Russia – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 04 Jun 2018 14:59:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Russia – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Telegram non è più Gdpr compliance https://www.datamanager.it/2018/06/telegram-non-e-piu-gdpr-compliance/ Mon, 04 Jun 2018 18:00:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148840 Il problema è nato dopo che Apple ha bloccato gli update dell’applicazione a seguito della richiesta del governo russo di rimozione dallo Store Ad oggi Telegram è tra le poche, forse l’unica, delle app più usate a livello mondiale a non essere Gdpr compliance. La normativa sulla protezione e gestione corretta dei dati sensibili dei […]

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Il problema è nato dopo che Apple ha bloccato gli update dell’applicazione a seguito della richiesta del governo russo di rimozione dallo Store

Ad oggi Telegram è tra le poche, forse l’unica, delle app più usate a livello mondiale a non essere Gdpr compliance. La normativa sulla protezione e gestione corretta dei dati sensibili dei cittadini europei è entrata in vigore lo scorso 25 maggio e a distanza di oltre una settimana la piattaforma russa resta ancora indietro. Il motivo è davvero paradossale: a seguito della richiesta di Mosca di eliminare il software dell’App Store, dunque in versione iPhone e iPad, Apple ha deciso di bloccare tutti gli aggiornamenti inviati dagli sviluppatori al servizio del creatore Pavel Durov, in attesa del da farsi. Per questo motivo, Telegram non è riuscita a cambiare le policy di utilizzo e quindi a dar seguito alla regolamentazione UE sul trattamento dei dati.

Cosa succede

La domanda è lecita: perché Apple ha agito in questo modo nei confronti di Telegram? Il male minore non sarebbe stato bloccare gli update solo della versione russa? E invece no: sin dalla richiesta di aprile, non vi è stato alcun changelog che permettesse almeno di rispettare la norma e consentire ai cittadini europei di continuare a usare l’app in tutta sicurezza. A questo punto sarà importante capire come si muoverà Bruxelles a riguardo visto che nessuno, Telegram in primis, ha intenzione di rimetterci quattrini per colpa della multinazionale di Cupertino.

Ricordiamo come la Russia rappresenti circa il 7% dell’utenza globale del client, decisamente poco se si considera l’ampiezza del territorio. L’organo nazionale di controllo delle telecomunicazioni, il Roskomnadzor, ha dato alla Mela 30 giorni per eliminare Telegram dallo Store. L’ultimatum si avvicina e la tensione, che ha un chiaro risvolto politico, cresce.

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Telegram bloccato anche in Iran https://www.datamanager.it/2018/05/telegram-bloccato-anche-in-iran/ Thu, 03 May 2018 18:30:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146836 Il governo ha deciso di bannare l’app di messaggistica per incrementare i controlli sulle attività illecite e la sicurezza nazionale Dopo la Russia, Telegram vietato anche in Iran. Dal 30 aprile il servizio di chat non è più disponibile nel paese, a seguito di un ordine del governo nei confronti degli operatori locali. Questi, hanno […]

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Il governo ha deciso di bannare l’app di messaggistica per incrementare i controlli sulle attività illecite e la sicurezza nazionale

Dopo la Russia, Telegram vietato anche in Iran. Dal 30 aprile il servizio di chat non è più disponibile nel paese, a seguito di un ordine del governo nei confronti degli operatori locali. Questi, hanno dovuto bloccare l’accesso al sito web e all’app e anche i tentativi di utilizzo via reti private, come accaduto in quel di Mosca. Il ban è legittimato ancora una volta dalle motivazioni di difendere la sicurezza nazionale e di contrastare il crimine.

Nei giorni scorsi la TV di stato ha confermato in questo modo la decisione di Teheran: “Considerando i vari reclami contro Telegram da parte dei cittadini iraniani e sulla base delle richieste avanzate dalle organizzazioni di sicurezza che vogliono affrontare le attività illegali perpetrate su di esso, la magistratura ha vietato l’uso delle chat in Iran”.

Cosa succede

La mossa vede circa 40 milioni di utenti rimasti senza accesso ad una delle app che più usavano per le loro comunicazioni. Il governo però, volendo seguire un percorso di digitalizzazione su scala globale, ha già presentato Soroush, una piattaforma alternativa gestita da un organo statale e dunque meno incline a ospitare ribelli, attivisti e qualsiasi altra tipologia di persona contraria alle buone maniere volute dal potere. Come detto, l’Iran non è la prima nazione dove l’uso di Telegram è stato vietato.

