selfie – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 09:07:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png selfie – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Snapchat lancia il primo filtro per i selfie che reagisce ai suoni https://www.datamanager.it/2018/05/snapchat-lancia-il-primo-filtro-per-i-selfie-che-reagisce-ai-suoni/ Wed, 30 May 2018 16:59:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148590 Snapchat ha lanciato un nuovo modello di Lens che permette di personalizzare i selfie con una maschera che reagisce ai suoni emessi dallo smartphone Snapchat è alla ricerca di nuove e stravaganti funzioni per attirare gli utenti. L’app di messaggistica è stata spesso la più innovativa, tanto che le sue concorrenti in diverse occasioni si […]

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Snapchat ha lanciato un nuovo modello di Lens che permette di personalizzare i selfie con una maschera che reagisce ai suoni emessi dallo smartphone

Snapchat è alla ricerca di nuove e stravaganti funzioni per attirare gli utenti. L’app di messaggistica è stata spesso la più innovativa, tanto che le sue concorrenti in diverse occasioni si sono ispirate a lei per migliorare i propri servizi. Oggi l’azienda fondata da David Spiegel ha lanciato un nuovo strumento che dimostra la sua capacità di essere all’avanguardia. Snapchat continua a puntare sulle Lensens, ovvero i filtri che animano i selfie, ma questa volta ne ha creata una che reagisce non solo agli stimoli visivi ma anche a quelli sonori.

Nello specifico la maschera realizzata dall’app di messaggistica, che ha chiuso il primo trimestre del 2018 in modo decisamente al di sotto delle attese, si compone di un paio di orecchie che pulsano e vibrano in stile neon, un cuoricino sul naso, occhi che si ingrandiscono e muovono e vibrisse simili a quelle di un gatto. Il tutto dà all’utente un aspetto animalesco. A seconda della musica ascoltata, o comunque dei suoni emessi dal microfono dello smartphone, le varie componenti della Lens si animano in modo diverso. Per indossare la maschera è sufficiente sfruttare la realtà aumentata tramite la fotocamera del telefono. Snapchat, che ha lanciato la seconda generazione dei suoi occhiali smart Spectacles, ha assicurato che questo è solo il primo esempio di Lens che reagisce ai suoni e che nelle prossime settimane ne verranno introdotte altre. L’azienda ha già reso disponibile la novità per le sue versioni iOS e Android e in questi giorni è tornata sui suoi passi reintroducendo la vecchia interfaccia grafica tanto rimpianta dagli utenti.

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Cosa se ne fanno gli hacker dei nostri selfie https://www.datamanager.it/2018/03/cosa-ne-fanno-gli-hacker-dei-nostri-selfie/ Wed, 14 Mar 2018 14:08:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143517 All’inizio dell’anno l’agenzia di sicurezza Sixgill ha notato un forte incremento nella vendita di immagini personali sul dark web. Ecco il motivo Sul dark web si può comprare di tutto: dalle armi di piccolo taglio alla droga, fino a contenuti pedopornografici. Stranamente, la compagnia di sicurezza Sixgill, con sede in Israele, ha notato all’inizio del […]

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All’inizio dell’anno l’agenzia di sicurezza Sixgill ha notato un forte incremento nella vendita di immagini personali sul dark web. Ecco il motivo

Sul dark web si può comprare di tutto: dalle armi di piccolo taglio alla droga, fino a contenuti pedopornografici. Stranamente, la compagnia di sicurezza Sixgill, con sede in Israele, ha notato all’inizio del 2018 un trend alquanto strano: l’aumento nella proposta di selfie su forum e siti web nascosti, soprattutto di lingua russa. Ciò ha portato gli analisti a ricercare le motivazioni di tale boom, che non sono tardate ad arrivare. Stando alle prime indagini, gli autoscatti possono rappresentare un contenuto di estrema importanza per ottenere guadagni illeciti rilevanti sul lungo periodo. In che modo? Sfruttando le solite tecniche di social engineering per associare generalità specifiche, indirizzi email e di casa, numeri di cellulare e altre informazioni a un volto; tutti elementi  utili per aprire, ad esempio, un conto in banca, dove far circolare le somme ricevute dai traffici online.

