rivistaluglioagosto2021 – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 10 Nov 2021 14:23:58 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png rivistaluglioagosto2021 – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 SSG e PAX Italia, i rivoluzionari della monetica https://www.datamanager.it/2021/07/ssg-e-pax-italia-i-rivoluzionari-della-monetica/ Wed, 14 Jul 2021 08:23:36 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211009 Un system integrator di successo non può più limitarsi a orchestrare tecnologie altrui. Tra sviluppo interno e rete di alleanze strategiche come quella realizzata con PAX Italia, SCAI Solution Group offre ai clienti le soluzioni giuste. Anche quelle che prima non c’erano Il modo migliore per misurare l’effetto degli ultimi dieci anni di storia evolutiva […]

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Un system integrator di successo non può più limitarsi a orchestrare tecnologie altrui. Tra sviluppo interno e rete di alleanze strategiche come quella realizzata con PAX Italia, SCAI Solution Group offre ai clienti le soluzioni giuste. Anche quelle che prima non c’erano

Il modo migliore per misurare l’effetto degli ultimi dieci anni di storia evolutiva delle infrastrutture informatiche e del consolidamento dei modelli del cloud computing e del software defined everything, è entrare nelle stanze di un system integrator come SSG SCAI Solution Group e analizzare il ruolo assunto all’interno di queste realtà dalla capacità di acquisire e proporre – “on top” ai tradizionali servizi per reti e data center – un ventaglio di tecnologie innovative, che possano fare la differenza nei mercati che si intende presidiare. Spesso e volentieri, la tecnologia non si limita a essere semplicemente innovativa, ma diventa un vero e proprio “game changer”.

Con tre sedi a Milano, Torino e Roma, un laboratorio di Ricerca e Sviluppo nel Sud Italia (dove, tra le altre attività, viene sviluppato un sistema gestionale specifico per la sanità e gli ospedali) e un obiettivo di arrivare a sessanta dipendenti entro il 2021 per riuscire a far fronte a un ritmo di crescita che da qualche anno ormai supera le due cifre, «la prima delle quali non è inferiore a 5» – precisa il CEO Daniele Rossi – SSG SCAI Solution Group appartiene in teoria al novero dei player di medie dimensioni. Tuttavia, i parametri puramente dimensionali contano poco: grazie alle sue specializzazioni, prime tra tutte quelle maturate nel campo della dematerializzazione e sulla firma digitale avanzata, l’azienda guidata da Rossi è focalizzata su una clientela di livello enterprise e large o very large account. Claudio Lombardo, Banking & Insurance sales manager di SSG, sottolinea per esempio come il know-how alla base delle soluzioni per i processi documentali del settore finance le ha consentito di sviluppare solide relazioni con l’80% del mercato bancario. Anzi, proprio la possibilità di muoversi verso i potenziali clienti in modo molto agile e tattico spiega le grandi aspettative nei confronti del nuovo dispositivo al centro di questa cover story: Aries 8, lo smart tablet multifunzione che SSG ha messo a punto insieme alla filiale italiana di PAX, l’azienda cinese specialista globale di terminali POS. Si tratta di una soluzione in cui convivono servizi di pagamento e di autorizzazione con firma digitale: una rivoluzione per molte attività di sportello, banco vendita e naturalmente in mobilità.

Cristiano Pacitto VP e general manager di SSG SCAI Solution Group

IL VALORE DEL SYSTEM INTEGRATOR

Daniele Rossi trascorre parte della sua carriera professionale in grandi aziende multinazionali del software e dei servizi. Circa dieci anni fa, lascia Infoprint Solution Company, la joint venture costituita da Ricoh e dalla divisione printing di IBM, e lancia una propria iniziativa, SCAI Solution. «SSG deriva dal graduale consolidamento di quella esperienza e da un percorso di acquisizioni e accorpamenti che si conclude alla fine del 2019» – racconta il CEO di SSG, ripercorrendo la storia della sua azienda. «Siamo un system integrator a valore che opera in un ampio spettro di attività e che unisce tecnologie e architetture di terzi e soluzioni gestionali sviluppate in proprio. Insomma, non ci limitiamo a trasferire verso i nostri clienti tecnologie pre-confezionate, ma cerchiamo di armonizzare tecnologie proprietarie e soluzioni di terze parti per rispondere all’esigenza di trasformazione digitale dei clienti».

SSG e PAX hanno firmato un’alleanza strategica esclusiva per il prodotto Aries 8, con l’obiettivo di incrementare il market share nel mercato italiano e aprire nuovi mercati esteri mediante investimenti condivisi. Oggi – come spiega Daniele Rossi – l’interesse è rivolto soprattutto verso il mercato enterprise, ma SSG si sta attrezzando per andare a servire anche il ricco segmento delle aziende di dimensioni medio-piccole. L’impegno di SSG nello sviluppo e nell’esplorazione di soluzioni tecnologiche per specifiche esigenze non esclude l’esistenza di ottime relazioni con i principali fornitori mondiali. «Con diversi di loro, pensiamo a Dell, IBM, Fujitsu, Pure Storage, Fortinet o Wacom, siamo partner di livello Gold o Platinum e per quanto riguarda la cybersecurity siamo un punto di eccellenza riconosciuto».

Puntando sempre sulla massima valorizzazione del suo capitale umano, SSG ha saputo strutturare un’offerta omogenea nelle tre principali aree di interesse, riuscendo sempre a emergere nei confronti di una concorrenza molto agguerrita. «Nel campo della sicurezza perimetrale – continua Daniele Rossi – SSG integra i progetti di ottimizzazione dei firewall con le soluzioni AlgoSec per la gestione del policy management. Nei progetti di gestione documentale, eseguiti per conto della Pubblica Amministrazione centrale, SSG supera i classici concetti dei database relazionali per abbracciare la tecnologia dei nuovi database documentali “noSQL” offerta dal leader del settore MongoDB.


#CoverStory SSG e PAX, matrimonio tra firma digitale e monetica – SSGroup.it @italia_pax
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ICT, CYBERSEC E DIGITAL

Cristiano Pacitto, general manager di SCAI Solution Group, entra in maggior dettaglio nella struttura operativa di SSG, sottolineando che l’organizzazione commerciale è suddivisa in tre business unit: ICT, Cybersecurity e Digital. «Una di queste – spiega Pacitto – è la divisione ICT che, oltre a tutta la parte dedicata alla infrastruttura, affronta gli aspetti della gestione e orchestrazione del data center, on premises e in versione software defined. Abbiamo, per esempio, la capacità di migrare interi data center in cloud, gestendo il porting delle applicazioni e assicurandone la business continuity». Il secondo braccio operativo del Gruppo è la divisione incentrata sulla sicurezza informatica. In tale contesto, i progetti sono di ampia portata e coprono la parte tradizionalmente “perimetrale”, di firewalling contro tutte le minacce d’attacco in chiave preventiva e predittiva con una elevata competenza negli strumenti analitici utilizzati in questo comparto. «SSG ha messo in esercizio modelli di awareness, di vulnerability assessment, di penetration – prosegue Pacitto – ma per le infrastrutture in cloud siamo in grado di affrontare le dinamiche più attuali dei servizi Extended detection and response (XDR) e Cloud access security broker (CASB)».

Lorenzo Rossi BU digital manager di SSG SCAI Solution Group

Infine, attraverso la recente divisione Digital, la cui visione strategica dipende dal giovane manager Lorenzo Rossi, SSG esprime una grande forza progettuale e la capacità di stringere accordi mirati all’apertura di nuove modalità di accesso al mercato. Secondo il general manager Pacitto, questa è la business unit che offre la massima diversificazione in termini di contenuti e di offerta. «Abbiamo sviluppato una soluzione proprietaria di firma remota, denominata SCAI Cygnature, con la quale realizziamo progetti di dematerializzazione basati su dispositivi che supportano la firma e il pagamento. Grazie alle soluzioni in portafoglio siamo in grado di accompagnare i clienti nella gestione dei processi di onboarding e nella digitalizzazione degli asset aziendali». Trasversalmente a queste tre unità di business – prosegue Pacitto – SSG sostiene la propria azione sul mercato con una struttura di professional services che si occupa della realizzazione e la messa in esercizio dei progetti e ne garantisce la correttezza in funzione delle condizioni contrattuali definite con i clienti, avvalendosi delle regole di qualità progettuale certificata dalle normative ISO 9000, 20000 e 27001.

Come ricorda il CEO Daniele Rossi, SSG rispetta inoltre le regole di gestione e governance previsti dal decreto legislativo 231. Sul piano commerciale, SSG adotta il classico modello commerciale diretto. «Proprio quest’anno – segnala Pacitto – abbiamo ulteriormente rafforzato la presenza commerciale sul territorio nominando alcuni responsabili per ciascun mercato verticale. Abbiamo così un sales manager per il settore bancario e assicurativo, uno per gli operatori di telecomunicazioni, altri ancora per l’industria, la pubblica amministrazione centrale e locale e per i settori Interforze, poste e gaming, sanità, utilities». Nel corso del 2021 – come spiega Pacitto – SSG vuole concentrarsi anche sullo sviluppo dei nuovi filoni di business rivolti alle PMI, al retail e alla GDO. «L’approccio per quest’ultimi punterà sul cross-selling delle nostre specifiche competenze acquisite grazie all’esperienza maturata nel settore enterprise».

L’INNOVAZIONE 3D

Non mancano però iniziative ad hoc che Pacitto inquadra nel settore automotive e trasporti, dove SSG ha immaginato un innovativo servizio B2B per la produzione di piccoli lotti di pezzi di ricambio realizzati con la tecnologia della stampa tridimensionale. «Per immaginare il servizio siamo partiti dalle stampanti 3D realizzate da Roboze, azienda italiana in grado di ingegnerizzare super polimeri per le performance di esercizio più estreme per vari settori. Con questi materiali si possono stampare numeri limitati di pezzi meccanici nel giro di 24 ore. La precisione e la resistenza dei pezzi fabbricati rivaleggiano con quella che potremmo ottenere da una tradizionale lavorazione al tornio».

Avvalendosi di questi avanzati sistemi di stampaggio digitale, SSG intende sviluppare un servizio basato su un portale Web dove il cliente potrà ordinare i pezzi di ricambio da un catalogo di oggetti disponibili per ciascuna marca di autoveicolo e farseli consegnare praticamente in giornata. Partire dalle tradizionali tematiche di rivendita a valore per arrivare alla definizione di un’autonoma offerta di soluzioni tecnologiche innovative, capaci di fornire risposte concrete alla domanda di trasformazione del mercato, è stato fin da subito l’obiettivo del capo strategico della divisione Digital Lorenzo Rossi.


#CoverStory SSG e PAX, alleanza strategica e investimenti condivisi – SSGroup.it @italia_pax
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«Lo scorso anno, nel pieno dell’emergenza sanitaria che ha inciso così pesantemente sulle tradizionali modalità di lavoro e di relazione, abbiamo cercato di individuare e integrare le soluzioni più interessanti, stringendo nuovi accordi di partnership, proprio per poter essere di supporto alle tante realtà impegnate nella remotizzazione dei loro processi». Ai clienti che in questi anni di sono serviti delle soluzioni SSG che agli sportelli fisici sostituivano la tradizionale firma grafometrica, il system integrator romano-milanese con una vocazione sempre più internazionale è in grado di fornire alternative per la firma remota dei contratti o per accedere a servizi a valore aggiunto.

«Nelle situazioni in cui non era più possibile apporre una firma in presenza, ci siamo messi alla caccia di tecnologie che potessero per esempio supportare servizi come l’on boarding remoto e, grazie alla soluzione basata su password OTP e una Web app che sfrutta la sicurezza intrinseca di una catena blockchain, siamo in grado di offrire una soluzione multifattore davvero “disruptive” perché è capace di andare incontro alle situazioni più diverse, compresa la normale firma grafometrica».

«L’obiettivo – prosegue Lorenzo Rossi – consiste insomma nell’integrare in una unica piattaforma autorizzazioni OTP a due fattori, identificazione SPID, uso di parametri biometrici come il riconoscimento del viso, dell’iride e delle impronte digitali, per consentire a tutti un rapido ritorno alle normali soglie di produttività, anche a fronte dei cambiamenti che le attività di business e i servizi hanno dovuto accettare». Il CEO di SSG parla delle soluzioni di dematerializzazione come di una sorta di “primogenitura tecnologica” della sua società. «Ancora oggi siamo fortemente focalizzati in quest’ambito e dopo aver lanciato SCAI Sign, la nostra prima offerta per la firma elettronica avanzata codificata dal legislatore nel 2013, abbiamo ulteriormente affinato le nostre competenze interne per portare sul mercato il successore di questo prodotto, SCAI Cygnature».

Claudio Lombardo Banking & Finance sales manager di SSG SCAI Solution Group

LO SPORTELLO DEL FUTURO

Il nome unisce i due concetti di firma e sicurezza necessari per supportare le diverse funzionalità che oggi confluiscono in Aries 8, lo smart tablet che SSG e PAX Italia hanno lanciato all’indirizzo di un mercato altrettanto composito, costituito dagli istituti bancari e da tante altre attività di sportello e di relazione che oggi pervadono il mondo assicurativo, del retail, della hospitality, della bollettazione, della pubblica amministrazione. Nello specifico della soluzione messa a punto con PAX Italia – come spiega il responsabile delle strategie digital di SSG Lorenzo Rossi – il Gruppo sta mettendo a frutto il lungo lavoro svolto con gli operatori del finance che ormai considerano SSG un punto di riferimento a livello nazionale. «Una soluzione come questa porta il segno della profonda trasformazione che il digitale ha determinato nell’esperienza dei consumatori, che oggi possono accedere a nuovi servizi in situazioni in store e non solo. Settori come il retail, la ristorazione e tanti altri molto sensibili a tecnologie e dispositivi evoluti sanno che cosa significa utilizzare sistemi sicuri, in grado di dare la risposta cercata in termini di esperienza user friendly e veloce». Dalla sinergia con PAX Italia nasce lo smart tablet Aries 8 in cui SSG infonde un’anima digitale che apre la strada a una quantità di applicazioni extra rispetto alla funzione base del pagamento elettronico. «Esercente e utente finale finiscono per godere entrambi di una serie di vantaggi» – spiega Lorenzo Rossi. «Il primo riesce a gestire una molteplicità di processi con unico terminale ma con la stessa sicurezza, con meno problemi di manutenzione dell’hardware e riducendo i costi della carta e altri materiali consumabili. Il secondo sperimenta una user experience immediata grazie a interfacce più semplici e personalizzate».

Aries 8 conserva tutte le caratteristiche di un dispositivo con sistema operativo Android, dotato di telecamera per implementare eventuali servizi che poggiano su un canale di videoconferenza. «Android vuol dire anche disponibilità di numerose app specializzate. Lo store associato ai dispositivi POS con marchio PAX raccoglie già migliaia di applicazioni di settore» – ricorda il CEO Daniele Rossi. La piattaforma SCAI Cygnature integrata a bordo di questi POS intelligenti crea in pratica un nuovo tipo di mercato, andando ben oltre i tradizionali ambiti dell’autorizzazione al pagamento e assicurando a SSG un posto su tutti i tavoli, anche quelli che era complicato raggiungere in passato.

«Da qui, la grande attenzione che cerchiamo di rivolgere a nuove tipologie di clienti non solo bancari: nei punti vendita del retail e della GDO, nel franchising, nelle amministrazioni locali, nella sanità, nelle utilities e per applicazioni che vanno dalla contrattualistica fino ai circuiti delle carte fedeltà. La fantasia è davvero l’unico limite». Anche dietro la partnership con PAX Italia, del resto, c’è una curiosa storia di affinità elettive italo-asiatiche. L’impeccabile pronuncia di Se Ho Park, CEO e co-founder di PAX Italia, che ha sviluppato l’hardware di Aries 8, tradisce un’origine molto interculturale. Park arriva in Italia giovanissimo, nel 1978, perché il padre appassionato cultore del Rinascimento riceve una borsa di studio a Firenze. Anche il figlio studia nelle scuole italiane e si perfeziona negli Stati Uniti, prima di rilevare l’impresa di famiglia che distribuiva in Italia una linea di dispositivi POS Made in Corea.

«Ci serviva un salto di qualità per entrare nel mondo dei servizi di monetica più avanzati – racconta Park – e la svolta arriva con PAX Global Technology, quotata alla borsa di Hong Kong dal 2010, che rileva una quota di maggioranza». La piccola azienda di Se Ho Park diventa così la sussidiaria EMEA di un gruppo con 600 milioni di dollari di volume d’affari, con una presenza in 140 nazioni nel mondo per una base installata di 40 milioni di terminali POS. Nella cintura milanese, Pax Italia ha una serie di magazzini e un laboratorio per i servizi di manutenzione e l’iniezione delle chiavi di sicurezza anche in modalità remota per le nazioni dell’area EMEA.


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INNOVAZIONE GROUNDBREAKING

«Oltre a essere compatibile con tutti gli standard previsti per i terminali POS in funzione nel sistema bancario italiano» – spiega Park, con Aries 8 è possibile raccogliere la firma grafometrica in postazione fissa e mobile. Il nostro prodotto è pronto anche per i metodi di pagamento alternativi adottati dai nostri cugini cinesi, anche quelli basati sulla generazione e acquisizione dei QR-code». L’hardware top di gamma, il sistema operativo Android e le oltre cinquemila app presenti sul PAX Store, sono di per sé un vantaggio importante – come evidenzia Park. «Ma senza l’alleanza con SSG e l’integrazione della sua piattaforma per la firma digitale, non si aprirebbero per Aries 8 tutte le opportunità in settori collaterali all’industria del finance. «Per esempio, immaginiamo le postazioni di una società di autonoleggio che oggi devono utilizzare un POS per i pagamenti, un pad per la firma e un computer. Tutte le operazioni potrebbero essere concentrate su un unico dispositivo». La vocazione di Se Ho Park in Italia è sempre stata pionieristica. Prima degli accordi con PAX, la famiglia Park aveva rilevato e ampliato un’azienda coreana i cui terminali erano stati tra i primi POS venduti a P4Cards e CartaSì. «In un mercato come questo, la vita delle società di medie dimensioni non è facile» – riconosce il CEO di PAX Italia. «Grazie alla successiva evoluzione e il valore aggiunto di un team software così competente, insieme a Daniele Rossi siamo in grado di cambiare il volto della monetica in Italia e in Europa». Poco dopo l’annuncio della disponibilità di Aries 8, SSG e PAX Italia hanno firmato un accordo per l’installazione del dispositivo nella rete di un operatore di importanza nazionale, forte di diverse migliaia di sportelli. «La partnership continua a crescere e sono convinto che Aries sarà un prodotto groundbreaking» – conclude Se Ho Park.

Se PAX Italia è focalizzata, per la sua storia, nel mercato finance, le opportunità andranno cercate in un ambito molto più aperto. «È una filosofia di prodotto inserito in un contesto molto fintech» – aggiunge il CEO di SSG Daniele Rossi. «Non siamo ancora in grado di fungere da acquirer, ma stiamo definendo un piano di lungo termine che può prevedere accordi con operatori più grandi o eventuali acquisizioni di aziende in grado di gestire servizi di acquiring per conto di clienti non coperti direttamente dagli operatori bancari, in particolare in ambiti come il retail o le catene alberghiere, che sono molto interessate al discorso delle carte di fidelizzazione con funzioni di pagamento».

