Il confine sottile tra ieri, oggi e terzo decennio

Nuovo calendario, nuova agenda dell’innovazione per le imprese. L’alba del 2019 suona sempre più come l’inizio di un lungo, affascinante periodo di grandi trasformazioni

Non sappiamo più bene cosa ci aspetta, ma dobbiamo cambiare per vedere cosa ci aspetta, altrimenti nessuno ci aspetta. Paradossi, come tanti, di questi tempi. Le aziende lo sanno. Bisogna proseguire nella trasformazione, ma è complesso. Possiamo tracciare delle linee, dei principi guida da applicare per andare avanti tra rischi e opportunità. Che la DX (Digital Transformation) continui a essere una priorità strategica anche nel 2019 non sorprende. Ma rendere concreta questa strada richiede alcuni ingredienti. Il digital thinking deve diventare parte integrante delle attitudini e delle competenze del senior management. Si deve rafforzare la consapevolezza che il coordinamento – in direzione univoca – tra diverse responsabilità e strutture organizzative aziendali è essenziale. Inoltre, lo sviluppo e aggiornamento della roadmap di innovazione, tramite use case e ambiti di applicazione, deve avvenire attraverso un orizzonte temporale, graduale, ma guardando ai possibili stadi incrementali che si vogliono raggiungere.

RIPENSAMENTO DELLE IT FOUNDATION

L’economia mondiale corre quindi dentro questi binari, che spingeranno investimenti IT fino a quasi 7000 miliardi di dollari dal 2019 al 2022, anno in cui si prevede che oltre il 60% del PIL globale sarà generato da prodotti, servizi, offerte e relazioni commerciali “digitally-enhanced”. È evidente che dentro questi ingenti investimenti IT, spinti con diversa intensità da economie mature ed emergenti, si collocano decisioni che già nel breve molti responsabili aziendali dovranno compiere. Secondo IDC, nel corso dei prossimi 12 mesi, il 60% dei CIO in Europa avvierà un ripensamento delle IT foundation in risposta all’avanzare delle strategie aziendali sopra tracciate. Come sempre, non tutte le imprese viaggeranno alla stessa velocità.

Nel nostro continente si prevede che entro i prossimi tre anni oltre la metà delle organizzazioni sarà “digital determined”, un traguardo che si misura con la capacità di ripensare offerte, prodotti e servizi digitalmente in un quadro di rinnovamento dei modelli di business, ottenuto attraverso una strategia organica e integrata. A completare il profilo di queste realtà ci pensano poi anche una cultura improntata al change management continuo, che si traduce in ricchezza e valore verso il mercato (enhanced CX). Questi ultimi fattori, sappiamo, sono spesso evidenziati come i più critici dalle imprese nei percorsi di trasformazione digitale.

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LA REALTÀ DELLE IMPRESE ITALIANE

La posta in gioco cresce anche nel nostro Paese e non mancano le sfide. In una recente indagine IDC (IT Services Survey 2018), per le aziende italiane il principale ostacolo all’innovazione risiede nella carenza di expertise digitali (35%), seguito da un altro aspetto critico: per il 30% delle imprese le iniziative digitali sono disconnesse e creano isole di innovazione non integrate. Al terzo posto (29%) incontriamo la presenza ancora troppo diffusa di pratiche di lavoro e di sviluppo tradizionali (ad esempio, approcci Waterfall versus Agile).

Viene da chiedersi in che misura questo quadro (non una peculiarità tutta italiana, essendo diffuso in generale in tutta Europa) influenza l’agenda di prossimi mesi o anni. Bisognerebbe provocatoriamente invertire le priorità spostando l’attenzione dalla DX come priorità alla DX come risoluzione dei problemi da questa generati? Sicuramente, nelle imprese maggiormente esposte sono in corso riflessioni su come andare avanti con nuove iniziative mitigando rischi e problematiche emergenti (o stratificate nel tempo).

