte realtà, anche Sparkasse parte con le tipiche attività di robotizzazione di alcune componenti di processo (RPA) verso un contesto di digitalizzazione end-to-end. «Abbiamo trasformato radicalmente non solo l’approccio, ma l’intero processo» – afferma Ortesta. «Questo ci consente di eliminare le attività manuali ripetitive, riducendo i tempi di esecuzione, eliminando errori e concentrandoci su operazioni di maggior valore». Il responsabile della digitalizzazione del back-office di Sparkasse spiega che l’obiettivo è duplice. «Da un lato, si mira a elevare le competenze del personale, portandole a un livello più avanzato per una migliore governance e controllo. Dall’altro, queste competenze supportano l’organizzazione nel rendere i processi più snelli, veloci e allo stesso tempo più articolati».


#banking Front-end e back-end, il ruolo dell’AI sui processi – Francesco Ortesta #Sparkasse
Click To Tweet


Parlando di intelligenza artificiale e apprendimento automatico – spiega Ortesta – questi strumenti sono stati introdotti in modo significativo con l’obiettivo principale di facilitare la verifica dell’integrità delle procedure e di garantire l’assenza di errori. Grazie a questa automazione, alcuni controlli possono essere eseguiti preventivamente rispetto alle singole attività, consentendo un flusso di lavoro più fluido. «È un processo lungo e complesso che stiamo perseguendo per mantenere costantemente elevata la qualità dei servizi bancari e il nostro stretto legame con il territorio» – afferma Ortesta. «Aumentare la velocità del lavoro e sfruttare la digitalizzazione significa ampliare la gamma dei servizi accessibili ai clienti tramite le piattaforme online». Tra i vari esempi di questa progettualità, Ortesta menziona il ridisegno della parte operativa del front-end, dove Sparkasse sta integrando, in stretta collaborazione con Microsoft, le nuove opportunità offerte da Copilot. In futuro, l’istituto altoatesino vuole poter contare su un’unica piattaforma capace di servire il lato front-end e il lato back-end, con una forte semplificazione delle modalità di interazione. Altri progetti riguardano invece la digitalizzazione di tutta la contrattualistica, che viene seguita interamente “in casa”, con l’adozione di strumenti come la firma elettronica qualificata.

Matteo Pizzicoli responsabile digital HUB di Banca Popolare di Sondrio

INTERAZIONE DIGITALE POTENZIATA

Come Sparkasse, anche la Banca Popolare di Sondrio vanta una relazione molto forte con il suo territorio d’appartenenza. E questa relazione – spiega Matteo Pizzicoli, responsabile Digital HUB – rende ancora più centrale il ruolo della banca e dei suoi servizi. «Questa centralità non significa affatto che una realtà come Popolare Sondrio abbia meno bisogno di trasformazione digitale, anzi è l’esatto contrario». Tuttavia, è anche vero che in un momento di trend negativo che vede sempre più istituti decidere di tagliare il numero di collaboratori e di sportelli, l’istituto valtellinese non smette di assumere persone e inaugurare nuove filiali. «Naturalmente, ciò non deve farci dimenticare l’importanza dei servizi e l’eccellenza dei modelli di erogazione» – continua Pizzicoli. «Una tendenza altrettanto evidente è il netto spostamento verso i comportamenti digitali, che nel nostro caso si affiancano alla ricerca di un contatto diretto. Forse proprio perché, come evidenziato da BVA Doxa, i nuclei familiari si stanno riducendo, la banca rimane un punto di riferimento affidabile per fornire consigli preziosi su questioni cruciali come il risparmio e gli investimenti. Il valore della relazione diventa sempre più centrale e costituisce il punto di partenza per l’innovazione tecnologica».

Il responsabile del Digital Hub di Popolare Sondrio non sottovaluta la complessità determinata dal moltiplicarsi delle modalità di ingaggio e dall’aggiunta di ulteriori strati tecnologici da gestire. «Non parliamo più solo di robotizzazione di processo, ma di interi motori di workflow, per non parlare del machine learning, dell’analisi, della rappresentazione dei dati. Tutti strati che vanno a sommarsi alla complessità di base già molto alta, con decine di migliaia di programmi per i diversi applicativi della banca e una grande varietà di stili e competenze delle persone nelle diverse aree». È una grande sfida di governance che Popolare Sondrio gestisce non accentrando in una singola struttura di back-office ma creando dei centri di competenza dislocati tra le diverse funzioni, prima ancora dei task eseguiti in un processo vengono trasferite delle relazioni con i clienti.


#banking La sfida della governance e il valore della relazione – Matteo Pizzicoli #POPSO
Click To Tweet


«Bisogna essere in grado di trasformare un processo lavorando con persone diverse che agiscono tra centri diversi: un lavoro di orchestrazione» – spiega Pizzicoli. Attualmente, Banca Popolare di Sondrio è fortemente concentrata su tutti i processi relativi alla vendita e all’assistenza post-vendita, specialmente per quanto riguarda i servizi a distanza. La banca sta promuovendo, ad esempio, la digitalizzazione delle firme, un’attività che in passato era fortemente incentrata sulla documentazione cartacea, con l’obiettivo di trasformazione che non sostituisce le strutture esistenti, ma piuttosto immagina nuove modalità di esecuzione.

Giuseppe Marceddu deputy director – divisione Servizi Finanziari di Sopra Steria Italia

CAPACITÀ DI AFFIANCAMENTO

Già in questa prima fase della tavola rotonda, Giuseppe Marceddu deputy director della divisione Servizi Finanziari di Sopra Steria Italia, riconosciuta come leader europeo tecnologico per la consulenza, i servizi digitali e lo sviluppo software, propone una prima sintesi. «Mi ha colpito il riferimento alle cinque generazioni di lavoratori che oggi sono spesso presenti all’interno di uno stesso ufficio» – commenta Marceddu. «Non posso fare a meno di pensare alle nuove forme di interazione con i servizi digitali e alle difficoltà che molti anziani possono incontrare anche solo per interrogare un albero vocale. Le banche con cui collaboriamo devono tener conto di questi fattori, così come dell’inevitabile spinta verso i clienti della generazione Z».


#banking Come valutare il ROI dei progetti di AI – Giuseppe Marceddu #SopraSteria Italia
Click To Tweet


È istruttivo ascoltare e confrontare l’esperienza di istituzioni così territoriali e i loro obiettivi di valorizzazione del senso di prossimità di una banca che deve contemporaneamente trasferire parte della sua operatività su canali esclusivamente digitali. «Il consiglio – sottolinea l’esperto di Sopra Steria – è quello di avere un approccio intergenerazionale venendo incontro, da un lato, ai clienti più giovani, senza perdere l’opportunità di interfacciarsi con le generazioni più anziane che spesso controllano i capitali familiari». Nell’esperienza vissuta sul campo, Marceddu conferma che quella che un tempo era un’automazione molto focalizzata in un’ottica di semplice sostituzione di attività puramente manuali, ora cede il passo a progetti molto più diversificati, che includono gli aspetti della sicurezza e della gestione dei rischi. Una progettualità che sembra avere un altro importante filo conduttore: l’automazione e la condivisione di una conoscenza che altrimenti rimarrebbe concentrata nelle mani di pochi. Immerso nel mondo dei servizi bancari anche se in posizione intermedia e comunque “terza” rispetto alla relazione che le banche hanno con i loro correntisti, intorno a questo tavolo di discussione sulla trasformazione digitale, Nexi ha un ruolo molto particolare: quello di essere portavoce – in senso B2B e più in generale verso un ampio mercato finale – delle nuove opportunità legate al pagamento elettronico. Non a caso si definisce una “paytech”. Il brand, relativamente recente, designa la fusione nel 2017 tra CartaSi e ICBPI (Istituto Centrale Banche Popolari Italiane), e cresce come Gruppo con l’incorporazione di SIA in Italia (2021) e successivamente (2022) con la fusione con NETS (consorzio di servizio originario di Danimarca e Norvegia). Fino a diventare una realtà europea presente in più di 25 nazioni. Nicola Vicino, head of Strategy di Nexi Group non è una figura tecnica ma ha la responsabilità di coordinare le strategie di innovazione dell’intero gruppo. «Per noi la tematica dell’intelligenza artificiale è molto importante. Abbiamo investito molto, partendo da temi come il machine learning e l’advanced analytics su diverse aree come ad esempio le attività che vengono portate avanti contro il fenomeno delle frodi. Oggi, siamo arrivati a modelli e algoritmi dove moltissime cose sono completamente automatizzate» – spiega Vicino.

Nicola Vicino head of Strategy di Nexi Group

CAMBIO DI PASSO

A questo proposito va segnalato il cambio di passo determinato dall’arrivo dell’AI generativa che può trovare posto anche nello sviluppo del software. «Il pagamento elettronico in fin dei conti è un software che può essere ottimizzato e l’AI generativa può diventare un modo per aumentare la produttività dei programmatori con tool di autocompletamento del codice. In un contesto come questo, pensiamo di portare a scala le sperimentazioni in corso» – osserva Vicino. Anche il tema della produttività generale comincia a essere affrontato, con l’introduzione di strumenti, sempre del mondo Microsoft, per la trascrizione dei meeting e la stesura di riassunti. «L’organizzazione del lavoro è in due fasi» – continua Vicino. «A livello di gruppo in dieci nazioni in Europa è in funzione una attività di selezione e coordinamento di progetti pilota la cui ownership rimane appannaggio dei vari team nazionali. Nella fase più tecnologica della realizzazione, lo sviluppo di codice viene affidato alle varie aree coinvolte, per esempio le già citate operations per gli assistenti digitali. Tutto intorno – precisa Vicino – c’è un esercizio di coordinamento, con qualche sovrapposizione nel caso di tool che possono essere utilizzati da diversi dipartimenti. Abbiamo istituito meccanismi centralizzati anche per contenere il fenomeno della cosiddetta shadow IT, per cui chi vuole utilizzare un software innovativo è tenuto a compilare un questionario di cybersecurity».


#banking Il cambio di passo determinato dall’arrivo dell’AI generativa – Nicola Vicino #NEXI
Click To Tweet


Con Marco Salvatore Distefano, head of Countinous improvement and Innovation – head of Project portfolio and demand management di Gruppo BCC Iccrea – la discussione torna a virare verso gli aspetti tecnici di una trasformazione che insiste sull’operatività di un gruppo relativamente giovane come costituzione del brand (nato in effetti nel 2022), ma con una tradizione lunga 130 anni e fortemente radicata tra le imprese dei vari territori. Una trasformazione che secondo Distefano ricalca molto, nelle sue necessità di industrializzazione, la vocazione di un istituto che tradizionalmente serve molte realtà manifatturiere. «Il nostro mondo dei servizi non è poi così distante» – rileva Distefano. «Ci sono processi che partono da un semilavorato e vengono man mano rifiniti fino ad arrivare al cliente. Uno dei beni più preziosi e di grande deperibilità è il tempo, ed è quello che vogliamo ottimizzare il più possibile. Anche noi crediamo molto nel valore delle persone e vogliamo liberare tempo, in modo che questa risorsa possa essere impegnata nelle relazioni che sono difficili da automatizzare».

L’azione in BCC si articola attraverso tre pilastri: una metodologia che aggredisce i processi end-to-end e precede in un certo senso la tecnologia. Un framework o ecosistema tecnologico di strumenti di business process management – ispirato al bisogno di efficientare le varie “stazioni” di un processo con sistemi in grado di accelerare la produttività individuale – e la gestione del dato, perché molto tempo viene sprecato per analizzare dati che non rappresentano un valore aggiunto. In altre parole si mira ad automatizzare le attività manuali dando connotazione a forme di robotizzazione che non digitalizzano – come osservava inizialmente Ortesta di Sparkasse – un processo nella sua integrità, ma solo il “pezzo” che serve, lasciando spazio alla parte cognitiva dove invece si colloca la cosiddetta intelligence automation, quella che ha ricevuto un boost dall’AI generativa. «Quest’ultima – spiega Distefano – è una tecnologia di tipo probabilistico, non deterministico ed è utile come supporto e non come sostituzione».

Marco Salvatore Distefano head of Countinous improvement and Innovation – head of Project portfolio and demand management di Gruppo BCC Iccrea

LO SCHEMA PER LA TRASFORMAZIONE

Tra gli esempi di applicazione di questo framework all’interno di Iccrea c’è sicuramente la compliance normativa. «In questo caso – continua Distefano l’automazione è stata implementata in modo completo attraverso una singola funzione centralizzata per tutte le banche, portando numerosi benefici in termini di velocità ed efficienza. Anche noi possiamo annoverare applicazioni che riguardano la gestione delle frodi, il back-office e non solo, messe a punto con un sistema che funziona molto bene e si inserisce nel terzo pilastro del modello organizzativo». In questo modello, sono previste figure che operano in diversi stadi dei processi, insieme a figure legate all’IT, due elementi che devono essere integrati e coesistere nell’architettura informatica finale. Secondo Distefano, entrambi devono contribuire: «I professionisti IT nelle decisioni relative ai processi “nuovi”, mentre quelli funzionali sono fondamentali per implementare l’automazione».


#banking Lo schema per la trasformazione: metodologia, ecosistema, produttività – Distefano #BCCIccrea
Click To Tweet


Il modello di “trasformazione” immaginato da Credem tende in particolare a valorizzare l’autonomia, l’intraprendenza e la fiducia appoggiandosi a un modello organizzativo fondato sulle metodologie/filosofie Agile, Lean e Teal, dove assume un ruolo importante il tema delle competenze interne, un asset sul quale il gruppo bancario emiliano ha voluto porre l’accento, a cominciare dalle prime sperimentazioni di quello che il competence leader dell’Automation Center Stefano Bevivino chiama – «garage». Da queste sperimentazioni, nate nelle operations di un back-office centralizzato – un bacino troppo ghiotto per non riversare al suo interno ampie dosi di efficientamento, in primo luogo con l’RPA – si è subito capito la possibilità fare scale-up. Occorrevano competenze diversificate e per accedere a queste competenze si è deciso di costituire un centro dotato di figure eterogenee, incaricate di lavorare non secondo il tradizionale modello sequenziale (waterfall), ma seguendo una metodologia in grado di favorire l’autonomia e l’intraprendenza delle persone» – sottolinea Bevivino. Per cui ampio spazio allo sviluppo Agile come arma condivisa da un gruppo che se inizialmente aveva bisogno di interpreti e mediatori per conciliare i diversi linguaggi, grazie a questa metodologia ha saputo giocare come una squadra molto coesa, rispettando tempistiche di delivery molto rapide, resilienza al cambiamento e soddisfazione del cliente finale. Questo centro di automazione è stato creato al di fuori delle tradizionali aree tecniche ma – come rileva ancora Bevivino – con opportune regole sia interne, che calate dalle funzioni di controllo e dall’area IT. «Non siamo anarchici, soprattutto quando si tratta di regole architetturali, di sicurezza e compliance normativa, ma queste regole non sono state un ostacolo, bensì un perimetro di linee guida entro il quale ci siamo mossi autonomamente».