DEMATERIALIZZAZIONE DEL CONTANTE

I piani di sviluppo dell’alleanza strategica con PAX, rassicura però Daniele Rossi, devono essere visti in ottica incrementale e non andranno in alcun modo a interferire con la linea di soluzioni e servizi che SCAI Solution Group continuerà a mettere a disposizione dei suoi clienti nel mercato delle banche e delle assicurazioni. Una promessa che il sales manager responsabile del mercato Banking & Insurance Claudio Lombardo ribadisce con estrema chiarezza. «Professionalmente, ho vissuto a lungo negli uffici acquisti delle banche italiane e conosco logiche e dinamiche interne. Continueremo ad avere un’ampia offerta di soluzioni di dematerializzazione ai clienti del settore». Secondo il responsabile commerciale della linea finance di SSG, quello tra firma digitale e monetica era un matrimonio “che s’ha da fare” e Aries 8, con le sue funzionalità di lettura contactless, acquisizione di codici alfanumerici e scansione di barcode e lettura ottica, è un terminale ideale in ambito bancario e assicurativo per rispondere non solo alle esigenze di carattere documentale e di pagamento elettronico. «Deve diventare soprattutto uno strumento professionale inserito in un universo di nuovi servizi» – prosegue Lombardo. «Aries 8, insomma, può trovare posto nell’agenzia assicurativa per il pagamento dei premi e le procedure di RC Auto, ma con la sua telecamera incorporata può essere utilizzato sul campo dal perito che deve valutare un sinistro. Sul mercato esistono già dispositivi che rilevano la firma digitale, ma non esistono ancora tablet che operano a 360 gradi sulle funzionalità finance e che possono essere sfruttati anche in attività extra-sportello».


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Se Aries 8 rappresenta per SSG e PAX Italia un caso di esclusività e differenziazione ad alto potenziale innovativo, Lombardo sottolinea la presenza di alternative più semplici ma sempre in grado di combinare operazioni di pagamento e firma in ambiti applicativi più specifici. «In virtù della nostra alleanza, stiamo per esempio integrando il concetto della firma digitale anche in un dispositivo POS più tradizionale come il modello A930. Utilizzando questo tipo di terminale il cliente di una catena di negozi o il correntista in filiale potranno accedere a operazioni di on boarding, piccola contrattualistica o fidelity card. E anche in questo caso, la telecamera incorporata sul retro del dispositivo servirà per andare ben oltre il ristretto ambito del pagamento». In gioco – conclude Lombardo – «c’è un sistema bancario assolutamente affamato di soluzioni “disruptive” capaci di supportare sia una trasformazione radicale delle tradizionali logiche di filiale sia un esplosivo incremento di attività extra-sportello». Ma il vero fattore di svolta è che l’azione di SCAI Solution Group va a inserirsi in un contesto soprattutto culturale, che vede l’intero comparto dei servizi di monetica come soluzione naturale di problematiche storiche, come i 4 miliardi di euro spesi secondo Istat per la gestione dei materiali cartacei o l’uso preponderante del contante. Se il digitale rappresenta una via d’uscita da una realtà così limitante e costosa, il ruolo di aziende come SCAI Solution Group e PAX Italia va ben oltre la buona tecnologia.

Foto di Gabriele Sandrini

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Banche e assicurazioni. Trasformazione digitale e ripresa https://www.datamanager.it/2021/07/banche-e-assicurazioni-trasformazione-digitale-e-ripresa/ Mon, 12 Jul 2021 07:19:53 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211305 L’intero sistema economico e produttivo italiano è stato investito da un’emergenza senza precedenti e il comparto bancario e assicurativo è stato forse tra quelli più sollecitati, anche per il suo ruolo fondamentale in ambito creditizio, sanitario e previdenziale. E ora? Guarda la registrazione della tavola rotonda La crisi è sopraggiunta in modo repentino, senza peraltro […]

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L’intero sistema economico e produttivo italiano è stato investito da un’emergenza senza precedenti e il comparto bancario e assicurativo è stato forse tra quelli più sollecitati, anche per il suo ruolo fondamentale in ambito creditizio, sanitario e previdenziale. E ora?

Guarda la registrazione della tavola rotonda

La crisi è sopraggiunta in modo repentino, senza peraltro concedere pause alle trasformazioni in atto e anzi creando una sommatoria di problematiche da affrontare lungo un duplice binario. Da un lato l’asse della reazione tattica ai temi del massiccio svuotamento degli spazi di lavoro tradizionali, della nuova relazione con il cliente, di una sicurezza che ha dovuto essere ancora più pervasiva. Dall’altro il proseguimento in parallelo delle strategie riguardanti l’ambito infrastrutturale, la trasformazione del data center, le politiche cloud, il governo dell’integrazione in seguito ad acquisizione e merger, la rivoluzione dei sistemi di pagamento, la concorrenza da parte del fintech e di operatori con meno vincoli di regolamentazione che contraddistingue l’era dell’open banking.

Oltre a tutto questo, è verosimile che a partire dall’autunno prossimo, con l’avanzamento delle campagne vaccinali, tutto il sistema finance sarà chiamato a sviluppare una progettualità specifica per la prima fase di ripartenza post-Covid, partecipando e rendendo più fluida l’allocazione dei fondi previsti dal recovery plan europeo e verosimilmente, proponendo altre iniziative di sostegno. La tavola rotonda di Data Manager rimette al centro del dibattito la trasformazione digitale del mercato dei servizi finanziari proprio nell’ottica dell’auspicato rilancio.


#DMfinance Trasformazione e ripresa. Con: @Banca_MPS @CA_Ita @Carige_news @cedacri @CiscoItalia @credem @denodo @GeneraliItalia @UnipolSai
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STORIE DI LOCKDOWN

I nostri panelist sono stati coinvolti in un confronto aperto delle singole esperienze in materia di evoluzione e trasformazione delle infrastrutture, con particolare attenzione al ruolo dei data center, dell’edge computing, delle strategie hybrid cloud, soprattutto a fronte dei cambiamenti nelle modalità di lavoro e di relazione con il cliente affrontati nel corso della crisi e in previsione di uno scenario futuro diverso da quello pre-Covid. Non manca nella prima parte della discussione uno sguardo sulle strategie di disegno e sviluppo di applicazioni e servizi, anche alla luce di fenomeni come l’open banking o la relazione col mondo fintech e dei nuovi scenari e ruoli che si apriranno con la ripresa.

Nel secondo giro di interventi, al centro del dibattito si collocano le strategie sui dati e sulla sicurezza, due fattori trainanti per il business e la fiducia. La crisi ha messo in risalto la criticità della nostra capacità di integrare e correlare le informazioni, nel rispetto di rigide norme di sicurezza, trasparenza e privacy. Ma quali sono i fattori frenanti e come affrontarli, sul piano tecnologico e organizzativo? Ma insieme ai fenomeni come Big Data o la cybersecurity, nel mondo finance qual è il valore del fattore umano, tra talento e responsabilità? Come gestire le competenze interne ed esterne. Come preparare il mercato al cambiamento. E soprattutto a chi affidare le decisioni e il controllo? La testimonianza che apre il dibattito aiuta a capire quanta parte ha la tecnologia nel cambiamento che in questi ultimi anni ha coinvolto l’intero settore assicurativo e in particolare l’elemento che lo caratterizza in modo peculiare, ovvero le reti degli agenti preposti alla intermediazione dei prodotti. Prima di affrontare questo aspetto, Michele Carmina, head of Group Digital & Data di Generali formula alcune considerazioni sulla strategia interna al suo gruppo, impegnato in una trasformazione ancora più estesa e radicale. «L’ambizione di Generali è diventare partner di vita del cliente, superando la tradizionale formula di compensatore di sinistri subiti in circostanze poco felici, verso un modello di attenzione continua e di prevenzione in tutti gli ambiti della vita, salute, benessere, lavoro, mobilità». La digitalizzazione – prosegue Carmina – è uno dei pilastri di questa ambizione. «La tecnologia deve diventare per l’intero sistema di go-to-market una sorta di “collega digitale” capace di dare, attraverso i dati, agilità all’intera rete».


#ConnectedInsurance il “collega digitale” che dà agilità all’intera rete – Michele Carmina @GeneraliItalia
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UN “COLLEGA” DIGITALE

«Si tratta quindi di passare da un mondo in cui l’assicuratore sollecitava il versamento del premio alla scadenza e rifondeva i danni subiti, a una offerta di soluzioni su misura, pensate in chiave di prevenzione dei danni e supportate da un alto contenuto tecnologico» – sottolinea Carmina. Una realtà nuova, dove la “connected insurance” può far leva sulle informazioni, magari generate dai sensori e dall’intelligenza installati nelle case o a bordo delle automobili per prevenire problematiche gravi e incidenti, aiutare il cliente a svolgere una salutare attività motoria, suggerirgli persino una corretta alimentazione.

L’emergenza del Covid – come spiega Carmina – ha accelerato il cambiamento e smitizzato molti degli ostacoli di natura culturale che il canale tradizionale, preoccupato dalla funzione di disintermediazione del digitale, tendeva a percepire. L’assicurazione digitale non è più una minaccia, ma un fattore di crescita e competitività. Generali ha insistito molto sull’abilitazione delle attività in remoto, intervenendo sui team di supporto alla vendita, introducendo la firma digitale anche nelle operazioni di onboarding e assunzione di nuovi agenti; rimanendo vicini ai clienti finali anche attraverso una maggiore visibilità dell’azienda e dei suoi agenti sui canali social; escogitando nuove modalità di organizzazione di eventi virtuali e campagne di socializzazione. E offrendo trasversalmente supporto in termini di infrastruttura e teleformazione per facilitare questi percorsi. «L’omnicanalità resta alla base della trasformazione del futuro» – conclude Carmina. «Nei prossimi mesi, indipendentemente dal Covid, spingeremo sul digitale come amplificatore della rete fisica. Sono gli stessi agenti a chiederci ormai nuovi strumenti di analisi delle opportunità e dei bisogni del cliente, di presenza sui social. Dobbiamo continuare a gestire anche sul piano culturale un cambiamento che continuerà a essere fondamentale».

ACCELERARE SENZA STRAVOLGERE

Del resto, la trasformazione già in atto ha consentito a una istituzione come Banca Monte dei Paschi di Siena di passare in pochissimo tempo da “zero a mille” del nuovo assetto lavorativo remotizzato. «Fortunatamente, le attività che abbiamo dovuto svolgere si sono inserite in un contesto di cambiamento con numerosi interventi tecnologici realizzati» – spiega Fabio Schiera, responsabile Servizio Data Governance e Reporting Management di MPS. «Migliaia di colleghi sono entrati in smart working grazie alle tecnologie di cui disponevamo, tanto che sui dipendenti il problema era legato alla predisposizione mentale di persone che hanno dovuto rifocalizzarsi su attività che prima venivano svolte solo in ufficio». L’operatività di MPS non ha subito contraccolpi, anche se alcuni aspetti – come riconosce Schiera – hanno funzionato meglio di altri. La gestione dei bonus concessi a sostegno dell’economia, per esempio, in assenza di un unico sistema centralizzato per la prenotazione degli appuntamenti, è stata organizzata a livello locale, con continui interventi di fine-tuning e con un forte impatto sugli orari. «Un’altra difficoltà è quella legata alle nuove disposizioni di legge che prolungavano la durata di documenti e scadenze. L’intervento diretto sui sistemi informativi ha fatto scattare parecchi allarmi» – osserva Schiera. Lo staff, sottolinea il responsabile della data governance di MPS, ha però trovato una forte motivazione nel senso di prossimità con i clienti. «Adeguarsi è stato un bel modo per essere vicini a correntisti che per primi si erano trovati fuori da ogni comfort zone. E anche per noi, questo è stato lo spirito giusto per rispondere al cambiamento».


#DMfinance Accelerare senza stravolgere – Fabio Schiera @Banca_MPS
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Il Covid, a ben guardare, non ha portato a un completo stravolgimento, «bensì ha accelerato in pochissimo tempo un processo di cambiamento già presente, in particolare nei comportamenti che ci consentono di poter disporre in ogni momento e ovunque di determinati servizi» – sostiene Antonello Liguori, finance global account manager di Cisco. Secondo Cisco sono in funzione 20 miliardi di dispositivi digitali. Tra soli due anni questa cifra sfiorerà i 30 miliardi. Tutti questi dispositivi connessi, dal televisore smart al bracciale per il fitness, generano i servizi. Con l’88% delle aziende nel mondo che oggi incoraggiano i loro dipendenti a lavorare da casa, cambia inevitabilmente il modo di essere clienti. È su questo tipo di relazione che si concentra oggi l’azione di Cisco, che per la prima volta genera più business con sofware e servizi che con la vendita di apparati di rete. «Il grosso degli investimenti riguarda il cloud pubblico o privato» – afferma Liguori. Nel data center e nel cloud la parola chiave è automazione: agilità e disporre in ogni momento dell’insight necessario». Nel contesto rappresentato da questa discussione, il caso di Banca Carige ha una sua specificità dovuta alla storia recente di esternalizzazione dell’intero sistema informativo del gruppo a una newco controllata da IBM. Proprio nel 2020, questo controllo è arrivato al 100% e la transizione definitiva è avvenuta nel pieno dell’emergenza sanitaria – come racconta Marco La Fauci, responsabile ufficio infrastrutture e architetture e sicurezza di Carige.

Uno dei primi obiettivi ha riguardato ovviamente la messa in smart working di 2.500 persone operative, con le difficoltà che molti hanno dovuto affrontare nel reperire e mettere a punto i dispositivi completamente gestiti in remoto. «Un’altra sfida da affrontare è stato il contact center per la clientela, che gestivamo in house. La flessibilità con cui era possibile potenziare le architetture, ci ha permesso di raddoppiare il numero di addetti per gestire le relazioni con i correntisti. Alcune tecnologie erano già state attivate, almeno limitatamente a certi ambiti e profili. La progettualità già prevista è stata tuttavia fortemente accelerata e anche altri prodotti ci hanno portato a estendere l’uso del cloud e dei servizi delle terze parti». Malgrado l’emergenza, i sistemi informativi Carige hanno mantenuto i livelli di produttività necessari – osserva La Fauci – anche se l’impegno a livello di governance è stato notevole.


#DMfinance Cambia il modo di essere clienti – Antonello Liguori @CiscoItalia
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COMPENETRAZIONE DI SERVIZI

«Nelle dinamiche interne e verso i clienti, il Covid ha sostanzialmente accelerato in modo importante tutta una serie di trend e progettualità che erano già in essere» – riconosce Luigi Altavilla, responsabile Area Sicurezza di Crédit Agricole Group Solutions. Ovviamente, i numeri che riguardano la remotizzazione di percentuali così elevate del lavoro d’ufficio spostano in modo sostanziale tutte le criticità, anche in termini di sicurezza. «Volumi e concentrazione di attività di questo tipo simili a quelle che abbiamo vissuto nella fase pandemica, oltretutto con una forza lavoro quasi completamente remota, hanno comportato tematiche che in precedenza non c’erano o erano solo marginali perché gestibili in modo più sereno» – spiega Altavilla. Tuttavia, l’intero settore ha dato prova di grandi capacità di reazione rapida, anche in ambiti di relazione diversi dai contatti personali con la clientela. Infatti, se su questo fronte la necessità di ricorrere a lavoro e collaborazione da remoto ha creato una certa tensione, la pandemia ha dato una forte spinta all’uso dei canali digitali. «Mi ritrovo nell’esperienza citata da Michele Carmina di Generali» – conclude il suo intervento Altavilla. «Anche sul fronte bancario si tratta di dare nuovi strumenti sia all’interno degli istituti sia direttamente ai clienti. E in questo senso, molti progetti hanno ricevuto una spinta notevole. L’obiettivo è integrarsi sempre di più nel mondo delle filiali per arrivare a una compenetrazione con i servizi diretti digitali, in una modalità più legata al business che all’operatività».


#DMfinance compenetrazione di servizi – Luigi Altavilla @CA_Ita
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Come sono andate le cose in una realtà come Cedacri, i cui servizi sono destinati a essere veicolo di produttività e cambiamento per tante banche clienti? Anche qui, conviene Fabio Arimburgo, product manager Finanza e Normativa di Cedacri, l’emergenza sanitaria non ha fatto altro che imprimere maggiore velocità a un piano di innovazione avviato da tempo. «Uno dei temi riguarda per esempio l’open banking. Permettere alle componenti retail dei nostri client e a quelle erogate da terze parti di interoperare, è una missione che appartiene al DNA di Cedacri». Un aspetto che ha ricevuto particolare attenzione in questo lavoro di orchestrazione, riguarda la questione del digital trust, costruita sulla base di una relazione molto diretta con i clienti e che di colpo ha dovuto affrontare la sfida della remotizzazione. «Preservare questa fiducia anche di fronte a un tale mutamento nelle relazioni significa cambiare molti paradigmi» – sottolinea Arimburgo. «Cedacri ha dato vita a un layer tecnologico di aggregazione che permette di rafforzare il richiamo dei servizi in modo incrociato, nei confronti sia del nostro sistema verso i clienti finali, sia verso i fornitori esterni».

OPEN INNOVATION

Il cliente multibancarizzato che accede ai servizi di investimento previsti dalle normative PSD2 ha una visibilità completa e sicura sulle informazioni che gli competono; così come chi accede ai nuovi servizi di prestito istantaneo. Nell’ambito del cosiddetto digital wealth, Cedacri investe per migliorare la percezione a ogni livello. Il monitoraggio degli investimenti effettuati permette, con gli strumenti della collaborazione remota, di ricevere attraverso le interfacce di home e mobile banking, i documenti da firmare digitalmente. Dalla collaborazione con le fintech nascono soluzioni come Robot Advisor, che affianca il cliente investitore in modalità self-service, creando una relazione di fiducia senza il diretto intervento degli operatori. «Anche da un punto di vista organizzativo – conclude Arimburgo – lo sviluppo dei nuovi servizi avviene in un clima stimolante, in cui il modello Agile abilita un lavoro molto veloce, favorendo un mutamento di paradigma raggiunto per “sprint” successivi. In un gruppo bancario che ha come obiettivo la creazione di valore nel corso del tempo – interviene Stefano Zoni, chief data & analytics officer di Credem Banca, la digitalizzazione fa necessariamente parte di un progetto consolidato. Da diversi anni, per esempio, i dipendenti avevano la facoltà di scegliere una formula di remote working per due giorni alla settimana. «Il lockdown ha colpito noi come tutti, ma sotto un certo punto di vista eravamo pronti e consapevoli sulle modalità da adottare» – afferma Zoni. Il cambiamento ha portato tante opportunità in più, ma queste, secondo Zoni, si collegano a un concetto di responsabilità. «Uno dei compiti del sistema bancario sarà quello di aiutare le persone ad abituarsi al “new normal”, perché se molti pensano che fuori da questa industria tutti siano pronti, in realtà non è affatto così. Ci sono molti problemi da affrontare e rischi che comportano forti margini di errore». Per quanto concerne i dati, il responsabile degli analytics di Credem ritiene che la vera sfida oggi consista nel trovare la calibrazione corretta tra risorse on prem e in cloud, ma quest’ultimo non deve essere l’unica priorità. «Concentrarsi su una singola tecnologia sarebbe prematuro. Siamo interessati a un approccio più evolutivo e cerchiamo di essere attenti a ogni possibilità».