Cosa succede

“Nel mezzo delle ricerche – spiegano i ragazzi di Sixgill a The Next Web – ci siamo imbattuti in un forum sul quale un tizio vendeva 100 mila documenti per circa 50 mila dollari. Questi comprendevano i soliti dati rubati e diffusi su internet ma anche autoscatti, i cosiddetti selfie”. Indagini ulteriori hanno di giungere alla conclusione che oramai qualunque elemento personale è utile al giorno d’oggi per compiere malefatte. Puntare a racimolare migliaia di selfie non è banale, anche nell’era dell’iper-condivisione di massa. Molte persone hanno imparato a nascondere le foto caricate su Facebook a chi non è presente nella lista degli amici. E soprattutto, non è detto che online sia abbiano scatti idonei ad essere adattati a fototessere, così da creare cloni dei documenti di identità e passaporti.

I selfie possono avvicinarsi alle immagini sui documenti, pronti dunque ad essere utilizzati per vari abusi. La soluzione è evitare l’autoscatto? Forse si ma è evidente che la buona pratica risulta molto lontana dalla quotidianità di ognuno. Meglio proteggere le bacheche dagli occhi degli estranei, non conservare i selfie su servizi cloud e scansionare periodicamente lo smartphone con un antivirus di qualità, perché è questa la fonte le cui perdite di informazioni causano i danni più ingenti.

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Assomigli a un quadro famoso? Te lo dice Google Arts & Culture https://www.datamanager.it/2018/01/assomigli-un-quadro-famoso-lo-dice-google-arts-culture/ Tue, 16 Jan 2018 15:16:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139005 L’app di Google Arts & Culture consente di sapere se il nostro volto è esposto in un museo associando un selfie ai quadri dei grandi artisti Google Arts & Culture è un progetto che consente di visitare online diversi importanti musei in tutto il mondo e di ammirarne le opere dalla comodità del proprio smartphone. […]

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L’app di Google Arts & Culture consente di sapere se il nostro volto è esposto in un museo associando un selfie ai quadri dei grandi artisti

Google Arts & Culture è un progetto che consente di visitare online diversi importanti musei in tutto il mondo e di ammirarne le opere dalla comodità del proprio smartphone. Oggi l’app dedicata al servizio ha introdotto una novità piuttosto curiosa e dall’aspetto decisamente più ludico. Grazie all’utilizzo della tecnologia di riconoscimento facciale, il software è in grado di suggerire all’utente a quale quadro assomiglia. Basta scattarsi un selfie e aspettare che l’intelligenza artificiale scandagli gli oltre 70mila esempi del patrimonio artistico mondiale salvati nei server di Mountain View alla ricerca di un volto simile al nostro. Google Arts & Culture non dimentica comunque che il suo scopo è quello di diffondere la cultura. L’utente infatti può scoprire tutto del dipinto a cui assomiglia compreso l’autore e in quale museo è esposto.

La nuova funzione “C’è il tuo ritratto in un museo?” è arrivata con l’ultimo aggiornamento dell’app per iOS e Android ma purtroppo non è ancora disponibile in Italia anche se probabilmente lo sarà presto. Negli Stati Uniti ha comunque ottenuto un certo successo tanto che Google Arts & Culture ha scalato velocemente la classifica di Google Play, che in questi giorni ha visto scomparire diverse app per bambini perché infettate da un virus che proponeva contenuti pornografici. Social network come Facebook e Twitter sono colmi di selfie associati a quadri di artisti famosi come Rembrandt o Van Gogh. Molto spesso l’app propone quadri davvero somiglianti all’utente ma ci sono casi in cui l’associazione risulta talmente assurda da essere comica.

