Il governo americano fa causa a Edward Snowden per aver infranto gli accordi di non divulgazione

L’icona della privacy deve affrontare una serie di accuse in merito al contenuto della sua recente autobiografia, che viola alcuni accordi

Edward Snowden sta affrontando una serie di accuse inerenti il contenuto della sua autobiografia. L’ex dipendente della Booz Allen Hamilton, contraente della NSA, risponderà dunque a una causa civile che sostiene come il materiale inserito nel volume viola gli accordi di non divulgazione con le agenzie governative, tra cui la CIA e la NSA.

Secondo il parere degli avvocati, il libro, intitolato “Permanent Record”, contrasta con quanto aveva sottoscritto in precedenza con gli organi americani, e cioè che avrebbe fornito una copia pre-pubblicazione del libro per la revisione. La causa copre anche i numerosi impegni pubblici (in gran parte utilizzando un robot di telepresenza) a cui Snowden ha dato seguito da quando è fuggito a Mosca nei giorni seguenti la pubblicazione delle sue rivelazioni sulla sorveglianza di massa da parte del governo degli Stati Uniti.

Cosa succede a Snowden

La causa non cerca di bloccare la pubblicazione del libro, il che è positivo perché è già uscito. Tuttavia, tenta di recuperare tutti i profitti ottenuti sinora. Il vice procuratore generale Jody Hunt ha detto ai giornalisti: «Edward Snowden ha violato un obbligo assunto con gli Stati Uniti quando ha firmato accordi come parte del suo impiego da parte della CIA e come appaltatore della NSA. La capacità degli Stati Uniti di proteggere le informazioni sensibili sulla sicurezza nazionale dipende dalla conformità dei dipendenti e degli appaltatori ai loro accordi di non divulgazione, compresi gli obblighi di revisione pre-pubblicazione».

Snowden ha replicato con un tweet collegato alla lista Amazon della pubblicazione: «Questo è il libro che il governo non vuole che tu legga». Il ragazzo, che si trova sempre a Mosca con la sua attuale moglie Lindsay Mills, afferma di aver rilevato una riduzione dell’ostilità negli ultimi anni e ha spiegato che vorrebbe tornare negli Stati Uniti se gli fosse garantito un processo equo. Tuttavia, aggiunge, che è oramai abituato a vivere in esilio: «Siamo in un mondo migliore, più libero e più sicuro a causa delle rivelazioni sulla sorveglianza di massa» ha sentenziato. Una pubblicità migliore di questa non sarebbe stata possibile.

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