#DMfinance Nuove opportunità ma più responsabilità nella complessità – Stefano Zoni @credem
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Riprendendo la parola in rappresentanza del settore assicurativo, Simona Squaglia, customer data manager, Analytics & Business Intelligence di UnipolSai dice di ritrovarsi nello scenario descritto. «La rete fisica di UnipolSai ha una valenza decisiva, con tutta la criticità che comporta la decentralizzazione dello sviluppo commerciale». Il Covid ha imposto una battuta d’arresto su alcune aree di innovazione costringendoci ad accelerare la pianificazione del lavoro remoto, per garantire l’operatività della rete agenziale e della struttura direzionale». L’emergenza – prosegue Simona Squaglia – ha ovviamente determinato un netto calo del numero di sinistri da gestire. Per UnipolSai, è stato lo spunto per incentivare la clientela a osservare comportamenti più virtuosi, che riducessero le occasioni di rischio e di incidente. «Abbiamo puntato moltissimo su una comunicazione molto incentrata su nostri touchpoint digitali, facendo leva sulla nostra app per cercare di andare incontro a una digitalizzazione ancora più spinta, dovendo comunque contrastare una convinzione culturale radicata per cui il business assicurativo è tendenzialmente visto come una trattativa personale».

IL RISCHIO DELLA SPERSONALIZZAZIONE

Lo strumento digitale, insomma, è un’arma a doppio taglio, che aumenta l’efficacia ma rischia di spersonalizzare troppo. «Il nostro è un mercato di prodotti complessi, svilupparli solo in digitale è molto sfidante» – continua Simona Squaglia. «Ci siamo quindi concentrati su formule il più possibile semplici, che andassero a sostegno della situazione contingente e sulla prossimità al cliente per creare fidelizzazione, offrendo anche prodotti o occasioni di upselling gratuiti, per far sentire la nostra presenza in un momento di difficoltà». Sul versante dei dati, UnipolSai sta investendo soprattutto sull’aspetto della centralizzazione dell’informazione e sull’uso di tecnologie come il machine learning, per aumentare modalità sempre più avanzate nell’uso di questa informazione.

A questo proposito – afferma Gabriele Obino, regional VP Southern Europe and Middle East di Denodo, chiudendo il primo giro di pareri – molti degli interventi vanno nella direzione della spinta verso un modo diverso di affrontare i problemi. «Tutti hanno accelerato per essere vicini ai clienti e favorire la propria forza lavoro senza perdere produttività. Del resto, nella difficoltà tendiamo a sviluppare idee che non vengono neppure percepite quando ci troviamo in una comfort zone». La spinta verso il cloud, che contraddistingue già da tempo il settore del finance, aumenta ma le istituzioni del settore devono continuare a essere prudenti. «Soprattutto chi ha un modello di servizio B2C deve però accelerare, facendo in modo che fisico e digitale vadano sempre a braccetto» – avverte Obino. «E se le stime di Gartner, secondo cui nel 2025 otto aziende su dieci ricorreranno a più di un fornitore cloud, è inevitabile che la gestione dei dati, che tutte queste connessioni generano, debba essere affrontata non più sul piano delle risorse fisiche, bensì sul piano logico come vuole la filosofia di Denodo».


#DMfinance Interoperabilità, valorizzazione e integrazione logica dei dati – Gabriele Obino @denodo
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Nella parte della discussione più focalizzata sulle politiche dei dati e della sicurezza, Michele Carmina di Generali riprende il discorso sulla complessità dei prodotti assicurativi della collega Simona Squaglia di UnipolSai per sottolineare come oltretutto questi prodotti si muovono in un inedito spazio di multicanalità. «Si tratta quindi di raccogliere i dati del cliente per capirne abitudini e necessità nel momento giusto e sul canale giusto. L’agente o la app da soli non bastano più: è l’insieme dei canali che conta e ci costringe a cambiare modalità di intervento». Le reti assicurative vengono dotate di nuovi strumenti di relazione digitale, ma a queste si aggiungono altre fonti di dati da raccogliere direttamente e indirettamente e da valorizzare, possibilmente con l’aiuto dell’intelligenza artificiale o il machine learning per migliorare i processi assicurativi e per velocizzare e ottimizzare i processi più ripetitivi grazie all’automazione. «La governance della qualità dei dati è fondamentale per prendere le giuste decisioni» – conclude Carmina. La regolamentazione 38 dell’Istituto di vigilanza delle assicurazioni, IVASS, aiuta molto anche nelle strategie sugli analytics». La crescita dell’automazione ha però inevitabili ricadute in termini di competenze e re-skilling delle risorse interne e Generali affronta il problema attraverso innovative politiche di formazione. «Penso in particolare a iniziative come le New Role Schools, veri e propri mini-master pensati per coltivare i ruoli del futuro».

VECCHI PARADIGMI, ADDIO

Secondo Fabio Schiera di Montepaschi la vera questione è che siamo chiamati a progettare questo futuro in un contesto in cui l’unica certezza è che alcuni dei vecchi paradigmi sono saltati e non ritorneranno. «Dobbiamo insomma ripensare alcune scelte di base» – afferma Schiera, chiedendosi per esempio, se a fronte di previsioni di ripopolamento delle periferie a causa del diffondersi della larga banda, le banche debbano davvero chiudere le filiali più piccole. «Eppure, tutti hanno costruito i loro siti web per vendere i servizi online e tutto quello che faremo d’ora in avanti sarà governato da un universo di dati». In questo senso è inutile illudersi che gli algoritmi di AI, machine learning e robotizzazione ne saranno il fondamento. «Se tutto questo non si muove su un substrato di informazione davvero solido si rischia solo di prendere le decisioni sbagliate». Le diverse data strategy per i prossimi tre anni sono condizionate da una visione del mondo che aveva già cominciato a cambiare. «La priorità non è spostarsi o non spostarsi sul cloud, ma trovare il modo di far dialogare centinaia di app con altrettanti database su cinque tipi diversi di piattaforma senza che si debbano spostare masse di dati da una parte all’altra per poter fare una query».

Un percorso, quello della integrazione dei dati, tanto più complesso da governare se si considerano che le funzioni di indirizzo, dentro alle organizzazioni del mercato finance, non sono quelle di una startup come Tesla. Ecco quindi che anche il sistema di alta formazione di MPS in ambito dati passa per un meccanismo simile ai master interni e riguarda – come spiega Schiera – circa quattromila persone. «L’acquisizione dei talenti dall’esterno verso aziende come le nostre è pieno di vincoli. Internamente, viceversa, si tratta di recuperare tante persone finite in ruoli non coerenti con la loro formazione, con competenze che rappresentano ancora una ricchezza. Il mondo che vince ragiona in modo agile e il “waterfall” tatuato nel DNA, che per MPS risale al 1472, deve cambiare». Continuità della relazione e trasparenza su dati e servizi sono solo due dei pilastri su cui si regge la fiducia nei confronti dell’istituzione finanziaria. «Il terzo – ricorda Antonello Liguori di Cisco – è la cybersecurity». Secondo le periodiche valutazioni di Cisco presentate nel report globale Security Outcomes Study 2021, il fenomeno del furto dei dati è in forte crescita. «Nell’ultimo anno è stato trafugato un volume di dati pari a quello dei 15 anni precedenti e il rischio per il mondo bancario è molto più elevato che in altri settori, proprio per la forte digitalizzazione e l’apertura. Per questo, le banche si sono fatte trovare più pronte di altri soggetti».

LA CULTURA DELLA CYBERSECURITY

La risposta corretta non sta solo nella compliance – spiega Liguori di Cisco. Ma nella cultura. «Fortunatamente, oggi c’è maggiore predisposizione nei confronti della cybersecurity. Il tema viene discusso nei summit con i presidenti dei CDA e con i CIO. La consapevolezza favorisce l’accantonamento di risorse da investire in tecnologie e nuovi talenti». Gli obiettivi di un valido sistema di sicurezza sono la visibilità sugli attacchi e le vulnerabilità, e una semplificazione di sistemi spesso popolati dalle soluzioni di decine di vendor diversi. «Cisco – conclude Liguori – ha formato in Italia 12mila esperti sul fronte della sicurezza. È necessario inoltre fare ecosistema con le fintech e l’università. A Milano, Cisco ha recentemente promosso l’apertura di un centro globale di co-innovation presso il Museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo da Vinci”.


#DMfinance Il concetto di “vista” equivalente a un vero e proprio servizio – Marco La Fauci @Carige_news
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In un periodo in cui l’acquisizione di nuovi dati viene rallentata dal lockdown, Banca Carige – interviene Marco La Fauci – si concentra sul patrimonio interno, affinando i suoi modelli distribuiti di ricerca e insistendo molto sulla data quality. «Attraverso i webinar cerchiamo di sensibilizzare i nostri esperti sulle figure dei data steward e dei data owner, anche adottando una strumentazione da applicare nei processi di qualità del dato. Inoltre, abbiamo sviluppato un data warehouse interno in cui il concetto di “vista”, equivalente a un vero e proprio servizio, serve a evitare eccessive complessità». Avere una visione corretta del dato aiuta molto a modulare gli interventi in materia di sicurezza. «La flessibilità e la visibilità aiutano ad affrontare gli attacchi dall’esterno, ma con l’esplosione di canali e modelli di servizio il punto debole rimane quello della possibile manipolazione dei clienti finali, che devono percepire il nostro supporto se non vogliamo che venga erosa la fiducia verso la banca. Dobbiamo essere proattivi e reattivi al tempo stesso». Seguendo una strategia che si declina sui tre pilastri della valorizzazione del patrimonio informativo, delle risorse aziendali e delle competenze dei colleghi, Credem ha concepito l’idea del Data Hero.

«In questo percorso evolutivo – spiega Stefano Zoni – abbiamo sviluppato un percorso di data governance. Operando in un ambito di sicurezza, ci sono diverse normative che riguardano ruoli e processi e ci permettono di integrare la buona gestione del dato in tema di analytics, che comprende anche il mondo dell’AI e del machine learning». Non è solo un concetto tecnologico – aggiunge Zoni – ma di data culture, perché un buon governo dei dati e una buona analisi non hanno valore se il messaggio non viene percepito. E per veicolarlo, Credem lavora anche sulla formazione delle persone al fine di creare un percorso “Data Driven” virtuoso. «Il valore ultimo è quello delle persone».

GLI EROI DELLE INFORMAZIONI

Credem ha scelto di non mettere in risalto il ruolo da tuttologo del data scientist perché solo una squadra può essere vincente». Il percorso di formazione dei “data hero” prevede quattro profili: l’information governor che governa il patrimonio informativo; il data engineer che ha il compito di ingegnerizzare il pacchetto di strumenti analitici; il data scientist che trova insight nei dati e l’information designer che abilita alla presa di decisione. «Oggi – conclude Zoni – cinquecento su settemila addetti sono “data hero” e lavorano in modo interfunzionale, indipendentemente dai dipartimenti, riconoscendosi solo sulle proprie competenze, arricchite costantemente attraverso percorsi formativi e operativi, partecipando a iniziative come il recente “Datathon”. Su tutto il tema dei dati – riprende Fabio Arimburgo di Cedacri – siamo solo all’inizio. Il grande service provider ha allestito un data lake “democratico”, pronto ad accogliere un bagaglio molto diversificato. «Ci sono clienti con stratificazione ultradecennale e il nostro data lake può acquisire dati di clienti e terze parti, in una visione olistica sulla quale costruire case in grado di sfruttare l’ecosistema del cliente oltre a quello di Cedacri». Diversi clienti mettono a disposizione le loro informazioni anonimizzate, per dar vita a clusterizzazioni interessanti per una realtà molto disomogenea per tipologie e territori di appartenenza.


#DMfinance Open innovation e self-service avanzato – Fabio Arimburgo @cedacri
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GESTIRE LA COMPLESSITÀ

Davanti a queste disomogeneità il rischio di basarsi su dati di bassa qualità è elevato, ma Cedacri cerca di raggiungere l’obiettivo della “golden source” di riferimento attraverso opportuni incroci. Un altro livello di ricerca riguarda l’identificazione di legami e interazioni trasversali ai clienti e ai prodotti, attraverso lo sviluppo di “data dictionary” attendibili e know-how di algoritmi e informazioni che sono la base di nuovi use case. «È un lavoro limitato solo dalla fantasia» – conclude Arimburgo. «Per esempio, abbiamo sottoposto a una rete neurale i dati che servono a valutare il rischio di credito. Abbiamo utilizzato motori di AI per interrogare il data lake usando il linguaggio naturale. E abbiamo sviluppato un sistema di dynamic pricing che determina il prezzo dei servizi sulla base del comportamento dei clienti».

Nel suo ruolo di responsabile dell’area sicurezza di Crédit Agricole, gli obiettivi di Luigi Altavilla non sono delimitati solo dagli obblighi di natura normativa. «È soprattutto una questione di sostenibilità da garantire all’azienda perché oltre al fenomeno delle frodi, anch’esso in crescita, mi spaventa la complessità degli attacchi, che hanno obiettivi sempre più ambiziosi». Temi come l’esfiltrazione di dati e il ransomware – che determinano il blocco di intere aziende, specialmente le più piccole, spesso a livello geografico e distrettuale – hanno raggiunto un livello di guardia. In tutti questi casi, gli attaccanti mostrano di aver sviluppato competenze evolute e una organizzazione che prevede diversi layer di attacco, in perfetto stile “as a Service”, per sfruttare le vulnerabilità con tanti livelli di sicurezza perimetrale che sono venuti meno. «Il cambiamento riguarda il passaggio da una sicurezza “signor no” a una protezione che incide sulla usability. Tutti i sistemi online sono utilizzabili se i meccanismi di autenticazione funzionano. Su questo Crédit Agricole sta facendo una grossa attività. Occorre strutturarsi a 360 gradi non solo sul piano delle operations, ma convergendo verso soluzioni evolute in ottica preventiva, con sistemi di Security information and Event management (SIEM), antifrode, fino ad arrivare a strutture e processi di governance della sicurezza con attività legate al mondo delle infrastrutture».

IL DIGITAL TWIN DEL CLIENTE

Nell’anno in cui il numero di interazioni con la rete fisica di UnipolSai si è decisamente ridotto – come riferisce Simona Squaglia – il gruppo assicurativo si è focalizzato sul recupero di informazioni che non potevano più provenire solo dalla rete. «Abbiamo investito per costruire una identità univoca dei clienti e dei prospect, definendo tutta una serie di regole di match and merge dei dati raccolti dai sistemi interni della compagnia e di quelli delle società del Gruppo, per consolidare il patrimonio informativo, condividerlo con la rete e sfruttarne al massimo le potenzialità in termini di sviluppo commerciale. Abbiamo realizzato una nuova master data management platform, una delle realizzazioni più importanti e uniche osservate durante il mio percorso professionale, con l’obiettivo di avere una unificazione dal punto di vista delle anagrafiche e dei singoli dati. Avere la disponibilità del dato senza ridondanze, su una ricca varietà di sistemi è stata un punto di svolta» – conferma Simona Squaglia, considerando le difficoltà intrinseche nel digitalizzare il cliente di un servizio assicurativo, a fronte della sua estrema variabilità in funzione dell’età anagrafica. «Ci scontriamo sempre con il reperimento delle informazioni digitali: il fattore differenziante che ci consente di realizzare campagne data-driven» – ribadisce Squaglia. «La sfida è cercare di interagire sempre di più con i clienti per stimolarli all’uso delle app firmate UnipolSai, perché i dati digitali e l’interazione omnicanale sono il futuro del business, nel rispetto comunque del monitoraggio da parte dell’organizzazione interna dell’applicazione della normativa privacy come elemento non negoziabile neppure a vantaggio dell’agilità di business».


#DMfinance Il rischio della spersonalizzazione – Simona Squaglia @UnipolSai
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Dagli interventi ascoltati, possiamo dire di aver acclarato il fenomeno di una distribuzione senza precedenti dei dati su cui in passato gli istituti finanziari potevano esercitare uno stretto controllo. «La moltiplicazione dei touchpoint e dei collaboratori delocalizzati, unita alla multicanalità e al nascere di infrastrutture ibride e multicloud rendono centrale il tema della correlazione e dell’integrazione dei dati» – conclude Gabriele Obino di Denodo. «La strada dell’integrazione logica è l’unica percorribile per evitare ridondanze molto costose» – sottolinea Obino, citando le affermazioni del responsabile della data governance di Montepaschi. «La piattaforma Denodo adotta un approccio che guarda alla semantica non alla fisicità del dato. E queste non sono le valutazioni degli analisti, bensì dei clienti costretti a individuare un punto di sintesi di tutta questa proliferazione».

Guarda la registrazione della tavola rotonda


Point of view

Intervista a Fabio Arimburgo, product manager Finanza e Normativa di Cedacri: L’aggregatore per la banca digitale

Intervista ad Antonello Liguori, finance global account manager di Cisco: Un futuro di semplificazione

Intervista a Gabriele Obino, regional VP Southern Europe and Middle East di Denodo: Campione di time-to-market

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Campione di time-to-market https://www.datamanager.it/2021/07/campione-di-time-to-market/ Mon, 12 Jul 2021 07:18:06 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211007 Grazie alla virtualizzazione, i progetti di business intelligence delle banche superano gli ostacoli dei tempi e dei costi Con l’aumentare della centralità del dato e delle analitiche associate, diventano sempre più strategici fattori come la velocità e la convenienza dei progetti che dai dati conducono a decisioni di business o a nuovi servizi rivolti ai […]

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Grazie alla virtualizzazione, i progetti di business intelligence delle banche superano gli ostacoli dei tempi e dei costi

Con l’aumentare della centralità del dato e delle analitiche associate, diventano sempre più strategici fattori come la velocità e la convenienza dei progetti che dai dati conducono a decisioni di business o a nuovi servizi rivolti ai mercati di riferimento aziendali. Time-to-market e riduzione dei costi sono due punti fermi che tutti gli operatori del mondo finanziario, uno dei più data-intensive, mettono ormai in primo piano. «Farsi guidare dai dati deve essere razionale, veloce e poco costoso» – sintetizza Gabriele Obino, regional VP Southern Europe and Middle East di Denodo.

Come ridurre costi e complessità

Negli incontri con i clienti – come riferisce Obino – questi fattori stanno diventando dominanti e la tecnologia Denodo agisce proprio sulla modalità in cui la progettualità Big Data delle aziende può subire la massima accelerazione: focalizzandosi sullo strato logico e semantico del trattamento delle informazioni e affidando alla virtualizzazione tutti gli aspetti legati alla conservazione fisica dei dati. «In realtà – spiega ancora Obino – come per ogni altra tecnologia di virtualizzazione, lo strato fisico non viene abbandonato. Ma tutta la capacità analitica può avvenire su un livello che comporta solo vantaggi, tra cui la velocità». Mentre i modelli virtuali di Denodo automatizzano e rendono trasparenti i complessi spostamenti da un repository all’altro che, in assenza di questi automatismi, pesano sulle fasi preliminari di ogni progetto. «E in un mondo che produce volumi di dati sempre più imponenti, è inevitabile che costi e complessità del genere crescano in modo esponenziale».