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People Are Media, il business digitale nell’era dei selfie https://www.datamanager.it/2017/12/people-are-media-business-digitale-nellera-dei-selfie/ Fri, 01 Dec 2017 12:27:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136595 “Benvenuti nel Business della Distrazione” L’avvento dell’era digitale rappresenta una rivoluzione culturale oltre che tecnologica. Compiamo ogni giorno centinaia di nuovi gesti, figli di nuovi comportamenti. Siamo diventati superficiali, disattenti, attratti continuamente da stimoli nuovi, per lo più attraverso quel piccolo schermo che abbiamo continuamente in mano. Ma mai come ora siamo pieni di input, […]

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“Benvenuti nel Business della Distrazione”

L’avvento dell’era digitale rappresenta una rivoluzione culturale oltre che tecnologica. Compiamo ogni giorno centinaia di nuovi gesti, figli di nuovi comportamenti. Siamo diventati superficiali, disattenti, attratti continuamente da stimoli nuovi, per lo più attraverso quel piccolo schermo che abbiamo continuamente in mano. Ma mai come ora siamo pieni di input, suggerimenti, opportunità. E in questo quadro attuale, le marche e le aziende cosa fanno? Come tengono alta la nostra attenzione? Come è cambiato il loro business?

Sulla base di queste riflessioni nasce l’analisi di People Are Media, il libro di Aldo Agostinelli e Silvio Meazza edito da Mondadori Electa.

Un resoconto puntuale dell’evoluzione tecnologica, e al tempo stesso sociologica, degli ultimi anni; come scrive Marco Montemagno nella prefazione al libro, sono “le persone: protagoniste di questi cambiamenti e anche il medium (il mezzo attraverso il quale queste rivoluzioni sono possibili) che le vive, le racconta e le condivide.”

Da perché ci facciamo i selfie?, un esempio di quei piccoli comportamenti di cui sopra, tanto recenti quanto apparentemente imprescindibili, passando per lo strapotere dei social network, o la nostra vita perennemente in chat, o il fatto che spesso la verità sui nostri desideri è nel luogo che conserva tutte le ricerche che facciamo. Come dicono gli autori, “la vita vera di ogni utente si trova nella cache del suo pc.”

Ma anche il punto di vista delle aziende, parlando di chatbot e storytelling per il dialogo con i clienti, di e-commerce, CRM e Big Data, di blockchain. Questi sono alcuni tra gli argomenti chiave del libro che vengono sviluppati attraverso una narrazione informata e attuale sostenuta dall’esperienza personale e professionale dei due autori che, dalle loro stesse parole, vivono e respirano questo intenso mondo digitale fatto di cambiamenti continui “da novemila giorni.”

“McKinsey dice che l’uso dei big data può aumentare fino al 60% i margini operativi delle aziende.” Il tempo trascorso dagli utenti online, da computer e da cellulare, genera una mole enorme e assolutamente importante di flussi di dati, informazioni personali e non, che rappresenta un bacino potenzialmente illimitato da cui attingere.

“I dati sono i nostri battiti, le nostre aritmie, i nostri scompensi cardiaci. People are media.   Sempre e comunque.”

People Are Media vuole essere uno snapshot preciso sul mondo digitale, di cui facciamo tutti parte, di cui è impossibile fare a meno e che ha sta segnando il secondo decennio degli anni Duemila.
La rivoluzione digitale è appena cominciata.

People are Media è in vendita in tutte le librerie al prezzo di 19.90€ e su Amazon.

I proventi del libro saranno interamente devoluti in beneficenza a Libera Associazione, nomi e numeri contro le mafie.

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Facebook testa i selfie al posto dei captcha https://www.datamanager.it/2017/11/facebook-testa-selfie-al-posto-dei-captcha/ Wed, 29 Nov 2017 18:30:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136468 Facebook ha chiesto ad alcuni utenti di inviare un selfie per testare un nuovo sistema di verifica dell’identità Nell’era delle fake news per Facebook è diventato fondamentale accertarsi della vera identità dei suoi 2 miliardi di iscritti. Il social network ha quindi iniziato a richiedere ad alcuni di essi un autoritratto per verificare che si […]

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Facebook ha chiesto ad alcuni utenti di inviare un selfie per testare un nuovo sistema di verifica dell’identità

Nell’era delle fake news per Facebook è diventato fondamentale accertarsi della vera identità dei suoi 2 miliardi di iscritti. Il social network ha quindi iniziato a richiedere ad alcuni di essi un autoritratto per verificare che si tratti di persone in carne in ossa e non di bot, strumento particolarmente diffuso per infettare i PC altri e condividere bufale e notizie false. L’azienda ha spiegato a Wired che questo nuovo sistema consentirà di individuare eventuali attività illecite al momento della creazione di un account o post pubblicitari ma anche nel caso di richieste di amicizia o nella formulazione delle opzioni di pagamento per un servizio. L’immagine del volto andrà quindi a sostituire il classico captcha, ovvero quella sequenza di lettere e numeri solitamente utilizzati nei siti per verificare che l’utente non sia un bot.

