Effetto Snowden, DuckDuckGo sugli allori



Google aggiunge DuckDuckGo come opzione al motore di ricerca


Il browser che afferma di non tracciare gli utenti è cresciuto del 600% sin dal giugno 2013, scoppio del Datagate

Il capo di DuckDuckGo, Gabe Weimberg, lo ha spiegato chiaramente alle telecamere della CNBC: Snowden non ha aiutato il suo progetto ma quelli di chiunque creda che internet debba essere un luogo sicuro ma libero, scevro da un occhio superiore che lo controlli. Sin dall’inizio delle rivelazioni di Edward Snowden, DuckDuckGo, che offre un browser privo di tracciatura e raccolta dei cookie, ha raccolto circa il 600% di utenti in più, decisi a cercare vie alternative alla navigazione web di quelle offerte dai nomi coinvolti nel Datagate.

Il monitoraggio non è la risposta

“Il fatto di dover tracciare le persone per fare profitto su internet è solo un mito – ha detto Weinberg – noi usiamo le keyword per offrire contenuti ad hoc. Se cerchi “automobile” sulla barra di ricerca riceverai anche annunci sulle automobili”. Il riferimento è chiaramente ai cookie. Quello che i piccoli tornaconto delle navigazioni personali permettono ai big della rete, cioè di offrire pubblicità anche irrilevante su ricerche successive (ad es. cerchiamo “latte” e vengono fuori le inserzioni della bambola cercata ieri come regalo alla nipotina) non sono necessari secondo il CEO proprio perché non servono agli utenti che in questo modo accedono a contenuti non contestualizzati. “Abbiamo già risposto a 3 miliardi di ricerche in un solo anno, possiamo considerarci parte del giro. Quello che vogliamo fare è concentrarci su come migliorare le risposte da fornire senza bisogno di tracciare le persone che usano il nostro servizio, una pratica di cui molti non si rendono nemmeno conto”. Weinberg spara a zero, pur senza menzionarli, su quelle aziende che utilizzano tool addizionali per collezionare metadati da rivendere poi ad agenzie di pubblicità per le varie ricerche ed offerte merceologiche. DuckDuckGo è dunque l’unica oasi di salvezza nel mare magnum della negazione della privacy sul web? Probabilmente no, ma la strada è quella giusta.

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