#DMfinance L’efficacia dell’approccio logico al dato per ridurre tempi, costi e complessità – @denodo
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L’efficacia dell’approccio logico al dato

La storia recente delle relazioni con i clienti di Denodo pullula di proof of concept che dimostrano l’efficacia dell’approccio logico al dato. «Proprio in questi giorni – prosegue Obino – un importante operatore di telecomunicazioni degli Emirati Arabi Uniti mi ha confermato che il time-to-market è la ragione numero uno per scegliere la nostra piattaforma di virtualizzazione dei dati. Anche per applicazioni interne, operative, progetti analitici che in passato richiedevano settimane di lavoro si riducono a pochi giorni». In tutte le situazioni che hanno a che vedere con l’analisi e la business intelligence, dove è necessario fornire risposte praticamente immediate, lo strato di astrazione rappresentato da Denodo porta a una drastica riduzione delle tempistiche. «Un altro esempio riguarda proprio un gruppo bancario saudita, che ci ha chiesto di collaborare alla implementazione di un ambiente dati ibrido, dove i dati di tipo storico – normalmente riversati per ragioni di convenienza e semplicità in un data lake – confluiscono in un più complesso data warehouse che fornisce risposte puntuali su archi temporali più limitati» – spiega Obino. Anche in questo caso, in cui l’obiettivo primario riguarda l’abbattimento dei costi del progetto, non viene meno la capacità di Denodo di fornire consulenza e assistenza di primo e secondo livello in collaborazione con la rete dei partner. «È un altro elemento differenziante nella nostra offerta» – conclude Obino. «Denodo vanta una assoluta specializzazione su una tecnologia, la data virtualization, che nei competitor generalmente è presente solo attraverso moduli opzionali».

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L’aggregatore per la banca digitale https://www.datamanager.it/2021/07/laggregatore-per-la-banca-digitale/ Mon, 12 Jul 2021 07:17:57 +0000 https://www.datamanager.it/?p=210999 Con il suo ruolo di intermediazione, Cedacri mette a disposizione degli operatori del mercato un mondo di tecnologie e di servizi Molti dei temi sollevati nella discussione dedicata alla trasformazione digitale degli operatori del settore finanziario – come riconosce Fabio Arimburgo, product manager Finanza e Normativa di Cedacri – confermano la validità della strategia che […]

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Con il suo ruolo di intermediazione, Cedacri mette a disposizione degli operatori del mercato un mondo di tecnologie e di servizi

Molti dei temi sollevati nella discussione dedicata alla trasformazione digitale degli operatori del settore finanziario – come riconosce Fabio Arimburgo, product manager Finanza e Normativa di Cedacri – confermano la validità della strategia che Cedacri ha adottato negli ultimi anni con netto anticipo sull’emergenza sanitaria che ha di fatto accelerato molti progetti di outsourcing. «Siamo di fatto un grande aggregatore» – spiega Arimburgo. «Un player di sistema che interpreta al meglio il modello di selezione e sviluppo delle tecnologie, facendole diventare servizi da proporre alle istituzioni finanziarie». In questo senso, Cedacri agisce da intermediatore tra operatori bancari, fintech e persino soggetti non bancari che sempre più spesso entrano in una logica di progettualità “open”.

Focalizzarsi su clienti e business

«L’open banking – continua Arimburgo – è un fenomeno emergente che vede lo sviluppo di applicazioni verticali e piattaforme che integrano nuove funzionalità, come l’instant lending o soluzioni di investimento molto mirate». Cedacri ha aperto il proprio ecosistema a nuovi attori che faticano a esporre singolarmente la loro proposizione: «Noi disintermediamo e offriamo questi servizi integrandoli nella piattaforma di core banking». Nel mercato attuale, molti istituti di piccole e medie dimensioni preferiscono evitare la gestione in house dell’IT a fronte di costi e complessità crescenti, in un contesto super-regolato. Grazie al ruolo di Cedacri, una quota importante del mercato finance può focalizzarsi sui clienti e sul business, senza rinunciare a servizi avanzati basati su tecnologie di frontiera.

«Tante conferme – prosegue Arimburgo – arrivano dal fronte dei progetti strategici che hanno al centro la disponibilità di dati di natura storica e comportamentale, e dalla cui analisi possono derivare servizi ancora più efficaci e soluzioni innovative». La valorizzazione del dato è un argomento centrale: «Perché – spiega Arimburgo – dati estrapolati male e non contestualizzati possono portare a conclusioni errate. Dalla nostra storia di integrazione nasce un patrimonio di dati che in Cedacri siamo in grado di normalizzare e studiare».


#DMfinance Focalizzarsi su clienti e business per costruire nuove filiere di prodotto e servizi @cedacri
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Nuove filiere di prodotto e servizi

Le informazioni alimentano a loro volta casi d’uso innovativi, realizzati in collaborazione con il cliente. Cedacri è in grado di combinare il know-how necessario per gestire ambiziosi progetti Big Data con tecnologie di intelligenza artificiale che rendono i dati ancora più fruibili e densi di significato, sviluppando in particolare interfacce basate sul linguaggio naturale per l’accesso ai data lake. «Siamo solo all’inizio di un mondo di applicazioni» – commenta Arimburgo. In un altro settore emergente, come quello dei servizi di natura non finanziaria rivolti ai clienti di banche e assicurazioni, emerge ancora una volta il potere di “massa critica” di Cedacri. «Per esempio, con l’instant health – spiega Arimburgo – costruiamo nuove filiere di prodotto, mettendo in comunicazione istituti finanziari, i loro clienti e le aziende che possono erogare servizi di healthcare, semplificando al massimo la sottoscrizione». La digitalizzazione delle relazioni rende possibile anche in un momento così limitante per tutte le attività “in presenza” la continuità dell’offerta, facendo leva su strumenti di remotizzazione che rafforzano la fiducia e la praticità dell’interazione.

 

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Un futuro di semplificazione https://www.datamanager.it/2021/07/un-futuro-di-semplificazione/ Mon, 12 Jul 2021 07:17:51 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211004 Cybersecurity, cloud ibrido, lavoro fisico e virtuale e tanta attenzione alla user experience e alla formazione I temi discussi nel corso della tavola rotonda di Data Manager dedicata a banche e assicurazioni – secondo Antonello Liguori, finance global account manager di Cisco – confermano il forte grado di attenzione di tutto il mondo finance a […]

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Cybersecurity, cloud ibrido, lavoro fisico e virtuale e tanta attenzione alla user experience e alla formazione

I temi discussi nel corso della tavola rotonda di Data Manager dedicata a banche e assicurazioni – secondo Antonello Liguori, finance global account manager di Cisco – confermano il forte grado di attenzione di tutto il mondo finance a tematiche come la cybersecurity e la capacità di interconnettere infrastrutture tradizionali e cloud. Ma anche la centralità del fattore umano attraverso progetti di trasformazione e ottimizzazione della user experience, di smart working e formazione dei talenti. «Tutte questioni che vedono Cisco in prima linea – spiega Liguori – a partire dalla sicurezza, presente non solo attraverso la specifica offerta di soluzioni, ma in tutto quello che facciamo».

Quattro parole chiave

Sfruttando il suo esclusivo sistema di interconnessioni, la Threat Intelligence di Cisco Talos è la prima rete mondiale di monitoraggio in tempo reale delle attività del cybercrimine, un’industria che costa ormai 4mila miliardi di dollari all’anno, il doppio del PIL nazionale italiano, un quinto del PIL degli Stati Uniti. E un tasso di crescita annua a due cifre. «La vision di Cisco sulla sicurezza si può riassumere in quattro parole chiave: visibilità, semplicità, persone ed ecosistema, ossia la capacità di fare cybersecurity in squadra». Oggi – come spiega Liguori – le aziende del settore finance hanno a che fare con una varietà e una complessità di applicazioni di sicurezza difficili da gestire e con punti di vulnerabilità più umana che tecnologica. «Cisco risponde puntando su semplificazione e automazione dei processi, attraverso soluzioni come la multi-factor authentication di Cisco Duo, che consente un approccio “passwordless” per dare accesso a servizi e informazioni sensibili. E affrontando il tema della sensibilizzazione degli utenti con tante iniziative di formazione (nel 2020 Cisco ha formato oltre 500.000 studenti sulla cybersecurity). Anche sul tema del cloud ibrido Cisco offre tutta la sua expertise in materia. «Oltre a fornire gli elementi necessari per l’interconnessione, contribuiamo anche a ottimizzare il governo della sicurezza di reti e informazioni mediante software a elevato tasso di automazione di processi e policy, e un insieme di attività R&D per la creazione di app e servizi che premiano proprio l’aspetto dell’esperienza utente» – afferma Liguori, riferendosi in particolare ai progetti che in questi 15 mesi di lockdown hanno dato continuità alla relazione anche virtuale tra correntisti e gestori finanziari di Intesa San Paolo.


#DMfinance cybersec e capacità di interconnettere infrastrutture tradizionali e cloud @CiscoItalia
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Workplace ibrido

Anche in ambito assicurativo, dove tutte le grandi realtà sono alle prese con un rilevante sforzo di digitalizzazione del tradizionale canale di distribuzione, Cisco ha partecipato a iniziative rivolte a una modalità di relazione multicanale, così come a iniziative volte alla ripresa del sistema paese dall’emergenza Covid. Per esempio, collaborando con Generali all’apertura a Milano del centro di vaccinazione di Palazzo delle Scintille, dove sono state implementate applicazioni di monitoraggio, controllo dell’affluenza e distanziamento sociale. Infine, in un dominio altrettanto sensibile come lo smart working, Cisco schiera la piattaforma Webex con tutte le sue capacità di integrazione.

«Un nostro studio rileva che in futuro 98 riunioni di lavoro su 100 dovranno integrare almeno un partecipante remoto. Occorre cambiare gli spazi, ma anche le tecnologie e le app di collaborazione, che devono subire anch’esse una forte semplificazione in quello che abbiamo chiamato workplace ibrido» – conclude Liguori.

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Data management, il dato come motore del business https://www.datamanager.it/2021/07/data-management-il-dato-come-motore-del-business/ Fri, 09 Jul 2021 10:30:58 +0000 https://www.datamanager.it/?p=210915 Il mercato degli analytics e della gestione dei Big Data continua a crescere. L’elemento centrale è la capacità di creare hub di dati in cui le informazioni provenienti da diverse fonti possano essere integrate e normalizzate per essere date in pasto ai modelli di analisi Una volta si analizzavano numeri con strumenti di reporting, oggi si […]

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Il mercato degli analytics e della gestione dei Big Data continua a crescere. L’elemento centrale è la capacità di creare hub di dati in cui le informazioni provenienti da diverse fonti possano essere integrate e normalizzate per essere date in pasto ai modelli di analisi

Una volta si analizzavano numeri con strumenti di reporting, oggi si elaborano diverse tipologie di dati per creare profili e personalizzare su di essi prodotti e servizi. “Data is just like crude”, i dati sono come il petrolio. Quindici anni fa, Clive Humby, data scientist e matematico inglese, spiegava così il parallelo: «Il petrolio è prezioso, ma se non è raffinato non può essere sfruttato. Per diventare prezioso e portare a un’attività redditizia, deve essere trasformato in gas, plastica, prodotti chimici, e così via». Nello stesso modo, i dati devono essere scomposti e analizzati affinché vi si possa trovare valore. Clive Humby, con la sua spiegazione, ripresa da tanti altri esperti negli anni, ha visto davvero lungo, precorrendo i tempi: sapere estrarre valore dai dati è la vera chiave competitiva per grandi aziende e PMI. Occorre saper raccogliere, catalogare, gestire, analizzare la mole di dati per estrarne il valore, cioè trovare informazioni utili che pongano le basi per innovare, facilitando la creazione di nuovi modelli di business.

QUALI DATI?

Quali sono i dati che le aziende analizzano? Anni fa, la risposta sarebbe stata semplice: numeri. Sono facilmente interpretabili, facili da capire, e danno risposte certe a tante domande: che ricavi ho avuto in un certo periodo, confrontato con lo stesso periodo dello scorso anno? Quanti ordini ho ricevuto nell’ultimo mese? Quanto ho prodotto nello scorso trimestre, in ogni reparto produttivo? E così via. Per questa tipologia di dati, era sufficiente utilizzare buoni strumenti di reporting in grado di estrarre situazioni significative utili ai decisori aziendali. Oggi, invece, si analizzano i Big Data: si tratta di dati più complessi, non solo per quantità, ma anche per varietà. Spesso le informazioni sono in database diversi, dove i dati vengono archiviati dalle fonti più svariate: l’ERP aziendale, i sensori IoT, i macchinari di produzione, le videocamere, gli smartphone, i messaggi di testo, i file multimediali, i social network, le richieste di ricerca sul Web e tanti altri ancora.


#Big Data #analytics I dati per migliorare le performance ma anche opportunità per reinventare il modello di business
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Una notevole mole di dati, collegabili tra loro per renderli veramente preziosi, costituiti dalle più svariate tipologie con una grande potenzialità di trasformarsi, se opportunamente analizzate, in informazioni utili per il business, dal punto di vista commerciale e strategico. Con la tecnologia oggi a disposizione, nonostante il rapido aumento della quantità di dati, sui Big Data si possono fare in tempo reale analisi molto accurate, che consentono di avere una precisa comprensione di ogni cliente e di ogni situazione. «Le grandi moli di dati disponibili non sono sempre complete o corrette» – spiega a Data Manager Angela Iorio, marketing manager di ToolsGroup. «Disponiamo però di tecnologie capaci di pesare le informazioni e usarle per assumere, con sistemi artificiali, decisioni molto più mirate e oggettive di quanto un operatore potrebbe fare. La forza sta non solo nella capacità elaborativa ma soprattutto nei modelli (data model) e nelle tecniche di supporto a descrizione, predizione e prescrizione dei processi operativi». Oggi, la parola analytics è molto comune, ma è sbagliato pensare questi sistemi in antitesi alla più tradizionale business intelligence. «In realtà – precisa Mirko Menecali, Partner & Alliance manager di Sinfo One – rispetto alla “semplice” analisi statistica dei dati, rappresentano una naturale evoluzione, che usando modelli matematici cerca di ricavare informazioni più precise non solo su quello che è avvenuto nel passato ma su quello che succederà nel futuro». Questi strumenti sono dotati di modelli di visualizzazione, arricchiti di funzionalità di machine learning in modo da fornire anche a utenti di business la capacità di esplorare i dati e di eseguire analisi interattive: l’utente è in grado di trovare risposte alle proprie domande, e di formulare nuove domande a partire dalle risposte, in un processo iterativo esaustivo, rapido e senza l’aiuto di personale esperto.


#Big Data #analytics La potenza degli strumenti alla portata anche delle PMI – Angela Iorio @ToolsGroupItaly
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I DATI SONO OVUNQUE

Il dato non viene utilizzato solo per migliorare il business esistente, ma la tecnologia permette di reinventare il modello di business a partire dall’analisi dei dati, diventando quindi fonte di nuove opportunità e di servizi innovativi e personalizzati. Grazie a dati sempre più granulari e capacità computazionali sempre più avanzate, l’analisi predittiva su modelli di business sempre più raffinati genera dei veri e propri profili invece che dei report numerici: questo perché è in grado di ricostruire a partire da quanto si trova in rete chi siamo, dove viviamo e con chi, cosa mangiamo, cosa acquistiamo, a quali prezzi, cosa leggiamo e tanti altri particolari. Questo permette di offrire servizi personalizzati: unito ai servizi di geolocalizzazione, questo tipo di personalizzazione arriva a ottenere un’offerta unica ottimizzata per ogni individuo, potendo fornire avvisi di marketing sensibili al tempo e alla posizione, come un’offerta speciale di un giorno solo quando gli utenti sono vicini a un determinato punto di contatto.


#AI e #ML per implementare soluzioni e prendere decisioni migliori – Mirko Menecali sinfo-one.it
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Alcune applicazioni di intelligenza artificiale applicata alla personalizzazione di prodotti e servizi ci vengono spiegate da Claudio Girlanda, Application Competence Center director di Maticmind. Tra i temi centrali collegati agli analytics e Big Data troviamo l’analisi psicolinguistica. «Questa scienza ampiamente utilizzata in passato per identificare e profilare comportamenti di soggetti, oggi viene integrata in applicazioni mirate a predire modelli di business evoluti, utilizzati ampiamente nel mondo finanziario e oggi esportabili verso altri mercati. Le soluzioni sfruttano elementi come tratti caratteriali e sistemi valoriali per abbinare profilo ad argomento (prodotto, brand, messaggio, …), facendoli confluire in una modellizzazione dati per definirne benchmark e gap, i cui risultati evidenziano cause/effetto». La simulazione – continua Girlanda – è il passaggio successivo e consente di confrontare il profilo “ideale” (target) con il risultante e, per mezzo della modulazione, allinearne i parametri. «L’output finale è in grado di suggerire la strategia più efficace per la realizzazione di un messaggio targettizzato. I riscontri oggettivi sull’uso di queste piattaforme hanno permesso ad aziende automotive di personalizzare i propri prodotti aumentandone i ricavi, supportando i clienti con esigenze eterogenee e ottimizzando il just-in-time. Alcune utility hanno aggiornato i propri servizi sulla base di analisi raccolte da strumenti come questo, riuscendo a ottimizzare le tariffe verso i clienti, migliorando i propri ricavi e ampliando il paniere dell’offerta. Ciò che in passato avveniva “manualmente”, oggi siamo in grado di gestirlo in autonomia grazie al supporto dell’intelligenza artificiale».


#Big Data #analytics Dalla BI all’analisi avanzata e automatizzata grazie all’AI – ClaudioGirlanda @Maticmind
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I dati sono ovunque, tanti, di tanti tipi. Cos’è che può fare la differenza nella loro gestione? Secondo Paolo Ronzani, sales director – Nord Ovest di Axians Italia – indubbiamente la capacità di ottimizzare le fonti dei dati e l’utilizzo efficace degli stessi per aumentare il valore aziendale in tutti gli asset: «Dal marketing alle vendite, dalla customer experience al process management. Come Axians, attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale e del machine learning implementiamo soluzioni di modellazione dei dati che aiutano i clienti a prendere decisioni migliori». Pone invece l’accento sulla disponibilità dei dati Andrea Zinno, data evangelist di Denodo: «La differenza la fa la consapevolezza della loro esistenza, del loro significato, la loro effettiva raggiungibilità. Dobbiamo comprendere, semmai ce ne fosse bisogno, che la mera esistenza di un dato non è, ahimè, condizione sufficiente affinché questo sia noto e usabile, né possiamo dare per scontato che ne sia chiaro il significato, per cui è fondamentale avere un unico punto di accesso, facile da consultare, dove non solo si possa sapere ciò che i dati rappresentano, ma ne sia possibile la loro “combinazione”, in modo che ciascun data consumer possa assemblare i dati disponibili per costruire ciò di cui ha bisogno, perché il valore non è una proprietà strutturale dei dati, ma dipende da come questi sono usati e l’uso è sempre qui e adesso».


#DataManagement Cambiamento culturale nell’approccio alla gestione dei dati – Paolo Ronzani @Axians_Italia
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Per Stefano Maggioni, presale manager – Advanced Analytics & AI di SAS, la differenza la fanno strumenti ed esperienza. «Gli strumenti consentono di partire dall’obiettivo e di essere agili nelle fasi di sperimentazione e implementazione. L’esperienza consente di minimizzare il tempo per far sposare obiettivo e dati. Strumenti ed esperienza devono coesistere in una piattaforma che permetta di far parlare gli stakeholder con gli analisti e di accelerare l’attività nel suo complesso».

STRUMENTI PER TUTTI?