Questo nuovo sistema ricorda molto da vicino la piattaforma testata da Facebook per la lotta contro il ravenge porn. In questo caso il social network ha richiesto una foto di nudo da utilizzare come termine di paragone nel caso vengano condivise immagini intime e imbarazzanti per l’utente. Ovviamente questo tipo di operazione ha già sollevato alcuni dubbi in merito alla privacy. Facebook, che ha deciso di utilizzare l’intelligenza artificiale per la prevenzione dei suicidi, assicura che l’analisi dello scatto sarà automatica e che quest’ultimo verrà cancellato dai suoi server una volta completata. Nel caso l’iscritto si rifiuti di inviare il selfie con il volto ben visibile, l’account verrà immediatamente bloccato.

Facebook ha dovuto rivedere al rialzo le sue stime sul numero di profili fake o doppi. Il social network ritiene che ci siano oltre 270 milioni di account che non rispettano le sue linee guida e ha ammesso che più di 126 milioni di utenti statunitensi hanno interagito con post di propaganda realizzati in Russia per favorire la vittoria di Donald Trump. Proprio per questo l’azienda di Menlo Park ha deciso di essere maggiormente trasparente riguardo ai contenuti di natura politica e quindi chiarirà quando ci si imbatte in un messaggio elettorale.

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Tumore al pancreas, arriva la diagnosi con un selfie https://www.datamanager.it/2017/09/tumore-al-pancreas-arriva-la-diagnosi-un-selfie/ Tue, 05 Sep 2017 08:50:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=130016 L’app è in grado di capire da un autoscatto se si è a rischio di sviluppare il tumore A diagnosticare il rischio di tumore al pancreas ci pensa lo smartphone: la University of Washington ha infatti messo a punto un’app in grado di analizzare tramite “selfie” il soggetto per monitorare le probabilità di sviluppo del […]

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L’app è in grado di capire da un autoscatto se si è a rischio di sviluppare il tumore

A diagnosticare il rischio di tumore al pancreas ci pensa lo smartphone: la University of Washington ha infatti messo a punto un’app in grado di analizzare tramite “selfie” il soggetto per monitorare le probabilità di sviluppo del cancro.

L’occhio è il primo campanello d’allarme

Il sistema valuta la colorazione della parte bianca dell’occhio, poiché l’ittero, che conferisce una colorazione giallastra anche degli occhi, è uno dei primi sintomi del tumore del pancreas.

Presentato a Ubicomp 2017, un congresso dedicato alla computazione ubiqua, il software sarebbe infatti in grado di rilevare l’aumento dei livelli di bilirubina nella sclera, la parte bianca dell’occhio. Si tratta di una sostanza prodotta a seguito del metabolismo dell’emoglobina e dei globuli rossi, la cui presenza elevata nel sangue determina l’ittero.

Verso nuovi programmi di screening

L’idea dei ricercatori è quella di usare l’app per evidenziare segni dell’ittero quando i livelli di bilirubina leggermente sopra le media, prima che siano visibili a occhio nudo. Questo consentirebbe di attuare nuovi programmi di screening per i soggetti a rischio: “La speranza è che se le persone eseguono questo semplice test una volta al mese si potrebbe rilevare la malattia abbastanza presto per poterle sottoporre a un trattamento che potrebbe salvar loro la vita”, spiega Alex Mariakakis, l’autore principale della ricerca.

Lo studio clinico iniziale si è basato sull’analisi di 70 persone in cui si sono correttamente identificate nel 90% dei casi situazioni a rischio.

