La trasformazione passa dalla nuvola. Zscaler cambia la sicurezza aziendale

Quando una volta, software e applicazioni erano all’interno del perimetro aziendale, conservate in un data center on-premise, e gli utenti affrontavano le esigenze del lavoro in spazi fisici e tempi determinati, l’unico metodo per fornire un servizio di qualità era posizionarlo all’interno dello stesso perimetro. Oggi, evidentemente, non è più così: il recinto chiaro di una volta ha limiti indeterminati, volatili, e la sicurezza di cui si ha bisogno assume forme differenti, si staglia su piattaforme e livelli senza soluzione di continuità, da dispositivi classici a quelli nuovi, come l’Internet of Things. Quello che fa Zscaler, grazie alla sua piattaforma di sicurezza nel cloud distribuita globalmente su 100+ data center, è permettere alle aziende e ai loro utenti di ottenere le migliori performance e livelli di sicurezza accedendo alle applicazioni di business (Internet/SaaS – Private Data Center/IaaS), tramite qualsiasi device, ovunque essi siano, attraverso qualsiasi rete. «La trasformazione verso il cloud è un trend oggi in fase di partenza in Italia, con le imprese che hanno compreso che adottare i principi della nuvola rappresenta una frontiera da raggiungere con importanti benefici in produttività, agilità e ottimizzazione dei costi» – ci spiega Fabio Cipolat Gotet, regional sales manager di Zscaler. Quando nasce un “mega-shift”, un grande cambiamento, come quello in corso verso il cloud, si presentano nuove opportunità e nascono nuovi leaders. Le imprese stanno evolvendo il loro perimetro di rete, lasciandosi alle spalle quello che conoscevamo e si stanno tuffando in un segmento che di fatto non conoscono bene e che pone interrogativi sulla corretta attuazione e approccio.

Leggi anche:  Smart working. Il ruolo dei device intelligenti

«Le aziende iniziano a mutare il modello ICT costruito negli ultimi 30 anni (on-premise – hybrid) per allinearlo al cloud. Sicurezza e rete, che prima erano divisioni ben identificate, ora, proprio con il cloud, pongono in evidenza la necessità di maggiore integrazione e comunicazione, al fine di far conseguire gli obiettivi dell’azienda. Non vi è più confine tra network e security ma entrano in gioco tematiche architetturali e nuove esigenze, quali la mobilità degli utenti e la user experience. Il business e la sua modalità di accesso nel cloud, assume una velocità diversa. Pensiamo a Blockbuster, un modello totalmente on-premise scomparso a causa dell’arrivo di piattaforme as-a-service come Netflix e lo streaming video in generale». Nella pratica, ciò che deve emergere è una logica “cloud-first”, abilitata da partner e vendor in condizione di supportare il cliente in questo cambio epocale verso la nuvola, affiancandolo nel processo di trasformazione. Il punto non è “se” e “come” andare sul cloud ma “quando” lo faremo, centralizzando l’attenzione non sul singolo progetto specifico, ma sugli obiettivi aziendali sul medio e lungo termine che il journey verso il cloud impone.


GESTIRE LA COMPLESSITÀ

In un panorama così sfidante, anche dal punto di vista dei vendor, qual è la chiave di differenziazione di Zscaler rispetto alla concorrenza? «Quando ci sono questi grandi cambiamenti non si può pensare di approcciarli in maniera tradizionale, perché ciò che era utile ieri non lo è più adesso. Noi siamo nati nel cloud, integrati in un ecosistema cloud, pronti a soddisfare le richieste di digital journey dei clienti. E lo facciamo essendo noi stessi parte attiva del rinnovamento, come leader di un trend oramai inarrestabile».

Leggi anche:  Formarsi per competere