Per molto tempo questi strumenti sono stati utilizzati solo dalle grandi aziende. Oggi, invece, anche le PMI hanno iniziato a investire in questo campo, avendone compreso l’importanza. L’accesso ai dati e la capacità di elaborare e analizzare grandi quantità di informazioni, richiedono investimenti: tutte le imprese se li possono permettere? Secondo Alberto Alberio, IT director di Holonix, accesso ai dati e capacità di elaborare e analizzare grandi quantità di informazioni richiedono investimenti che tutte le imprese possono permettersi. «Fino a poco tempo fa, la tecnologia disponibile per effettuare l’analisi dei dati implicava necessariamente investimenti importanti per l’acquisto dell’infrastruttura e sua gestione sia in termini di strumenti di analisi che di conoscenze. Oggi, lo sviluppo tecnologico e gli strumenti di augmented intelligence permettono a tutti i tipi di aziende di affrontare il tema della data analytics in una logica sostenibile di scalabilità. Innanzitutto, da un punto di vista infrastrutturale, grazie alle soluzioni cloud non è più necessario effettuare grandi investimenti iniziali ma ponderati in funzione delle necessità specifiche dell’azienda».

E questo influenza anche l’approccio all’analisi dei dati – continua Alberio – permettendo di valutare di volta in volta la soluzione con il miglior rapporto costi/benefici rispetto alle esigenze (da semplici algoritmi di regressione fino al deep learning). «Nella stessa logica vengono gestiti i nuovi modelli di business abilitati dalla data analytics con strumenti che permettono gradualmente all’azienda di aumentare la propria competitività sia arricchendo il proprio prodotto di nuove funzionalità sia con nuovi servizi come manutenzione predittiva e servitizzazione. Importante diventa anche la scalabilità finanziaria derivata, con bassi investimenti, dilazionati nel tempo e, grazie agli incentivi, in parte finanziabili». La diffusione di questi strumenti nelle aziende più piccole è un dato di fatto anche per Angela Iorio di ToolsGroup. «I processi di democratizzazione di strumenti di data analytics passano attraverso il contributo dei grandi player di infrastruttura e piattaforma (Microsoft, Google, Amazon…). Detto ciò, cominciano a essere disponibili servizi ad alto valore aggiunto che permettono di semplificare l’uso delle nuove tecnologie anche a imprese medio-piccole, non indirizzandosi direttamente a specialisti del dato, ma a utenti business interessati a migliorare i processi. Come ToolsGroup, abbiamo da poco lanciato nuovi servizi di pianificazione che un tempo erano rivolti esclusivamente ad aziende medio-grandi».


#augmentedIntelligence Scalabilità e accessibilità delle soluzioni in cloud – Alberto Alberio @HolonixSRL
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Si sta modificando anche l’offerta di soluzioni tecnologiche perché possano essere accessibili ai portafogli delle aziende più piccole. «La diffusione delle tecnologie in cloud – spiega Maggioni di SAS – consente lo sviluppo di soluzioni “as a Service” e restituisce una maggiore diffusione dell’accesso ai nostri strumenti: analisi, servizi, risultati e piattaforme diventano utilizzabili senza grandi infrastrutture a supporto né competenze tecniche per manutenerle. Questo si traduce in una riduzione dei costi e nella possibilità di estendere i vantaggi nell’utilizzo a un numero sempre maggiore di imprese e settori». Al di là della possibilità di investire in questi strumenti, le PMI devono essere in grado di gestire le soluzioni che devono utilizzare. «Non dobbiamo pensare solamente al costo, elemento comunque importante – afferma Zinno di Denodo – ma anche all’effettiva usabilità delle soluzioni che gestiscono i dati, dalla loro rilevazione fino al loro uso. Dobbiamo tener presente che le imprese più piccole, soprattutto in settori dove l’Information Technology si è affacciata più tardi, difficilmente dispongono di quelle competenze che, in altri settori e per aziende più grandi, sono oramai ben consolidate. Adottare una soluzione economica, ma che richiede significative competenze per essere utilizzata, crea problemi, più che risolverli. Dobbiamo concentrarci su chi deve usare i dati, non su chi li deve gestire, esattamente come, quando compriamo un’auto, dobbiamo immedesimarci nel guidatore e non nell’ingegnere che l’ha costruita».


DataManagement #Integration Il valore non è una proprietà strutturale dei dati – Andrea Zinno @denodo
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DOVE SI INVESTE OGGI

Il mercato degli analytics continua a crescere: la gestione dei Big Data si conferma tra le priorità di investimento di CIO e innovation manager. Dove si investe di più oggi? Secondo Angela Iorio di ToolsGroup, gli investimenti sono concentrati sui processi tradizionali per migliorare efficienza ed efficacia. «Quelli favoriti hanno un chiaro ritorno, individuabile e rapido». Questi sistemi sono diffusi in tutte le aree aziendali come conferma Menecali di Sinfo One: «Le applicazioni di analytics sono oramai presenti praticamente in tutte le funzioni aziendali, dalla finanza alla gestione delle risorse umane, visto che tutti i più moderni sistemi di analytics consentono di fare BI tradizionale e analitica avanzata».

Sinfo One lavora prevalentemente in aziende industriali che producono beni di largo consumo, in questo settore ci sembra che gli investimenti in analisi avanzate associate a tecnologie di big data e IoT siano orientati prevalentemente nelle seguenti direzioni: analisi dei consumatori partendo dalle informazioni provenienti dai social network; applicazioni di manutenzione predittiva; miglioramento dei processi di demand planning ai fini dell’ottimizzazione dei tradizionali processi di pianificazione integrata. In particolare su quest’ultimo punto, Sinfo One ha sviluppato numerosi progetti di successo. «L’esperienza ci ha insegnato – continua Menecali – che un errore comune è quello di concentrarsi sul software prescelto per fare previsioni e modellizzazioni, mentre l’elemento centrale di un sistema previsionale è la capacità di creare un hub di dati in cui le informazioni provenienti da diverse fonti (ERP, siti web, analisi di terzi soggetti, ecc.) possano essere integrate e normalizzate per essere date in pasto ai modelli di analisi».

Gli sviluppi del prossimo futuro sono chiari. Le parole chiave sono chatbot, computer vision, realtà aumentata. «Ma la sfida non è velocizzare i processi attuali quanto innovare i processi core» – afferma Maggioni. «Nei prossimi anni, l’obiettivo deve essere rendere Big Data e analytics pervasivi a livello enterprise uscendo dalla logica compartimentale: questi strumenti sono un’occasione per far parlare processi e reparti diversi, in modo da generare un vantaggio interdipartimentale». Una parte importante degli investimenti si sta rivolgendo verso le piattaforme di data management, che rappresentano il prerequisito indispensabile per gestire i dati in modo più efficace e flessibile.

Una volta catalogato e reso disponibile tutto ciò che abbiamo in casa, il passo successivo – spiega Giancarlo Vercellino, associate director Research & Consulting di IDC Italia – è capire come organizzare una moderna funzione di analytics aziendale, coniugando la parte di Data Science con quelle di Data Engineering, la parte di Business Innovation con quella IT e Infrastructure. «Si tratta di coordinare il lavoro di tante persone diverse, cercando di implementare un processo ripetibile, misurabile e scalabile, in altre parole, “industrializzare” una nuova funzione aziendale mettendo insieme gli obiettivi e le competenze di funzioni diverse, altrimenti il rischio diventa quello di macinare e macinare enormi volumi di dati con un impatto del tutto superficiale sui processi e sulle decisioni aziendali. La capacità di orchestrare un cambiamento di questo tipo richiede competenze ed esperienze che stanno cominciando a formarsi concretamente in azienda proprio in questi anni, ma possiamo immaginare che laddove queste iniziative avranno successo potremmo osservare la nascita di tanti spin-off aziendali: aziende specializzate in servizi data-intensive verticali che servono la capogruppo e il mercato, un tipo completamente nuovo di enti strumentali».


#Big Data #analytics #AI In cima alle priorità di investimento dei CIO – Giancarlo Vercellino @IDCItaly
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DOVE SONO MAGGIORMENTE USATI?

Se gli analytics, come concordano tutti gli intervistati, sono usati pressoché in tutti i mercati e in tutte le aree aziendali, dove possono essere considerati maggiormente motore del business? Secondo Vercellino di IDC Italia il contributo che analytics e Big Data possono portare a una azienda dipende da molti fattori. «La “monetizzazione del dato” è un tema di discussione aziendale già da diversi anni, ma è ancora ampiamente in fase di elaborazione, nessuno può affermare – in tutto buon senso – di avere esaurito l’argomento. Esiste ancora un ampio spazio aperto a nuove idee e considerazioni, tanto da parte degli accademici che dei professionisti». E forse, si tratta di capire meglio che cosa vogliamo dire quando usiamo l’espressione “motore del business”. Se intendiamo che gli analytics fanno parte del core business aziendale, è sotto gli occhi di tutti il valore immediato che i dati portano. Nel settore finanziario e nelle utilities, e in senso più lato in tutti quei contesti in cui diventa davvero troppo oneroso adattare la produzione a cambiamenti imprevedibili della domanda e dell’offerta, ovvero, quando “prevenire è meglio (più economico) che curare”, la spinta che arriva dai dati può fare la differenza in termini di capacità di risposta. Inoltre a partire dall’analisi dei dati è possibile reinventare il modello di business. «In tutti questi contesti si fa un passo oltre la nozione dei tradizionali modelli “on demand”. «Essere bravi a prevedere il mercato – afferma Vercellino – sta diventando una caratteristica saliente di alcuni contesti competitivi che potremmo definire Predictive Sectors».

Angela Iorio di ToolsGroup vede importanti benefici nella supply chain: «Nel nostro ambito, i problemi sono legati alla complessità dei processi di supply chain planning. Sono numerose le decisioni da prendere per i prodotti, le locazioni e gli stati di trasformazione: un numero elevatissimo di dati ogni giorno. Negli ultimi anni, siamo stati tra i protagonisti di una rivoluzione dei metodi di pianificazione, perché grazie all’utilizzo del machine learning le nostre soluzioni non solo supportano i decision maker ma li sostituiscono nella maggioranza dei casi». Uno dei temi più ricorrenti che emerge dal confronto con i clienti è indubbiamente quello di come le aziende possono utilizzare i dati al fine di supportare i propri processi operativi e di customer intelligence. Che si tratti di aumentare i livelli di business o di scoprire nuove opportunità – spiega Ronzani di Axians Italia – la gestione dei dati è costantemente in cima all’agenda delle priorità. «Grandi clienti multinazionali o piccole e medie imprese si stanno rivolgendo sempre più verso tecnologie innovative e modelli di business basati sui dati per realizzare le loro strategie di sviluppo e di ripresa». Di conseguenza – continua Ronzani – «il tema del Data Management sta alimentando un cambiamento culturale di approccio alla gestione dei dati che ha bisogno di una strategia solida di analisi e di piattaforme adeguate. In ambito industriale e in contesti di smart city, l’utilizzo dell’IoT sarebbe irrealizzabile se non esistessero soluzioni per elaborare e analizzare le grandi quantità di dati generate dai sensori installati sugli impianti di produzione o all’interno del tessuto metropolitano». L’analisi dei dati e la business intelligence in tempo reale sono diventati pilastri importanti della digitalizzazione. «Garantire la disponibilità dei dati – conclude Ronzani – è fondamentale per migliorare la soddisfazione dei clienti e la produttività dei dipendenti».


#Big Data #analytics Stefano Maggioni la differenza la fanno strumenti ed esperienza @SASitaly
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Infine, Stefano Maggioni di SAS pone l’accento su un punto importante per il successo di queste soluzioni, l’adozione di data lake condivisi invece di silos dipartimentali. «I Big Data stanno diventando pervasivi in diversi ambiti. Dalla customer experience che va ad aggredire nuovamente il dato grezzo per mettere in piedi nuovi processi e generare valore; all’home delivery, dove l’efficientamento viene raggiunto utilizzando dati dei clienti che sono normalmente prerogativa del marketing. Fino ad oggi le aziende hanno lavorato per silos, spesso gli stessi analytics risultavano compartimentati: le nuove logiche integrano data lake condivisi e considerano l’informazione nella sua complessità, accelerando lo sviluppo». L’utilizzo dei data lake e di altri modelli di integrazione dati che sfruttano la virtualizzazione facilita e velocizza la condivisione delle informazioni. Non bisogna dimenticare che la tecnologia migliora costantemente, ma vanno fatte le corrette scelte architetturali per ottenere il massimo.

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Cybersecurity, fattore crescita https://www.datamanager.it/2021/07/cybersecurity-fattore-crescita/ Fri, 09 Jul 2021 09:30:03 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211202 Da troppo tempo, la sicurezza informatica viene vissuta come costo e limite all’attività di business. L’adozione di una efficace strategia di cybersecurity può trasformare la protezione da mero strumento difensivo contro le minacce informatiche in volano per la crescita La protezione del business è responsabilità di tutti coloro che lavorano per un’organizzazione, dall’AD fino all’ultimo […]

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Da troppo tempo, la sicurezza informatica viene vissuta come costo e limite all’attività di business. L’adozione di una efficace strategia di cybersecurity può trasformare la protezione da mero strumento difensivo contro le minacce informatiche in volano per la crescita

La protezione del business è responsabilità di tutti coloro che lavorano per un’organizzazione, dall’AD fino all’ultimo dei collaboratori, ognuno con ruoli e gradi diversi di responsabilità. Naturalmente, proteggere il business di una azienda può significare molte cose. Ma è soprattutto quando si verifica un incidente informatico che si delineano con più chiarezza i contorni di questa chiamata di responsabilità. Dopo quanto tempo il CdA si è riunito per rispondere agli effetti di un ransomware che ha portato al blocco completo dell’operatività di un gasdotto? Quale è stato il commento a caldo dell’AD dopo l’incendio che ha devastato il datacenter che ospita i siti di migliaia di aziende? In che modo il CIO ha ovviato al blocco di una linea di produzione in seguito a una manomissione interna? Quali risposte ha messo in campo il CISO per far riprendere almeno parte dell’operatività dell’azienda dopo un attacco hacker?

Potremmo disquisire a lungo sulla reale comprensione da parte di manager e amministratori dei vantaggi che le tecnologie IT e in particolare di sicurezza apportano sullo sviluppo del business. Ma la capacità di svolgere una periodica supervisione delle tecnologie IT – cybersecurity compresa – e dell’operato dei rispettivi responsabili, da parte di chi dirige un’azienda o una organizzazione, possono fornirci più di qualche indicazione attendibile. Di certo, anche da questo passa la protezione del business. In realtà se, come e con quali mezzi si realizzi dipende da molti fattori: dalle dimensioni dell’organizzazione al settore in cui si opera; dalla collocazione geografica al livello di preparazione e competenza dei supervisori. Come per altre tematiche di corporate governance, è difficile individuare l’approccio più appropriato. Probabilmente, però la variabile più importante è l’apporto al business che l’IT e la security forniscono all’organizzazione.


Il concetto di #resilienza sta portando #cybersecurity su piani strategici – Fabio Rizzotto @IDCItaly
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In alcune organizzazioni, l’IT e security coincidono con la società. Prodotto e servizio core si basano fortemente sul loro apporto. In altre, le funzioni IT invece supportano il business, ma non sono un driver di business. Al lato estremo, si collocheranno una banca o un sito di e-commerce per le quali IT e security ricopriranno la massima importanza; importanza che andrà via via sfumandosi verso l’altro lato opposto. Lungo un continuum entro il quale si collocheranno le più svariate tipologie di aziende e organizzazioni. In teoria, maggiore è l’importanza dell’IT e della security per un certo modello di business e maggiori saranno le risorse che il Consiglio di Amministrazione dedicherà alla supervisione di sistemi e tecnologie IT e di sicurezza – on premise e in outsourcing – che fanno capo all’organizzazione. Nel caso della banca o del sito di e-commerce utilizzati come esempi, avremo un CdA che presumibilmente affronterà questioni legate a queste due funzioni idealmente durante ogni incontro programmato. In altre organizzazioni, dove l’IT e la sicurezza sono meno centrali, il CdA potrà decidere di affrontare queste tematiche solo nelle riunioni più importanti. Il grado di coinvolgimento del CdA dipende da numerosi fattori: cultura aziendale, priorità assegnate dal CEO all’IT, posto occupato dall’IT all’interno del ciclo di investimenti dell’organizzazione.

Di conseguenza e in linea di massima, tempo e risorse che il CdA decide di dedicare alle questioni IT e di sicurezza sono dettati dalla responsabilità assegnata. Così nel caso delle organizzazioni – dove l’IT e la security ricoprono un ruolo più marginale e il tempo che di solito i CdA dedicano agli argomenti IT e alla security è limitato – è probabile che tali questioni siano assegnate a comitati ad hoc (audit, per esempio).

In altre organizzazioni, il CdA – consapevole della rilevanza dell’IT – potrebbe creare un gruppo ristretto che lavori a stretto contatto con l’amministratore delegato e il CIO. Oppure, nei casi di forte dipendenza dall’IT, il CdA si spingerà oltre la sola supervisione per assumere un ruolo di primo piano nella revisione delle leve tecnologiche. Una situazione più dinamica di quanto si pensi. La security viene interpretata sempre più come una forza che promuove il business. Anche per effetto di determinate spinte in campo normativo. Come quelle che impongono l’adozione di policy, soluzioni e servizi di sicurezza. La regolamentazione europea impone che tutte le auto omologate e messe in commercio a partire dal 2022 debbano avere al loro interno delle soluzioni di cybersecurity. In questo caso, non adeguarsi equivale all’impossibilità di omologare i veicoli e di immetterli sul mercato.


#cybersecurity Le priorità per CIO e CISO. Protezione e detection a supporto del business
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LA CENTRALITÀ DELLA SUPERVISIONE

Le tematiche IT e di sicurezza faticano a trovare lo spazio che meriterebbero nelle riunioni che contano. La security in particolare viene ancora vissuta da molti Board come un’enorme area grigia, faticosa da interpretare e governare. Anche i sassi sanno della mancanza di figure competenti ed esperte nel campo della cybersecurity. Ma la lacuna è – se possibile – ancora più grave quando a presiedere quelle organizzazioni – nelle quali è centrale il valore che la tecnologia e la security rivestono per il business – sono top manager completamente a digiuno su queste tematiche. Chi pensa alla transizione digitale dei dirigenti? Naturalmente, la complessità delle odierne architetture IT ha un suo peso. Padroneggiarne sviluppo tecnologico e connessioni non è affatto agevole. Ma è necessario. Non c’è sondaggio che non rilevi la progressiva volontà di maturare un certo grado di conoscenze, attraverso sessioni di formazione e di preparazione alle riunioni più importanti da parte di top manager e Board. Ma avere ben chiari struttura, obiettivi e costanti aggiornamenti sulle direzioni da prendere da parte dell’IT interno all’organizzazione, ogni volta che il CdA deve decidere su un significativo progetto di sviluppo IT, sono prerogative che riguardano solo una piccola parte delle aziende e solo di quelle più grandi e strutturate.

