Autonomous organizations al centro della trasformazione digitale targata Oracle

Al via l’Oracle Cloud Day
IoT, blockchain, artificial intelligence, machine learning, protagoniste all’Oracle Cloud Day   

IoT, blockchain, artificial intelligence, machine learning, protagoniste all’Oracle Cloud Day   

Il futuro è delle autonomous organizations. Aziende che hanno compreso che per competere in un mondo in cui le uniche certezze sono il cambiamento e la velocità serve un nuovo modello organizzativo. Centrato sulla performance, i tempi con cui si fa business, fatturato. Oggi forse il fattore principale di valutazione. Aziende capaci di crescere in tempi brevissimi sfruttando la tecnologia: banda larga, cloud computing, algoritmi avanzati elaborati grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale, big data, machine learning. Senza acquistare asset. Soggetti nuovi nella scala evolutiva, dotati della capacità di sfruttare i dati per ottenere insights. Che aiutino a migliorare il proprio business risparmiando sui costi. Attenzione: autonomous. Un termine diverso da automation, un concetto sottostante attività ripetitive che non aggiungono alcun valore a un processo, dove invece deve esserci apprendimento. Che passa attraverso sei livelli di consapevolezza come illustra Neil Sholay, VP of Digital di Oracle EMEA, nel corso del primo speech all’Oracle Cloud Day.

Un’organizzazione che sempre di più incorporerà l’AI all’interno dei propri processi. «L’AI deve essere consumerizzata. E sarà in tutte le applicazioni cloud» prevede Fabio Spoletini, Country Manager, Oracle Italy. «Le stime Gartner ci dicono che l’85 per cento delle interazioni con i clienti saranno automatizzate». L’unico pericolo allora è di non riconoscere che le nuove tecnologie sono trend potenti che vanno accolti. Combatterli o ignorarli significa opporsi al futuro. Nel nuovo business model non ci sono alternative al cloud. Un concetto che Spoletini non si stanca di ripetere. «Il cloud è inarrestabile e fondativo. Per questo mi domando se l’IT industry, aziende come la nostra, potranno mantenere un business model on premise e contemporaneamente uno in cloud. Io lo ritengo impossibile. Come paradigma, l’on premise non funziona più. L’infrastructure ha prodotto efficienza. Ma non produttività e innovazione» concede Spoletini. «Che arriveranno con la seconda ondata della cloud innovation». In tutto questo – sottolinea Spoletini – il tema della security è centrale. «Senza non può esserci un servizio all’altezza del business model adottato dalle aziende più evolute. Per le quali l’industria fornirà delle soluzioni out of the box. Non dimentichiamo che anche i settori più regolamentati, finance service e public sector, secondo le stime di Gartner, sposteranno almeno il 50% dei loro processi sul cloud».

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La grande disruption per Oracle

Processi che riguardano applicativi mission critical come l’ERP aziendale, che sempre più aziende stanno migrando sul cloud. «La grande disruption oggi per Oracle, un segmento di mercato in cui l’offerta della concorrenza non è assolutamente pronta. Come dimostra l’esigua presenza di soluzioni concorrenti. Un vantaggio competitivo che ci rafforza nell’obiettivo di essere il primo fornitore con l’offerta più ampia di software as a service. Mantenendo la leadership tecnologica grazie all’autonomous DB e alla piattaforma IAAS Generation 2». Obiettivi incorporati nella strategia Oracle. Il cui terzo pilastro, conclude Spoletini, è rappresentato dalla partnership con i clienti: «Dal loro successo dipende il nostro. Come dimostrano, tra gli altri, i casi Amplifon, Segafredo e Giglio Group».