Credem inoltre ha voluto promuovere in modo molto esteso la formazione di una cultura del dato, e questo non solo all’interno della banca ma anche in altre società del gruppo. Le persone sono la catena di alimentazione dell’innovazione. «Ciò ha notevolmente rafforzato il senso di coesione. Abbiamo persino individuato aree di automazione all’interno dei vari dipartimenti, dove sono stati sviluppati nuovi percorsi di trasformazione. Questo approccio consentirà di creare spazi anche per tecnologie ancora in fase di sviluppo, come l’intelligenza artificiale».

Stefano Bevivino competence leader of Automation Center di Credem Banca

IL TERRENO DELLA COMPLIANCE

Parlando delle progettualità nate da questo contesto così autonomo, Bevivino spazia tra tutte le aree del business. Secondo il responsabile dell’Automation Center di Credem, oggi si possono contare oltre un centinaio di automazioni, alcune interfacciate anche con i servizi forniti o in ambito compliance. «Quest’ultima non viene considerata un freno, ma un partner insieme al quale evolvere e realizzare iniziative che motivano le persone e danno loro più tempo per relazionarsi con il cliente». Bevivino cita infine l’inizio di una prima fase di automazione “intelligente”, soprattutto in ambito legal o nella gestione dei reclami che spesso vengono raccolti nei formati più disparati e che possono essere digitalizzati e clusterizzati in base ai modelli AI sviluppati dentro a un ecosistema controllato.


#banking Spazio alla sperimentazione – Stefano Bevivino #Credem
Click To Tweet


Dai tanti esempi applicativi e organizzativi espressi nel corso del primo giro di discussione, Andrea Pompili, chief scientist officer di CY4GATE – vendor di cybersecurity nato nel 2014 da una costola di ELT Group proprio per portare nel mondo corporate le soluzioni di protezione sviluppate in 70 anni di esperienza sui mercati della Difesa e dell’Aerospazio – ricava una serie di lezioni importanti per la sicurezza dei dati e delle transazioni all’epoca dell’automazione smart. «Tutti i relatori – sintetizza Pompili – parlano di semplificazione a fronte di un aumento intrinseco della complessità. Si parla anche della drammatica carenza di tempo, accompagnata dall’esplosione dei dati. In questo scenario, i vecchi concetti di sicurezza degli anni 2000 – come cancelli e porte con serrature – risultano superati. Gli attacchi avvengono nel giro di pochi minuti dopo mesi di preparazione segreta. Cosa è cambiato? Nel mondo militare, oggi si preferisce parlare di cyber-resilienza piuttosto che di mera protezione. Bloccare alle porte un attaccante che, in un modo o nell’altro, finirà per penetrare non è sufficiente: è molto più importante comprendere dove e in quanto tempo posso intervenire per garantire che i dati, le infrastrutture, le applicazioni e i servizi non subiscano interruzioni una volta che la compromissione sia avvenuta». Azienda in grado con le sue tecnologie di mescolare gli aspetti della cybersecurity con quelli del supporto decisionale, CY4GATE invita a non focalizzarsi sulle proprie vulnerabilità, ma sulla comprensione dell’attaccante, dei suoi obiettivi e comportamenti, nonché sulla consapevolezza dei tentativi di attacco. «Si deve cercare di far leva su due concetti: threat hunting e reazione» – spiega Pompili. «Il concetto di threat hunting, ossia identificazione e contestualizzazione delle minacce in corso, supportata dall’AI ti aiuta a postulare l’attacco, validarlo e trasformare questa consapevolezza in esperienza da utilizzare per rispondere ancora meglio agli attacchi futuri».

Come per molte iniziative di automazione presentate a questa tavola rotonda, il concetto di fondo non è quello di sostituire il decisore umano, ma di liberarlo dalle attività troppo ripetitive e time-consuming per aiutarlo a interpretare correttamente i comportamenti degli attaccanti. E agire con cognizione di causa, riducendo al minimo blocchi e perdite di servizio. «Una reazione eccessiva a un evento di sicurezza non è la soluzione ottimale perché potrebbe arrivare alla semplice interruzione del servizio» – spiega Pompili. «È preferibile agire sull’automazione che va innestata nei processi di reazione per mitigare gli esiti degli attacchi. Per l’IT manager che decide di spegnere tutto in caso di anomalie o di rischi potenziali, il processo di cyber security non è mai un’opzione» – ironizza il chief scientist officer di CY4GATE. «Ma per il business, il server che smette di rispondere alle richieste dei clienti, è il primo segnale di un attacco andato a buon fine».

Andrea Pompili chief scientist officer di CY4GATE

IL DIGITALE COME CATALIZZATORE

Passando alla seconda parte della discussione, incentrata sulle sfide che ogni percorso di trasformazione e automazione digitale deve affrontare, Simone Pizzoglio torna sui risultati delle indagini di BVA Doxa, mettendo in luce il rapporto tra utenti finali e innovazione dei servizi. «Una delle ricerche – sottolinea l’esperto – ha indagato specificamente il problema delle frodi: chi ne è vittima prova un senso di rabbia e solitudine che può portare a cambiare istituto bancario, soprattutto se non percepisce la volontà reale di risolvere la situazione, ma sperimenta la mancanza di comunicazione costante e tempestiva». Pizzoglio aggiunge che ci sono servizi digitali che contribuiscono attivamente a risolvere i problemi dei processi. Un caso eclatante sono le formule “buy now, pay later” e di rateizzazione senza interessi, utilizzate nel commercio elettronico: ottimo esempio di digital onboarding capace di rendere il concetto di prestito molto meno “colpevolizzante”. Tuttavia, parlando di cambiamento di percezione – avverte il sociologo – è importante considerare che se è vero che i clienti che adottano i servizi digitali tendono a utilizzarli in modo sempre più ampio, allo stesso tempo, la percentuale degli italiani “bancarizzati” che agiscono in piena autonomia è ancora relativamente bassa. Non solo, la maggior parte ha addirittura aspettative ancora più elevate per quanto riguarda la relazione diretta con la banca. Questo suggerisce che il modello ibrido potrebbe essere quello vincente: una combinazione di servizi digitali che consentono di evitare il tradizionale sportello, integrati con una relazione ancora più forte.


#banking La caccia alle minacce supportata dall’AI – Andrea Pompili #CY4GATE
Click To Tweet


In altre parole – sembra indicare l’esperto – il digitale agisce da catalizzatore di un servizio analogico più evoluto. Una commistione – conclude Pizzoglio – che si riscontra anche in settori non finanziari, come nel caso di Gucci che, per fare da intermediario tra i luoghi di produzione sparsi nel mondo e l’atelier fiorentino – dove i suoi artigiani creano i prototipi degli oggetti destinati alla produzione industriale – utilizza i digital twin, ovvero le repliche digitali. La stessa metodologia – interviene Andrea Pompili di CY4GATE – che viene utilizza per creare modelli virtuali rappresentativi delle infrastrutture IT, proprio per consentire una serie di vulnerability test e messe a punto senza dover bloccare la produzione della banca. «Il digitale impatta sulla nostra cultura di processo modificandola, ma non cancellandola» – afferma Pizzoglio di BVA Doxa. «Solo dieci anni fa, del resto, un dialogo come il nostro, tra un sociologo e un tavolo di esperti informatici, non sarebbe stato possibile».

PERDITA DI COMPETENZA

Partendo da queste considerazioni, Francesco Ortesta di Sparkasse, ribadisce il forte legame che deve essere instaurato tra tecnologia e relazione. Legame che induce Cassa di Risparmio di Bolzano a rivedere il ruolo delle filiali fisiche che diventano luoghi della relazione sia per i dipendenti sia per i clienti, i quali si aspettano tempi di attesa e precisione “digitali”. In merito alle problematiche, Ortesta identifica quattro punti critici che possono emergere durante il processo di trasformazione. Innanzitutto, la difficoltà nel superare le consuetudini che ostacolano la revisione dei processi da modificare. L’altra sfida consiste nella perdita e diluizione delle competenze fondamentali a causa di eccessiva delega. Inoltre si osserva l’aumento dei rischi derivanti dalla diminuzione della capacità di controllo (questo aspetto diventa ancora più concreto quando l’automazione coinvolge importanti accordi di outsourcing).

Infine – Ortesta evidenzia – il timore generalizzato nei confronti del cambiamento, che può influire sul successo e sull’efficacia del processo di trasformazione. Come affrontare questi aspetti critici? Per affrontare questi aspetti critici, Sparkasse dedica considerevoli risorse alla formazione interna. Inoltre, si impegna nel costante coinvolgimento del personale attraverso una continua rotazione dei ruoli, consentendo così alle stesse persone di acquisire esperienza e competenze in diverse aree dell’azienda bancaria. «Questa rotazione delle competenze – spiega Ortesta – è cruciale per prevenire la frammentazione dei processi e garantire un approccio integrato e completo alla gestione della trasformazione digitale».

Secondo Matteo Pizzicoli di Banca Popolare di Sondrio, la metafora più efficace è quella dell’ircocervo. «Ci sarà sempre più bisogno di figure ibride, metà analisti di processo, metà sviluppatori. Spesso le ritrovo proprio nelle pieghe di quella che un tempo veniva chiamata, in chiave negativa, shadow IT. Mi fa piacere vedere che nel frattempo l’ibridazione delle competenze sia diventata un tema focale dell’organizzazione aziendale». Lo stesso modello di automazione in banca oggi è una miscela di operatività che nasce dal costante rapporto tra uomo e macchina. «In Popolare Sondrio poniamo grande attenzione al valore da dare alla relazione, senza dimenticare il ruolo della tecnologia ma cercando di mantenere il controllo umano: l’uomo controlla, ma si fa aiutare dall’automazione, in un modello Human-Digital».

MANTENERE IL CONTROLLO

La formazione – come sottolinea Pizzicoli di Banca Popolare di Sondrio – deve essere orientata non solo verso il personale interno, ma anche verso il cliente della banca. «Ci sono prodotti di tipo “pull”, fortemente richiesti dai clienti e servizi “push” che devono essere spiegati. Può essere complesso, ma non bisogna dimenticare che la vendita nasce sempre da una relazione. La tecnologia può aiutare anche in questo. Per esempio, ci siamo serviti del machine learning anche per facilitare il match tra i clienti e i servizi potenzialmente più adatti alle loro esigenze, come richiesto dalle normative». Nei suoi momenti conclusivi della tavola rotonda, il dialogo è dominato dal tema dell’intelligenza artificiale e del contributo che può dare all’automazione dei processi e alla decisione.

Tra endorsement – come quello di Nicola Vicino di Nexi, che rivendica licenza di sperimentare con le dovute cautele – e richiami da parte di Simone Pizzoglio di BVA Doxa a non sacrificare completamente sull’altare del “number crunching” la capacità tutta umana di teorizzare e costruire sillogismi. Le osservazioni finali di Giuseppe Marceddu di Sopra Steria rappresentano un invito a non cedere mai di fronte all’istinto di conservazione. «Al pari di tutte le organizzazioni anche un’azienda Tech come Sopra Steria deve saper affrontare i problemi del cambiamento. Dare le risposte giuste non è facile» – ammette Marceddu. «Da un lato dobbiamo portare avanti la nostra visione tecnologica, dall’altro il cliente ha le sue aspettative nei confronti della tecnologia. Si tratta di far coincidere i due punti di vista».

Quando ci si trova di fronte a tecnologie all’avanguardia come l’AI generativa, l’atteggiamento diventa ancor più cauto, arrivando talvolta al rifiuto netto, soprattutto da parte degli organi di controllo delle aziende, in particolare coloro che si occupano di compliance e legal. «A queste funzioni diciamo: non limitatevi a dire semplicemente di no, ma spiegateci come possiamo procedere in modo diverso. Non abbiamo dimenticato il vecchio concetto di ritorno sugli investimenti. Se l’AI è diventata un mantra, allora sicuramente esiste un modo per valutare il ROI di qualsiasi progetto». Uno degli indicatori potrebbe essere, per esempio, il costo oppure il time-to-market: in un progetto di digital onboarding, in cui sono coinvolti numerosi aspetti legati alla sicurezza, l’utilizzo del machine learning per riconoscere l’identità o il comportamento delle persone potrebbe consentire un’implementazione più rapida dei servizi digitali.

L’adozione di tecnologie all’avanguardia come l’IA generativa rappresenta una sfida, soprattutto nel contesto delle normative e della compliance. Tuttavia, è essenziale adottare un approccio proattivo, in cui gli organi di controllo collaborino attivamente con gli stakeholder per trovare soluzioni che consentano di sfruttare appieno i benefici di queste tecnologie, pur garantendo la conformità normativa e la sicurezza dei dati. L’equilibrio tra innovazione e controllo è fondamentale per il successo e la sostenibilità delle iniziative legate all’AI generativa e ad altre tecnologie emergenti. La tecnologia non deve essere vista come il problema, ma come la soluzione.

Foto di Gabriele Sandrini


Point of view

Intervista ad Andrea Pompili chief scientist officer di CY4GATE: Seguire le briciole di pollicino per massimizzare la resilienza cyber

Intervista a Giuseppe Marceddu deputy director – divisione Servizi Finanziari di Sopra Steria Italia: L’AI al servizio dell’automazione in banca


Brother: Stampanti “a prova di GDPR”

CRIF: Forward Looking nel finance: uno sguardo strategico sul business

L'articolo Innovazione e controllo in banca. L’automazione dal volto umano proviene da Data Manager Online.

]]>
Veritas e V-Valley insieme per la gestione sicura dei dati https://www.datamanager.it/2024/04/veritas-e-v-valley-insieme-per-la-gestione-sicura-dei-dati/ Wed, 10 Apr 2024 10:25:28 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236093 Ampliate le capacità di backup, protezione dei dati e recupero da ransomware. Anche in modalità as a Service. Rafforzato il Partner Program per partner e reseller. Accelera l’adozione del cloud ed emerge la necessità urgente di rafforzare le strategie di difesa e resilienza «I primi target d’attacco sono sempre i backup» – mette subito in […]

L'articolo Veritas e V-Valley insieme per la gestione sicura dei dati proviene da Data Manager Online.