Non sempre poi i CdA sono messi in condizione di sfruttare appieno i vantaggi della tecnologia. Con la pandemia abbiamo assistito a un vero e proprio boom di strumenti di collaborazione per ovviare ai problemi di mobilità. Ma l’IT può e deve fare meglio per mettere a disposizione del management e integrare più efficacemente i tanti strumenti a disposizione. Senza trascurare la sicurezza. Come invece è accaduto durante i mesi dell’emergenza sanitaria. Come? Assicurando un flusso di informazioni che consenta ai vertici organizzativi di accedere attraverso piattaforme IT sicure a una serie di informazioni utili a supporto delle decisioni: dagli indicatori chiave di performance delle unità operative ai dati finanziari della società; dallo stato di avanzamento dei progetti IT e di sicurezza a tutto quel che viene pubblicato e che riguarda la società, il settore industriale d’appartenenza e i competitor, integrando anche le info provenienti dai social media. Anche l’impiego dei data analytics a supporto del processo decisionale non è ancora adeguatamente sfruttato. L’aggregazione e l’analisi dei dati relativi ai progetti IT e di sicurezza potrebbero essere utilizzate meglio dai membri del CdA per affinare le strategie, supportare le decisioni, o semplicemente indirizzare l’attenzione dove è più necessario. Quel che dovrebbe essere chiaro al CIO – e quando c’è al CISO – è che comunicare efficacemente con il Board assicurerebbe risultati migliori. Mentre per il CdA, riuscire a stabilire uno scambio proficuo di informazioni, con quelle che dovrebbero essere le migliori fonti di conoscenze all’interno dell’organizzazione, aiuterebbe a prendere decisioni più informate e probabilmente più efficaci. Spesso invece siamo ancora qui a discutere della necessità di incrementare le occasioni informali di incontro tra CIO e membri del CdA e di “parlare il linguaggio del business”.


#cybersecurity Si amplifica l’allarme ma gli investimenti in sicurezza non crescono in maniera coerente
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INVESTIMENTI INCOERENTI

Secondo il Global Risks Report 2021 del World Economic Forum, gli attacchi informatici rappresentano il principale pericolo legato alla tecnologia a livello globale. Solo in Italia, stando ai dati dell’Osservatorio Cybersecurity & Data protection della School of Management del Politecnico di Milano, il 40% delle grandi aziende ha registrato nell’ultimo anno un aumento degli attacchi cyber.

Complice il ricorso al lavoro da remoto, l’utilizzo di dispositivi personali e il boom delle piattaforme di collaborazione su reti domestiche poco protette, che hanno dilatato lo spazio e le opzioni di attacco disponibili. Presentando i risultati della ricerca, Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection ha dichiarato che il 2020 è stata – «una vera e propria odissea, con un aumento senza precedenti degli attacchi informatici, la necessità di riorganizzarsi per gestire l’improvviso boom dello smart working e la razionalizzazione del budget a disposizione per affrontare le sfide di sicurezza a causa del grave impatto economico della pandemia».

Tuttavia, nonostante la gravità degli incidenti di sicurezza registrati nei mesi della pandemia, gli investimenti in sicurezza non sono cresciuti in maniera coerente. L’impatto economico della pandemia – si legge nel Rapporto dell’Osservatorio – ha costretto le imprese italiane a fronteggiare le aumentate sfide di sicurezza con budget ridotti: il 19% ha diminuito gli investimenti in cybersecurity (contro il 2% del 2019) e solo il 40% li ha aumentati (era il 51% l’anno precedente). In ogni caso, per oltre un’impresa su due (54%), l’emergenza è stata un’occasione per investire in tecnologie e accrescere la sensibilità dei dipendenti sui temi della sicurezza e della protezione dei dati. A rimanere stabili però sono le difficoltà per CIO e CISO a farsi approvare i necessari investimenti in sicurezza. Un dato che cozza con il riconoscimento della maggior valenza strategica della cybersecurity, affermazione – per la verità ­- più spesso in bocca ai vendor di sicurezza che suffragato da un cambiamento di visione delle imprese. Le imprese – sottolinea l’Osservatorio – presentano ancora una scarsa maturità organizzativa. Solo nel 41% la responsabilità della sicurezza informatica è affidata al CISO e ancora nel 38% dei casi non è prevista nessuna comunicazione al Board sull’argomento. Più evoluta invece, anche per effetto della spinta normativa, la gestione della data protection, con il 69% delle imprese che arruola un data protection officer (DPO) in organico e il rimanente che si avvale di figure esterne.


#cybersecurity Il ruolo del CdA per assicurare adeguato equilibrio tra protezione e agilità di business
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GESTIONE DEGLI INCIDENTI

La gestione degli incidenti informatici è un tema centrale quando si parla di cybersecurity. Affrontato in modalità differenti a seconda delle caratteristiche delle organizzazioni. In molti casi, gli effetti di un incidente di sicurezza impattano su tutta l’organizzazione. In teoria, tutte le decisioni necessarie per mitigare il rischio informatico dovrebbero essere prese a priori dai massimi livelli aziendali. Così come a posteriori, l’incidente di sicurezza richiede un trattamento che non può essere lasciato all’improvvisazione.

Dopo un data breach o il fermo dell’operatività di un sito produttivo, è inevitabile che l’organizzazione si trovi immediatamente a fare i conti con la richiesta di informazioni da parte di clienti, dipendenti, azionisti, partner e media. Le pressioni anche interne tendono a salire rapidamente. Il CdA oltre a dimostrare di essere consapevole dei rischi a cui la società è esposta, deve immediatamente mettere in campo una serie di contromisure per mitigare l’impatto che dimostrino la sua capacità di risposta anche nelle situazioni peggiori. L’attacco subito da Colonial Pipeline, l’oleodotto statunitense capace di trasportare fino a 2.5 milioni di barili di prodotti petroliferi nelle città del Sud-est, ci ricorda che molte infrastrutture critiche sono gestite da privati. Aspetto questo non sempre adeguatamente considerato. Soprattutto in relazione alle delicate decisioni sulla condivisione di dati e informazioni su minacce e vulnerabilità, in capo al CdA, al CEO e agli altri top manager chiamati a gestire la collaborazione con le agenzie dello Stato (CNAIP, Agenzia per la sicurezza cyber, etc.) preposte a intervenire in questi casi. Nelle grandi imprese, si parla di salvaguardare il business, quando come in questo caso a essere colpita è un’infrastruttura critica si tratta di salvaguardare un settore vitale per un intero Paese. Fuori però dalle realtà che costituiscono il perimetro di sicurezza nazionale e dei board che presiedono le infrastrutture critiche, la pratica di decidere ai massimi livelli le scelte strategiche di impiego e sviluppo tecnologico è ancora poco diffusa. Su questi argomenti, il diretto coinvolgimento dell’IT nelle decisioni del Board rimane ancora una eccezione. Oppure, il riflesso di un approccio meramente “reattivo”, quando cioè qualcosa è andato storto.

I CdA hanno la responsabilità di guidare la direzione strategica della loro organizzazione. L’IT gioca un ruolo significativo in molte organizzazioni. Sufficiente per assicurarsi un proprio piano strategico, a sua volta, sincronizzato con la strategia dell’organizzazione. Un ruolo che qualche volta spetta anche alla security. Sempre di più perciò i problemi dell’IT e della security dovrebbero essere parte integrante di qualsiasi discussione interna alla direzione in tema di strategia. Tuttavia, tra le tessere del mosaico a mancare è una compiuta comprensione da parte del CdA del ruolo dell’IT e delle modalità con cui crea valore tangibile per il business dell’organizzazione. Quando il CdA non riesce a svolgere un lavoro efficace di monitoraggio e determinazione del valore dell’IT, immediatamente le sue capacità di prendere decisioni adeguate vengono seriamente menomate. Nell’indirizzare la strategia IT, il CdA deve assicurare un adeguato allineamento tra gli obiettivi IT e quelli dell’azienda. Il Board deve perciò comprendere in che modo l’IT dovrà supportare la strategia di business. A partire dalle funzioni svolte lungo un continuum che va dal mero supporto all’operatività fino alla generazione di innovazione e costruzione di vantaggio competitivo. Sulla base del ruolo svolto dall’IT in seno all’organizzazione, il CdA dovrà valutare le scelte di implementare tutte quelle funzionalità IT che supportano le capacità di business richieste. In questo processo, il CdA dovrà considerare l’entità degli investimenti, valutare costi e benefici, stimare i rischi. Per esempio, il proliferare negli ultimi anni di iniziative legislative in materia di cybersecurity ha reso più evidenti i rischi derivanti da obblighi normativi e relative azioni legali non solo tra regioni geografiche ma da paese a paese.

Aspetti questi che non possono più riguardare solo chi si occupa di IT e security, ma in primo luogo devono coinvolgere i vertici dell’organizzazione. «Il tema dell’adversity, un termine che ci aiuta a fotografare la sfida enorme che tutti abbiamo vissuto e da cui stiamo lentamente uscendo, ha aiutato e aiuta a capire che il concetto di interesse delle aziende è sempre più importante» – ha spiegato Fabio Rizzotto, associate vice president, head of Research & Consulting di IDC Italia aprendo i lavori dell’IDC Security Digital Forum 2021. «A evolvere non è solo il tema della protezione ma anche quello di comprendere quali sono i nuovi confini degli interessi delle imprese nel momento in cui le aziende allargano i propri confini, abbattono barriere, partecipano a una vita sociale molto più complessa di quella di solo qualche anno fa».


#cybersecurity In Italia, 40% delle grandi aziende ha registrato un aumento degli attacchi nel 2020
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RESILIENZA E TRASFORMAZIONE

La cybersecurity come l’IT evolve in fretta, ricoprendo un ruolo più ampio e di maggiore valore all’interno delle organizzazioni. Pur con gradi diversi, entrambe le funzioni sono componenti importanti di molte aziende. Così come l’IT non viene più utilizzato solo per automatizzare le funzioni di business, anche la security può aiutare a costruire un vantaggio competitivo, un aspetto via via sempre più compreso dal CdA.  «Le imprese – continua Fabio Rizzotto di IDC Italia – hanno compreso l’importanza di attrezzarsi non solo per affrontare i rischi e le minacce costanti quotidiane ma anche i momenti di discontinuità. Essere cioè attrezzati con team, competenze e approcci per governare un mondo incostante e incerto è fondamentale». All’interno delle organizzazioni il nuovo spazio occupato dall’IT e della security espande le responsabilità del CdA nella supervisione di queste funzioni. I consigli di amministrazione da un lato devono assicurarsi che le loro organizzazioni traggano il massimo vantaggio dall’IT sia grazie al contributo nell’identificare e mitigare i rischi per l’organizzazione sia attraverso l’allineamento alle strategie di business. Compiti però che per essere svolti efficacemente dal CdA necessitano di maggiori competenze.

Una parabola che ha investito anche la figura e il ruolo del CIO. In parte accelerata dalla difficile situazione vissuta durante i mesi più duri dell’emergenza sanitaria. La necessità delle aziende di dotarsi in tempi estremamente rapidi di tutti gli strumenti tecnologici necessari alla continuità del business ha accresciuto il loro ruolo all’interno di aziende e organizzazioni. Miglioramento del livello di engagement della clientela, ottimizzazione della gestione di sicurezza, aderenza alla normativa, valorizzazione dei dati aziendali a supporto dei processi decisionali – secondo quanto rilevano i dati della CIO Survey 2020, condotta da NetConsulting3 – rappresentano le nuove priorità del CIO (e parzialmente del CISO). In linea con il nuovo ordine di scuderia che assegna all’IT il ruolo di contribuire fattivamente a migliorare il business aziendale.

L’emergenza ha spiegato i suoi effetti anche sulla figura del CISO. II top management consulta con più regolarità i responsabili della sicurezza informatica, anche perché quando è presente il CISO riporta direttamente al CdA. Il suo apporto non è più limitato al verificarsi di un incidente di sicurezza ma sempre più spesso gli viene richiesto di contribuire alla realizzazione dei nuovi progetti IT. Per molti di loro è ancora difficoltoso giustificare gli investimenti necessari in sicurezza, “embedded” per la maggior parte delle aziende nella parte di budget assegnato all’IT. Un anacronismo che induce molti CISO a ritenere di trovarsi in diretta concorrenza con altri progetti della funzione IT: un ostacolo difficile da superare quando si tratta di presentare il proprio piano di investimenti necessari per la sicurezza informatica.


#cybersecurity In 4 imprese su 10, la responsabilità della sicurezza informatica è affidata al CISO
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«Il concetto di resilienza sta portando la security su piani strategici» – spiega Fabio Rizzotto di IDC Italia. Il concetto di resilienza è più evoluto e profondo di business continuity e deve essere inteso come capacità di uscire più velocemente da una situazione di crisi e muoversi consapevolmente verso nuove direzioni, capitalizzando le esperienze del passato e le nuove condizioni di mercato. «Probabilmente c’è ancora molto da fare per arrivare a una pienezza di ruolo» – continua Rizzotto. «Ma è una strada che è stata intrapresa. Abbiamo visto in che modo oggi la cybersecurity si è affermata caratterizzando il disegno dei piani strategici degli ultimi mesi. La spinta più consapevole dei Board comincia a essere qualcosa di più concreto rispetto al passato. E c’è un altro elemento in cui la security si sta immergendo, il concetto di digital trust». Anche i CISO dunque sono destinati ad assumere un ruolo sempre più importante e strategico. Ma perché questo avvenga più velocemente i CISO dovranno riuscire a integrarsi maggiormente a livello organizzativo, gestendo i rischi di cybersecurity in modo più strategico.

Le aspettative di fiducia degli stakeholder si stanno spostando dalla protezione di dati e risorse alla protezione di dipendenti, partner e clienti. Entro il 2023, il 55% della spesa in cybersecurity avverrà su piattaforme e framework unificati. Una delle sfide che la cybersecurity deve saper cogliere, in qualità di abilitatore di business, è quella di sostenere con il proprio operato la fiducia di tutti gli stakeholder nei confronti dei processi di trasformazione digitale in atto in ogni settore economico e agendo tanto sui presidi di prevention, quanto sulle capacità di risposta alle sollecitazioni esterne – come ha spiegato Massimo Cottafavi, head of Cyber & Operations Security di Snam, nel corso dei lavori dell’IDC Security Digital Forum 2021. La sfida è dimostrare che l’adozione di una efficace strategia di cybersecurity può trasformare la protezione da mero strumento difensivo contro le minacce informatiche in un volano per il business. A patto che competenze e capacità di indirizzo del CdA, ruolo e consapevolezza di CIO e CISO crescano ancora. Solo così sarà possibile dimostrare che gli investimenti hanno ricadute positive in termini di vantaggio competitivo, rafforzamento della reputazione, aumento delle competenze dei dipendenti, consentendo ad aziende e organizzazioni di acquisire più valore dal proprio modello di business.

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Gestione documentale ad ampio spettro https://www.datamanager.it/2021/07/gestione-documentale-ad-ampio-spettro/ Fri, 09 Jul 2021 08:30:01 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211138 Ottimizzazione dell’infrastruttura di stampa e miglioramento dei processi di business document-intensive. Il sistema documentale come spina dorsale dell’intero patrimonio informativo per riformulare i tradizionali cicli cartacei all’interno di nuovi processi Tutte le leve trasformative dei processi documentali end-to-end. Approccio più green e in sicurezza. Dalla fatturazione elettronica alla gestione degli audit con la contrattualistica e […]

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Ottimizzazione dell’infrastruttura di stampa e miglioramento dei processi di business document-intensive. Il sistema documentale come spina dorsale dell’intero patrimonio informativo per riformulare i tradizionali cicli cartacei all’interno di nuovi processi

Tutte le leve trasformative dei processi documentali end-to-end. Approccio più green e in sicurezza. Dalla fatturazione elettronica alla gestione degli audit con la contrattualistica e firma elettronica. Dal controllo di qualità al fascicolo sanitario. Dai processi di archiviazione in tempo reale alla conservazione sostitutiva. Documenti, foto, video e firme digitali sempre a portata di mano. La gestione documentale coinvolge da una parte l’architettura del sistema di gestione e dall’altra il mondo dello smart printing, nel mezzo c’è tutto il capitolo della creazione e trattamento a norma dei documenti. Se ne parla tanto, con effetti diversi a seconda dei settori di applicazione, del livello di maturità dell’organizzazione, della capacità di governance dei processi, della tassatività del contesto normativo di riferimento. La fatturazione elettronica rappresenta un esempio riuscito di gestione documentale, che ha permesso di trasformare l’intero processo di operazioni che costituiscono il ciclo attivo di una azienda.

Poi ci sono tutti i tentativi di dematerializzazione (più o meno riusciti) che hanno cambiato la natura dei documenti, ma senza incidere sui processi e senza produrre un impatto positivo in termini di costi e di miglioramento del livello di efficienza. Fuori dal perimetro della conservazione a norma, la gestione documentale sta cambiando a piccoli passi anche l’approvvigionamento e il monitoraggio delle informazioni all’interno dell’ecosistema aziendale, smart printing compreso.

Ogni organizzazione vive di informazione. L’informazione è trasmessa da dati contenuti nei documenti. L’informazione non è un oggetto, ma una relazione. Il document management come governo dei documenti, regola il flusso informativo di un’organizzazione. La gestione di quell’informazione necessita quindi di conoscenza dei processi oltre che di prodotti. Il governo dei flussi è possibile solo utilizzando una piattaforma documentale, regole definite e condivisione. Il workflow è il collegamento fra il lavoro dei singoli e la totalità del sistema. Nelle organizzazioni dove l’accesso alle informazioni non è condiviso e dove le procedure sopravanzano i processi, la gestione documentale resta fine a se stessa e non si traduce in un miglioramento dell’operatività né dei servizi.


#DocumentManagement Imprese e PA, due monti a confronto
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DUE MONDI A CONFRONTO

La gestione documentale intercetta eGovernment e sistemi sia nel settore pubblico e settore privato. Che cosa cambia? Che cosa serve? Gestione documentale significa efficienza e più trasparenza anche nei contratti pubblici come ha messo in evidenza Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, nella relazione annuale sull’attività svolta dall’Autorità nel corso del 2020. «Occorre puntare sulla digitalizzazione dell’intero ciclo di affidamento, dalla programmazione al collaudo, che troverà elemento centrale nella piena valorizzazione della Banca dati nazionale dei contratti pubblici». Il modello di gestione documentale nella PA centrale e locale offre un quadro di luci e ombre.

Più che di singole soluzioni tecnologiche, serve un modello architetturale, una serie di linee guida e un sistema integrato di soluzioni per l’erogazione di servizi abilitanti: cooperazione applicativa, autenticazione federata, sistema dei pagamenti, dematerializzazione, gestione documentale e conservazione sostitutiva, servizi per la gestione dei dati territoriali, servizi online erogati dai Comuni, dalle loro forme associate, dalle Province e dalle Regioni. Nella maggioranza degli enti locali, gli investimenti sono stabiliti con diversi progetti in corso, in generale la maggioranza dei Comuni è ancora poco digitalizzato. Secondo gli ultimi dati disponibili dell’Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano, il 79% degli enti possiede un sistema di gestione documentale e il 71% un sistema di conservazione digitale. L’eGovernment italiano cresce ma mostra ancora un quadro a luci e ombre e sconta la mancanza di un coordinamento strutturato di progetti e investimenti, la carenza di competenze specifiche e la scarsa capacità di fare rete tra gli enti locali. Il ministro dell’Innovazione Vittorio Colao ha fissato nel Recovery Plan i primi step di attuazione per migliorare la situazione che ha permesso nel corso degli anni la stratificazione di diversi interventi che hanno preso il nome di CIE (Carta d’identità elettronica), IO (App dei servizi pubblici), PagoPA (piattaforma di pagamento), ANPR (anagrafe dei residenti) e SPID (identità digitale).