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Stai per mangiare cibo contaminato? Scoprilo con un selfie https://www.datamanager.it/2017/04/stai-mangiare-cibo-contaminato-scoprilo-un-selfie/ Fri, 07 Apr 2017 09:57:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122727 Arriva il test fai da te che rivela gli alimenti contaminati grazie a speciali microsfere Come abbattere costi e tempi dei test sulla sicurezza alimentare? Ci hanno pensato  i ricercatori dell’Istituto di Tecnologia del Massachusetts (Mit) guidati Qifan Zhang, che sulla rivista Acs Central Science spiegano come sarà possibile farlo utilizzando solo uno smartphone. Questo sistema […]

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Arriva il test fai da te che rivela gli alimenti contaminati grazie a speciali microsfere

Come abbattere costi e tempi dei test sulla sicurezza alimentare? Ci hanno pensato  i ricercatori dell’Istituto di Tecnologia del Massachusetts (Mit) guidati Qifan Zhang, che sulla rivista Acs Central Science spiegano come sarà possibile farlo utilizzando solo uno smartphone. Questo sistema si basa sull’utilizzo di alcune speciali microsfere capaci di mostrare la presenza di batteri.

Microsfere trasformate in sensori

Le microsfere sono state ideate e presentate poco più di un anno fa da un altro gruppo di ricercatori del Mit, guidati da Lauren Zarzar, e ribattezzate ‘Janus droplets’: composte da due metà differenti, una volta immerse in un liquido galleggiano distribuendosi con la parte più pesante in basso, risultando perfettamente trasparenti. Per trasformarle in sensori i ricercatori hanno fatto aderire delle particolari molecole in grado di legarsi con specifiche proteine presenti sulla membrana esterna dei batteri Escherichia Coli 0157, batterio responsabile di numerose intossicazioni alimentari: la sua presenza nel liquido è rivelata dall’inclinazione delle sfere su un fianco, che perdono inoltre la loro trasparenza. In questo modo è sufficiente una foto per capire se il cibo è contaminato o meno.

I test più economici sugli alimenti attualmente richiedono giorni prima di poter dare una risposta, mentre le tecniche più veloci sono costose e complicate. Questo innovativo sistema si adatta a scoprire la presenza di molti ceppi di batteri, ecco perché i ricercatori mirano entro 18 mesi a creare uno spin-off capace di portare il prodotto sul mercato.

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Con Loom.ai il selfie diventa 3D https://www.datamanager.it/2016/12/loom-ai-selfie-diventa-3d/ Thu, 15 Dec 2016 15:22:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115759 Se il futuro guarda ai mondi virtuali allora serve un avatr che ci assomigli davvero. Ecco la soluzione Non si fa altro che parlare di realtà virtuale, mondi digitali, spostamento dell’intrattenimento e dell’infotainment sul VR. Tutto vero, tutto plausibile ma se avete provato, anche una sola volta, a comunicare con qualcuno in una delle community […]

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Se il futuro guarda ai mondi virtuali allora serve un avatr che ci assomigli davvero. Ecco la soluzione

Non si fa altro che parlare di realtà virtuale, mondi digitali, spostamento dell’intrattenimento e dell’infotainment sul VR. Tutto vero, tutto plausibile ma se avete provato, anche una sola volta, a comunicare con qualcuno in una delle community attualmente esistenti vi sarete accorti dell’estrema standardizzazione degli avatar. Personalizzare la propria presenza online è il punto centrale di qualsiasi esperienza connessa. Pensiamo a Facebook o a quello che era MySpace o Second Life. Oltre all’esserci, era (ed è) importante presentarsi nel modo più unico possibile, per non rischiare di essere confusi con la massa. Beh, Loom.ai intende proprio evitare un rischio del genere, in ottica VR.

[ot-video type=”youtube” url=”https://www.youtube.com/watch?v=sfvVTxBj9QA”]

Come funziona

Grazie a oltre 1 milione di dollari ricevuti in fondi, la startup di San Francisco è riuscita a finalizzare una piattaforma che converte in automatico selfie in avatar tridimensionali, da usare per gli scopi più vari. La tecnologia su cui si basa usa una sorta di intelligenza artificiale che riesce a estrapolare elementi 3D da un’immagine 2D, come quelle scattate con il cellulare. “Vogliamo rendere concreta la comunicazione virtuale – ha spiegato il CEO Mahesh Ramasubramanian – tutto comincia con una singola foto che si trasforma in qualcosa di molto più espressivo”. Mahesh ha fondato Loom.ai all’inizio del 2016 e ha un passato come supervisore degli effetti della DreamWorks Animation, lavorando su progetti quali Madagascar 3 e Bhat. Ma non solo: ha preso parte anche al sistema di cattura facciale della LucasFilm, che ha reso possibile realizzare capolavori del cinema digitale come Pirati dei Caraibi, The Avengers e Tartarughe Ninja. Per provare il servizio bisogna pre-registrarsi qui.