]]>
Ampliate le capacità di backup, protezione dei dati e recupero da ransomware. Anche in modalità as a Service. Rafforzato il Partner Program per partner e reseller. Accelera l’adozione del cloud ed emerge la necessità urgente di rafforzare le strategie di difesa e resilienza

«I primi target d’attacco sono sempre i backup» – mette subito in guardia Edoardo Camurati, territory account manager di Veritas Technologies Italia, sottolineando l’importanza di proteggere questa componente critica dei sistemi aziendali che resta l’obiettivo primario per chi attacca. In collaborazione con Wakefield Research, Veritas ha condotto una survey a livello mondiale intervistando aziende e organizzazioni colpite da un attacco per capire le strategie di difesa da adottare e il livello di resilienza raggiunto. «Ad emergere è l’accelerazione verso l’adozione del cloud in tutte le sue sfaccettature con un conseguente aumento del traffico dati sulla rete» – spiega Marco Coppini, channel sales manager di Veritas Technologies Italia, che sottolinea come la pianificazione della resilienza non sia riuscita a stare al passo del cambiamento, facendo lievitare i rischi. «Mentre il cloud è una piattaforma facile da adottare, lo stesso non si può dire delle piattaforme per la resilienza. Perciò è urgente che le aziende colmino questo divario per stare al passo con la crescente complessità dell’IT».

Scegliere i dati da salvare

Un solco ampliatosi nel corso dei mesi, accentuato dalla consapevolezza che, nel cloud, la responsabilità della sicurezza ricade interamente sull’azienda. «Nella matrice di responsabilità la protezione è sempre demandata al cliente. E questo è un tema che anche le PMI devono affrontare» – rileva Coppini. «Le nostre soluzioni, anche in formato ASP, per essere distribuite in modalità as a Service, garantiscono una copertura completa di tutti gli aspetti legati alla protezione dei dati. In azienda – continua Coppini – ci sono dati obsoleti che spesso non conosciamo né controlliamo, i più esposti al ransomware. Dati che meriterebbero di non essere archiviati in cloud, anche per i costi, ma su nastri. Le nostre soluzioni Netbackup e Backup Exec permettono di selezionarli prima di archiviarli e copiarli». Un vantaggio sia per i clienti che per i partner. «Il reseller grazie ai nostri strumenti è in grado di fare un assessment presso i clienti. Allo stesso modo i principali system integrator utilizzano i prodotti Veritas per effettuare una verifica dell’infrastruttura del cliente; un’attività che consente di determinare quali dati devono essere archiviati nel cloud».


#VeritasTechnologies ll 61% dei leader IT in tutto il mondo, vulnerabile agli attacchi informatici
Click To Tweet


Verso l’automazione dei backup

Una volta identificati i dati da salvare, è utile allinearsi ad alcune raccomandazioni come la revisione della strategia end to end e l’adozione di backup robusti come il 3-2-1, ovvero tre copie di dati, due in altrettante sedi diverse e una offsite. «O meglio ancora il 3-2-1-0. Con l’ultima copia in formato worm, ovvero immutable sullo storage» – aggiunge Edoardo Camurati. «È essenziale altresì testare regolarmente il piano di disaster recovery. Così come aggiornare frequentemente la sicurezza, dal patching alla crittografia dei dati» – interviene Coppini. Best practices imprescindibili per un’azienda che segue un percorso di sviluppo della security. Obiettivo che Veritas vuole facilitare, continuando ad evolvere le proprie soluzioni, e integrando in modo sempre più spinto AI e ML. «Gli elementi con i quali stiamo costruendo l’Autonomous Data Protection. Ovvero il backup che non dovrà essere mantenuto giornalmente» – spiega Camurati. «La roadmap prevede di arrivare in un paio di anni alla sua definizione, automatizzando tutto il processo, senza alcun intervento da parte dell’amministratore IT».

Silvia Restelli sales & marketing unit manager cloud, software & cybersecurity di V-Valley

Solo partner motivati

Sul fronte dei servizi, la tendenza sarà di consolidare il ruolo della catena distributiva. «System integrator, reseller e service provider continueranno a costruire il loro business grazie ai servizi erogati attraverso la nostra piattaforma; incentivati da politiche di rebate che vanno dal 5% fino al 12%; raddoppiate in caso di acquisizione di clienti nuovi. Agevolazioni – spiega Coppini – che si aggiungono agli sconti concordati inizialmente durante le trattative». In un settore in cui è raro trovare un’azienda che non abbia esigenze di fare il backup, il ruolo svolto dalle soluzioni Veritas è di fondamentale importanza.

«Avendo una visione ampia di diversi fornitori, posso affermare che l’offerta Veritas è particolarmente allettante per i partner» – dichiara Silvia Restelli, sales & marketing unit manager cloud, software & cybersecurity di V-Valley. «È evidente che il partner deve scegliere di fare delle soluzioni Veritas uno dei suoi punti di forza. Soluzioni che richiedono un elevato livello di competenze sia dal punto di vista commerciale che tecnico. Veritas ricompensa questo impegno con un programma di partnership davvero gratificante». «Anche il distributore – continua Silvia Restelli – per portare avanti questa politica espansiva necessita di un team all’altezza. Nel nostro caso questo si traduce nella presenza, in aggiunta a una Unit dedicata a Veritas che include figure marketing, sales e presales, anche di team specializzati e verticali come, ad esempio, la BU Tender & Delivery o Esprifinance. Con la prima affianchiamo i partner del gruppo in tutto ciò che concerne il mondo delle gare pubbliche mentre con la seconda offriamo servizi finanziari tailor-made».

«Per quanto riguarda i partner, è importante sottolineare che i nostri prodotti non sono adatti a tutti» – afferma Coppini. «Durante il processo di selezione, l’elemento determinante è il commitment reale dell’azienda. Il profilo ideale dei nostri partner è rappresentato da quei 30/40 operatori che, se non collaborano con noi, lo fanno con i nostri concorrenti». «Il nostro impegno è quello di selezionare partner commerciali affidabili e stabili che abbiano una propensione all’innovazione e alla generazione di valore con i quali instaurare relazioni solide e durature insieme a Veritas» sottolinea Restelli. La strategia per lo sviluppo di questi partner sarà guidata dall’evoluzione dell’intelligenza artificiale generativa e delle soluzioni a essa correlati come la sicurezza, la gestione del dato e la capacità computazionale dell’infrastruttura. «Ruolo e valore di V-Valley – spiega Restelli – è di portare competenza e formazione sulle tecnologie, facilitando la conoscenza e l’adozione delle differenti soluzioni, supportando i partner anche nella definizione dei requisiti tecnologici per aderire a programmi e incentivi offerti dai diversi vendor. Al centro dell’offerta dedicata ai nostri partner sono imprescindibili tutte le attività dedicate alla formazione sales e tecnica: eventi, training e corsi per Veritas e per altri vendor di cui siamo Authorized training center».


#VeritasTechnologies Accelera l’adozione del cloud, ma le piattaforme di resilienza non sono al passo
Click To Tweet


Prezzi uniformi, qualità superiore

Per conquistare nuovi clienti in un segmento di mercato affollato, la differenziazione delle soluzioni e dei servizi offerti è l’arma per distinguersi dalla concorrenza che si traduce in qualità superiore e uno spettro molto ampio di funzionalità aggiuntive, in risposta alle esigenze specifiche dei clienti. «Andiamo verso una uniformità di prezzi. In passato il solco era molto più pronunciato. Oggi, l’allineamento è maggiore» – dichiara Camurati. A fare la differenza è la tecnologia. «Ci sono sul mercato soluzioni concorrenti più economiche, lontane però dall’offrire il nostro stesso livello di sicurezza». «Con l’aggiunta di funzionalità sempre più ampie, riusciamo a coprire molte più tematiche a tutto vantaggio dell’appealing» – spiega Coppini. «Poi ci sono clienti che riusciamo a conquistare con le nostre soluzioni di data insight, archiving e compliance con il GDPR. A tutto questo, si aggiunge la mole di contratti di manutenzione, veramente ampia. Una buona opportunità per fare upselling».

 

L'articolo Veritas e V-Valley insieme per la gestione sicura dei dati proviene da Data Manager Online.

]]>
Minacce cyber, l’AI cambia le regole del gioco https://www.datamanager.it/2024/04/minacce-cyber-lai-cambia-le-regole-del-gioco/ Wed, 10 Apr 2024 09:30:52 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236329 Nuovi strumenti per identificare, analizzare e prevenire le minacce. Verso la difesa autonoma, ma in guardia contro il rischio di falsi positivi e manipolazione. L’impatto dell’intelligenza artificiale sulla sicurezza informatica e il ruolo dei produttori di software All’inizio c’erano un cane e un gatto. Riuscire a distinguerli è diventato un esempio archetipico per spiegare alcuni […]

L'articolo Minacce cyber, l’AI cambia le regole del gioco proviene da Data Manager Online.

]]>
Nuovi strumenti per identificare, analizzare e prevenire le minacce. Verso la difesa autonoma, ma in guardia contro il rischio di falsi positivi e manipolazione. L’impatto dell’intelligenza artificiale sulla sicurezza informatica e il ruolo dei produttori di software

All’inizio c’erano un cane e un gatto. Riuscire a distinguerli è diventato un esempio archetipico per spiegare alcuni concetti di base nel campo dell’intelligenza artificiale e del machine learning. Sebbene possa sembrare un compito semplice per gli esseri umani, il loro riconoscimento da parte delle macchine richiede sofisticati algoritmi di apprendimento automatico e una grande quantità di dati per l’addestramento. Anche se il problema a prima vista può sembrare agevole da affrontare, può essere esteso per includere sottocategorie più specifiche, come diverse razze di cani o gatti per restare all’esempio di partenza, o per affrontare sfide aggiuntive come la variazione dell’illuminazione o delle pose delle immagini di partenza. Le applicazioni pratiche di questa capacità appresa impattano molti settori, videosorveglianza, ricerca e soccorso, e molto altro ancora.

Nella cybersecurity, l’equivalente della capacità dell’AI di distinguere tra cane e gatto è quella di discernere tra attività legittime e minacciose/dannose su una rete. Una capacità alla base di molte applicazioni di sicurezza, come il rilevamento delle intrusioni, l’analisi dei log e la prevenzione degli attacchi informatici. Un esempio concreto è un sistema di rilevamento delle intrusioni che utilizza algoritmi di Machine learning per analizzare il traffico di rete e identificare comportamenti anomali o sospetti, come i tentativi di accesso non autorizzato o di sfruttamento (exploit) delle vulnerabilità, segnali che potrebbero indicare un attacco informatico in corso; distinguendoli da quelli legittimi, come il traffico di dati tra utenti di un dominio o di una subnet. L’analisi del traffico di rete, l’identificazione del malware, il rilevamento delle anomalie sono attività eseguite utilizzando metodologie di classificazione e rilevazione proprie del ML.

ANALISI, RISPOSTA, DIFESA

L’AI svolge numerose attività di sicurezza che migliorano l’efficacia e la precisione dei meccanismi di protezione. Per esempio, l’intelligenza artificiale generativa analizza enormi quantità di dati prodotti dalle aziende – dal traffico di rete ai registri di sistema – per identificare modelli e anomalie associati alle minacce informatiche. Esaminando i dati relativi ad attacchi precedenti l’AI riconosce, classifica e mitiga le minacce, riducendo le probabilità che un attacco vada a segno. Gli algoritmi inoltre possono generare scenari di test e simulare scenari di attacco. Il Machine learning concentrato sullo sviluppo di algoritmi e tecniche che consentono ai computer di imparare dai dati migliorando le proprie prestazioni nel tempo senza essere esplicitamente programmati per farlo, assiste gli operatori nella raccolta e nella preparazione dei dati; nella scelta e messa a punto degli algoritmi di apprendimento automatico; nell’addestrare il modello che analizza i dati su cui i sistemi sono addestrati e nel valutare le sue prestazioni.

L’AI analizza automaticamente i dati relativi agli eventi di sicurezza, li classifica in base alla loro gravità e quindi intraprende le azioni necessarie, come bloccare il traffico sospetto o avvisare della necessità di risposta alle minacce. La risposta automatizzata agli incidenti informatici, sempre più richiesta per affrontare la complessità e la rapidità delle minacce informatiche moderne rimane però un obiettivo su cui occorre ancora lavorare sebbene siano già molte le tecnologie che stanno facendo progressi significativi in questa direzione. «La R di SOAR – l’architettura che combina strumenti e tecnologie per migliorare la capacità di un’organizzazione di rilevare, rispondere e gestire le minacce informatiche in modo efficace ed efficiente – è li a ricordarcelo» – commenta Michele Colajanni, professore ordinario di Ingegneria Informatica dell’Università di Bologna. L’obiettivo è di guadagnare terreno in direzione di difese sempre più autonome o semiautonome. Sebbene sul loro livello di maturità è lecito esprimere qualche riserva. «Questi strumenti per la quantità di falsi positivi che generano non sono ancora maturi come vorremmo. Perciò al momento la capacità di risposta autonoma è limitata. Solo se si verificano determinati eventi è possibile prendere iniziative di risposta difensive. Il che non significa attaccare l’avversario. Non funziona così nel mondo reale».


#cybersecurity #AI Criminalità informatica, danni finanziari per 10,5 trilioni di dollari entro il 2025
Click To Tweet


Dove l’identificazione dei responsabili dietro un attacco è spesso problematica. Tecniche come l’anonimizzazione dell’indirizzo IP, l’uso di reti di computer compromessi (botnet) e la manipolazione delle tracce digitali, rendono difficile identificarli con certezza. In molti casi gli attacchi sono sponsorizzati o condotti direttamente da entità statali o gruppi affiliati a stati che dispongono di risorse significative per mascherare la propria identità. La complessità stessa delle infrastrutture digitali infine rende difficile tracciare l’origine esatta dell’attacco. «Anche se esistono tecniche e metodologie per condurre indagini sull’attribuzione degli attacchi, è spesso difficile ottenere prove concrete e conclusive per identificare con certezza i responsabili» – conferma Colajanni dell’Università di Bologna. «Nella risposta il rischio è di contrattaccare il computer di qualcuno a sua volta violato. La reazione automatica ci può essere, ma in contesti dove è possibile affermare con certezza che quello individuato è proprio un attacco. Solo in questi casi posso rispondere riconfigurando il firewall oppure attivando dei sistemi di allarme. Il rischio principale, tuttavia, è che di fronte a numerosi falsi allarmi, ci si possa impelagare in reazioni eccessive che potrebbero portare al blocco dell’intera azienda». Arrivando alla paralisi causata dall’attivazione di tutti i sistemi di reazione. Uno degli scenari più critici da affrontare. «L’idea di un contrattacco automatico rimane allettante, tuttavia, nella pratica, risulta impraticabile al di fuori dell’ambito militare. In contesti diversi, potremmo eventualmente sviluppare qualcosa di simile. Ma non per ora».