#DocumentManagement Verso un nuovo modello – Sergio Patano @IDCItaly
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Il primo passaggio sarà la migrazione dei registri di base e delle applicazioni in un ambiente cloud sicuro. Più che una migrazione un vero esodo biblico se si considera che il 95% dei data center nazionali sono carenti dei requisiti minimi di sicurezza, affidabilità, capacità elaborativa ed efficienza. Lo schema prevede che per le amministrazioni centrali (circa 200) l’infrastruttura cloud, chiamata Polo strategico nazionale (PSN), sia privata o ibrida, sarà gestita da un fornitore tecnologico selezionato con una gara europea. Sarà la stessa che ospiterà la Piattaforma nazionale dei dati digitali, cioè una sorta di banca dati delle banche dati. L’operazione partirà, secondo il piano triennale, dal quarto trimestre 2021 con il lancio del bando europeo con un impegno complessivo di 900 milioni di euro. Lo sviluppo di un nuovo centro di infrastrutture informatiche-digitali basate sul cloud consentirà l’elaborazione di grandi quantità di dati per l’erogazione di servizi alle imprese e ai cittadini. Tuttavia, non sarà sufficiente senza la piena interoperabilità e condivisione delle informazioni. A questo serve la Piattaforma nazionale Dati Digitali che prevede prima di tutto una colossale operazione di mappatura e analisi del patrimonio informativo nazionale per identificare i set di dati: per esempio, registri fondiari, registri della popolazione anagrafiche, dataset di welfare (Inps, Inail), dati delle Camere di Commercio. L’obiettivo è integrare SPID e CIE in una sola “eiD” e aumentarne l’uso dal 30% del 2021 al 71% della popolazione totale nel 2026. Poi c’è l’Anagrafe dei residenti (ANPR), utilizzata da quasi il 90% dei Comuni: entro l’anno si arriverà al 100%. Qui si tratta di fare evolvere i servizi per recuperare tutti i dati educativi sparsi oggi tra scuole e università (diplomi, lauree, iscrizioni). A questo si aggiunge la piattaforma delle notifiche digitali (DNP) che metterà a disposizione della PA uno strumento standard per notificare digitalmente comunicazioni legalmente vincolanti. E infine, arriviamo al capitolo a parte della gestione dei dati sanitari e di quelli giudiziari.


#DocumentManagement Da scelta a necessità – Laura De Zio @ARXivar
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CAMBIO DI PARADIGMA

Gestione documentale e conservazione sostitutiva a norma sono due processi strettamente correlati e interdipendenti. Tuttavia, di due processi interdipendenti in molti casi, soprattutto dove non si considera la portata della leva trasformativa della gestione documentale, se ne privilegia solo uno, lasciando fuori l’altro. La gestione documentale è fatta di tante cose. E l’impatto delle implementazioni necessarie varia in base alla grandezza dell’ente e dall’azienda. «La gestione documentale può svolgere un ruolo fondamentale nell’ottimizzazione sia dell’infrastruttura documentale e di stampa sia nel miglioramento dei processi di business document-intensive» – spiega Sergio Patano, associate research & consulting director di IDC Italia. Occorre però un cambio di paradigma non solo per passare dal concetto di gestione documentale a quello di gestione delle informazioni aziendali che sono il cardine per la corretta gestione dei workflow e controllo del business – come mette in evidenza Laura De Zio, direttore commerciale di Able Tech, ma anche per riformulare i tradizionali cicli cartacei all’interno di nuovi processi – come afferma Lorenzo Matteoni, senior manager marketing di Brother Italia.

Le trasformazioni in atto nelle modalità di lavoro richiedono un nuovo approccio all’acquisizione, gestione e stampa dei documenti, affinché siano integrati in modo efficiente e sicuro nei processi aziendali. «Qui il cloud gioca certamente un ruolo chiave» – rileva Davide Balladore, product business developer manager di Canon Italia. Per Carla Conca, business manager business products di Epson Italia – «l’attenzione si è spostata dai dispositivi ai processi di gestione e accessibilità del documento». Se la gestione digitale dei processi documentali è in grado di portare benefici a tutta l’azienda in termini di efficienza, produttività e sicurezza – come spiega Marco Scuri, product manager Digital Solutions di Konica Minolta è altrettanto chiaro che sia necessario un cambio di visione – come afferma Nicola Voltan, amministratore delegato di Siav. «Il sistema documentale non è più solo dedicato a specifici compiti o all’ambito tradizionale del ciclo amministrativo della fatturazione, ma diventa il backbone dell’intero patrimonio informativo dell’azienda». Per coinvolgere attivamente tutti gli utenti – spiega Laura Biasin, client manager di Sinfo One – «la gestione documentale deve focalizzarsi sia sul concetto di informazione utile e accessibile sia sui processi e bisogni aziendali». L’emergenza sanitaria ha imposto a tutte le aziende di rivedere la propria organizzazione, gestione documentale compresa – come rimarca Gianna Ladu, document management specialist di smeup. E così, molte aziende remotizzando il lavoro si sono trovate davanti alla necessità di reimpostare i processi documentali. Perché la gestione documentale in digitale dovrebbe essere un fatto naturale e già assodato in ogni azienda – come commenta Sergio Boaretto, director product management di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia.


#DocumentManagement Produttività e pieno controllo – Lorenzo Matteoni @brotheritalia
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VERSO UN NUOVO MODELLO

«Valutare e priorizzare la gestione degli output di stampa è un imperativo che le aziende devono affrontare» – spiega Sergio Patano di IDC Italia. «Specialmente in un contesto in cui la forza lavoro sta sempre più diventando ibrida ovvero caratterizzata da una parte di knowledge worker che lavoreranno dall’ufficio e da una parte che lavoreranno da remoto ma che devono essere messi nelle condizioni di avere a disposizione strumenti idonei a mantenere un pari livello di produttività». Sfruttando nuove competenze e tecnologie innovative per portare avanti progetti di trasformazione digitale, le aziende possono ottenere risparmi sui costi, efficienza nei processi e aumento della produttività dei dipendenti, il tutto proteggendo i dati aziendali. Spesso però le aziende trascurano il ruolo chiave che l’infrastruttura di stampa e documentale può giocare nel percorso di ricerca dell’ottimizzazione, perdendo l’opportunità di efficienze aziendali consistenti in termini di costi, flussi e produttività in grado di garantire alle aziende il successo nel mercato digitale. La necessità di un miglioramento di tutto quello che è l’impianto dei workflow aziendali fortemente incentrati sui documenti è emersa prepotentemente con l’arrivo della pandemia e la conseguente massiccia migrazione verso il lavoro da casa, che ha cambiato drasticamente tutti i requisiti per la gestione di stampa, documenti, dati e informazioni. Per questo motivo, secondo quanto emerge dalle ultime survey IDC, condotte in piena seconda ondata pandemica – il 71% delle aziende intervistate dichiara che come priorità nelle iniziative strategiche relative all’infrastruttura documentale e di stampa c’è la transizione da workflow cartacei a documentali. Mentre quasi il 50% degli intervistati ha dichiarato di stare pianificando la migrazione verso soluzioni di stampa e di gestione della stampa basate su cloud.

La realizzazione di una strategia di questo genere – continua Patano – impone il coinvolgimento di una serie di stakeholders chiave/decision maker all’interno dell’azienda, capaci di comprendere l’importanza di disporre di una strategia a livello aziendale per indirizzare l’automazione e l’ottimizzazione dei processi fortemente incentrati sui documenti. «Per avere successo è necessario anche l’investimento dei C-level per guidare le iniziative from top down. In questo contesto, CIO e CISO hanno un ruolo di leadership primario, perché avranno il compito di lavorare in tutta l’azienda per trovare e sviluppare le migliori best practice come parte integrante di una visione di gestione complessiva. Il CEO dovrà valutare nuovi modelli di business e il rischio associato alle iniziative intraprese dal CIO. Il CFO avrà il compito di reperire i finanziamenti a supporto dello sviluppo della strategia nonché quello di sviluppare nuovi KPI finanziari adatti al contesto digitale oltre che monitorarli. In questo contesto l’IT avrà anche il compito di raccogliere dati e informazioni su come l’ottimizzazione nella gestione documentale aiuta a promuovere l’efficienza dei processi aziendali e la trasformazione digitale».


#DocumentManagement Il #cloud gioca un ruolo chiave – Davide Balladore @CanonBusinessIT
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La strada per raggiungere questi obiettivi – come evidenzia Patano – passa anche attraverso l’acquisizione o lo sviluppo di nuove competenze relative all’infrastruttura e ai workflow sia cartacei sia elettronici. La transizione verso un modello digitale di gestione documentale non solo consentirebbe efficienze in termini di costi ma offrirebbe l’opportunità di sviluppare nuovi modelli di business che guidano la trasformazione del business. «Da un punto di vista tecnologico, soluzioni di intelligent enterprise capture, enterprise content management, business process management (BPM) o workflow software, che vanno a interagire in modo biunivoco con le applicazioni aziendali sono ulteriori elementi fondamentali per il raggiungimento di una visione integrata ed evoluta della gestione documentale. Soluzioni così integrate ed evolute sono anche importanti per monitorare le attività, migliorando sicurezza e compliance grazie anche ad attività preventive che l’analisi dei workflow possono garantire. Il monitoraggio preventivo inoltre può essere utilizzato anche per percorsi di education verso gli end user rendendoli consapevoli dei rischi collegati alla gestione di documenti dati e informazioni». È importante capire – sottolinea Patano – che è necessario collaborare con gli utenti stessi per adattarsi ai loro flussi di lavoro in modo che i nuovi criteri e le nuove procedure si adattino ai loro processi anziché ostacolarli. «I controlli continui aiuteranno a valutare le vulnerabilità della sicurezza della stampa e dei documenti, creeranno una politica di sicurezza completa e guideranno la gestione delle modifiche in base alle esigenze aziendali in evoluzione. Le organizzazioni possono sfruttare le metriche associate ai processi aziendali basati su un uso intensivo dei documenti per promuovere in modo proattivo miglioramenti continui e un aumento del ROI».

DA SCELTA A NECESSITÀ

I documenti hanno una connotazione statica, ancora quasi fisica. «Quello che conta davvero all’interno delle organizzazioni – spiega Laura De Zio di Able Tech – sono le informazioni e queste possono essere contenute anche all’interno di un documento, ma sempre più spesso sono record, dati e metadati che devono vivere, essere condivisi e utilizzati dalle organizzazioni anche in assenza del loro eventuale consolidamento in un documento. Pensiamo alle informazioni contenute in un CRM, ai dati di produzione erogati da un sistema MES, alla stessa fattura elettronica che è il raggruppamento logico di una serie di informazioni finanziario/contabili che diventano il driver di importanti decisioni di business». Il vantaggio di una organizzazione dei processi aziendali basata sulla gestione digitale delle informazioni – continua Laura De Zio – Able Tech lo ha sperimentato come azienda direttamente in occasione del lockdown: «Ne sono testimonianza diretta sia i dipendenti che sono stati sempre operativi al 100% anche da remoto, sia le migliaia di suoi clienti ARXivar che in pochissimo tempo dall’annuncio della chiusura totale hanno ripristinato tutta l’operatività aziendale sottoposta a processi di instradamento, esecuzione e verifica.

Per le aziende di ogni dimensione, dotarsi di uno strumento di gestione delle informazioni e dei processi aziendali integrato ai propri applicativi, prima della pandemia era considerata una best practice e una scelta virtuosa, oggi è invece un’evidente necessità. Nello scenario che ci attende con la ripresa post emergenza, risulta chiaro a ogni imprenditore come i vantaggi della digital transformation siano un elemento imprescindibile per raggiungere il potenziale aziendale in termini di produttività e competitività».


#DocumentManagement Dai dispositivi ai processi – Carla Conca @EpsonItalia
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PIENO CONTROLLO

La razionalizzazione del processo di stampa è uno degli obiettivi perseguiti da Brother tramite i servizi di stampa gestita, con cui supporta grandi società e PMI nel percorso verso il nuovo paradigma digitale. In questo contesto – come spiega Lorenzo Matteoni di Brother Italia – si afferma un fenomeno già in atto: la migrazione del flusso documentale verso soluzioni che utilizzano il cloud. «Si tratta di un processo che non elimina la produzione cartacea, ma che apporta nuovi spunti per il suo efficientamento e per una gestione dei supporti in linea con le necessità di produttività, sicurezza dei dati e controllo delle procedure e dei costi». Parallelamente, si afferma anche l’esigenza di servizi di gestione documentale in linea con le nuove richieste imposte dalla digitalizzazione. «I servizi di stampa gestita sono la soluzione per acquisire il pieno controllo del flusso documentale in ambito lavorativo, garantendo la possibilità di automatizzare il lavoro, aumentare la produttività e migliorare la sostenibilità. Il servizio di stampa gestita Pagine+ fornisce un servizio di consulenza al cliente nella gestione documentale (dall’acquisizione, all’archivio fino alla consultazione) e nel processo di ottimizzazione dei processi di stampa. La consulenza comprende il calcolo del total cost of ownership per pagina prodotta, la valutazione degli obiettivi dell’azienda, il supporto nella scelta del miglior hardware di stampa e la presentazione dei risultati ottenuti. Pagine+ mette inoltre a disposizione i dispositivi di output, l’installazione, la fornitura di consumabili e l’assistenza tecnica. Tutto quello di cui ha bisogno ogni azienda per la propria digital transformation».

INTEGRAZIONE E AGILITÀ

Come il cloud può aprire a scenari nuovi di interconnessione e integrazione tra il mondo cartaceo e quello digitale? Canon è pronta a portare sul mercato le nuove soluzioni di Cloud workspace Collaboration – Process Automation, ovvero automazioni relative a processi in ambito risorse umane, contratti e fatture, che possono essere configurate e gestite direttamente dal cliente finale. Si tratta di un servizio in cloud basato su subscription dove i processi possono essere integrati anche con le scansioni che vengono eseguite tramite le multifunzioni Canon imageRUNNER ADVANCE. La piattaforma si trova su cloud di Microsoft Azure ed è completamente modulare e scalabile in funzione del numero di device e di processi.

Un esempio degli innumerevoli benefici derivanti da una gestione documentale basata su soluzioni e servizi Canon, è rappresentato dal progetto che ha interessato EuroMilano, società di consulenza, promozione e sviluppo immobiliare radicata nel territorio milanese. «L’azienda ha ripensato l’intero processo di stampa per accrescere l’agilità del business, sicurezza nella gestione documentale ed efficienza operativa, il tutto grazie alle innovative tecnologie Canon» – spiega Davide Balladore di Canon Italia.

«In particolare, è stato implementato un servizio di Managed Print & Document Services, basato su scansioni e stampe gestite attraverso autenticazione sicura ai device, oltre che da dispositivi mobili e su un sistema di monitoraggio dei volumi prodotti, che ha portato a una riduzione degli sprechi e dei costi di gestione, con una produzione di documentazione di elevata qualità. I sistemi Canon imageRUNNER ADVANCE e la piattaforma software in cloud uniFLOW Online costituiscono una soluzione completa per la gestione dei flussi di lavoro di stampa e scansione e hanno permesso la perfetta integrazione tra stampa e digitale, garantendo connettività cloud avanzata, agilità dei processi grazie a un’interfaccia di utilizzo intuitiva e semplificata».


#DocumentManagement Semplicità e affidabilità delle soluzioni – Marco Scuri konicaminolta.it
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DAI DISPOSITIVI AI PROCESSI

Come migliorare l’acquisizione, l’indicizzazione e la sicurezza dei flussi documentali integrando nuovi modi di lavorare e di scambiarsi informazioni, smart printing compreso? «Fino a qualche anno fa – risponde Carla Conca di Epson Italia – l’acquisizione di documenti poteva progredire intervenendo prevalentemente sul continuo miglioramento delle specifiche tecniche dei dispositivi utilizzati per la scansione dei documenti: la nostra famiglia di scanner Workforce comprende modelli che arrivano a una velocità di 90 pagine al minuto. Oggi, anche se il percorso di evoluzione tecnologica continuerà inesorabilmente e costantemente, l’attenzione si è spostata su altri fattori: ottimizzazione dei processi di gestione del documento e accessibilità di scansione a tutti gli utenti all’interno dell’azienda in primis, introducendo ad esempio più postazioni di lavoro con scanner stand-alone che possono essere integrati in una modalità di gestione a costo per scansione. In questo modo, tramite soluzioni in cloud o attraverso App di facile utilizzo e con nuove tecnologie di archiviazione del documento basate sulla blockchain, viene garantita una fruibilità immediata agli utenti dei documenti». L’obiettivo principale di un produttore di periferiche di stampa e acquisizione come Epson – spiega Carla Conca – «è avere un’offerta tecnologica che incontri tutte le necessità di utilizzo delle aziende e dei professionisti e che sia il più semplice possibile da integrare con soluzioni software di terze parti, che sempre di più dovranno essere “cucite su misura” del cliente».

Infine, se parliamo di Smart Printing anche in questo caso il processo è basato su soluzioni software. «Il nostro compito come produttori – continua Carla Conca – è creare piattaforme hardware che siano facilmente integrabili con le soluzioni di terze parti. Lo facciamo sia con Epson Open Platform, che rende le nostre stampanti e multifunzione WorkForce ancora più flessibili e completamente personalizzabili sulle esigenze dei clienti, sia con il supporto che costantemente diamo agli sviluppatori».

SEMPLICITÀ E AFFIDABILITÀ

A tutti noi è capitato di lavorare su un documento tramite scambi di e-mail. Eppure – come rimarca Marco Scuri di Konica Minolta – non si sa mai qual è l’ultima versione del documento, chi è che ha in carico la lavorazione, o quanto tempo ci vorrà per completare il lavoro. «Ci sono delle situazioni dove quella pratica ha un impatto fortemente negativo sul business dell’azienda, non soltanto in termini di efficienza. Pensiamo, per esempio, al processo di redazione dei contratti, dove errori e inefficienze possono avere conseguenze legali ed economiche importanti. Alcuni nostri clienti avevano lo stesso problema ed è per questo che abbiamo pensato di realizzare una soluzione documentale specifica: Digital Easy Contract. La redazione del contratto avviene all’interno di un workflow che identifica responsabili e invia notifiche e alert. Si ha sempre la certezza di lavorare sull’ultima versione disponibile e tutte le comunicazioni avvengono all’interno dello stesso sistema. La firma è disponibile elettronicamente e tutti i contratti firmati vengono poi classificati e archiviati nel sistema documentale, rendendo facile la ricerca di informazioni. Digital Easy Contract è solo una delle soluzioni che Konica Minolta mette a disposizione dei suoi clienti per migliorare i processi documentali in ufficio. Altre soluzioni simili sono quelle relative alla nota spese, il libro firma, le richieste di acquisto e così via».


#DocumentManagement Spazio documentale come hub – Nicola Voltan AD @SiavItalia
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SPAZIO DOCUMENTALE COME HUB

Per migliorare l’acquisizione, l’indicizzazione e la sicurezza dei flussi documentali, tenendo conto dei nuovi modi di lavorare – «la chiave è una soluzione che consenta la massima integrazione tra sistemi e una collaborazione avanzata ma intuitiva tra gli utenti, in tutto il ciclo di vita del documento e non solo come tool di archiviazione» – spiega l’AD di Siav Nicola Voltan. «A partire da acquisizione multicanale, editing collaborativo real-time, sfruttando tool di produttività tradizionali, possibilità di ricerche rapide, gestione dei preferiti, accessibilità mobile, assegnazione flessibile e monitoraggio di task e scadenze, oltre naturalmente a standard elevati di controllo dei permessi e sicurezza architetturale. In questo modo, gli utenti possono percepire lo spazio documentale al loro servizio, un vero e proprio centro stella delle informazioni, dei documenti, delle attività e dei processi digitali, in modo trasparente e indipendente dalla sede fisica in cui si svolge il lavoro». Il sistema di gestione documentale deve essere unitario e trasversale. Tutti devono capire l’architettura del sistema e contribuire al suo funzionamento. «Un sistema documentale è tanto più vantaggioso per un’azienda tanto maggiore e trasversale è il numero di utenti coinvolti» – afferma Nicola Voltan. «L’hub di raccolta è uno, i beneficiari possono essere tutti, con un effetto moltiplicatore. Per questo, è importante che tutte le funzioni aziendali abbiano chiari i benefici che possono ricavare dal suo utilizzo, dal CIO all’HR, al responsabile della Qualità, al CFO. Le nuove sfide date dal lavoro a distanza, dalla compliance normativa, e da una sempre maggiore spinta all’utilizzo di tool quali la firma digitale, aprono nuovi scenari per contrattualistica, employee lifecycle, sistema gestione qualità, logistica, marketing, in cui stakeholder interni ed esterni all’azienda possono toccare con mano il valore aggiunto di processi davvero digitali».