In Russia però, l’agenzia addetta al controllo del traffico digitale e analogico si è limitata con l’impedire il funzionamento dell’applicazione ma non dei canali virtuali con cui molti stanno aggirando il ban. Non è dato sapere se anche Mosca arriverà a questo punto ma è sempre più evidente che l’obiettivo della censura non sia diminuire i traffici illeciti ma le forme di dissenso contro la politica che sempre più sfruttano soluzioni di crittografia per organizzarsi e rendere difficili gli arresti.

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Effetto ban: record di download per Telegram in Russia https://www.datamanager.it/2018/05/effetto-ban-record-di-download-per-telegram-in-russia/ Wed, 02 May 2018 18:00:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146742 Dopo la pretesa del governo di ottenere le chiavi di crittografia delle chat, gli utenti hanno scaricato in massa l’app da usare tramite VPN Esattamente l’effetto opposto a quanto desiderato. A seguito del ban imposto dal governo russo, che dal 16 aprile vieta a Telegram di essere usato all’interno del paese, gli utenti hanno cominciato […]

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Dopo la pretesa del governo di ottenere le chiavi di crittografia delle chat, gli utenti hanno scaricato in massa l’app da usare tramite VPN

Esattamente l’effetto opposto a quanto desiderato. A seguito del ban imposto dal governo russo, che dal 16 aprile vieta a Telegram di essere usato all’interno del paese, gli utenti hanno cominciato a scaricare in massa l’app. Per usarla e aggirare il divieto, i cittadini sfruttano le solite VPN, utili a rimbalzare le richieste di accesso in giro per il mondo. A chiedere e ottenere la norma anti-Telegram era stato il Roskomnadzor, organo addetto alla supervisione delle telecomunicazioni che viaggiano per l’etere russo.

Consci del potenziale delle chat crittografate, l’azienda ha sin da subito negato le richieste dell’organizzazione, che chiedeva di avere le chiavi crittografiche delle chat più “calde”, pretesa peraltro molto difficile data la presenza della protezione end-to-end che, almeno in teoria, non consente nemmeno al fornitore di leggere il contenuto delle conversazioni.

Cosa succede

Ecco il comunicato di Telegram diffuso nelle ultime ore: “La posizione di Telegram rimane la stessa. I requisiti mossi dal governo per ricevere le informazioni di accesso alla corrispondenza privata degli utenti sono incostituzionali, non basati su alcuna legge, tecnicamente e giuridicamente inapplicabili, quindi il blocco che ne è seguito è irragionevole “. Come detto, non è bastato il ban del Roskomnadzor a fermare gli utenti.

Il servizio NordVPN ha individuato un aumento del 300% di persone iscritte al proprio network privato con lo scopo di sfruttarlo per connettersi a Telegram. Lo scontro va avanti su entrambi i fronti; tanto che il governo di Mosca ha bloccato pure gli IP appartenenti a Google e Amazon per rendere difficoltoso l’utilizzo delle piattaforme ad essi connesse, compresi cloud ed email.

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Twitter blocca la pubblicità di Kaspersky Lab https://www.datamanager.it/2018/04/twitter-blocca-la-pubblicita-di-kaspersky-lab/ Tue, 24 Apr 2018 17:45:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146503 Twitter ha deciso di bloccare le pubblicità di Kaspersky Lab sulla base delle indicazioni del Dipartimento di Sicurezza statunitense Twitter sta facendo il possibile per migliorare il suo servizio e tra i provvedimenti presi c’è anche quello di controllare in modo più organico gli inserzionisti. Alla luce del fenomeno Russiagate, il social network ha deciso […]

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Twitter ha deciso di bloccare le pubblicità di Kaspersky Lab sulla base delle indicazioni del Dipartimento di Sicurezza statunitense

Twitter sta facendo il possibile per migliorare il suo servizio e tra i provvedimenti presi c’è anche quello di controllare in modo più organico gli inserzionisti. Alla luce del fenomeno Russiagate, il social network ha deciso di bloccare la pubblicità dei maggiori media russi e oggi anche quella di Kaspersky Lab. Il divieto è stato notificato con una lettera direttamente al CEO dell’azienda di sicurezza, Eugene Kaspersky. Kaspersky Lab, afferma il sito di micobloggin, “può rimanere un utente organico sulla nostra piattaforma, in conformità con le regole di Twitter”.