Attualmente, l’intelligenza artificiale generativa attraverso l’analisi dei dati originati dagli endpoint consente alle piattaforme di sicurezza di apprendere e rispondere ai modelli di attacco. Sfruttando queste informazioni, gli endpoint possono autoripararsi, accendersi o spegnersi a seconda delle necessità, controllare le versioni del sistema operativo e delle applicazioni per monitorare l’aggiornamento di sistemi e applicativi – attività che – se da un lato comporta un enorme carico di risorse operative e umane – resta la causa principale di oltre il 60% degli attacchi informatici, ripristinando autonomamente una configurazione ottimizzata e più sicura. Ancora, il processo di identificazione delle vulnerabilità nel software, precedentemente complesso e manuale, può essere automatizzato dall’intelligenza artificiale generativa. Con il supporto di strumenti basati sull’intelligenza artificiale si può scansionare il codice ed esaminare le applicazioni per individuare potenziali vulnerabilità o configurazioni errate e assistere l’operatore nell’implementazione delle modifiche necessarie. Assistenti virtuali come Charlotte di CrowdStrike o Companion di Trend Micro aiutano ad aumentare la reattività e l’efficacia degli analisti e dei professionisti della sicurezza.

IL CATALOGO È QUESTO

Il potenziale degli strumenti di intelligenza artificiale come ChatGPT, Bard o più di recente Claude è immenso. Tuttavia, questi strumenti sono anche suscettibili di manipolazione da parte dei criminali informatici. «Gli attaccanti sono i primi a trarre vantaggio dall’arrivo di una nuova tecnologia. E questo è vero anche per intelligenza artificiale. Chi non ha vincoli da rispettare, ne può approfittare» – osserva Colajanni dell’Università di Bologna. «Noi difensori abbiamo dei limiti, abbiamo la privacy, abbiamo le norme e quindi possiamo usare soltanto certe funzionalità nella difesa». Chi attacca non ci ha messo molto a sfruttare i vantaggi offerti dall’intelligenza artificiale per migliorare le proprie capacità di eludere le difese di aziende e organizzazioni. Con effetti che sono già evidenti. Secondo l’NCSC, l’Agenzia del governo britannico dedicata alla protezione di cittadini, imprese e infrastrutture del Regno Unito dagli attacchi informatici, l’intelligenza artificiale nei prossimi due anni “quasi certamente” aumenterà il volume e l’impatto degli attacchi informatici. Contribuirà inoltre ad abbattere le barriere tra esperti e dilettanti, consentendo così a entrambe le categorie di intrusori di accedere ai sistemi e raccogliere informazioni sugli obiettivi, estrarre dati sensibili, richiedere un riscatto in criptovaluta e paralizzare i sistemi informatici di una vittima.

Gli attori statali più evoluti – mette in guardia l’NCSC – probabilmente hanno abbastanza malware per addestrare un modello di intelligenza artificiale appositamente creato per generare nuovo codice in grado di eludere le misure di sicurezza, pur senza specificare quali. Uno degli usi più efficaci dell’intelligenza artificiale è la creazione di “attacchi autonomi”. Utilizzando algoritmi di machine learning, gli aggressori addestrano i sistemi a identificare, scansionare e sfruttare automaticamente le vulnerabilità nell’infrastruttura presa di mira. In questo modo, è possibile effettuare attacchi su larga scala senza alcun intervento umano. L’intelligenza artificiale inoltre ha consentito agli aggressori di automatizzare e modulare i propri attacchi in modo più efficace, generando attacchi più sofisticati di phishing o vishing – una truffa di phishing che avviene tramite una telefonata o un messaggio vocale –  oppure automatizzando attività come la scansione del perimetro esposto di un’organizzazione per sfruttare in tempo reale le vulnerabilità individuate attraverso l’esecuzione concatenata di diversi exploit.

L’intelligenza artificiale generativa renderà più difficoltoso identificare i messaggi spoof e le attività volte a manipolare/ingannare le persone per estorcere credenziali e materiale riservato. Fino al 2025 – si legge nel rapporto dell’NCSC – l’intelligenza artificiale generativa e i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) renderanno difficile per tutti stabilire l’autenticità delle e-mail, distinguere una richiesta di reimpostazione della password legittima da una fasulla o a identificare tentativi di phishing, spoofing o ingegneria sociale. Con gli strumenti disponibili online basati sull’intelligenza artificiale generativa è infatti possibile produrre contenuti digitali (testo, immagini, audio e video) estremamente realistici attraverso semplici istruzioni da console. Inoltre, i chatbot animati dall’intelligenza artificiale generativa possono condurre conversazioni capaci di superare agevolmente il Test di Turing, per esempio per ottenere informazioni sensibili o per sferrare attacchi di ingegneria sociale. L’uso di strumenti di intelligenza artificiale in azienda come ChatGPT o Bard, aumenta il rischio di esporre informazioni sensibili, proprietà intellettuale, codice sorgente, segreti commerciali e altro ancora. Questa breve carrellata non esaurisce il catalogo delle minacce. Peraltro – come ci conferma Colajanni – non futuribili ma reali. «Con lo spear phishing, cioè il phishing mirato, chi attacca fa prima intelligence su una persona e poi rende il vettore d’attacco assolutamente credibile. Grazie all’intelligenza artificiale, posso profilare le persone più agevolmente rispetto al passato e creare in maniera automatica una campagna di spear phishing mirata. Ma le applicazioni malevoli interessano anche altri contesti». Gli analisti di Forrester prevedono che i casi d’uso continueranno a proliferare, limitati solo dalla creatività degli aggressori. Utilizzando l’intelligenza artificiale generativa – mettono in guardia i più pessimisti – gli aggressori saranno in grado di elevare gli attacchi a livelli di velocità e complessità senza precedenti.


#cybersecurity #AI Risposta automatica agli attacchi e il rischio di reazioni sproporzionate
Click To Tweet


SUPERARE I LIMITI DELL’AI

Le potenzialità dell’intelligenza artificiale sono così vaste che i suoi casi d’uso sembrano spesso tratti direttamente dalla fantascienza. Tuttavia, come tutti i prodotti creati dagli esseri umani, anche gli algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning possono contenere errori, vulnerabilità, pregiudizi. Inoltre, queste tecnologie, come abbiamo visto, possono essere ingannate da chi ne testa le vulnerabilità, inserendo dati inquinati per indurre in errore sia sistemi sia gli utilizzatori. Perciò queste tecnologie dovranno essere migliorate per ridurre i rischi e aumentare affidabilità ed efficacia. Migliorare gli algoritmi utilizzati dall’intelligenza artificiale e dal machine learning significa rendere i modelli più robusti e meno suscettibili a errori e bias. In modo da gestire una vasta gamma di dati e situazioni senza compromettere le prestazioni. Riuscire cioè ad affrontare variazioni nei dati di input, come rumore o dati mancanti, senza produrre risultati drasticamente diversi o errati.

Gli algoritmi devono essere progettati con attenzione per ridurre al minimo il rischio di introdurre o amplificare pregiudizi indesiderati nei risultati. Per esempio, è essenziale evitare che un modello di intelligenza artificiale per la selezione di candidati favorisca una specifica etnia o genere. Inoltre, è fondamentale garantire la trasparenza e la comprensibilità degli algoritmi, in modo che sia sempre possibile comprendere il processo decisionale e identificare eventuali errori o pregiudizi. L’importanza di utilizzare dati adeguati per addestrare l’IA sottolinea la necessità di riflettere le diversità del mondo reale, eliminando la possibilità di pregiudizi e distorsioni. In particolare per il controllo della qualità dei dati è importante implementare procedure di controllo che identifichino e correggano errori o pregiudizi nei dati prima del loro impiego. Più in generale, le prestazioni dei modelli AI devono essere monitorate nel tempo per individuare possibili cambiamenti che richiedono misure correttive. Allo stesso modo, i modelli vanno aggiornati regolarmente con nuovi dati affinché mantengano la loro precisione e affidabilità nel tempo.

I sistemi di intelligenza artificiale come quelli utilizzati per guidare le auto, assistere nella diagnostica medica e fungere da chatbot, apprendono questi compiti analizzando set enormi di dati. Oltra all’aggiornamento periodico, il mantenimento dell’integrità dei dati utilizzati per il training dei sistemi di AI diventerà una sfida continua. I dati spesso presi a prestito dal Web sono suscettibili di manipolazione. Anche poche imprecisioni che sfuggono alla rilevazione, intenzionalmente incorporate durante l’addestramento del modello – spiega Colajanni dell’Università di Bologna – possono inquinare una decisione o indurre all’errore. Grandi set di dati errati introdotti intenzionalmente in un LLM potrebbero causare danni ancora maggiori, con impatti potenzialmente devastanti. Uno dei primi casi d’uso conosciuti è una tecnica di avvelenamento dei dati per causare la deriva algoritmica, una situazione in cui il modello di intelligenza artificiale inizia a comportarsi in modo imprevisto o indesiderato a causa di manipolazioni nei dati prolungati nel tempo. Questi attacchi mirano a produrre risultati errati o indesiderati in determinate situazioni in modo da causare una deriva graduale nel modello. Intenzionali o accidentali questi cambiamenti potrebbero non essere immediatamente rilevati. Per esempio, se un modello di riconoscimento delle immagini è addestrato su un set di dati non rappresentativo della diversità del mondo reale, il sistema potrebbe non essere in grado di riconoscere correttamente nuove immagini che si discostano dai dati di partenza. Nel campo della security, la deriva logaritmica provocata da prestazioni degradate del modello AI di partenza apre a scenari preoccupanti. Detto questo la possibilità di riversare quantità enormi di dati fasulli per corrompere i sistemi e fare in modo che le risposte siano sbagliate non è ancora una capacità concreta. Ma lo potrebbe diventare presto. «Nel momento in cui le difese saranno sempre più basate sui sistemi di intelligenza artificiale – spiega Colajanni – gli attaccanti cercheranno di sfruttare le possibilità offerte da queste tecniche. Per esempio, sistemi addestrati su dataset inquinati potrebbero perdere la capacità di rilevare certe tipologie di attacco. Sappiamo che ci sono stati dei tentativi di cui ignoriamo i risultati. Sappiamo però che quei dati dobbiamo iniziare a proteggerli».


#cybersecurity #AI In guardia contro il rischio di manipolazione dei dati da parte degli attaccanti
Click To Tweet


LA DEBOLEZZA DEL SOFTWARE

Le stime del danno finanziario globale causato dal cybercrime possono variare notevolmente a seconda delle fonti e delle metodologie utilizzate per la valutazione. Secondo la società di ricerca Cybersecurity Ventures, citata nel Global Risk Report del World Economic Forum, il danno finanziario globale causato dalla criminalità informatica raggiungerà i 10,5 trilioni di dollari entro il 2025. Una cifra superiore alla ricchezza prodotta in questo momento dal Giappone, la terza economia mondiale, dopo Stati Uniti e Cina. È difficile stabilire in che misura incida la debolezza del software, ma di certo si tratta di una quota importante. Una delle maggiori difficoltà da affrontare quando si parla di sicurezza deriva dal fatto che alcuni dei più importanti software in circolazione contengono milioni di righe di codice, spesso sviluppato da tante società diverse. Sappiamo che alla base di tanti problemi di sicurezza ci sono software immaturi, pieni di bug, che lasciano aperti varchi che poi vengono puntualmente sfruttati. «Questo è il problema principale dell’industria del software e dei servizi» – concorda Colajanni dell’Università di Bologna. «Un settore nel quale non si punta ad avere il prodotto più sicuro, ma ad arrivare per primi sul mercato. Poi tanto se ci sono delle vulnerabilità faccio una patch. Ma non è normale che ogni due settimane siamo costretti ad aggiornare dispositivi e software. È come se ogni due settimane dovessimo portare la macchina a revisionare. Nessun prodotto industriale presenta questa oscenità. Eppure l’accettiamo come se fosse normale».

ALLA RADICE DEL PROBLEMA

Ma se come abbiamo visto l’AI può migliorare il software in circolazione attraverso l’analisi e la verifica del codice e prima ancora contribuire alla scrittura, non è azzardato ritenere che se impiegata su larga scala e con il supporto di investimenti adeguati, l’AI possa dare un contributo importante ad abbattere i costi insostenibili dell’insicurezza. «Se si comincerà – come tutte le norme ci stanno dicendo – a dare più importanza alla necessità di produrre software meno vulnerabile, e quindi se i difensori o i produttori di software cominceranno a usare seriamente questi strumenti, tutti quanti ne beneficeranno» – auspica Colajanni. «Sia le nuove norme europee sia le indicazioni della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA), puntano molto su questo aspetto. Perciò dobbiamo fare in modo che l’impiego dell’AI non resti circoscritta ai soli ambiti della sicurezza. La sfida è di coinvolgere i produttori di hardware e software». Questi strumenti potrebbero perciò essere impiegati per sradicare alla radice una delle cause di debolezza dell’intero ecosistema IT. «Oggi, ci sono sia norme sia gli strumenti per immettere sul mercato prodotti più sicuri» – afferma Colajanni. «Però bisogna usarli. Perché se lo fanno solo gli attaccanti aumentano le possibilità che si apra un solco incolmabile tra attacco e difesa. Non abbiamo vincoli normativi per andare a caccia di vulnerabilità. Se saremo in grado di farlo, il divario tra attacco e difesa potrà essere colmato. Al contrario, se i produttori di software e hardware non utilizzeranno questi strumenti, gli attaccanti avranno la meglio».