TRE PUNTI CHIAVE

Per integrare smart e remote working – afferma Laura Biasin di Sinfo One – le piattaforme devono supportare le nuove modalità di approvvigionamento delle informazioni (tool di collaboration, co-authoring, instant messaging) e garantire la protezione dei dati e la loro trasmissione fuori dal perimetro aziendale. «È necessario che superino il workflow documentale, integrando componenti di process management per snellire e riorganizzare i processi business in funzione dei nuovi paradigmi lavorativi, e che completino il processo digitale con la firma elettronica». I punti chiave di un sistema di gestione documentale unitario e trasversale sono tre: «Una user che semplifica le attività quotidiane. Un process management per collaborare sulle attività in modo semplice, motori di integrazione con ERP, CRM e così via. E infine, portali per clienti, fornitori e altri stakeholder esterni. Con queste caratteristiche la gestione documentale diventa rapidamente patrimonio dell’intera organizzazione». Oltre alla riduzione dei costi del ciclo di vita dei documenti, una gestione documentale evoluta offre benefici diretti e indiretti. I primi – continua Laura Biasin – «riguardano la drastica riduzione di errori e rilavorazioni, la ri-allocazione delle risorse da attività ripetitive a basso valore aggiunto verso attività business, la prevenzione di problemi e la riduzione del lead time dei processi grazie al monitoraggio dell’informazione attraverso i flussi aziendali. I benefici indiretti derivano dall’aumentata comprensione dei processi e dal maggior coinvolgimento delle risorse che contribuiscono allo sviluppo di una nuova cultura della partecipazione e della condivisione, favorendo la crescita del business».


#DocumentManagement Tre punti chiave per integrare smart e remote working – Laura Biasin sinfo-one.it
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UNA LEVA PER USCIRE DALLA CRISI

Parlando di document management, è necessario capire la differenza tra documento analogico e documento digitale. «Possono sembrare due mondi opposti ma sono l’uno la naturale evoluzione dell’altro» – spiega Gianna Ladu di smeup. «Con documento analogico indichiamo quel documento che ha una dimensione fisica, che occupa volume. Con documento digitale invece indichiamo sia un documento informatico nativo digitale sia il documento ottenuto per digitalizzazione di un originale cartaceo. Per l’archiviazione e la gestione di questi documenti entra in gioco la Gestione documentale, cioè l’elaborazione dei documenti digitalizzati in uno specifico sistema informatico con lo scopo di associarli e collegarli in maniera semi o completamente automatica». L’integrazione con un software per archiviazione, gestione processi e conservazione dei documenti digitalizzati è la soluzione che permette di organizzare al meglio l’attività aziendale, con significative riduzioni dei costi, facile condivisione interna ed esterna all’azienda, ma soprattutto un notevole risparmio di tempo. «In questo senso – afferma Gianna Ladu – implementare soluzioni di digitalizzazione dei processi documentali può essere un modo per uscire dalla crisi ma anche un’incredibile opportunità per migliorare permanentemente il proprio workflow e dunque il complessivo funzionamento aziendale».


#DocumentManagement Una leva per uscire dalla crisi – Gianna Ladu di @SmeUP_LAB
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IL FUTURO RACCHIUSO NEI DATI

Un sistema moderno di document management è un aspetto della trasformazione digitale. «Qualunque azione compiamo come cittadini si sta trasformando da fisica a virtuale» – mette in evidenza Sergio Boaretto di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia. «La dematerializzazione non coinvolge solo il mondo del lavoro ma coinvolge la nostra vita. Pensiamo alla dematerializzazione di oggetti oramai consolidata come biglietti aerei, ferroviari, ticket in genere, quotidiani, libri, ma anche a fenomeni in corso volti a eleminare la “fisicità” tradizionale di oggetti molto più legati alla persona quali carte di credito e di pagamento in genere, o dei documenti di riconoscimento. Il workflow, personalizzato per ogni realtà economica e professionale, diventa estremamente facile da seguire, avendo la consuetudine alla dematerializzazione di ogni aspetto della nostra vita quotidiana». Il cloud è un ambiente assolutamente abilitante alla dematerializzazione e dunque alla gestione documentale. «Tutti possono accedere a tutto in qualunque luogo e da qualunque supporto con l’aggiunta della massima sicurezza» – rimarca Boaretto. «Non credo esista nulla di più facile e accessibile per creare interconnessione e integrazione sia tra mondo cartaceo e digitale sia per favorire collaborazione e interazione tra soggetti dialoganti, che siano istituzioni, privati, aziende con clienti e fornitori, professionisti». Machine learning e realtà aumentata. Dall’archivio centrale alla data room virtuale. Qual è il futuro del documentale? «In Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia stiamo sviluppando l’evoluzione del documentale in modo trasversale su tutti gli applicativi che offriamo al mercato dei professionisti e delle imprese» – spiega Boaretto. «Il futuro è racchiuso nei dati e ad oggi si tende ancora a considerare poco tutto quello che davvero contengono i documenti fiscali, finanziari e contabili che produciamo quotidianamente. La ricchezza racchiusa in ogni singolo documento sono le informazioni che possono essere utilizzate più volte e con finalità diverse». Ed è un futuro sempre più prossimo.


#documenti come fonte preziosa di dati – Boaretto @Wolters_Kluwer Tax & Accounting Italia @Prof_Digitali
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ITANCIA Unify Office, valore per un nuovo inizio https://www.datamanager.it/2021/07/itancia-unify-office-valore-per-un-nuovo-inizio/ Fri, 09 Jul 2021 07:18:19 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211098 Con Unify Office, ITANCIA accompagna le aziende italiane fuori dall’emergenza. La piattaforma di Atos Unify promette scalabilità e un approccio migliore alla produttività da remoto, grazie a un set di funzionalità e caratteristiche adatte alle esigenze delle aziende di qualsiasi dimensione La partnership con Atos Unify è nel segno della continuità. Una collaborazione che è […]

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Con Unify Office, ITANCIA accompagna le aziende italiane fuori dall’emergenza. La piattaforma di Atos Unify promette scalabilità e un approccio migliore alla produttività da remoto, grazie a un set di funzionalità e caratteristiche adatte alle esigenze delle aziende di qualsiasi dimensione

La partnership con Atos Unify è nel segno della continuità. Una collaborazione che è cresciuta nel tempo e che oggi fonda le sue basi sul know-how specifico nel campo delle comunicazioni, collaborazione, riparazione e vendita di prodotti refurbished. «In questa partnership, ITANCIA accompagna i propri clienti in tutte le fasi del ciclo di vita dei prodotti: dall’acquisto, fornendo supporto pre-vendita all’installazione della soluzione, alla manutenzione, fino al ritiro». – ci dice Luca Tognazzo, head of sales Italy di ITANCIA. «Abbiamo un team dedicato che accompagna gli utenti proprio sul percorso di dotazione delle piattaforme di Atos, che si sono già rivelate fondamentali per affrontare il boom del lavoro da remoto». Il riferimento è Unify Office, soluzione completa e totalmente in cloud as a Service, per le esigenze di comunicazione, telefonia (numerazione telefonica e traffico incluso), messaggistica, video meeting, nata dal matrimonio di Atos e Ring Central, già vendor di un prodotto cardine nello scenario statunitense.

«Nel corso dell’ultimo anno, tutti abbiamo usato una pletora di applicazioni di UCaaS, dalla telefonia VoIP, alla messaggistica e alle riunioni video» – ci spiega Marco Moniga, UCaaS cloud channel manager di Atos Italia. «La necessità di poter rimanere in contatto con colleghi clienti, fornitori, amici ha definitivamente confermato che il nuovo modo di lavorare è possibile e conveniente, per chi ha gli strumenti giusti. I vantaggi per i lavoratori sono evidenti: maggior flessibilità e risparmio dei tempi di viaggio, maggior autonomia e un ambiente di lavoro spesso più confortevole, risparmio di denaro per gli spostamenti, miglior salute potendo mangiare più sano e potendosi concedersi attività fisica nelle pause. Anche per le aziende, principalmente per il personale che svolge lavoro d’ufficio, i benefici sono enormi: costi generali significativamente ridotti, lavoratori più produttivi in termine di qualità del risultato e delle ore di lavoro, possibilità di assumere dipendenti più qualificati anche se distanti, turnover minore».


#UCaaS Collaborare non è stato mai così immediato grazie a #UnifyOffice @ITANCIA_Italia
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La scalabilità di Unify Office

Unify Office grazie a un set di funzionalità e caratteristiche uniche, risponde alle esigenze di qualsiasi dimensione di azienda. Dalle startup, vista l’assenza di costi di attivazione, alla micro impresa, con un numero telefonico disponibile su dispositivo mobile, la presenza di un centralinista virtuale, regole di instradamento automatico su base ora e data. Ma anche la PMI, che può contare su un tool dall’interfaccia semplice, telefonia completamente cloud e senza necessità di linee o di hardware locale. «Ma Unify Office guarda anche alla grande impresa e alla pubblica amministrazione, dato che è disponibile globalmente, con integrazioni e automazioni intelligenti, con applicativi, AI, bot, e con analisi statistiche dettagliate per utenti e gruppi o sedi, che consentono di monitorare l’efficienza di gestione del lavoro» – continua Moniga.

Unify Office dispone di un’interfaccia immediata, predittiva, in cui le funzioni che servono sono disponibili nel posto dove ci si aspetta che siano disponibili. La componente di messaggistica è arricchita non solo di funzioni avanzate per il testo e la gestione della cronologia delle risposte ma anche di strumenti di produzione come la gestione dei task, note condivise, filtri per la facile ricerca di informazioni, contenuti, allegati e molto altro ancora. Poter usufruire di tutte le funzioni di comunicazione e collaborazione disponibili in ufficio in qualsiasi luogo è la chiave di volta per aumentare il grado di soddisfazione dei clienti, guadagnare in competitività, non perdere opportunità e collaborare efficacemente con i colleghi. «Grazie alla tecnologia completamente in cloud, accessibile ovunque ci sia un collegamento, e alle funzionalità WebRTC, che consentono di utilizzare anche il semplice browser come interfaccia telefonica di messaggistica e video, Unify Office è la soluzione adatta alla comunicazione in qualsiasi luogo e da qualsiasi dispositivo, PC, Mac e smartphone, senza la necessità di avere per forza un dispositivo aziendale ma semplicemente utilizzando login e password anche da un dispositivo personale o condiviso».

Estendere la community dei partner

Oggi, ITANCIA vede intorno a sé un mercato sbilanciato verso i carrier, che tendono a proporre soluzioni tutto-in-uno, che non sempre offrono la giusta dose di consulenza e assistenza. Ragion per cui – come spiega Tognazzo – l’obiettivo è di reclutare nuove aziende di consulenza informatica, che possano veicolare le potenzialità di Unify Office e che siano accompagnate da Atos e ITANCIA nel completare l’offering della soluzione di UC. «Quello che serve adesso è uscire dall’emergenza e consolidare strumenti che permettano non solo di tornare all’efficienza pre-pandemica ma di migliorarla, considerando che il lavoro distribuito può essere un modello concreto di produttività sul lungo periodo» – sottolinea Tognazzo. D’altra parte, come dimostra l’esempio di Unify Office, migliorare i flussi di lavoro esistenti introducendo le funzionalità nelle applicazioni usate ogni giorno (CRM, Teams, Google, SalesForce, Service Now e altre migliaia già pronte) elimina la necessità di passare da un programma all’altro per inviare messaggi, fare call video o telefoniche. Il tutto, senza dimenticare la parte di sicurezza informatica. L’architettura proprietaria garantisce l’encryption di ogni dato con i più alti standard disponibili. Unify Office è un sistema globale, aggiornato costantemente da un gruppo di sicurezza specifico per tutti i clienti, con test di penetrazione effettuati da società specializzate ogni mese.

Marco Moniga, UCaaS cloud channel manager di Atos Italia

Nel segno della sostenibilità

Fondata nel 1991, ITANCIA è un distributore di servizi ecologicamente responsabile e fornitore di soluzioni di comunicazione, collaborazione e di infrastrutture di rete per aziende di vari segmenti in Europa e in Africa. Negli ultimi tre anni, il gruppo ha beneficiato di una crescita del 40%, chiudendo il 2020 con un fatturato di 200 milioni di euro. Attualmente conta 450 dipendenti a livello globale, dislocati per le 9 filiali nei due continenti. La missione di ITANCIA è di accompagnare i clienti nelle quattro fasi di ciclo di vita dei prodotti, dall’acquisto all’installazione, manutenzione e ritiro. Con più di 5mila rivenditori, ITANCIA si focalizza su tre attività principali: la distribuzione di soluzioni tecnologiche innovative, con 60 marchi differenti; la produzione di piattaforme software mirate al rinnovo del ciclo di vita dei prodotti (buyback e ricondizionamento, vendita di prodotti ricondizionati, processi ecofriendly); l’assistenza clienti e la fornitura di servizi a valore aggiunto basati sul know-how tecnico e logistico.


#UCaaS Con #UnifyOffice @ITANCIA_Italia accompagna le aziende italiane fuori dall’emergenza
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Il posizionamento di ITANCIA

Negli ultimi 18 mesi, segnati dalla pandemia, ITANCIA è stata classificata come distributore di servizi inerenti “attività essenziali”, con la fornitura di soluzioni per il lavoro a distanza come cuffie e PC, nuovi e ricondizionati. Questo ha permesso di mantenere attivo il business e consolidare la posizione sul mercato. ITANCIA ha consentito di riorganizzare la forza lavoro di 200 dipendenti nel giro di un paio di giorni, remotizzando l’attività e garantendo continuità operativa. Con l’ottimizzazione delle scorte di magazzino, il gruppo ha spedito oltre 38mila prodotti in un anno difficoltoso sotto vari aspetti. Ma non solo: sono arrivate anche nuove soluzioni logistiche, e vari eventi virtuali, pensati come momenti di coinvolgimento per facilitare l’adattamento alla nuova situazione sociale.

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Digitale e competenze, le chiavi per la ripartenza https://www.datamanager.it/2021/07/digitale-e-competenze-le-chiavi-per-la-ripartenza/ Thu, 08 Jul 2021 13:45:42 +0000 https://www.datamanager.it/?p=210669 La diffusione delle nuove tecnologie come cloud e intelligenza artificiale è ormai sempre più pervasiva tra le aziende di ogni settore e dimensione. L’emergenza sanitaria ha accelerato ulteriormente il cambiamento e il piano di investimenti e riforme che il nostro Paese intraprenderà nei prossimi mesi si muove proprio in questa direzione. Obiettivo finale della transizione […]

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La diffusione delle nuove tecnologie come cloud e intelligenza artificiale è ormai sempre più pervasiva tra le aziende di ogni settore e dimensione. L’emergenza sanitaria ha accelerato ulteriormente il cambiamento e il piano di investimenti e riforme che il nostro Paese intraprenderà nei prossimi mesi si muove proprio in questa direzione.

Obiettivo finale della transizione digitale, creare una nuova generazione di servizi innovativi che facciano crescere le nostre imprese, colmando il gap maturato nel corso degli anni sul fronte digitalizzazione e di conseguenza nella competitività. I dati, per esempio, rappresentano un bene prezioso per le aziende, in quanto capaci di diventare informazioni di valore, a supporto della crescita.

Secondo uno studio che abbiamo condotto con l’American Chamber of Commerce in Italia (AmCham), è stato calcolato che in Italia la crescita del fatturato delle aziende che adotteranno tecnologie di AI sarà del 3% più alta rispetto alla media delle aziende nel settore.

Sono già numerose le imprese che hanno compreso questa opportunità: secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, in Italia il settore dell’AI è cresciuto del 15% rispetto al 2019 e nel corso del 2020 sono più della metà le imprese medio-grandi italiane che hanno attivato almeno un progetto di AI. CNH Industrial, per esempio, ha avviato con Microsoft un progetto che prevede macchine agricole connesse, in grado di garantire servizi a valore aggiunto proprio grazie ai dati ottenuti durante il loro funzionamento: con l’analisi di questi dati è possibile migliorare l’efficienza delle macchine, contare sulla manutenzione predittiva e migliorarne la produttività.

Anche nel mondo pubblico, si possono trarre notevoli benefici dalla transizione digitale con infrastrutture aggiornate e sicure e nuovi servizi ai cittadini “cloud first”. L’AI si sta facendo strada in particolare nel settore sanitario, in cui l’ottimizzazione dei processi e delle risorse così come l’innovazione nella Ricerca sono state determinanti in questo momento storico. Sono numerose le realtà italiane, tra cui l’Istituto Spallanzani o l’ASL Napoli 3 Sud, che durante l’emergenza hanno implementato l’Healthcare Bot, un chatbot che grazie al cloud e all’AI può rispondere alle domande dei pazienti online e aiutarli a capire cosa fare, liberando così il tempo del personale medico e ospedaliero ed evitando rallentamenti nell’erogazione delle cure.

L’Istituto Neurologico Carlo Besta ha puntato sul cloud per abilitare un programma di telemedicina che, dopo una fase pilota avviata durante la prima fase dell’emergenza Covid, è stata estesa a tutti i pazienti cronici della struttura. Grazie alle soluzioni Microsoft che permettono di aumentare la produttività e la collaborazione, l’Istituto può gestire le comunicazioni con i pazienti tramite visite virtuali e scambio di documenti clinici in tempo reale e in sicurezza. Microsoft ha collaborato anche al progetto AI-SCoRE ideato dall’Università Vita-Salute San Raffaele ovvero una piattaforma di apprendimento autonomo capace di calcolare per ogni individuo – sulla base di una serie di indicatori clinici e diagnostici – la probabilità di sviluppare forme gravi di Covid-19, permettendo così interventi sanitari mirati e riducendo l’impatto sul sistema sanitario. Tuttavia, per cogliere le opportunità delle nuove tecnologie, formazione e diffusione di skills digitali sono indispensabili: bisogna aiutare le aziende italiane a dotarsi delle giuste competenze per la crescita con piani di skilling e reskilling.

Come Microsoft, insieme al nostro ecosistema di partner, abbiamo avviato Ambizione Italia, programma di formazione che ha già coinvolto 1 milione di studenti e professionisti e si prefigge di raggiungerne 3 milioni entro il 2023. Credo che in questo momento ci siano tutte le basi per una vera ripartenza del nostro Paese. Attraverso la creazione di un nuovo ecosistema digitale, sistemi di open innovation e sinergie tra mondo pubblico e privato insieme alla collaborazione con il mondo della Ricerca, dell’Università e delle startup, potremo far crescere il Paese cogliendo l’opportunità unica offerta dagli EU Next Generation Funds.

 Silvia Candiani, amministratore delegato di Microsoft Italia

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