L’India cerca di limitare lo strapotere di Amazon e Walmart

L'India cerca di limitare lo strapotere di Amazon e Walmart

L’India difende le sue aziende dalle multinazionali statunitensi dell’e-commerce con misure protezionistiche particolarmente restrittive

In molti paesi l’avvento delle multinazionali di e-commerce ha dato un brusco freno alla crescita di realtà locali più piccole. Nazioni come la Francia si sono adoperate per ridurre l’impatto sulla propria economia di aziende come Amazon, che oltretutto sono avvantaggiate da una tassazione favorevole, attraverso misure protezionistiche. Oggi anche l’India, uno dei mercati emergenti più interessanti a livello mondiale, ha deciso di seguire la stessa strada.

Dal primo febbraio 2019 non sarà più possibile per queste realtà stringere accordi di esclusiva come la partnership che unisce il colosso di Seattle al produttore di smartphone cinese OnePlus. I grandi dell’e-commerce non potranno poi più vendere prodotti detenuti in India da loro controllate locali ma saranno costretti a detenerli nei magazzini di aziende indiane. Non solo, nessun venditore potrà affidare più del 25% di scorte di un singolo bene a uno specifico rivenditore e verranno introdotte anche restrizioni per la pubblicità. Le nuove regole comunque non vanno a colpire solo Amazon ma anche società come Walmart, che qualche mese fa ha acquistato la piattaforma indiana Flipkart per 16 miliardi di dollari.

Il Ministero del Commercio ha difeso le nuove norme affermando che serviranno a promuovere una crescita dell’industria in un regime di “sana concorrenza” ma c’è chi accusa Nuova Delhi di aver imitato la Cina. Il Paese del Dragone infatti ha limitato la libertà d’azione delle imprese statunitensi per favorire l’espansione di gruppi locali come Tencent e Alibaba.

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