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Mastercard: il pagamento col selfie arriva in Europa https://www.datamanager.it/2016/10/mastercard-pagamento-col-selfie-arriva-europa/ Wed, 05 Oct 2016 07:33:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=110560 Si chiama “Identity Check Mobile” ed è il sistema che permetterà di effettuare transazioni semplicemente con una foto. Funziona così Sono Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Ungheria, Olanda, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito i paesi scelti da Mastercard per testate le potenzialità di Identity Check Mobile, un innovativo sistema di pagamento che […]

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Si chiama “Identity Check Mobile” ed è il sistema che permetterà di effettuare transazioni semplicemente con una foto. Funziona così

Sono Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Ungheria, Olanda, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito i paesi scelti da Mastercard per testate le potenzialità di Identity Check Mobile, un innovativo sistema di pagamento che consentirà agli utenti di accedere ai loro account e abilitare transazioni semplicemente con il riconoscimento del volto. Invece di inserire lunghe e tediose password, la tecnologia dell’istituto è basata su due forme di autenticazione alternative: la lettura dell’impronta o il selfie. Se il primo metodo è già conosciuto e sfruttato largamente, il secondo porta con sé ancora dei dubbi sull’effettiva sicurezza e contrasto di un accesso non autorizzato. Ma Mastercard è fiduciosa e nel prossimo futuro spingerà sempre di più il “selfie pay”.

Come funziona

Prima di tutto bisogna scaricare o aggiornare l’app di Mastercard sul proprio smartphone e poi scattarsi una foto da memorizzare sui server dell’azienda. A quel punto, il software crea una mappa digitalizzata dei tratti somatici dell’utente, che verrà confrontata ogni volta ci sarà bisogno di autenticarsi per un servizio, che si tratti di pagare qualcosa online o di visualizzare l’estratto conto personale. Vista la possibilità che un malfattore possa mettere davanti alla fotocamera una foto del reale utilizzatore, l’app, prima di procedere con l’operazione richiesta, chiederà di battere le ciglia un paio di volte, così da verificare correttamente la presenza del cliente in carne e ossa. Secondo Mastercard, la funzione renderà non solo più veloci i processi di cashout ma anche maggiormente sicuri. Tra la scansione delle impronte e della retina (come su Galaxy Note7), quello introdotto dall’istituto di credito sembra un ottimo compromesso tra protezione e versatilità, tale che anche altri operatori potrebbero farci un pensierino.

 

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Instagram sicuro? I consigli di Sophos per condividere foto…senza rischi! https://www.datamanager.it/2016/07/instagram-sicuro-consigli-sophos-condividere-foto-senza-rischi/ Tue, 12 Jul 2016 14:59:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105511 Ecco i consigli di Sophos per garantire la sicurezza del proprio profilo sul celebre social network Le agognate ferie, ormai alle porte, sono sinonimo di relax, di viaggi e di avventure da immortalare con centinaia di scatti: selfie in spiaggia, paesaggi mozzafiato in alta montagna, meraviglie architettoniche delle città d’arte… qualunque sia il tipo di […]

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Ecco i consigli di Sophos per garantire la sicurezza del proprio profilo sul celebre social network

Le agognate ferie, ormai alle porte, sono sinonimo di relax, di viaggi e di avventure da immortalare con centinaia di scatti: selfie in spiaggia, paesaggi mozzafiato in alta montagna, meraviglie architettoniche delle città d’arte… qualunque sia il tipo di vacanza prescelto, le foto sono protagoniste indiscusse di ogni momento di divertimento e svago.