ARCHITETTURE E TECNOLOGIE

Sul fronte architetturale e tecnologico, la strada aperta da qualche anno con la diversificazione degli ambienti IT verso cloud ed edge si rafforza nella sua struttura e ramificazione, incorporando altri paradigmi. Entro il 2020, oltre il 40% degli sviluppi cloud abbraccerà logiche edge computing, e almeno un quarto dei sistemi e dispositivi “at the edge” incorporerà algoritmi AI. Il vantaggio competitivo si rafforza anche attraverso la leva architetturale. Queste e altre dinamiche porteranno nuovi cambiamenti nel modo di concepire il ruolo e il funzionamento dei modelli private cloud. Nati sull’onda dell’innovazione di IT e datacenter proprietari che gestiscono il corpo dei sistemi e delle applicazioni mission critical in chiave più moderna, questi modelli oggi per potersi affermare come vincenti nel quadro dei nuovi servizi digitali richiedono (o richiederebbero) sforzi ancora più ingenti rispetto alla prima fase di sviluppo, in considerazione della maggiore complessità di business e tecnologica, della velocità dei cambiamenti, della flessibilità richiesta dalle nuove iniziative.

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Di conseguenza, secondo IDC a partire dal 2020 una quota crescente di imprese a livello mondiale vedrà più efficace lo sviluppo di “piattaforme cloud dedicate” per il lancio di nuovi servizi digitali, approccio alternativo a ingenti investimenti necessari per adeguare i modelli private cloud preesistenti, che saranno comunque rinnovati ma con una diversa modulazione, dei budget, delle priorità e delle funzioni assegnate all’interno dei modelli IT complessivi. L’Artificial Intelligence continuerà a farsi strada non solo nell’orizzonte “invisibile” di sistemi e piattaforme, ma anche nella sua dimensione di interfaccia e interazione. È tutta la user experience (UI) a essere contaminata, dalle logiche di sviluppo al design della relazione tra strumenti e utenti. Entro il 2020 secondo IDC, circa la metà delle imprese globali adotterà applicazioni tecnologiche concepite per trasformare la user experience attraverso l’AI, di fatti aprendo la strada alla convergenza tra queste sfere.

COME MISURARE LE PERFORMANCE

Le trasformazioni epocali che stiamo vivendo hanno già posto la questione del come e cosa cambia dal punto di vista della misurazione. Come e cosa osservare? Quali sono gli indicatori e le metriche da introdurre? Come quantificarli? L’inadeguatezza dei tradizionali KPI di business ha aperto la strada a una nuova famiglia di indicatori che appaiono più adeguati a rappresentare le performance delle imprese nell’era digitale (digital KPIs). Ci vorrà ancora qualche anno prima che un nuovo set di KPI possa essere incorporato nei processi di business e aiuterà le imprese a ragionare, pensare, navigare diversamente sui mercati. Secondo la European Executive Sentiment Survey 2018 di IDC, oltre il 35% delle imprese fatica a identificare, introdurre e utilizzare KPI corretti. Comprensibile, considerando la complessità e la natura di ogni metrica, la sua valenza in alcuni e non tutti i contesti, gli ambiti funzionali e i fenomeni oggetto della misurazione, l’interpretazione e utilizzo ai fini decisionali che le persone fanno a vari livelli nell’organizzazione. Tuttavia, guardando in positivo il bicchiere, si direbbe che è mezzo pieno. Infatti, oltre i due terzi delle imprese sta utilizzando KPI per il digital business (per pianificazione strategica, performance e operating review, misurazione del successo dei progetti digitali, oltre a una gamma di vecchi e nuovi indicatori in ambito CX). Nel complesso, secondo IDC entro la fine del 2022, quasi il 90% delle maggiori 500 aziende mondiali farà leva su nuovi KPI soprattutto per gli obiettivi di misurazione del tasso di innovazione di prodotti e servizi, data monetization e capitalization, engagement di dipendenti e collaboratori.

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IL FUTURO È ARRIVATO

Chiudiamo il 2018 e apriamo il nuovo anno con una breve divagazione. Per tutti come sempre, il futuro deve ancora arrivare. Ma è anche vero che per qualcuno, alcuni, o molti, in fondo, il futuro è arrivato. Lo sanno bene gli amanti di Blade Runner, ambientato proprio nel “lontano” 2019. Tra realtà e scenari fantastici, buon anno!

Fabio Rizzotto associate VP & head of local research & consulting di IDC Italia