L’azienda che prende il nome dal suo fondatore avrebbe adottato “un modello di business intrinsecamente in conflitto con pratiche commerciali di Twitter Ads”. Nella lettera di Twitter, che ha visto crescere il valore dei suoi titoli grazie alla nuova valutazione di Morgan Stanley, viene anche citato il provvedimento con cui il Dipartimento per la Sicurezza interna statunitense ha obbligato tutte le agenzie federali ad abbandonare i software dell’agenzia russa. Il timore è che questi prodotti possano diventare un cavallo di Troia utilizzato dal Cremlino per accedere a dati sensibili. Kaspsersky Lab afferma che Twitter ha subito forti pressioni politiche e che in questo modo favorisce gli hacker, impedendo agli utenti di “avere informazioni tempestive e importanti sulla protezione dai cyber-estorsori”. “Non faremo più pubblicità su Twitter – annuncia l’azienda – Doneremo il budget previsto per il 2018 alla organizzazione non-profit USA per i diritti digitali, Eletronic Frontier Foundation”

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La Russia blocca Telegram ma ci rimettono anche Google e Amazon https://www.datamanager.it/2018/04/la-russia-blocca-telegram-ma-ci-rimettono-anche-google-e-amazon/ Mon, 23 Apr 2018 17:30:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146407 La Russia ha bloccato 18 milioni di indirizzi IP per impedire l’utilizzo di Telegram ma anche Google e Amazon hanno registrato disservizi La Russia sta portando avanti una guerra contro Telegram. L’app di messaggistica di Pavel Durov non consente alle autorità di accedere ai contenuti condivisi dagli utenti nelle chat nonostante una nuova legge lo […]

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La Russia ha bloccato 18 milioni di indirizzi IP per impedire l’utilizzo di Telegram ma anche Google e Amazon hanno registrato disservizi

La Russia sta portando avanti una guerra contro Telegram. L’app di messaggistica di Pavel Durov non consente alle autorità di accedere ai contenuti condivisi dagli utenti nelle chat nonostante una nuova legge lo imponga per contribuire alla lotta al terrorismo. Il Roskomnadzor (RKN), l’ente locale che si occupa della gestione delle telecomunicazioni, ha quindi ottenuto dal tribunale di Mosca il blocco della piattaforma su tutto il territorio nazionale. L’autorità ha poi richiesto ad Apple e Google di rimuovere il software da App Store e Play Store per impedirne il download e non avendo ricevuto risposta ha provveduto a bloccare 18 milioni di indirizzi IP in modo da impedire agli utenti di sfruttare i nodi della Rete per continuare a utilizzare l’app. Quest’ultimo provvedimento ha però creato un problema inaspettato.

La sospensione degli indirizzi IP, che secondo quanto afferma l’RKN su Facebook ora sono 19 milioni, ha causato dei disservizi ai sistemi basati sul cloud di Google e Amazon. TechCrunch afferma che diversi utenti russi hanno difficoltà ad accedere al motore di ricerca, Gmail e anche alle notifiche push dei dispositivi Android. Amazon non ha confermato i problemi tecnici ma pare che diverse aziende che si appoggiano alla sua nuvola come Twitch e Spotify, che sta studiando una nuova versione gratuita più completa, siano diventati inaccessibili. Il coinvolgimento delle due multinazionali statunitensi nella vicenda potrebbe andare a favore di Telegram. In vista dei Mondiali di Calcio 2018 molti utenti stranieri avranno bisogno di accedere ai servizi delle due aziende nel Paese e per evitare un fallimento della manifestazione è possibile che il Cremlino decida di ammorbidire la sua posizione nei confronti dell’app di Pavel Durov. L’esperto di informatica nel frattempo ha ottenuto il sostegno di molti cittadini russi che hanno partecipato a un flash mob a Mosca. Questo weekend i cieli della capitale si sono infatti riempiti di aeroplanini di carta, simbolo dell’app di messaggistica.