#cybersecurity #AI Software sotto attacco per rischio per mancanza di maturità. Il ruolo dei produttori
Click To Tweet


UN NUOVO ALLEATO

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e del machine learning apre prospettive promettenti per superare le difficoltà legate alla sicurezza informatica. Aziende e organizzazioni che combattono la criminalità informatica hanno nell’AI un nuovo alleato che ha ampliato il ventaglio di possibilità a disposizione dei professionisti della sicurezza. Applicazioni di successo dell’intelligenza artificiale come gli algoritmi basati su reti neurali e i sistemi di apprendimento automatico in grado di identificare automaticamente nuove varietà di malware offrono vantaggi significativi nello sforzo di elevare il livello di sicurezza. Compito dei professionisti della sicurezza è di rimanere vigili, sforzandosi al contempo di comprendere vantaggi e rischi di questa tecnologia. Forse in questo momento è prematuro chiedersi se e in che misura l’intelligenza artificiale generativa abbia rafforzato o indebolito la sicurezza informatica. È innegabile che se da un lato la tecnologia ha facilitato la creazione di una classe completamente nuova di soluzioni di sicurezza, dall’altro ha dilatato anche le possibilità a disposizione di chi attacca. Molto più urgente allora, concentrare gli sforzi sul miglioramento degli algoritmi, un aspetto fondamentale per garantire che l’intelligenza artificiale e il machine learning siano utilizzati in modo sicuro ed etico, evitando conseguenze indesiderate e dannose. Accompagnando la ricerca con lo sviluppo di politiche e normative volte a regolamentare l’uso e l’evoluzione delle tecnologie dell’intelligenza artificiale, assicuriamo l’adozione di pratiche etiche e responsabili, affrontando apertamente i rischi associati alla loro implementazione.


Reti intelligenti: Westcon presenta la piattaforma Juniper AI Networking

L'articolo Minacce cyber, l’AI cambia le regole del gioco proviene da Data Manager Online.

]]>
Connettività 5G, il nuovo standard dell’agilità aziendale https://www.datamanager.it/2024/04/connettivita-5g-il-nuovo-standard-dellagilita-aziendale/ Wed, 10 Apr 2024 08:25:07 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236117 Il 5G guida l’adozione di servizi mission-critical sulle reti mobili private e IoT per migliorare l’efficienza, la sicurezza e la gestione delle risorse da parte delle imprese, aprendo la strada a nuovi modelli di business e a una maggiore competitività nel mercato L’impatto del 5G sulla connettività aziendale apre nuove prospettive e trasforma radicalmente il […]

L'articolo Connettività 5G, il nuovo standard dell’agilità aziendale proviene da Data Manager Online.

]]>
Il 5G guida l’adozione di servizi mission-critical sulle reti mobili private e IoT per migliorare l’efficienza, la sicurezza e la gestione delle risorse da parte delle imprese, aprendo la strada a nuovi modelli di business e a una maggiore competitività nel mercato

L’impatto del 5G sulla connettività aziendale apre nuove prospettive e trasforma radicalmente il modo in cui le imprese gestiscono le proprie operazioni. Il 5G agisce come catalizzatore per la trasformazione digitale delle aziende, consentendo l’adozione di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale, l’analisi dati avanzata e la realtà aumentata. Inoltre, supporta la mobilità aziendale, garantendo una connettività affidabile e ad alte prestazioni in movimento. Questo aspetto è particolarmente significativo per le aziende con personale in costante spostamento o che richiedono un accesso continuo ai dati aziendali. Il 5G non rappresenta solo un’evoluzione rispetto alle tecnologie esistenti, ma può anche facilitare la creazione di reti logiche virtualizzate su infrastrutture condivise e distribuite. Ciò favorisce la realizzazione di soluzioni di reti private locali e isolate, per esempio nel contesto industriale, aprendo le porte al suo utilizzo anche da parte di nuovi attori non tradizionali nel settore delle telecomunicazioni. Proviamo quindi a esaminarne il panorama attuale del mercato e della tecnologia, grazie al coinvolgimento di alcuni analisti e attori chiave del settore.

Secondo le recenti proiezioni fornite da IDC, entro il 2028 le connessioni 5G in Italia rappresenteranno quasi il 75% del totale delle connessioni mobili. I ricavi generati dal 5G costituiranno il 70% del valore complessivo del mercato italiano dei servizi di rete mobile. Il ricavo medio per utente (ARPU) tenderà a decrescere e ad assestarsi su valori simili a quello dei servizi basati sulle tecnologie precedenti. Il mercato dei servizi 5G (servizi voce, dati, M2M) – come spiega Daniela Rao, senior research and consulting director di IDC European Telecoms – sarà influenzato da diversi fattori. Innanzitutto, le aziende di telecomunicazioni promuoveranno offerte 5G su voce e dati, offrendo servizi più veloci a prezzi competitivi. Inoltre, la diffusione di dispositivi 5G e l’espansione dei servizi di gaming, video-streaming, broadcasting di eventi e infomobilità forniti da operatori over-the-top (OTT) e player specializzati, spesso in collaborazione con le aziende di telecomunicazioni, stimoleranno la domanda da parte dei consumatori e delle imprese per una connettività mobile di alta qualità. Infine, l’avvio di servizi mission-critical delle Mobile Private Network e dei progetti IoT. contribuirà a plasmare il mercato.


#5G Il 75% delle connessioni mobili in Italia su 5G entro il 2028 – Daniela Rao #IDCEuropeanTelecoms
Click To Tweet


Riccardo Mascolo, head of strategy and 5G industry di Ericsson Italia, sottolinea che, nonostante i progressi compiuti in Italia e in Europa verso l’adozione completa della tecnologia 5G, il percorso è stato finora molto lento. «La frammentazione del mercato e la forte concorrenza hanno portato a una situazione in cui i prezzi per i consumatori sono molto competitivi, ma anche insostenibili per gli operatori. A breve termine, diventa vitale promuovere il consolidamento degli operatori sia a livello nazionale che europeo per favorire uno sviluppo più rapido e una migliore gestione delle risorse». In che modo il 5G può contribuire all’ottimizzazione dei processi aziendali, migliorando l’efficienza e la produttività? «Il 5G offre un potenziale significativo per ottimizzare i processi aziendali, migliorando l’efficienza e la produttività in vari settori» – risponde Mascolo. «Le aziende possono beneficiare di una maggiore flessibilità operativa grazie alla connettività wireless più affidabile e veloce, consentendo loro di adattarsi più rapidamente alle esigenze del mercato e apportare modifiche alla produzione in tempo reale. Il 5G offre anche opportunità per migliorare la resilienza e la sicurezza aziendale, consentendo sorveglianza e monitoraggio delle operazioni in tempo reale, analisi dei dati generati per migliorare l’esperienza dei clienti e ottimizzare i processi interni, abilitando l’uso di applicazioni di intelligenza artificiale. L’integrazione tra 5G e intelligenza artificiale offre infatti ulteriori sinergie e opportunità per le soluzioni aziendali basate su cloud, mobilità, raccolta real-time di grandi moli di dati e video ad alta risoluzione da un elevato numero di sensori e dispositivi per migliorare l’esperienza dei clienti e sviluppare nuovi modelli di business innovativi».

Grazie al 5G le telco possono avere un’occasione per costruire dei servizi utili al miglioramento dei processi aziendali. Ma è soprattutto il mondo dell’industria a poter beneficiare maggiormente di questa tecnologia sul fronte dell’ottimizzazione di processi, efficienza e produttività – spiega Matteo Repeti, sales engineering manager South Europe SP di Juniper Networks. «Il 5G soprattutto nelle sue implementazioni private apre la strada a nuove applicazioni in settori che richiedono bassa latenza e connettività sicura. In particolare, rende possibili nuove applicazioni prima impensabili in ambiti che necessitano di bassa latenza e connettività sicura, quali per esempio le smart factory con catene di montaggio e sistemi di monitoraggio dinamici – le comunicazioni critiche con sistemi di allerta nazionale e di primo soccorso – l’industria mineraria grazie a macchine e camion autonomi – le operazioni di monitoraggio e manutenzione dei porti, nonché gli stadi intelligenti». Inoltre, il 5G consente un maggiore livello di automazione, elemento fondamentale per molti casi d’uso emergenti. «Nei settori manifatturiero, logistico ed energetico – continua Repeti – i requisiti operativi sono in costante aggiornamento e per soddisfarli sono richieste tecnologie ad alta intensità di dati. In casi particolari, specialmente nel mondo out-door service, le soluzioni di rete wireless esistenti non soddisfano completamente le esigenze del comparto. Grazie al 5G, invece, l’industria può finalmente contare su velocità più elevate, throughput maggiore e bassa latenza, congiuntamente a una maggiore affidabilità e una connettività senza limiti. Il 5G rappresenta il mezzo abilitante che porterà enormi benefici alle imprese, tra cui la riduzione dei costi di alcuni processi, un maggiore e più accurato controllo e monitoraggio delle infrastrutture industriali o logistiche, e quindi delle emissioni, insieme all’aumento della produttività».


#5G La strada verso nuove applicazioni industriali – Matteo Repeti #JuniperNetworks
Click To Tweet


NUOVI LIVELLI DI AUTOMAZIONE

L’attenta considerazione e l’implementazione strategica dei casi d’uso del 5G sono fondamentali per le aziende che cercano di evolversi nella versione ideale dell’impresa agile e connessa. «La connettività ubiqua all’interno dell’organizzazione e del suo personale garantisce che i dati mission-critical fluiscano liberamente e siano accessibili per il processo decisionale in tempo reale a tutti i livelli dell’organizzazione» – spiega Daniela Rao di IDC European Telecoms. «Le reti 5G e i casi d’uso associati non solo alimentano la connettività onnipresente, ma in collaborazione con altre tecnologie, sono essenziali per creare, acquisire e contestualizzare una quantità crescente di dati operativi e incentrati sul cliente. La stratificazione dell’intelligenza artificiale determina nuovi livelli di automazione e processo decisionale autonomo, che consentono all’organizzazione di adattarsi più rapidamente e con maggiore precisione al contesto in evoluzione. Le aziende che cercano di sfruttare il 5G per raggiungere lo status di impresa agile e connessa devono tenere sotto controllo una serie di fattori tecnici e commerciali, che nel breve e medio termine incidono sulla disponibilità delle reti 5G e, per estensione, sulla disponibilità di casi d’uso avanzati del 5G, quali la disponibilità della copertura di rete 5G, reti 5G non autonome (NSA) e autonome (SA) e maturazione di tecnologie complementari».

Per le imprese, in modo particolare per le PMI, è fondamentale riuscire ad adottare infrastrutture modulari che permettono di scalare di pari passo con l’evoluzione delle esigenze di business in modo da estendersi e includere le nuove funzionalità. Grazie ai dispositivi 5G, è possibile avere accesso a banda larga anche nelle cosiddette “zone bianche”, cioè quelle aree geografiche non ancora coperte dalla connettività standard. Questo significa che è possibile implementare servizi con prestazioni ottimali anche in aree precedentemente non servite – come spiega Luca Venturi, B2B sales manager di AVM Italia. «Grazie al 5G il modello di business dei nostri clienti può evolvere e costruire servizi integrativi. In settori come retail e hotellerie, abbiamo constatato che le potenzialità del 5G consentono di erogare e migliorare i servizi destinati al pubblico finale – per esempio il check-in automatizzato, una rete Wi-Fi dedicata agli ospiti – assicurando velocità, stabilità di connessione, capacità di banda ed elevato numero di dispositivi collegati alla rete, anche per le strutture più piccole, come Bed and Breakfast e stabilimenti balneari».

Per il mondo industriale caratterizzato da processi produttivi più strutturati – continua Venturi – è possibile implementare piattaforme sicure, scalabili e altamente performanti in grado di gestire capacità di banda e grandi velocità di picco per applicazioni, ad esempio, di realtà aumentata e smart manufacturing. «Più in generale, in ambito sicurezza, il 5G permette di collegare sistemi di videosorveglianza, di controllo degli accessi e sensori. Per un sistema di videosorveglianza, per esempio, grazie ai dispositivi 5G, le immagini catturate dalle videocamere di sorveglianza non hanno tempi di latenza e godono del massimo della risoluzione in 4K. L’ecosistema dei nostri dispositivi FRITZ! include una vasta gamma di prodotti per garantire reti locali complete: fibra, DSL, cavo e 5G/LTE. Dai modem, router ai repeater per realizzare reti Wi-Fi Mesh, dai telefoni cordless alle app, sono tutte soluzioni facili da installare e che risolvono specifiche esigenze di business. Insieme ai nostri partner, realizziamo progetti integrati per gestire la domotica, il controllo accessi e per consentire continuità di servizio anche in caso di disservizi di rete e/o guasti alla rete fornita da parte del provider Internet».


#5G Nuovi livelli di automazione anche per le PMI – Luca Venturi #AVMItalia
Click To Tweet


IL POTENZIALE TRASFORMATIVO

Daniela Rao di IDC European Telecoms sottolinea l’importanza di considerare le reti private 4G/5G non come soluzioni isolate, ma come paradigma che può essere applicato in molteplici contesti. «Le reti private 4G/5G fungono da piattaforma fondamentale per l’implementazione e l’integrazione di una vasta gamma di casi d’uso di trasformazione digitale. Da una connettività più affidabile, e strettamente controllata, a una migliore automazione e ad ambienti di connettività IoT più densi, le reti private 4G/5G possono alimentare produttività, sicurezza e innovazione». I diversi casi di successo di applicazioni 5G dimostrano il potenziale trasformativo di questa tecnologia – come spiega Lorenzo Ruggiero, area director Southern Europe di Cradlepoint (gruppo Ericsson). «Nel settore della salute, per esempio, l’implementazione di soluzioni come la telemedicina ad alta definizione e la chirurgia remota permettono di migliorare l’accesso alle cure e di ridurre i tempi di trattamento. Nei settori manifatturiero e logistico, il 5G consente l’adozione di sistemi di automazione avanzati e il controllo remoto di macchinari, migliorando l’efficienza operativa e la flessibilità produttiva. Nel settore del retail, l’implementazione del 5G rivoluziona il processo di apertura di nuovi punti vendita, dove tempi stretti e affidabilità della connessione sono cruciali».


