WeChangeIT: l’AI che cambia il mondo

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Yes AI Can, l’intelligenza artificiale è un paradigma che già guida tante attività produttive odierne ma che necessita ancora del controllo diretto dell’uomo. Ecco gli spunti più interessanti del forum 2018

Tecnologia e società, robot e uomini, sentimenti e silicio. Cosa lega ancora temi del genere, perennemente discussi, da decenni considerati quasi dicotomie ma parti integranti della società del futuro? A connettere tali ambiti, è il cervello, almeno a livello di ricerca. Comincia così, con un argomento difficile ma sicuramente affascinante l’edizione 2018 di We Change IT, il forum che Data Manager organizza per fare il punto su contesti peculiari del mondo dell’Information Technology in Italia.

I “We Change IT Awards”

Ma prima, spazio ai “We Change IT Awards”, con il riconoscimento ad Antonio Simeone, CEO di AlgoTrader e Director di Euklid, premiato come “Manager dei dati 2018“, per aver trasformato una startup che si occupava solo di bitcoin nel primo fondo autorizzato dal Governo inglese e dalla Financial Conduct Authority (FCA) a operare esclusivamente attraverso gli algoritmi, utilizzando blockchain ed eliminando completamente la soggettività e per aver portato l’approccio “data driven” nel mercato delle fintech a un livello superiore di decision making.

Sul palco anche tre vendor e loro clienti, per altrettanti progetti lodevoli nel campo della produttività aziendale. Altea Federation, che con Nextea, Altea UP e Altea Digital in collaborazione con il “Laboratorio Sistemi per la Produzione” dell’Università del Salento, ha supportato Vibram nel ridisegno del ciclo produttivo, partendo dall’analisi delle criticità e focalizzandosi sul processo di allocazione delle risorse. Orange Business Service per la capacità innovativa di fare da orchestratore di tecnologie, dalla fase di prevendita a quella di produzione, di BorgwardPegasystems, per aver contribuito a potenziare il canale di vendita di Allianz Italia, fornendo una visione unificata, completa e aggiornata del cliente, dalla prospettiva della strategia di business; Talend per il supporto al progetto Passenger Flow di Aeroporti di Roma in cui è stata messa al centro dell’attenzione l’analisi dei flussi passeggeri, con l’obiettivo di migliorare le performance e ottimizzare l’operatività aeroportuale.

È tempo poi per una vera “woman in tech”, Laura Cancedda dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) che, intervistata dal nostro Giuseppe Mariggiò, è tornata sul tema “cervello”, spiegando come sia proprio quest’ultimo il punto di partenza per sistemi avanzati di elaborazione digitale, che si tratti di machine learning, Intelligenza Artificiale o reti neurali superiori. Tutti i principali filoni di ricerca in tale panorama tentano di riprodurre il cervello dell’uomo a fini di automazione tecnica, per la realizzazione di software, piccoli o grandi che siano, capaci di svolgere operazioni in autonomia, che si tratti di prevenire attacchi informatici, pilotare automobili o assistere le persone nella loro quotidianità. “I neuroni che collaborano tra di loro si rafforzano – ha sostenuto Cancedda – ed è un assioma che vale sia in natura che in laboratorio. Piattaforme di algoritmi che comunicano sono già realtà ma la sfida del futuro è la creazione di strutture autodeterminanti, organizzate e quasi sufficienti”. Vuol dire che sarà la fine del pensiero umano? “Per nulla, anzi il cervello tradizionale sarà sempre il centro di controllo dell’ambiente digitale circostante, che dovrà essere governato esternamente” – ha concluso la ricercatrice dell’IIT.

Parlando di AI, possiamo già renderci conto di come il suo utilizzo stia cambiando il mondo dei servizi. A confermarlo è la prima roundtable di We Change IT, che vede come protagonisti Laura Cancedda, dell’ITT, Saverio Ferraro di BNL BNP Paribas, Michele Carmina di Assicurazioni Generali, Alessandro Rancitelli di Bayer, Andrea Dupplicato dell’Istituto Europeo di Oncologia, Salvatore Gervasi di Kaspersky Lab Italia e Roberto Lei di Pegasystems. “L’Intelligenza Artificiale oggi permette di ottimizzare la vita di un cliente in diverse situazioni – afferma Carmina di Assicurazioni Generali – da istituto preso in considerazione solo per eventi non proprio piacevoli, le assicurazioni stanno assumendo una valenza maggiore, come soggetto attivo a supportare le persone in tanti momenti: dall’auto al lavoro, dalla vita domestica alla sicurezza dei famigliari. L’AI ci aiuta a costruire offerte maggiormente personalizzate e cucite addosso ai clienti, grazie a sensori e IoT che dicono sia agli individui che all’istituto come approcciare la soluzione migliore secondo i propri stili di vita”.

