Cosa se ne fanno gli hacker dei nostri selfie

All’inizio dell’anno l’agenzia di sicurezza Sixgill ha notato un forte incremento nella vendita di immagini personali sul dark web. Ecco il motivo

Sul dark web si può comprare di tutto: dalle armi di piccolo taglio alla droga, fino a contenuti pedopornografici. Stranamente, la compagnia di sicurezza Sixgill, con sede in Israele, ha notato all’inizio del 2018 un trend alquanto strano: l’aumento nella proposta di selfie su forum e siti web nascosti, soprattutto di lingua russa. Ciò ha portato gli analisti a ricercare le motivazioni di tale boom, che non sono tardate ad arrivare. Stando alle prime indagini, gli autoscatti possono rappresentare un contenuto di estrema importanza per ottenere guadagni illeciti rilevanti sul lungo periodo. In che modo? Sfruttando le solite tecniche di social engineering per associare generalità specifiche, indirizzi email e di casa, numeri di cellulare e altre informazioni a un volto; tutti elementi  utili per aprire, ad esempio, un conto in banca, dove far circolare le somme ricevute dai traffici online.

Cosa succede

“Nel mezzo delle ricerche – spiegano i ragazzi di Sixgill a The Next Web – ci siamo imbattuti in un forum sul quale un tizio vendeva 100 mila documenti per circa 50 mila dollari. Questi comprendevano i soliti dati rubati e diffusi su internet ma anche autoscatti, i cosiddetti selfie”. Indagini ulteriori hanno di giungere alla conclusione che oramai qualunque elemento personale è utile al giorno d’oggi per compiere malefatte. Puntare a racimolare migliaia di selfie non è banale, anche nell’era dell’iper-condivisione di massa. Molte persone hanno imparato a nascondere le foto caricate su Facebook a chi non è presente nella lista degli amici. E soprattutto, non è detto che online sia abbiano scatti idonei ad essere adattati a fototessere, così da creare cloni dei documenti di identità e passaporti.

I selfie possono avvicinarsi alle immagini sui documenti, pronti dunque ad essere utilizzati per vari abusi. La soluzione è evitare l’autoscatto? Forse si ma è evidente che la buona pratica risulta molto lontana dalla quotidianità di ognuno. Meglio proteggere le bacheche dagli occhi degli estranei, non conservare i selfie su servizi cloud e scansionare periodicamente lo smartphone con un antivirus di qualità, perché è questa la fonte le cui perdite di informazioni causano i danni più ingenti.

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