In questi tempi social, Instagram è indubbiamente la piattaforma più utilizzata per raccontare e condividere con gli amici ogni istante della propria vita… e a maggior ragione delle proprie ferie. Come dimostrato infatti dai recenti dati rilasciati dall’Azienda, oggi la community di Instagrammer conta mezzo miliardo di persone, oltre 300 milioni delle quali utilizzano la piattaforma ogni giorno, e in Italia gli utenti sono ben 9 milioni.

Trattandosi di un social network visivo completamente incentrato sulla condivisione delle foto, Instagram è la scelta più naturale di chi ama condividere con amici e follower le proprie esperienze e per questo motivo diventa dunque fondamentale imparare a proteggere in modo efficace il proprio account onde evitare un uso improprio delle proprie immagini e dati sensibili da parte dei cyber criminali.

Sophos suggerisce di adottare queste cinque semplici accortezze per garantire la sicurezza delle proprie informazioni su Instagram.

Non aggiungere il numero di telefono al proprio profilo

Quando si crea il profilo ci sono alcuni campi, verso la fine del processo, che Instagram definisce “informazioni personali.” Quando si tratta di questo tipo di informazioni è buona regola essere sempre prudenti. Ai sensi della politica sulla privacy di Instagram anche se un numero telefonico è privato, può essere utilizzato dal servizio per aumentare “visibilità” sulla rete. Così, chiunque abbia il numero di telefono di un utente può usarlo per trovare l’account Instagram personale di questa persona nel caso in cui tale voce sia stata compilata nel profilo. Meglio evitare.

Location, location, location – o forse no

A volte postare una bella foto su Instagram sembra meno divertente senza specificare dove è stata scattata, specialmente se si tratta delle vacanze appena trascorse. È bene ricordare, però, che nella propria vita quotidiana, quando si posta giorno dopo giorno le foto dei nostri luoghi preferiti, si comunica esattamente dove ci si trova, e a volte anche quando ci troviamo in un determinato luogo, a completi sconosciuti (se il profilo è pubblico, naturalmente). Esattamente come bisogna evitare di postare messaggi su Facebook annunciando a pieni polmoni che casa tua rimarrà vuota per settimane mentre te ne andrai tranquillo e beato in vacanza, è fondamentale fare attenzione a taggare i post di Instagram, specialmente quando si condividono le foto nel momento esatto in cui sono state scattate e ci si trova dunque presumibilmente lontani da casa.

Attenzione agli account collegati

Se si collega l’account di Instagram a Facebook, Twitter o ad altri social media, si potrà condividere le foto di Instagram con un’ampia gamma di reti e di pubblici diversi. Assicurarsi che le impostazioni sulla sicurezza degli account collegati siano coerenti con le intenzioni originarie poiché tutte le foto postate potrebbero essere condiviso sul blindatissimo profilo Facebook. Bisogna sempre controllare e ricontrollare tutte le impostazioni su privacy e sicurezza di tutti gli account collegati al profilo Instagram.

Prendere in considerazione un account privato, anche se di veramente privato oggi non c’è niente

Esiste l’opzione che permette di impostare il proprio profilo Instagram come privato. In sostanza, le proprie foto e informazioni sono visibili solo alle persone a cui viene espressamente concessa l’autorizzazione. Per il momento questa è l’unica opzione di privacy che permette di tenere il profilo lontano da occhi indiscreti. Diversamente da Facebook, Instagram ha impostazioni aut-aut, ovvero non è possibile rendere alcuni post privati e altri pubblici (non ancora, almeno).

Per rendere privato il proprio profilo Instagram basta andare sulle impostazioni di profilo della App, cliccare sull’icona a forma di ingranaggio in alto a destra e selezionare l’icona “Privato”.

Tutto quello che viene postato online, attraverso un sito o un’App, non è mai veramente privato. Se il servizio in uso subisce un attacco o se l’account – o anche quello di un amico – viene compromesso, le informazioni personali potrebbero improvvisamente diventare pubbliche.

Attenzione ai link sospetti

Sembra ridondante da dire, ma se utenti sconosciuti commentano le vostre foto promettendovi di farvi ottenere centinaia di nuovi follower semplicemente cliccando un link da loro fornito… non cascateci! Che sia su Instagram o su qualunque altro social, non bisogna mai cliccare su un link che sa chiaramente di cyber trappola!

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