“Il nostro punto di partenza è stato un chatbot – interviene Ferraro di BNL BNP Paribas – che può rispondere alle esigenze dei navigatori in qualsiasi momento, con un linguaggio sempre più vicino a quello dell’uomo. Il servizio non è pensato per sostituire l’uomo ma dar seguito alle richieste al di là degli orari e dei giorni in cui il call center è a disposizione”.

Sulla stessa falsariga, almeno in termini di applicazione tecnologica c’è Bayer. “La struttura in Italia è dedicata al marketing and sales dunque l’obiettivo principale è quello di seguire il cliente e fornire le giuste informazioni circa le offerte del gruppo – sottolinea Alessandro Rancitelli di Bayer – tra i tanti progetti, abbiamo realizzato un assistente virtuale, insieme alla startup IndigoAI, che segue chiunque visiti il sito SapereSalute, sia alla ricerca di risposte che di aggiornamenti tematici. Dal lancio, nel 2017, abbiamo raggiunto 30 mila utenti, creato 4.500 conversazioni e rilevato 1.600 navigatori che hanno scelto di attivare le notifiche di aggiornamento tramite chatbot. Dunque una crescita sostanziale di formazione in ambito healthcare”.

Ma l’utilizzo della tecnologia diventa sostanziale anche per l’evoluzione delle tecniche a favore degli individui. IoT e robotica hanno ad esempio permesso all’Istituto Europeo di Oncologia, lo IEO, di migliorare le attività in sala operatoria ma anche di ricezione di dati pre e post-intervento per mezzo dei big data e dei wearable. Ciò ha comportato ovviamente una attenzione alla compliance normativa per la protezione della privacy”.

Una protezione che guida da sempre il lavoro di Kaspersky Lab, per il quale interviene Salvatore Gervasi: “Di sicuro il tema è più sentito di quanto lo fosse anni fa, anche a causa del Gdpr e della paura che un suo non-rispetto comporta. Al di là del timore è innegabile come tutti coloro che gestiscono dati sensibili sappiamo che oggi c’è la necessità di assicurarli, sia agli occhi di minacce esterne che di perdite causate da disastri e inefficienze aziendali”. Più di una volta abbiamo considerato la normativa europea sui dati come un’opportunità di crescita ed è così che i grandi player l’hanno intesa, come coda lunga della trasformazione digitale.

Il fine ultimo è migliorare il servizio al cliente, un mantra che Pegasystems persegue quotidianamente. Secondo Roberto Lei: “La AI, intesa sia come software e dunque processi, che hardware e quindi strumenti fisici innovativi, ci permette di interagire meglio con i nostri clienti, per capire davvero dove vogliono arrivare con una soluzione di customer engagement. Ciò, unito a piattaforme di deep learning e computer vision, consente realmente di dar seguito a un business sempre più end-to-end, verso il cliente finale, trasparente e chiaro”.

La governance del cambiamento

Quanto sono presenti oggi in Italia le soluzioni avanzate in ambito IT? Essenziale il parere di Fabio Rizzotto di IDC Italia: “Stiamo osservando una certa accelerazione dell’adozione di tecnologie emergenti che comportano anche un’accelerazione delle capacità infrastrutturali. In Italia è del 7% la spesa IT nella più ampia fetta dell’Europa Occidentale, con un aumento sostanziale degli investimenti, anche grazie ai programmi nazionali di digitalizzazione. Cosa manca? Sicuramente una più solida governance, necessaria per creare strategie complete di amministrazione generale e gestione operativa. Abbiamo un grande potenziale, che arriva anche dal poter imparare dagli errori del passato per costruire un futuro che non sia solo intelligente ma anche funzionale e al servizio dei cittadini-consumatori”.

Ma come accade per i servizi, l’intelligenza artificiale cambia anche il mondo della produzione e della logistica. Ne parlano Daryush Arabnia di Geico, Carlo Napoli di Enel, Andrea Ruscica di Altea Federation, Carlo Maria Recchia di Coldiretti, Egis Ligorio di La Marzocco e Pier Giuseppe Dal Farra di Orange Business Services. “Si parla spesso di macchina e uomo come si si trattasse di identità contrapposte. Nel settore del manufacturing ciò è sempre meno vero, cioè AI e persone possono collaborare per giungere a risultati comuni, verso un solo obiettivo – è il pensiero di Geico – un esempio è Tesla, oggi riconosciuta come compagnia di assoluto valore hi-tech che ha fatto dell’integrazione dei processi un asset di successo”.