#5G Casi di successo e potenziale trasformativo – Lorenzo Ruggiero #Cradlepoint
Click To Tweet


Con le soluzioni 5G di Cradlepoint, le aziende possono utilizzare soluzioni di connettività veloci e affidabili per stabilire rapidamente la connessione Internet nei nuovi punti vendita, consentendo operazioni fluide fin dall’inizio e riducendo i tempi di inattività. Inoltre, in questo contesto il tema della SD-WAN diventa rilevante. «Il 5G è il complemento naturale della SD-WAN – continua Ruggiero – offrendo connettività ad alta velocità e bassa latenza per garantire prestazioni ottimali delle applicazioni aziendali. Con la SD-WAN la rete di accesso diventa intelligente e connessa al cloud, consentendo un controllo centralizzato e una gestione ottimizzata delle reti aziendali distribuite. Quindi, nel settore del retail, l’adozione del 5G può migliorare l’efficienza operativa, permettendo una rapida espansione delle attività e una gestione più efficace delle reti di negozi distribuiti. Ciò porta a una maggiore agilità aziendale e a un’esperienza migliorata per i clienti».

ll 5G apre le porte a velocità e connettività senza precedenti, offrendo una serie di vantaggi chiave. «Innanzitutto, la velocità del 5G consente un trasferimento dei dati molto più rapido rispetto alle generazioni passate, consentendo l’accesso istantaneo alle informazioni critiche e agevolando la collaborazione in tempo reale» – spiega Eugenio Chiacchia, technical account manager di NovaNext. «Ciò si traduce in una maggiore efficienza operativa, poiché i collaboratori possono comunicare e accedere alle risorse aziendali senza interruzioni o ritardi. Inoltre, la latenza ultra-bassa del 5G rende possibili applicazioni avanzate come la realtà aumentata e la realtà virtuale, che possono essere utilizzate ovunque per la formazione dei dipendenti, la manutenzione remota e la simulazione di scenari complessi. Queste tecnologie potenziano la produttività, consentendo una manutenzione più tempestiva e una risoluzione più veloce dei problemi. Nell’industria manifatturiera – continua Chiacchia – il 5G può supportare l’automazione avanzata e dell’IoT, consentendo una produzione più efficiente e flessibile. Le reti 5G, inoltre, possono abilitare sistemi di monitoraggio e controllo remoto più sofisticati per ottimizzare le operazioni e diminuire i costi. Inoltre, nel settore dei trasporti e della logistica, il 5G può ottimizzare le operazioni di coordinamento delle flotte, consentendo una pianificazione più efficiente delle rotte e una maggiore sicurezza stradale attraverso sistemi avanzati di assistenza alla guida e comunicazione veicolo-veicolo».


#5G Produttività potenziata e manutenzione più tempestiva – Eugenio Chiacchia #NovaNext
Click To Tweet


5G E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Secondo Daniela Rao di IDC European Telecoms, persiste una notevole confusione sulle reali implicazioni di una rete privata 4G/5G. È evidente come molte aziende dichiarino di aver già implementato tali reti più di quanto la maggior parte dei fornitori sia in grado di convalidare. «Anche se molte aziende preferirebbero costruire e gestire la propria rete 4G/5G privata, considerazioni relative all’acquisto, come la preferenza per lo spettro concesso in licenza, suggeriscono che terze parti avranno un ruolo fondamentale nel facilitarne l’adozione. Le preoccupazioni relative alle sfide di integrazione con l’infrastruttura di rete legacy evidenziano inoltre come le aziende indirizzino le reti private 4G/5G con un intento specifico e non come una sostituzione dell’intera rete aziendale». L’integrazione del 5G e dell’intelligenza artificiale consente lo sviluppo di soluzioni innovative e altamente personalizzate per le aziende.

Daniela Rao ci aiuta a delineare una serie di applicazioni che potrebbero svilupparsi e diffondersi in modo significativo nell’arco dei prossimi 3-7 anni, grazie alla combinazione tra la potenza del 5G e le capacità dell’intelligenza artificiale. Una delle prime applicazioni riguarda il monitoraggio delle infrastrutture tramite droni o robot connessi al 5G. Questi dispositivi potrebbero operare autonomamente o essere controllati manualmente, consentendo ispezioni di infrastrutture critiche come linee elettriche, edifici e torri cellulari. Grazie alla connettività a bassa latenza del 5G, è possibile garantire un controllo del volo più preciso anche in condizioni meteorologiche difficili, oltre alla trasmissione di streaming video di qualità superiore.

Un’altra innovativa applicazione è rappresentata dalle comunicazioni olografiche. Qui, il 5G consentirebbe l’acquisizione, il trasporto e il rendering avanzato di persone in tempo reale, migliorando così la capacità di discernere le comunicazioni non verbali.

Nel settore agricolo, il 5G potrebbe rivoluzionare l’agricoltura intelligente. Attraverso la combinazione di 5G, analisi dei dati, intelligenza artificiale e droni, si potrebbe ottenere un monitoraggio in tempo reale di parametri cruciali come temperatura, pH del terreno e umidità del suolo, permettendo un livello di precisione mai visto prima nelle operazioni agricole.

Per quanto riguarda la sicurezza, il 5G potrebbe essere utilizzato per fornire video ad altissima definizione catturati da telecamere cellulari, migliorando così la sicurezza di campus e strutture. Inoltre, potrebbe abilitare il controllo degli accessi attraverso l’autenticazione facciale, consentendo un maggior grado di sicurezza e facilità d’uso. Un’altra applicazione intrigante è la possibilità di implementare la vendita al dettaglio senza cassiere. Questo permetterebbe ai clienti di selezionare e acquistare i prodotti senza dover attendere in fila alla cassa, grazie all’uso di telecamere ad altissima definizione che catturano i movimenti dei clienti e consentono la gestione di più sensori. Altri ambiti che potrebbero beneficiare dell’integrazione tra 5G e intelligenza artificiale includono la manutenzione assistita, la gestione di eventi affollati, l’intrattenimento, l’automazione di fabbrica, i servizi sanitari di tele-emergenza, l’ottimizzazione dinamica delle flotte aree e la gestione intelligente del traffico. Queste applicazioni rappresentano solo una piccola parte delle innumerevoli possibilità offerte dalla combinazione tra connettività avanzata 5G e intelligenza artificiale. In tutti i casi, si tratta di un potenziale enorme per trasformare i processi aziendali, migliorare l’efficienza e la produttività e guidare l’innovazione in tutti i settori industriali – sottolinea Riccardo Mascolo di Ericsson Italia «La collaborazione tra operatori, imprese e istituzioni sarà fondamentale per sfruttare appieno le opportunità offerte da queste tecnologie emergenti». Inoltre, l’integrazione tra 5G e cloud promette di portare significativi vantaggi sia per i service provider che per i loro clienti, migliorando l’esperienza complessiva e consentendo una maggiore agilità e efficienza nell’erogazione dei servizi di comunicazione e connettività.


#5G Frammentazione del mercato e forte concorrenza – Riccardo Mascolo #EricssonItalia
Click To Tweet


Matteo Repeti di Juniper Networks spiega che l’integrazione tra cloud e 5G richiede un aumento del livello di automazione, il quale varia a seconda delle applicazioni. Tuttavia, le nuove tecnologie radio (New Radio) da sole non permettono agli operatori di sfruttare appieno il potenziale del 5G. Per questo, Juniper supporta i service provider coprendo gli elementi necessari a creare nuovo valore (architettura, operation, esperienza del servizio). «Le più grandi opportunità e sinergie derivano dall’integrazione di servizi di assurance basata su AI, dalle tecnologie di radio monitoring e dall’introduzione di applicazioni terze per l’ottimizzazione dell’energia e delle funzioni abilitate dal 5G». Per quanto riguarda la parte radio, Repeti consiglia l’esplorazione delle soluzioni basate su Open RAN per le reti private, soprattutto perché queste non hanno una base installata legacy.

«Juniper RAN Intelligent Controller (RIC) può abilitare nuove applicazioni che permettono di migliorare l’esperienza del servizio, ridurre i costi di investimento e operativi e rendere possibili nuovi modelli di business». Sul fronte del risparmio energetico, Repeti sottolinea che l’integrazione con l’intelligenza artificiale permette di tenere sotto controllo l’utilizzo concreto delle varie frequenze delle antenne attraverso un’analisi reattiva o predittiva. «In particolare, grazie all’AI è possibile monitorare il traffico, prevederne le fluttuazioni e dirigerlo in modo ottimale, con un basso utilizzo di risorse ed energia. Questo consente, per esempio, di disabilitare anche solo temporaneamente parte della stazione base in caso di necessità, spegnendo letteralmente alcune antenne 5G». In conclusione, il 5G si presenta come un catalizzatore di trasformazione senza precedenti nel panorama tecnologico e industriale. Nonostante le sfide e le incertezze che accompagnano il suo sviluppo, l’entusiasmo e gli investimenti rimangono elevati, evidenziando la sua importanza strategica. Con il suo potenziale e le opportunità che spalanca in svariati settori, il 5G continua a suscitare interesse. E mentre già si intravedono le prossime prospettive del 6G, il futuro del 5G si conferma ricco di possibilità, dimostrando che la rivoluzione delle reti mobili è solo all’inizio.

L'articolo Connettività 5G, il nuovo standard dell’agilità aziendale proviene da Data Manager Online.

]]>
Effetto convergenza, gioco di sponda tra tecnologie https://www.datamanager.it/2024/04/effetto-convergenza-gioco-di-sponda-tra-tecnologie/ Wed, 10 Apr 2024 07:15:57 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236315 Blockchain, intelligenza artificiale e Internet of Things sempre più convergenti. Il futuro va in questa direzione e l’economia cyber che sta prendendo forma è destinata a rivoluzionare comparti produttivi, processi e qualità complessiva della vita Blockchain, intelligenza artificiale (AI) e Internet of Things (IoT) sono un volano della rivoluzione digitale. Prese singolarmente queste potenti tecnologie […]

L'articolo Effetto convergenza, gioco di sponda tra tecnologie proviene da Data Manager Online.

]]>
Blockchain, intelligenza artificiale e Internet of Things sempre più convergenti. Il futuro va in questa direzione e l’economia cyber che sta prendendo forma è destinata a rivoluzionare comparti produttivi, processi e qualità complessiva della vita

Blockchain, intelligenza artificiale (AI) e Internet of Things (IoT) sono un volano della rivoluzione digitale. Prese singolarmente queste potenti tecnologie hanno raggiunto, sebbene con intensità e in ambiti diversi, un successo pervasivo. Tuttavia siamo soltanto all’inizio. Un’integrazione fattiva è all’orizzonte, ma questo è il tempo destinato alle valutazioni e alle strategie da mettere in campo. La buona notizia è che sarà un processo inevitabile. Ognuna delle tecnologie in questione possiede un’attitudine naturale all’integrazione e all’interconnessione. Il DNA, per tutte, è collaborativo, ed è nella convergenza che si svilupperà la nuova era dell’innovazione trasformativa. Ma facciamo un passo indietro e zoomiamo sul presente.

Blockchain, intelligenza artificiale e Internet of Things sono riconosciute come innovazioni che hanno il potenziale per migliorare i processi aziendali, creare nuovi modelli di business e rivoluzionare interi settori. La blockchain può aumentare la fiducia, la trasparenza, la sicurezza e la privacy dei processi aziendali fornendo un registro distribuito condiviso e decentralizzato. Non si tratta di una mera “aggiunta” all’ecosistema tecnologico: funziona infatti come il binario su cui grandi volumi di dati e conoscenze possono fluire in modo sicuro e trasparente. E in termini di tokenizzazione, ossia la rappresentazione digitale delle risorse su una blockchain – o, meglio, la conversione di risorse fisiche o immateriali in token digitali che possono essere scambiati, venduti o investiti in modo decentralizzato – le prospettive di crescita sono sorprendenti: da un rapporto di Boston Consulting Group (BCG) è emerso che la tokenizzazione diventerà un mercato da 16 trilioni di dollari entro il 2030. L’Internet of Things di fatto guida l’automazione delle industrie e la facilità d’uso dei processi aziendali. Attraverso la connessione in rete di oggetti fisici che hanno sensori, software e altre tecnologie integrate – consente di connettere e scambiare dati con altri dispositivi e sistemi. I dispositivi chiamati in causa spaziano dallo smartphone al laptop, dalla fotocamera ad anello ai sensori di un’auto. IDC stima che nel 2025 ci saranno 41,6 miliardi di dispositivi IoT, in grado di generare 79,4 zettabyte di dati. Una quantità di dati incredibile, che necessariamente chiama in causa l’uso dell’intelligenza l’artificiale per vagliare, estrarre, dirigere e organizzare in modo corretto le informazioni.

In pratica l’AI utilizza i big data raccolti tramite dispositivi IoT, rilevando modelli e ottimizzando le decisioni aziendali basate sui dati. Secondo IDC, la spesa per le soluzioni GenAI raggiungerà nel 2027 quota 143 miliardi di dollari e Bloomberg stima che l’intelligenza artificiale generativa diventerà un mercato da 1,3 trilioni di dollari entro il 2032. I sistemi digitali convergenti beneficiano dei dati derivati dai sensori IoT attraverso la migliore capacità computazionale dell’intelligenza artificiale e l’infrastruttura sicura della blockchain. Le tre tecnologie, se utilizzate insieme, possono far crescere moltissimi processi aziendali, introdurre nuovi modelli di business, scalare e semplificare la gestione dei dati e rivoluzionare numerose industrie moderne. L’economia digitale formata dall’integrazione di blockchain, Internet of Things e intelligenza artificiale è in fase di sviluppo graduale e il suo grande potenziale consiste nel rivoluzionare settori industriali, semplificare processi e migliorare la qualità complessiva della vita. Dalle case intelligenti alle auto a guida autonoma, questa confluenza sta modificando il volto di molti settori, consentendo nuovi livelli di sicurezza, produttività e intelligenza.


#blockchain #IoT #AI Il potenziale della convergenza, impatto trasversale – Mauro Maniforti #EOSSolutions
Click To Tweet


IL FUTURO È GIÀ QUI

Sulle potenzialità della convergenza non ha dubbi Mauro Maniforti, chief experience officer di EOS Solutions. «Queste tecnologie possono migliorare l’efficienza operativa, ottimizzare la gestione dei dati e garantire la sicurezza e la trasparenza delle transazioni aprendo nuove opportunità di business». Per indicare lo stato dell’arte in Italia Stefano Bosotti, IoT offering manager di smeup, parte dall’analisi delle tre tecnologie. «Intelligenza Artificiale, IoT e blockchain sono tra le tecnologie più cercate sui motori di ricerca di tutto il mondo. Ognuna di loro ha trovato applicazioni più o meno specifiche e, negli ultimi anni, sono state impiegate separatamente per le più disparate esigenze. Nell’immaginario collettivo, per esempio, la blockchain è spesso associata alle criptovalute come i Bitcoin. IoT a strumenti intelligenti in grado di agire in autonomia. Infine, l’intelligenza artificiale ha trovato applicazioni in moltissimi ambiti come la creazione di contenuti, i sistemi di visione, i videogiochi e le analisi dei dati». Se il 2023 è stato un anno di transizione e definizione delle tecnologie e delle soluzioni che guideranno lo sviluppo nei prossimi anni, il 2024 contrassegnerà il proseguimento logico di questa tendenza, facendo emergere AI, IoT/OT e Blockchain come driver tecnologici per lo sviluppo futuro – spiega Emilio Turani, managing director per Italia, South Eastern Europe, Turchia e Grecia di Qualys. «A queste tre voci si aggiunge quella del Metaverso che rappresenta un palcoscenico su cui questi tre attori saliranno per ridefinire le possibilità creative, consentendo agli ambienti di essere modellati con il pensiero e permettendo dei legami tra chi sviluppa e modella, da un lato, e chi usufruisce delle risorse digitali, dall’altro. L’armonizzazione tra queste tecnologie aumenterà in ogni geografia».