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iPhone X2, registrati i nuovi modelli https://www.datamanager.it/2018/04/iphone-x2-registrati-i-nuovi-modelli/ Fri, 20 Apr 2018 18:30:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146277 Apple prepara il lancio autunnale del prossimo smartphone con notch, declinato in varie versioni tra cui una più economica di quella attuale Nell’era della trasparenza digitale, o almeno della presunta tale, le strategie dei big dell’hi-tech non possono rimanere segrete a lungo. Succede allora che per rispettare le norme vigenti, Apple abbia dovuto registrare i […]

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Apple prepara il lancio autunnale del prossimo smartphone con notch, declinato in varie versioni tra cui una più economica di quella attuale

Nell’era della trasparenza digitale, o almeno della presunta tale, le strategie dei big dell’hi-tech non possono rimanere segrete a lungo. Succede allora che per rispettare le norme vigenti, Apple abbia dovuto registrare i prossimi iPhone X presso la Eurasian Economic Commission (EEC) e che i numeri relativi siano finiti subito sul web. Ecco allora i codici identificativi della generazione di iPhone X2 oppure XI, a seconda delle indiscrezioni circolate tempo fa: A1920, A1921, A1984, A2097, A2098, A2099, A2101, A2103, A2104, A2105 sono le stringhe che definiscono i modelli venduti in paesi e regioni diversi, dove gli standard di rete richiedono tecnologie particolari. Pensiamo all’India ma pure al Giappone oppure alle bande statunitensi utilizzate dall’LTE, non sempre compatibili con quelle europee.

Cosa vedremo

C’è da dire che i numeri di serie indicati sopra sono davvero troppi per essere associati a un solo iPhone X2 o come lo si voglia chiamare. Probabile dunque che quanto diffuso sul web nelle scorse settimane, cioè che Apple lancerà almeno un paio di smartphone della linea “X”, abbia basi concrete e ritrovate nei documenti inviati dalla Mela all’organo (la EEC) che risponde a una legge russa sulla presenza di dispositivi crittografici per il mercato globale.

Per quanto riguarda i prezzi, aumentano le voci circa la possibilità che l’entry-level, se così possiamo chiamarlo, della famiglia X2 possa costare leggermente meno dell’X al lancio. Si tratterebbe di un telefono con diagonale da 6,1 pollici e specifiche tecniche non di molto superiore al device tutt’oggi in commercio. Discorso diverso per il 5,8 pollici e il 6,5 pollici, entrambi con schermo Oled, tecnologia che farà lievitare il cartellino dei due tagli di almeno 100 o 200 euro.

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Milioni di router nel mirino della Russia https://www.datamanager.it/2018/04/milioni-di-router-nel-mirino-della-russia/ Wed, 18 Apr 2018 18:30:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145999 Gli analisti di USA e Regno Unito hanno condotto ricerche con la scoperta di una campagna globale volta a rubare gli indirizzi IP (e non solo) degli access point Sarebbero milioni i router a cui gli hacker russi avrebbero avuto accesso nel corso di una campagna di spionaggio globale. A dirlo sono gli analisti di […]

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Gli analisti di USA e Regno Unito hanno condotto ricerche con la scoperta di una campagna globale volta a rubare gli indirizzi IP (e non solo) degli access point

Sarebbero milioni i router a cui gli hacker russi avrebbero avuto accesso nel corso di una campagna di spionaggio globale. A dirlo sono gli analisti di USA e Regno Unito che hanno lavorato congiuntamente per scoprire l’operazione condotta a livello mondiale. Stando a NCSC, FBI e DHS, dietro l’attività di violazione e furto degli indirizzi IP degli access point si nasconde ancora la mano di Mosca, uno stato che non finisce mai di sponsorizzare (con l’evidenza di molti fatti nel recente passato) organizzazioni e cybercriminali indipendenti, per portare a termine le proprie mire di monitoraggio ai danni di paesi considerati nemici.