La digitalizzazione progressiva

Il termine digitalizzazione progressiva è quello che Orange utilizza quando parla del processo di aggiornamento sistemico dei suoi clienti. “Come telco, ci focalizziamo sicuramente sull’adozione di reti di nuova generazione ma anche di piattaforme abilitanti dell’innovazione. Pensiamo al cloud, all’IoT e alla sensoristica in generale – afferma Dal Farra – ma anche agli strumenti per garantire un funzionamento ottimale della catena di fornitura di produzione e di distribuzione”. Una fornitura che si basa, per Enel, sempre più sull’uso di machine learning e algoritmi predittivi, fondamentali in un campo critico, come quello dell’energy, dove prevenire gli incidenti e ottimizzare gli interventi può risultare essenziale sia per la stessa azienda che per i clienti.

Ma il bello delle nuove tendenze tech è che i costi di realizzazione, più bassi che in passato, consentono di creare device personalizzati, che sanno tanto di DIY. È il caso di La Marzocco, leader nel campo delle Coffee Machine che, nel tempo, ha integrato sensori connessi nelle macchine da caffé, circa 20 mila in tutto il mondo, per gestirle da remoto e fornire assistenza a distanza. Oltre all’hardware, La Marzocco studia anche algoritmi predittivi peculiari, per migliorare il supporto globale e dunque l’efficienza dei prodotti.

Una predictive analysis che non è più così inusuale in ambiti tradizionalmente lontani dai tecnicismi informatici. Coldiretti ne è l’esempio, visto l’aumento di metodi di precisione, come i droni, pilotati anche autonomamente per il controllo dei territori ma anche attività dirette di coltivazione. Un ruolo considerevole è quello svolto dai vendor, i terminali che riescono a veicolare  all’utente le nuove tecnologie in quanto soluzioni utili per il proprio business. Per Ruscica di Altea Federation: ”Il vendor ha un ruolo importantissimo perché è produttore finale di innovazione, dunque deve continuare a ispirare e a spingere verso il futuro. Però deve curare gli ecosistemi, con la consapevolezza che non ogni settore è pronto al grande salto; tempi e modalità devono sapersi adattare per un democratizzazione IT allargata”.

L’intelligenza artificiale che cambia il mondo dei processi, delle vendite e della customer relation

Marketing, sales e customer service rappresentano le funzioni aziendali più sensibili all’introduzione di soluzioni di AI. Per Sergio Scornavacca di Indra Italia: “La AI, le nuove forme di mobilità e di analisi dei dati hanno creato le cosiddette smart communities, che innalzano la cultura tecnologica e la conoscenza di ciò che si può fare con big data e informazioni stratificate. La capacità di manipolare molti più dati che in passato ci forniscono possibilità di monitoraggio e di comprensione del contesto mai viste prima, che migliorano l’engagement con i clienti e la fidelizzazione degli stessi”.

L’estrema digitalizzazione delle esperienze si spinge anche laddove in precedenza non ci sarebbe stato motivo di introdurre tool dall’alto valore tech. Pensiamo alla pubblica amministrazione, in particolare al Comune di Bergamo che, come ha raccontato l’assessore Giacomo Angeloni, presto installerà sensori IoT per ottimizzare la spesa dovuta dai cittadini per la produzione di rifiuti. Oppure agli Aeroporti di Milano, che sfruttano la tecnologia per questioni di sicurezza, ad esempio con il riconoscimento dei viaggiatori e l’incrocio di tali dati con i database delle forze di polizia internazionali.

Una AI quindi che è vettore e collante di collaboration tra le aziende. Eppure parliamo di un futuro che è già qui: “Non c’è alcunché di disruptive nelle tecnologie odierne. Si tratta semplicemente dell’IT di oggi che ha preso forma e che cambierà, probabilmente in autonomia, domani. Il discorso non deve fermarsi alle innovazioni ma a ciò che arriva dopo, anche a livello normativo. C’è bisogno di una considerevole dose di etica, di tecno-etica, che suggerisca un canale di adozione e integrazione ben preciso e condiviso dai player di riferimento” – conclude Antongiulio Donà di Talend.


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