Per Oracle siamo agli albori di una sesta rivoluzione tecnologica, caratterizzata dalla convergenza di AI, IoT, robotics e blockchain. «Grazie a queste tecnologie non solo produrremo robot autonomi, ma anche vere e proprie aziende autonome, entrando in un’epoca in cui non ci sarà più bisogno di persone come intermediari o facilitatori di molte attività transazionali e ripetitive» – spiega Andrea Cravero, direttore Solution Engineering (pre-sales, prevendita tecnica) per le Cloud Applications di Oracle. «Immaginiamo un’azienda agricola autonoma. I sensori IoT potrebbero rilevare il livello d’acqua necessario per la crescita delle colture. L’intelligenza artificiale – sulla base di questi dati (e delle previsioni meteorologiche) – potrebbe programmare e calibrare i processi di semina e di irrigazione e istruire i robot su compiti specifici. Accedendo a dati relativi al fabbisogno della domanda e alle tendenze del mercato, sarebbe possibile inoltre stabilire il momento e il prezzo più vantaggiosi per vendere. E la tecnologia blockchain potrebbe infine registrare ed autenticare ogni azione, per esempio quali trattamenti sono stati effettuati per garantire le diverse certificazioni biologiche».


#blockchain #IoT #AI Nuova generazione di servizi. I vantaggi dell’integrazione – Stefano Bosotti #smeup
Click To Tweet


I SETTORI IN PRIMA FILA

La convergenza tra IoT, intelligenza artificiale e blockchain ha un potenziale trasformativo in diversi settori industriali, ma Emilio Turani di Qualys si focalizza sui requisiti trasversali necessari a cavalcare la nuova sfida tecnologica. «La trasformazione reale la intravediamo, più che in settori specifici, in un modo differente di affrontare queste tecnologie rispetto al passato, anche recente. Solo da una loro interpretazione e adozione consapevole si potrà creare quella fiducia necessaria per la diffusione di nuovi modelli operativi in cui alle persone si richiederà l’unico onere di esser connesse».

Secondo Mauro Maniforti di EOS Solutions, alcuni comparti sono particolarmente suscettibili a cambiamenti significativi. «Innanzitutto, l’industria manifatturiera è uno dei settori dove l’impatto può diventare particolarmente rilevante. La capacità di monitorare in tempo reale le attrezzature e i processi di produzione attraverso dispositivi IoT, combinata con l’analisi predittiva dell’AI e la tracciabilità della blockchain, può ottimizzare l’efficienza operativa, ridurre i tempi di fermo e migliorare la qualità del prodotto. Un altro esempio è il settore della logistica e della supply chain, dove l’IoT consente la tracciabilità in tempo reale dei beni lungo l’intera catena di approvvigionamento. L’AI, inoltre, può ottimizzare le rotte di consegna e prevedere la domanda dei clienti, mentre la blockchain può garantire la trasparenza e la sicurezza delle transazioni lungo la catena di approvvigionamento, riducendo i rischi di frodi e ritardi. L’impatto non è trascurabile neanche nei settori dell’automotive e dei trasporti, dove l’IoT consente il monitoraggio delle prestazioni dei veicoli e la raccolta di dati sull’utilizzo. In questo contesto, l’AI può ottimizzare i percorsi e migliorare la sicurezza stradale. Infine, settori come l’energia, la sanità e l’agricoltura, ma anche la finanza e l’industria alimentare, sono anch’essi suscettibili a una trasformazione significativa grazie all’intersezione di IoT, intelligenza artificiale e blockchain».

Anche Stefano Bosotti di smeup chiama in causa il comparto manufacturing: «La fabbrica, fresca del concetto di 4.0, presenta una grande quantità di asset ormai collegati a software in grado di estrarre valore dai dati generati. In questo contesto, l’unione di IoT, AI e blockchain trova applicazione in diversi settori. Dalla produzione alla qualità. Pensiamo, infatti, alle apparecchiature che eseguono controlli specifici sui prodotti finiti. Uno strumento IoT, quindi connesso, può fornire le informazioni rilevate a un sistema di intelligenza artificiale che, oltre a determinarne la conformità, o la non conformità, basandosi su modelli trainati sulla base di dati storici, sarebbe in grado di inserire questi risultati sulla blockchain rendendoli disponibili e non più modificabili». La stessa cosa potrebbe accadere in ambito tracciabilità – continua Bosotti. «Le componenti in arrivo da un determinato fornitore possono essere identificate con l’AI e ne possono essere recuperate le informazioni di provenienza tramite la blockchain. Blockchain sulla quale possono essere inserite nuove informazioni relative alle lavorazioni eseguite». Stefano Bosotti riflette anche sui vantaggi che l’unione delle tre tecnologie potrebbe portare all’utilizzatore finale di un prodotto o servizio. «Pensiamo ad una caldaia IoT, quindi connessa.

L’intelligenza artificiale “impara” il modo in cui utilizziamo la caldaia, capisce in che momenti della giornata è più attiva, quanta acqua calda usiamo e “impara” a prevedere i nostri comportamenti». Ma come entra in gioco la blockchain e la parte IoT? «Una caldaia che conosce il nostro modo di utilizzarla, sarebbe in grado di cercare su Internet il miglior prezzo disponibile per le fasce orarie nelle quali è presente il maggior consumo e firmare smart contracts (o contratti digitali) su blockchain per cambiare “al volo” il contratto di fornitura in modo che il nostro costo sia sempre il più vantaggioso possibile» – risponde Bosotti. «Sfruttando invece il concetto di microtransazioni con criptomonete come IOTA, per esempio, potremmo realizzare un sistema di rifornimento automatico per il nostro veicolo, dal punto di vista del pagamento. Il nostro veicolo arriva alla stazione di servizio e si posiziona vicino alla pompa di benzina o alla colonnina di ricarica. Una telecamera IoT, dotata di intelligenza artificiale, riconosce la targa della vettura, o addirittura il nostro volto, e, una volta completato il rifornimento, addebita il corrispettivo sul nostro wallet».


#blockchain #IoT #AI Interazioni virtuose. Sfida tecnologica ma anche strategica – Emilio Turani #Qualys
Click To Tweet


LE SFIDE SUL TAVOLO

Per quanto riguarda le sfide che la convergenza tra blockchain, intelligenza artificiale e IoT mette sul tavolo, Qualys, intravede tra le challenge principali l’impegno ad armonizzare e a far comunicare tra loro le diverse applicazioni. «Lo scopo ultimo è snellire le attività “time consuming”, per potersi focalizzare su attività a valore aggiunto in cui l’intelligenza artificiale non riesce ancora a “eguagliare” la mente umana» – sottolinea Emilio Turani. In gioco, secondo smeup, c’è anche una questione di strategia. Come dire, oltre al contenuto deve funzionare anche il contenitore. «La convergenza di queste discipline ci pone davanti a grandi sfide tanto tecnologiche quanto concettuali. Da una parte la necessità di nuove figure professionali, formate verticalmente su questi temi, dall’altra la capacità di pensare a modelli che possano essere scalabili e replicabili in grado di fornire una nuova generazione di servizi» – commenta Stefano Bosotti. La maggiore connettività e condivisione dei dati, caratteristiche dell’economia cybernetica, solleva interrogativi sulla privacy, la sicurezza e la proprietà dei dati, nonché sull’adeguatezza dei sistemi normativi e sulle questioni etiche relative alla protezione da potenziali abusi. Turani di Qualys solleva questioni non ancora dipanate. «Ogni nuova tecnologia comporta la necessità di giungere alla definizione di normative e standard che tengano conto di aspetti deontologici e delle ripercussioni correlate al loro impiego. Tra le criticità ancora irrisolte vi sono la sicurezza delle comunicazioni e la protezione da abusi di eventuali falle nel sistema».

COME TENERE IL PASSO

L’ondata innovativa non si attende, la si precede, con l’approccio giusto, per cogliere l’occasione: un concetto che per Emilio Turani di Qualys suona come un mantra. E più che di impatto parla di opportunità da cogliere e saper mettere a sistema in chiave tecnica, ma anche valoriale. «In Qualys, continueremo a perseguire l’obiettivo di dare ai nostri clienti una soluzione in grado di aiutarli a svincolarsi da attività ripetitive e a basso valore aggiunto per focalizzarsi invece sul miglioramento continuo nella gestione dei rischi associati alle vulnerabilità e al miglioramento dei processi aziendali e di business. Se ben integrate e orientate, tutte queste tecnologie possono trasformarsi in un contributo utile allo sviluppo di strumenti di protezione ancora più affinati». Per aiutare le aziende a sfruttare al massimo il potenziale delle tecnologie emergenti, abbattendo l’eventuale gap tecnologico, Oracle punta su una strategia precisa. «Consiste nell’offrire la tecnologia AI, IoT, blockchain non solo come possibilità tecnica della propria piattaforma infrastrutturale, ma di inserirle nell’ambito del proprio portafoglio applicativo, come funzionalità all’uso preconfigurate e immediatamente usufruibili da utenti senza competenze specifiche» – spiega Andrea Cravero. «Inoltre, recentemente Oracle ha lanciato la sua Enterprise Communications Platform che mira a collegare le nostre applicazioni verticali SaaS per i vari settori industriali a reti e dispositivi IoT e che permette di orchestrare, connettere e gestire una nuova generazione di servizi di comunicazione Edge e IoT basati su cloud, con la sicurezza e le elevate prestazioni della Cloud Infrastructure di Oracle».

Qualys mette l’accento sulla necessità di osservare il mondo esterno e di confrontarsi con i clienti, partner e prospect in modo proattivo e bidirezionale. Inoltre si concentra particolarmente sul tema della sicurezza. «Poiché le tattiche degli aggressori diventano sempre più sofisticate e persistenti, le strategie di cybersecurity devono crescere più rapidamente per essere scalabili» – spiega Emilio Turani. «Un modo per favorire la scalabilità della cybersecurity è incorporare tecnologie come per l’appunto l’intelligenza artificiale per rispondere efficacemente alle minacce». Qualys rientra tra le società leader nell’applicazione pratica dell’AI attraverso la piattaforma Enterprise TruRisk. «Con TruRisk AI – continua Turani – i leader della cybersecurity possono classificare meglio le risorse critiche, rilevare attività sospette precedentemente trascurate e agire preventivamente per bloccare gli attacchi prima che si traducano in una violazione dannosa. I nostri clienti stanno apprezzando i benefici che Qualys è in grado di apportare all’interno delle loro organizzazioni. Il nostro approccio e il posizionamento sono propedeutici nel contestualizzare meglio la cybersecurity per abilitare processi di business e interoperare con le terze parti. I diversi stakeholder sono coinvolti nelle varie fasi progettuali, dalla stesura al deployment. Questo è importante poiché vi è un riconoscimento della soluzione che è realmente in grado di ridurre il rischio, eliminare i costi nascosti, rendere predicibile il budget nel medio e lungo termine apportando infine una drastica riduzione del costo di amministrazione complessivo».


#blockchain #IoT #AI Rivoluzione tecnologica, verso l’azienda autonoma – Andrea Cravero #Oracle
Click To Tweet


WORKING IN PROGRESS

All’orizzonte della convergenza tra IoT, AI e blockchain, si auspicano processi più efficienti, una comunicazione ancora più fluida e protetta, città più green. Stefano Bosotti di smeup proietta una visione ottimistica per i prossimi anni: «In senso generale queste tecnologie favoriranno lo sviluppo di servizi che avranno, come obiettivo primario, quello dell’ottimizzazione, del risparmio energetico ed economico, e della velocità di esecuzione. Naturalmente sono solo esempi, ma i campi di applicazione sono davvero moltissimi. Come è successo per molte altre tecnologie, più servizi nasceranno e maggiore sarà la velocità con la quale le tecnologie stesse evolveranno». Più cauto, ma sempre ottimista, Emilio Turani di Qualys che torna sul concetto di interazioni virtuose: «Servirà percorrere una via che conduca a una maggiore armonizzazione tra queste diverse tecnologie e il loro potenziale per farne evolvere in modo naturale e sostenibile l’adozione e il quotidiano utilizzo. Confidiamo che in questo modo le conseguenze saranno positive e abilitanti».


Maticmind: Nuove frontiere di trasformazione

Smeup: Innovazione digitale: esempi di intreccio tra AI, IoT e blockchain unite per un futuro innovativo

L'articolo Effetto convergenza, gioco di sponda tra tecnologie proviene da Data Manager Online.

]]>
AI Act: punto di partenza, non di arrivo https://www.datamanager.it/2024/04/ai-act-punto-di-partenza-non-di-arrivo/ Tue, 09 Apr 2024 11:00:32 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236265 La tecnologia corre più veloce della capacità dell’uomo di comprenderne impatti e sviluppi. Un’asimmetria nota a filosofi e scienziati come Kuhn, Feyerabend, Foucault, Latour, Gadamer che sull’argomento hanno scritto pagine preziose per aiutarci a comprendere le complesse relazioni tra scoperta e impatto sociale delle innovazioni scientifiche e tecnologiche. Oggi il nuovo giocattolo che abbiamo tra […]

L'articolo AI Act: punto di partenza, non di arrivo proviene da Data Manager Online.

]]>
La tecnologia corre più veloce della capacità dell’uomo di comprenderne impatti e sviluppi. Un’asimmetria nota a filosofi e scienziati come Kuhn, Feyerabend, Foucault, Latour, Gadamer che sull’argomento hanno scritto pagine preziose per aiutarci a comprendere le complesse relazioni tra scoperta e impatto sociale delle innovazioni scientifiche e tecnologiche.

Oggi il nuovo giocattolo che abbiamo tra le mani si chiama intelligenza artificiale generativa. Una tecnologia dirompente, dal potenziale immenso. Nei confronti della quale, tuttavia, persino chi ha contribuito a svilupparla mette in guardia dai pericoli di non poterne prevedere lo sviluppo. Come spiega Nello Cristianini nel saggio “Machina sapiens – L’algoritmo che ci ha rubato il segreto della conoscenza” (Il Mulino, 2024), non solo ogni rete neurale ha caratteristiche uniche, ma dalla quantità e qualità dei dati che diamo in pasto all’AI derivano le possibilità che dalla tecnologia emergano nuove capacità. Una delle proprietà più sorprendenti delle reti neurali infatti è di continuare ad apprendere durante ogni sessione di training, con sviluppi impossibili da prevedere anche da parte di chi le ha ideate.

