Svolta in Germania, nessun divieto all’hardware 5G di Huawei

Gli Stati Uniti si riavvicinano a Huawei

Il paese, nel mettere a punto le regole di implementazioni di network 5G, non esclude il gigante cinese dalla corsa alla fornitura di torri

La Germania ha messo a punto le regole per la costruzione di reti mobili 5G nel paese. Queste, con un balzo oltre i paletti “suggeriti” dagli Stati Uniti, non escluderanno le tecnologie cinesi di Huawei. I funzionari del governo hanno confermato che il cosiddetto “catalogo di sicurezza” tedesco prevedeva una valutazione di criteri tecnici e di altro tipo, ma che nessun singolo fornitore sarebbe stato bloccato, al fine di creare condizioni di parità per i venditori di apparecchiature. «Non stiamo prendendo una decisione preventiva per vietare qualsiasi attore o società» ha sostenuto il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert in una conferenza stampa tenutasi in settimana a Berlino.

Cosa faranno gli alleati

A questo punto, ci si chiede come agiranno gli alleati nel resto d’Europa. Gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni affinché escludessero Huawei, un importante fornitore di apparecchiature per telecomunicazioni in tutto il continente, con una quota di mercato globale del 28%, affermando che i suoi dispositivi contenevano “backdoor” che avrebbero permesso alla Cina di spiare altri paesi. Gli operatori tedeschi sono, per la maggior parte, clienti di Huawei e hanno avvertito che bandire il fornitore cinese aggiungerebbe anni di ritardi e miliardi di dollari di costi al lancio delle reti 5G.

La società con sede a Shenzhen ha smentito le accuse da parte di funzionari di Washington, che a maggio hanno imposto controlli sulle esportazioni, ostacolando l’attività nel settore degli smartphone e sollevando dubbi sulla liceità della rimanenza dei prodotti hardware della compagnia a livello globale. Le regole tedesche arrivano dopo che la scorsa settimana l’Unione Europea aveva avvertito del rischio di un aumento degli attacchi informatici alle reti 5G da parte di attori sostenuti dallo stato. Curiosamente, il rapporto compilato dai paesi membri non menziona più la Cina come una minaccia.

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