Cosa succede

Secondo le ricerche, in un mese gli hacker avrebbero tentato di compromettere milioni tra cui router, switch, firewall e sistemi di rilevamento delle intrusioni di rete, con i funzionari che hanno dichiarato come l’obiettivo fosse, quasi sempre, lo spionaggio e l’ottenimento di informazioni sensibili, da usare come merce di scambio in tempi di forti tensioni politiche. Sebbene l’estensione territoriale della campagna rimanga sconosciuta, la Russia non può che negare ogni coinvolgimento, peraltro come fa da anni, anche dinanzi alle prove fornite a corredo delle attività della Internet Research Agency di San Pietroburgo, riconosciuta come la fabbrica dei troll al servizio di Mosca.

“Siamo sconcertati del fatto che si sia arrivati a conclusioni del genere senza alcuna prova – ha sentenziato un portavoce del Cremlino – visto che nessuno degli accusatori ha mai cercato di chiarire la situazione con i diretti interessati”. La cosiddetta accusa arriva poche settimane dopo che funzionari governativi britannici e statunitensi hanno puntato il dito contro la potenza, rea di aver lanciato il devastante attacco ransomware Notpetya, che ha causato danni in tutto il mondo.

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La Russia chiede ad Apple e Google di cancellare Telegram dai loro negozi https://www.datamanager.it/2018/04/la-russia-chiede-ad-apple-e-google-di-cancellare-telegram-dai-loro-negozi/ Tue, 17 Apr 2018 15:15:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145988 Le autorità russe hanno chiesto la cancellazione di Telegram da App Store e Play Store per non consentire agli utenti locali di scaricarla dopo averne imposto il blocco a livello nazionale I rapporti fra il fondatore di Telegram, Pavel Durov, e le autorità russe sono sempre stati conflittuali fin dai tempi del social network VKontakte. […]

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Le autorità russe hanno chiesto la cancellazione di Telegram da App Store e Play Store per non consentire agli utenti locali di scaricarla dopo averne imposto il blocco a livello nazionale

I rapporti fra il fondatore di Telegram, Pavel Durov, e le autorità russe sono sempre stati conflittuali fin dai tempi del social network VKontakte. Oggi però il Cremlino ha deciso di prendere provvedimenti molto seri nei confronti dell’app di messaggistica. Stando a quanto riferisce Router, il Roskomnadzor, ovvero l’agenzia federale per la supervisione della comunicazioni in Russia, avrebbe richiesto ad Apple e Google di rimuovere il servizio dal rispettivi app store in modo che gli oltre 15 milioni di utenti locali non possano scaricarlo. Le due aziende pare non abbiano ancora dato la loro disponibilità ed è poco probabile che decideranno di farlo.

Telegram in questo momento è già bloccata in tutta la Russia e impedirne il download ne renderebbe sostanzialmente impossibile l’utilizzo anche con i metodi più fantasiosi. L’operazione è stata autorizzata dalla corte Tagansky di Mosca su richiesta delle autorità, che hanno già provveduto ad escludere l’accesso ai service provider locali MTS e Megafon. Telegram, che sta preparando il lancio di una sua cryptomoneta, è finita nei guai per non aver fornito ai servizi segreti o Fsb le chiavi di accesso per decrittare i messaggi scambiati dagli utenti. Una nuova legge infatti permette alle autorità di poter visualizzare i contenuti condivisi nelle chat nell’ottica della lotta al terrorismo e dei crimini. Durov ritiene il provvedimento un tentativo di violare la privacy degli utenti mentre il Cremlino si difende affermando che per accedere alle informazioni è comunque necessario il permesso del tribunale. Il legale di Telegram, Ramil Akhmetgaliev, respinge il punto di vista delle autorità: “Come dire che ho la password della tua mail ma non controllo la sua mail. Ho solo la possibilità di controllarla”.

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La Russia ha deciso: fuori Telegram dal paese https://www.datamanager.it/2018/04/la-russia-ha-deciso-fuori-telegram-dal-paese/ Tue, 10 Apr 2018 18:00:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145352 Il servizio di chat continua a non voler concedere le chiavi crittografiche al governo, che ora è a un passo dall’attivare il ban Il governo russo ha avviato l’iter burocratico per bloccare l’accesso all’app di messaggistica Telegram nel paese dopo che questa si è rifiutata di consegnare le chiavi di crittografia ai tecnici federali. A […]

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Il servizio di chat continua a non voler concedere le chiavi crittografiche al governo, che ora è a un passo dall’attivare il ban