L’AI Act di cui scrivemmo meno di un anno fa da queste stesse pagine, approvato dal Parlamento di Strasburgo, ci fa giustamente sentire orgogliosi come europei della nostra capacità di arrivare prima di qualsiasi altro nel cercare di prevenire gli usi distorti derivanti dall’utilizzo improprio della tecnologia. Uno sforzo impegnativo ma al tempo stesso essenziale. Un passo avanti enorme rispetto a quanto per esempio non siamo riusciti a fare con il cambiamento climatico dove invece stiamo inseguendo per rimediare ai danni fatti. La primazia in campo legislativo lascia aperti molti scenari. Solo a distanza di tempo e anche per effetto di quel che avverrà in altre aree geografiche sarà possibile misurare l’efficacia del tentativo di regolamentare una tecnologia e un settore in rapidissima evoluzione. Non dimentichiamo però l’effetto domino provocato dal GDPR, oggi il framework di riferimento per tutti i paesi democratici attenti alla tutela dei dati personali. Lo stesso potrebbe ripetersi con l’AI Act, un modello a cui guardare e possibilmente migliorare. L’Europa infatti – come denunciano Amnesty International e altre organizzazioni che si battono per la difesa dei diritti civili – con l’AI Act ha creato un pericoloso precedente, escludendo dal campo della regolamentazione i settori difesa, sicurezza e intelligence, e al tempo stesso istituzionalizzando così delle eccezioni al perimetro di sicurezza e protezione dei diritti in favore e in nome della sicurezza dei singoli stati nazionali.


#AI #Europa Un anno dopo l’approvazione dell’AI Act. GDPR, effetto domino
Click To Tweet


Si poteva dunque fare meglio? Senz’altro sì. Ma è un inizio promettente. Ora la palla passa ai singoli stati nazionali che dovranno agevolare la diffusione della tecnologia nella società e tra le imprese, senza annacquare i principi stabiliti a Bruxelles. Se davvero vogliamo che l’intelligenza artificiale sia il motore dell’innovazione di questo secolo, la sfida è di riuscire a democratizzare e diffondere tutto quello che di buono – ed è già tantissimo – oggi è possibile fare. Dotando le misure legislative che seguiranno dei fondi necessari per spingere la diffusione della tecnologia non solo nel sistema industriale. Punti sostanziali, poco negoziabili, su cui vorremmo tanto non rimpiangere l’efficienza e la lungimiranza dell’Europa.

L'articolo AI Act: punto di partenza, non di arrivo proviene da Data Manager Online.

]]>
Blockchain e finance, l’impatto sui pagamenti globali https://www.datamanager.it/2024/04/blockchain-e-finance-limpatto-sui-pagamenti-globali/ Tue, 09 Apr 2024 10:10:04 +0000 https://www.datamanager.it/?p=235983 Catena del valore globale e crescita economica. Come il potenziale trasformativo della blockchain può cambiare le regole. I vantaggi per banche, PMI e paesi emergenti Le catene globali del valore e il commercio internazionale sono vitali per l’economia nazionale e gli equilibri geopolitici. La distribuzione della produzione ha globalizzato e ridotto il divario tra i […]

L'articolo Blockchain e finance, l’impatto sui pagamenti globali proviene da Data Manager Online.

]]>
Catena del valore globale e crescita economica. Come il potenziale trasformativo della blockchain può cambiare le regole. I vantaggi per banche, PMI e paesi emergenti

Le catene globali del valore e il commercio internazionale sono vitali per l’economia nazionale e gli equilibri geopolitici. La distribuzione della produzione ha globalizzato e ridotto il divario tra i paesi sviluppati e quelli emergenti. Pertanto, il commercio internazionale ha reso il mondo più equilibrato e inclusivo dal punto di vista economico. C’è bisogno di più lavoro, poiché le nazioni emergenti – in confronto – hanno ancora una piccola parte del commercio globale e vogliono crescere. Processi arcaici ostacolano anche le PMI e il commercio con i paesi in crescita. Un ecosistema transfrontaliero efficiente richiede l’eliminazione degli ostacoli commerciali e la possibilità di processi agevoli per partecipare ai mercati e alle catene del valore internazionali. Migliorare i processi e i sistemi di frontiera è ancora più importante quando la crescita del commercio globale rallenta, riducendo il suo potenziale di creare posti di lavoro, opportunità e crescita economica. Tuttavia, alcuni recenti test con nuove tecnologie, messe a comune tra diversi paesi, hanno rivelato che molti scambi e catene del valore potrebbero migliorare notevolmente in efficienza ed efficacia. La tecnologia blockchain promette di trasformare il commercio globale e i sistemi di approvvigionamento. Infatti, una delle aree di test della blockchain di maggior successo è l’apertura, l’efficacia e la combinazione della catena di approvvigionamento tra paesi o regioni diverse. La tecnologia blockchain avrà probabilmente un impatto significativo su gran parte delle catene di approvvigionamento sia tramite l’implementazione diretta sia attraverso l’integrazione o l’utilizzo di dati compatibili con la blockchain.

IL POTENZIALE RIVOLUZIONARIO DELLA BLOCKCHAIN

La tecnologia blockchain consente a parti tra loro estranee di comunicare senza un intermediario con un livello di fiducia necessario a eseguire transanzioni finanziarie. Una blockchain può fornire servizi finanziari come pagamenti e cartolarizzazioni senza un ente finanziario centrale, fornendo un registro decentralizzato. I contratti intelligenti (smart contract) basati su blockchain possono automatizzare la conformità, l’elaborazione dei reclami e la distribuzione delle transazioni. La tecnologia di registro distribuito (DLT) potrebbe consentire alle aziende di adottare norme di governance e condivisione dei dati più rigorose per costruire una cooperazione per casi d’uso che non richiedono un’elevata decentralizzazione ma che al tempo stesso potrebbero beneficiare di un maggiore coordinamento.

La tecnologia blockchain e la DLT hanno il potenziale di sconvolgere il settore bancario globale, che vale oltre 5 trilioni di dollari, disintermediando i servizi bancari critici. Nella finanza commerciale (trade finance), le banche finanziano acquirenti e venditori per il commercio internazionale. Il finanziamento commerciale riduce il rischio, fornisce credito e consente agli esportatori e agli importatori di commerciare a livello internazionale. È vitale per il sistema finanziario globale, ma utilizza documenti fisici obsoleti e processi manuali. Le lettere di credito fisiche da una banca all’altra sono ancora utilizzate per garantire il pagamento. La frode è una delle maggiori minacce per le parti commerciali a causa della mancanza di riservatezza, dei processi manuali di controllo su merci e documenti. In questo modo, si rischia di supportare finanziariamente più volte la stessa spedizione, un evento sistematico che tipicamente le banche che finanziano il commercio di materie prime detraggono come costo dell’attività commerciale.

La blockchain rappresenta un’opportunità per snellire e semplificare il complesso mondo della finanza commerciale, facendo risparmiare miliardi di dollari ogni anno agli importatori, agli esportatori e ai loro finanziatori. La blockchain puo’ supportare transazioni commerciali transfrontaliere che altrimenti sarebbero antieconomiche a causa dei costi associati ai processi commerciali e di documentazione. Inoltre, accorcerebbe i tempi di consegna e ridurrebbe l’utilizzo di carta. Con circa l’80-90% del commercio mondiale che si basa sulla finanza commerciale, l’impatto della blockchain sul mercato si farebbe sentire a livello globale in tutti i settori che utilizzano il commercio transfrontaliero.

La tecnologia blockchain, consentendo alle aziende di dimostrare in modo sicuro e digitale il paese di origine e i dettagli del prodotto e della transazione (e tutta la documentazione in questione), puo’ aiutare gli esportatori e gli importatori a darsi reciprocamente maggiori informazioni sulle spedizioni che si muovono attraverso i loro gasdotti e garantire una maggiore sicurezza dell’approvvigionamento. La tecnologia blockchain potrebbe consentire di effettuare pagamenti tra importatori ed esportatori in forma tokenizzata, a seconda della consegna o della ricezione delle merci. Attraverso gli smart contract, gli importatori e gli esportatori potrebbero stabilire regole per garantire pagamenti automatici ed eliminare la possibilità di consegne mancanti, scadute o ripromesse in pegno.

Anche le banche, prendendo parte alla blockchain, possono ridurre la loro dipendenza da processi manuali obsoleti e digitalizzare documenti critici come le lettere di credito (LOC) per ridurre i costi e migliorare l’efficienza. L’introduzione della tecnologia blockchain nella finanza commerciale potrebbe significare una maggiore fiducia tra le parti commerciali, aumentando il business globale e mantenendo la riservatezza delle informazioni sensibili come prezzi e segreti commerciali quando necessario. Con i sistemi convenzionali, queste informazioni spesso devono essere completate. Inoltre, darebbe agli acquirenti una migliore comprensione della provenienza dei loro prodotti e di quando sono stati spediti e consentendo ai consumatori finali di rimanere informati su ogni fase commerciale in tempo reale, aumentando ulteriormente la fiducia e la trasparenza.

Le reti commerciali supportate dalla blockchain possono avvantaggiare tutte le parti interessate riducendo l’attrito dovuto alle inefficienze logistiche e operative lungo la catena del valore della finanza commerciale. La blockchain aiuterebbe a semplificare i processi aziendali a breve termine, riducendo le ridondanze e le inefficienze di implementazione. Inoltre, la contabilità aziendale dovrebbe essere semplificata per tenere traccia delle garanzie di pagamento e scontare più rapidamente i crediti.


#strategicpayments Il potenziale rivoluzionario della #blockchain – @djegerson
Click To Tweet


DA DOVE INIZIARE

Da un punto di vista di mercato, il trade finance ha recentemente visto progetti pilota blockchain di maggior successo rispetto ad altri casi d’uso. Il punto di partenza per lo sviluppo di una rete di registri distribuiti è la piattaforma blockchain fornita dalle startup DLT. Ethereum e Corda sono le reti aziendali più comuni e popolari. Corda è una piattaforma blockchain open source sviluppata da R3, una società di software blockchain aziendale con sede negli Stati Uniti. Voltron, gestito da R3 e CryptoBLK (un altro fornitore di soluzioni blockchain), digitalizza le lettere di credito cartacee su una piattaforma blockchain.

Diverse banche hanno creato consorzi per questi progetti pilota. Standard Chartered e HSBC sono due banche che sono pioniere nel trade finance elettronico con la blockchain. DBS e Standard Chartered hanno anche introdotto il Trade Finance Registry, una piattaforma di trade finance basata su blockchain, questa collaborazione con altre 12 banche, tra cui ABN Amro, Deutsche Ban, ICICI Bank e Lloyds. Voltron è guidato da R3 e CryptoBLK che usano la tecnologia Azure. Bangkok Bank, BBVA, BNP Paribas, HSBC, ING, Intesa Sanpaolo, Mizuho, RBS, Scotiabank, SEB e U.S. Bank sono clienti di Voltron. Voltron digitalizza anche le lettere di credito cartacee utilizzando la piattaforma di R3. Marco Polo collabora con 14 importanti istituzioni finanziarie, tra cui RBSNatWest, BNP Paribas, Commerzbank, ING, DNB, OP Financial Bangkok Bank, SMBC, Standard Chartered e Natixis, attraverso TradeIX e R3.

La partnership combina l’infrastruttura aperta Corda Enterprise di R3 e TIX Core di TradeIX, basata su DLT. We.Trade è entrata a far parte del consorzio Batavia di cinque banche (UBS, Bank of Montreal, CaixaBank, Commerzbank ed Erste Group), che comprende Rabobank, Deutsche Bank, HSBC, KBC, Natixis, Société Générale, UniCredit, Nordea e Santander. La piattaforma utilizza IBM Blockchain e Hyperledger Fabric. Tutti questi programmi mirano a semplificare il finanziamento commerciale, ma le istituzioni finanziarie devono comunque eseguire la due diligence su ogni cliente e transazione. Anche la tecnologia blockchain può migliorare questa fase cruciale.


Dr. Devid Jegerson – COO, InvestBank

Devid vanta una grande esperienza nel campo dei pagamenti digitali, del settore bancario e in altri componenti critici del settore dell’e-commerce.

La sua carriera comprende 4,5 start-up, il lancio sul mercato della prima carta prepagata ricaricabile (2002), il primo conto bancario di moneta elettronica (2006), un completo gateway di pagamento eCommerce con licenza acquiring (2008), il primo sistema di pagamento istantaneo P2P (2014) e la prima piattaforma di pagamento cloud in Medio Oriente (2016).

La sua carriera è stata rivoluzionaria nel settore dei pagamenti e del settore bancario, in realtà come noon.com negli Emirati Arabi Uniti, PayPal, Fastweb e IWBank in Italia. Recentemente, come parte del team fondatore e CEO of Payments di noon.com, ha portato la sua esperienza globale nei pagamenti elettronici a supporto della piattaforma cloud di e-commerce. In precedenza è stato responsabile monetica presso una primaria banca italiana, gestendo i pagamenti elettronici e lanciando servizi come i sistemi UBI PAY Mobile con NFC, mobile wallet e mPOS. Inoltre, ha lavorato alla regolamentazione europea PSD2 per i sistemi di pagamento; ha anche fatto parte del team fondatore del sistema di pagamento peer-to-peer Jiffy (ora parte di NPSS della Banca Centrale degli Emirati Arabi Uniti) che è stato determinante nel lancio della Banca Digitale di UBI Banca.

Membro del consiglio di amministrazione di Webidoo, Etisalat UAE Trade Connect e altre società, attraverso un approccio visionario e strategico unito a straordinarie capacità di esecuzione, nel suo ruolo di COO, sta guidando la strategia di turnaround in InvestBank, UAE.

Ha conseguito un dottorato di ricerca nell’ambito della accettazione e diffusione delle criptovalute all’Università di Abu Dhabi, un EMBA presso il MIP-Politecnico di Milano, Italia, e un Master in Mercati e Strategie d’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Italia.

È autore del libro: “Pagamenti elettronici. Dal baratto ai portafogli digitali” (2016, goWare) e numerosi articoli di ricerca pubblicati su giornali scientifici.

L'articolo Blockchain e finance, l’impatto sui pagamenti globali proviene da Data Manager Online.

]]>