F-Secure segnala una problematica di sicurezza che riguarda la maggior parte dei notebook aziendali

F-Secure segnala una problematica di sicurezza che riguarda la maggior parte dei notebook aziendali
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Impostazioni predefinite insicure in Intel AMT consentono a un malintenzionato di bypassare completamente le password dell’utente e del BIOS, e i PIN di TPM di Bitlocker per creare backdoor su quasi ogni notebook aziendale in pochi secondi

F-Secure segnala una problematica di sicurezza che riguarda la maggior parte dei notebook aziendali, e che permette a un attaccante che abbia accesso fisico al dispositivo di creare una backdoor in meno di 30 secondi. Questo problema consente all’attaccante di poter fare a meno delle credenziali, incluse le password del BIOS e di Bitlocker e il PIN del TPM (Trusted Platform Module), e di ottenere accesso remoto per sfruttare quel dispositivo in un secondo momento. Questa problematica è presente nell’Active Management Technology (AMT) di Intel e colpisce potenzialmente milioni di notebook nel mondo.

La problematica di sicurezza “è piuttosto semplice da sfruttare, ma ha un potenziale distruttivo incredibile”, ha dichiarato Harry Sintonen, che in qualità di Senior Security Consultant in F-Secure ha condotto indagini in merito. “In pratica, può fornire all’attaccante un controllo completo sul notebook aziendale di un utente, nonostante le più costose misure di sicurezza poste in essere.”

Intel AMT è una tecnologia per la manutenzione e il monitoraggio di personal computer aziendali tramite accesso remoto, creata per permettere ai dipartimenti IT o ai fornitori di servizi gestiti (MSP) di controllare meglio le flotte di dispositivi. Questa tecnologia, che si trova comunemente nei notebook aziendali, è stata chiamata in causa in passato per alcuni punti deboli che presenta a livello di sicurezza, ma la semplicità con cui è possibile sfruttare questa nuova particolare problematica la distingue dai casi emersi in precedenza. Si tratta infatti di un punto debole che può essere sfruttato in pochi secondi senza dover scrivere una singola linea di codice.

L’essenza di questo problema di sicurezza sta nel fatto che impostare una password del BIOS – che solitamente evita che un utente non autorizzato possa avviare il dispositivo o apportarvi modifiche a basso livello – non previene accessi non autorizzati all’estensione BIOS per la configurazione dell’AMT. Questo permette a un attaccante di riconfigurare l’AMT e rendere il dispositivo vulnerabile da remoto.

Tutto ciò che un malintenzionato deve fare è riavviare o accendere il computer preso di mira e premere CTRL-P durante il riavvio. L’attaccante poi può loggarsi in Intel Management Engine BIOS Extension (MEBx) usando la password di default “admin”, poiché questa password non viene quasi mai cambiata sulla maggior parte dei notebook aziendali. Può poi cambiare la password, abilitare l’accesso remoto e impostare l’opt-in dell’utente di AMT su “Nessuno”. L’attaccante può quindi ottenere accesso remoto al sistema sia da reti wireless che cablate, finché è capace di inserirsi sullo stesso segmento di rete della vittima. Un accesso al dispositivo è anche possibile dall’esterno rispetto alla rete locale attraverso un server CIRA (Client Initiated Remote Access) comandato dall’attaccante.

Sebbene l’attacco iniziale richieda un accesso fisico al dispositivo, Sintonen ha spiegato che la velocità con cui può essere compiuto lo rende facilmente eseguibile in uno scenario che in inglese viene definito ‘evil maid’. “Immagina di lasciare il tuo notebook nella camera di un albergo mentre esci per un drink. Un malintenzionato può entrare nella tua stanza e configurare il tuo notebook in meno di un minuto: ora, quando usi il tuo notebook sulla rete wireless dell’hotel, l’attaccante ha accesso al tuo dispositivo. E dal momento che il tuo computer si connette alla VPN aziendale, l’attaccante può ottenere accesso alle risorse dell’azienda.” Sintonen sottolinea che basta un minuto di distrazione da parte dell’utente in un aeroporto o in un bar per permettere a un attaccante di colpire il notebook incustodito.

Sintonen si è accorto di questa problematica già a luglio 2017 e precisa che anche un altro ricercatore* ne aveva già parlato in un talk. Per questo motivo è particolarmente importante che le organizzazioni siano a conoscenza di questi default insicuri, così che li possano risolvere prima che vengano sfruttati dai criminali. Sintonen ha anche spiegato che una simile vulnerabilità era stata scoperta in precedenza dal CERT-Bund ma riguardava l’USB provisioning.

La problematica riguarda la maggior parte, se non tutti, i notebook che supportano Intel Management Engine/Intel AMT. Non è correlata alle vulnerabilità Spectre e Meltdown recentemente scoperte.


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Categorie: Sicurezza