Il governo russo ha avviato l’iter burocratico per bloccare l’accesso all’app di messaggistica Telegram nel paese dopo che questa si è rifiutata di consegnare le chiavi di crittografia ai tecnici federali. A marzo, la società aveva perso un appello con il quale la Corte Suprema sentenziava l’obbligo di fornire all’agenzia FSB i dati degli utenti, per prevenire azioni terroristiche coordinate online. Mosca aveva indicato il 4 aprile come ultimo giorno utile per la consegna delle chiavi; cosa che non è mai avvenuta visto che, per ammissione della stessa Telegram, nessuno tranne gli iscritti può ottenere le tanto desiderate stringhe, perché il servizio si basa proprio su un assunto del genere: sicurezza a ogni costo.

Cosa succede ora

Inoltre, Telegram appella la sua scelta non solo a motivi tecnici ma anche etici, considerando le key come elementi strettamente collegati al profilo degli individui, quindi ad alto tasso di invasione della privacy. Da parte sua il governo nega tale posizione ed è per questo che Pavel Chikov, avvocato di Telegram, ha detto: “Affermare che chiavi e privacy siano due cose distinte è assurdo. Un po’ come dire ho la password della tua casella di posta ma questo non vuol dire che io controlli la tua email, solo che potrei farlo.

La posizione del team resta dunque la stessa: “I requisiti chiesti dall’FSB per avere l’accesso alla corrispondenza privata degli utenti sono incostituzionali, non basati sulla legge, tecnicamente e giuridicamente non attuabili, quindi anche la probabile conseguenza del ban è irragionevole”. Intanto le critiche intorno alla piattaforma non si fermano. I recenti movimenti di protesta scoppiati in Iran sarebbero stati organizzati su Telegram e ora c’è da capire cosa intende fare il governo del paese.

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Facebook spegne centinaia di account della fabbrica dei troll https://www.datamanager.it/2018/04/facebook-spegne-centinaia-di-account-della-fabbrica-dei-troll/ Thu, 05 Apr 2018 18:30:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145029 Continua l’operazione di pulizia del social network nei confronti della Internet Research Agency che ha messo il mondo in subbuglio con le sue fake news Alex Stamos, responsabile della sicurezza di Facebook, ha annunciato la rimozione di circa 140 account Facebook e Instagram e 138 pagine Facebook controllate dalla Internet Research Agency (IRA). Si tratta […]

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Continua l’operazione di pulizia del social network nei confronti della Internet Research Agency che ha messo il mondo in subbuglio con le sue fake news

Alex Stamos, responsabile della sicurezza di Facebook, ha annunciato la rimozione di circa 140 account Facebook e Instagram e 138 pagine Facebook controllate dalla Internet Research Agency (IRA). Si tratta dell’organizzazione che oramai senza dubbio ha messo in subbuglio il mondo del web a cavallo tra il 2016 e il 2017 con la diffusione di fake news e annunci social a favore di Donald Trump. All’interno del cosiddetto Russiagate, FBI e agenzie correlate hanno individuato il fulcro operativo dell’IRA in un quartiere di San Pietroburgo e attiva sin dal 2015. Il suo lavoro si è concentrato soprattutto sulle elezioni americane di due anni fa ma potrebbe aver influito anche su referendum successivi, come quello europeo sulla Brexit.

Cosa succede

Alcune delle pagine rimosse toccavano temi caldi, come la politica, mentre altre si occupavano di questioni più banali come il turismo. Stando ai numeri di Facebook, gli account interessati aveva speso circa 167 mila dollari per inserzioni su Facebook e Instagram negli ultimi tre anni, in aggiunta ai 100 mila dollari destinati ad annunci pro-elezioni, individuati definitivamente lo scorso autunno e principalmente con toni nazionalisti e a favore di Putin. “L’IRA ha ripetutamente utilizzato account fake per ingannare e manipolare le persone che sono Facebook.

È per questo che stiamo compiendo questa sorta di pulizia, per evitare che dinamiche del genere accadano ancora sul nostro network. Quello a cui puntiamo è il fine di un’iniziativa non il contenuto” – ha puntualizzato Stamos, assicurando ancora una volta come la libertà di espressione resti un caposaldo essenziale dell’esperienza sulla piattaforma.

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