Altra tegola su Facebook: la Corea del Sud vuole 370 milioni di dollari

Ma questa volta non c’entrano i dati. Secondo il paese, il social avrebbe rallentato la connessione degli utenti tra il 2016 e il 2017

Problema su problema per Mark Zuckerberg. Come se non bastasse il ciclone che ha invaso la multinazionale americana, all’interno dello scandalo Cambridge Analytica, ora ci si mette anche la Corea del Sud a gettare sale sulle ferite del social network. Secondo l’organo KCC, Korea Communications Commission, tra il 2016 e il 2017 i cittadini avrebbero vissuto un pesante rallentamento della connessione durante la navigazione sulla piattaforma 2.0.

Il motivo? La Corea del Sud proibisce ai fornitori di servizi online di utilizzare ISP stranieri quando sono disponibili provider locali. Il routing nascosto di Facebook avrebbe dunque rallentato le connessioni fino a 4,5 volte. Stando alle indagini dell’organo, l’americana non si sarebbe espressa a seguito delle segnalazioni inviate da telco e iscritti nel periodo preso come riferimento.

Cosa succede

Da parte sua, Facebook ha spiegato come non possa garantire una continuità del servizio in caso di limitazioni e procedure particolari da parte di alcuni paesi. In particolare, le parole dell’azienda sono state: “Siamo delusi dalla decisione del KCC. Ci sforziamo di offrire prestazioni ottimali per tutti i nostri utenti e continueremo a lavorare con i fornitori di servizi coreani per perseguire tale obiettivo”.

Il governo però non ci sta e annuncia di aver citato Facebook per un totale di 370 milioni di dollari in danni, che ora dovranno essere confermati, rimodulati o del tutto cancellati, da un tribunale, al netto della quasi certa richiesta di appello che la società muoverà prossimamente.

Curiosamente, quanto successo in Corea del Sud è un panorama che gli USA potrebbero vivere concretamente, dopo la cancellazione della norma a favore della neutralità della rete voluta da Obama. Con il voto della Federal Communication Commission, operatori e fornitori statunitensi potranno mettere in pratica il tanto temuto throttling della rete, per attuare strategie di business multilivello.

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