Digitalizzazione dei beni artistici. A imperitura Memooria

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La startup modenese sfrutta le tecnologie di ripresa sviluppate negli anni dal suo fondatore, per una nuova offerta mirata ai collezionisti e ai musei. Grazie all’alta definizione e a blockchain è possibile certificare e valorizzare un dipinto, attivando processi di conservazione preventiva

La tecnologia prima e la digitalizzazione poi hanno avuto un impatto importante sui linguaggi dell’espressione artistica. Forse, gli esempi più clamorosi, sul piano creativo, vengono dal fronte della composizione e dell’esecuzione musicale, con alle spalle oltre un secolo di realizzazione e uso esecutivo e compositivo di strumenti musicali elettronici e sintetizzatori del suono. Il rapporto tra manualità e automazione nel campo delle figurative si muove ancora su un terreno più documentale e museale che creativo, anche se in particolare negli ultimi anni il mondo della fotografia digitale ha prodotto moltissimi contenuti artisticamente innovativi. L’esperienza di Memooria nasce, come una costola, proprio nell’ambito della fotografia digitale ad altissima definizione, con una finalità rivolta all’autenticazione, la conservazione preventiva e la valorizzazione dei patrimoni artistici pubblici e privati. Tredici anni fa, il suo fondatore Luca Ponzio, aveva lanciato una prima iniziativa, Haltadefinizione, in seguito confluita nel gruppo editoriale Franco Cosimo Panini. Ponzio – una carriera di studi in ingegneria delle telecomunicazioni interrotta per dare vita, nel 1999, a una società specializzata in qualità del software – aveva imboccato la strada dello sviluppo di tecnologie di riproduzione digitale focalizzata sulle opere d’arte.

ALGORITMI DI CATALOGAZIONE E BLOCKCHAIN

Sul sito di haltadefinizione.com si trovano molti esempi del lavoro svolto su grandi capolavori come gli affreschi della Cappella degli Scrovegni di Padova, il Bacco del Caravaggio, la Venere di Urbino del Tiziano. «Il passaggio a una nuova startup – racconta il fondatore di Memooria – coincide con un picco di capacità delle nostre tecniche di fotografia. Con un gigapixel di definizione siamo arrivati alla soglia dei limiti fisici. Con Memooria vogliamo andare oltre, interrogandoci sulle cose che possiamo fare per assicurare ai posteri una memoria fedele delle opere d’arte, un bene intrinsecamente deperibile, nello stato in cui queste si trovano attualmente».

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Memooria offre a collezionisti e musei la possibilità di effettuare una fotografia digitale molto precisa, che rispetta fedelmente anche i colori, la morfologia, la geometria di un quadro. Le tecniche di ripresa, con procedure altamente automatizzate, in modo da minimizzare i costi e il numero di tecnici coinvolti, non agiscono solo sulle due dimensioni dell’altezza e della larghezza, ma permettono di catturare anche la dimensione dello spessore del tratto pittorico. «Se effettuo uno scatto oggi – spiega Ponzio – tra 20 anni sarò in grado di valutare il più minimo cambiamento perché la tecnologia di Memooria rende perfettamente comparabili due riprese successive». Questa informazione può essere fondamentale per eventuali azioni di restauro, perché fornisce le indicazioni su dove si deve intervenire. Gli algoritmi di catalogazione digitale della startup inglobano persino un sistema blockchain che certifica l’autenticità di ciascuna immagine nella corretta cronologia. In gioco non c’è soltanto il pur importante aspetto della conservazione preventiva, o dell’autenticità di preziosi capolavori venduti alle aste, ma un intero ventaglio di possibilità di accesso e fruizione dell’opera d’arte. «Maggiore è l’accuratezza e la completezza – dice Ponzio – più ampie sono le opportunità. Partendo dalle immagini ottenute si possono anche fare riproduzioni a stampa, cose che possono avere un elevato valore commerciale».

IL PERCORSO DI MEMOORIA

In Italia, certi discorsi cominciano a far breccia solo ora. I musei hanno cominciato ad avvicinarsi alla fotografia digitale per le loro esigenze di gestione e conservazione. Il problema è che non ci si può fermare a una buona risoluzione. Il lavoro di scansione 2D/3D di Memooria, l’attenzione agli aspetti morfologici, alla colorimetria, permettono di fare un salto qualitativo immenso. Il primo incontro con le peculiarità della startup modenese è avvenuto proprio all’interno di un piccolo museo milanese. L’occasione è rappresentata dall’intervento di Camilla Perondi, conservation scientist di Memooria, per la presentazione delle attività di collaborazione della startup con Casa-Museo Boschi Di Stefano, una struttura aperta una quindicina d’anni fa per ospitare – negli stessi ambienti della loro abitazione – i lavori selezionati da una raccolta d’arte donata negli anni 70 dai coniugi al Comune di Milano. Camilla Perondi ha spiegato i fondamenti teorici di un lavoro di acquisizione digitale che punta a restituire l’opera pittorica nella sua interezza, non attraverso una semplice immagine ad alta qualità, bensì basandosi su precisi criteri di classificazione dei vari parametri e metadati. Il punto di riferimento, secondo la giovane scienziata della conservazione, sono due raccolte di linee guida pensate per questo tipo di digitalizzazioni, adottate in Italia esclusivamente da Memooria. Si tratta delle linee guida olandesi del progetto Metamorfoze (nate da una collaborazione tra la Biblioteca Nazionale e gli Archivi Nazionali dei Paesi Bassi per la conservazione dei documenti cartacei); e delle complesse regole tecniche elaborate da FADGI (Federal Agency Digitization Guidelines Initiative), una iniziativa che da oltre dieci anni impegna diverse agenzie federali americane in uno sforzo di definizione delle corrette modalità di preservazione digitale dei contenuti storici, siano essi illustrazioni bidimensionali o supporti audiovisuali.

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OLTRE LA CONSERVAZIONE TRADIZIONALE

In Casa-Museo, il piccolo team di Memooria ha acquisito un certo numero di opere di un deposito troppo esteso per essere esposto nella sua interezza. «Musei che dispongono di depositi ingenti – spiega Ponzio – possono servirsi della nostra tecnologia per effettuare controlli preventivi sullo stato di conservazione dei quadri, riparando danni che richiedono interventi più immediati, costruendo cataloghi molto accurati. Gli apparati di ripresa che abbiamo messo a punto sono preconfigurati e veloci, non impegnano un numero elevato di tecnici. Le campagne di rilevamento hanno prezzi molto competitivi». Il lavoro sulla collezione Boschi Di Stefano ha avuto un risvolto imprevisto che apre ulteriori prospettive. Le immagini acquisite dal quadro “Facitori di trofei” di Giorgio de Chirico, hanno rivelato dei particolari rimasti finora invisibili, in base ai quali i ricercatori hanno determinato la presenza sotto lo strato pittorico, di un abbozzo di una precedente versione del dipinto. «I nostri modelli 3D – continua Ponzio – consentono di svolgere analisi che in precedenza necessitavano di tecnologie diverse e questo per i restauratori può servire per effettuare valutazioni diverse rispetto alle normali fotografie». Il percorso di Memooria è appena iniziato, ma l’interesse da parte dei musei è molto elevato e la startup, che ha recentemente stipulato un accordo di partnership con il prestigioso Opificio delle Pietre Dure di Firenze, si sta muovendo anche in ambiti contigui, come i manoscritti miniati. Da oggi, il nostro fragile patrimonio artistico ha un robusto alleato digitale per preservarlo e renderlo più fruibile.


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