La Cina punta sui chip RFID per abbassare l’inquinamento atmosferico

Il governo vuole installare i sensori a bordo di ogni veicolo per prevenire il traffico e la congestione che provoca l’accumulo di polveri inquinanti

Si partirà su base volontaria per arrivare, nel 2019, a un obbligo di legge. L’idea della Cina è di installare su ogni veicolo dei cittadini del paese dei chip RFID, che raccolgano dati e ottimizzino il traffico delle grandi metropoli, così come delle piccole città, al fine di migliorare l’aria che sovrasta la nazione rossa. Se l’idea può sembrare decisamente lungimirante, dai più critici è vista come un ulteriore passo verso il controllo della vita sociale delle persone.

La tecnologia infatti permetterà di controllare si la congestione stradale ma, ovviamente, anche i percorsi dei singoli utenti e dunque i loro spostamenti quotidiani. Se a questo aggiungiamo il già avviato progetto del Social Credit, che nega a chi ha una bassa reputazione di viaggiare tramite aerei, allora il Grande Fratello di Orwell è servito.

Controllo a distanza

Il chip RFID pensato da Pechino funzionerà in questo modo: a ogni passaggio del veicolo attraverso checkpoint determinati, il sistema registrerà le informazioni per creare un enorme database individuale sui percorsi fatti in un certo periodo. In questo modo i guidatori dovrebbero essere dissuasi dal prendere l’automobile quando non potrebbero, ad esempio in particolari momenti della settimana o quando i livelli di polveri inquinanti sono tali da richiedere una diminuzione del traffico.

Se affiancato ad altri metodi attivi nel paese, come le videocamere CCTV e gli scanner della polizia, il progetto ha uno scopo preventivo su tutti: innalzare la paura all’interno della Cina, ponendo ancora di più uno stato di polizia che fa del controllo e del monitoraggio le armi essenziali di governo.

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