Oracle lancia la sua strategia per la convergenza dei dati

Oracle lancia la sua strategia per la convergenza dei dati

Una strategia convergente e moderna, come la visione che si deve avere sul business, sull’uso delle tecnologie di cloud e sull’experience dei propri clienti, fondamentale per accompagnarli nella crescita

Inserire nuove tecnologie all’interno dei processi non basta più, perché è necessario cambiare il senso profondo dei processi aziendali. Nel corso della sessione plenaria dell’Oracle Business Summit a Milano, Stefano Epifani, presidente del Digital Transformation Institute, avverte che «la rivoluzione digitale è un cambiamento di senso; non si devono fare cose vecchie in modo nuovo, ma si deve cambiare il modo in cui si fanno le cose».

Ecco perché la strategia di Oracle è quella di preparare le aziende a diventare data driver company fornendo loro le tecnologie ma, soprattutto, le applicazioni e le soluzioni per accompagnarle verso la vera disruption digitale. «Che non è ancora iniziata» – dice Fabio Spoletini, country manager di Oracle Italia, per il quale il grande cambiamento «avverrà con i sistemi Erp in cloud, settore nel quale la partita non è ancora veramente iniziata e Oracle è già ben posizionata».

Ma, ribadisce il manager, «oggi le aziende IT diventano responsabili del servizio per offrire la migliore esperienza al cliente. Non forniamo più solo la tecnologia ma operiamo in partnership con i clienti per massimizzare la loro soddisfazione e il loro business».

La customer satisfaction rappresenta nella roadmap strategica di Oracle uno dei tre pilastri fondamentali – ed è qui che si innesta anche la collaborazione annunciata all’Oracle OpenWorld di San Francisco con Microsoft. Una partnership – non soltanto un accordo commerciale – per interconnettere i cloud delle due società e risolvere le due grandi sfide che le aziende si trovano ad affrontare: sviluppare applicazioni cloud native e portare sulla nuvola le applicazioni mission critical legacy, per fare efficienza e avere più sicurezza.

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Gli altri due pilastri della vision strategica di Oracle sono poi la business process innovation e l’information technology.

Sulla prima la società si focalizza sul “one single data model” che significa realizzare applicazioni e processi il più possibile data driven. Usando l’intelligenza artificiale per processare i dati che vengono alimentati da tutti i processi aziendali. Le applicazioni sono un tutt’uno tra analytics e processi data driven, in tempo reale. Oggi infatti non è più possibile, a causa dell’immensa mole di dati, prendere decisioni senza il supporto dell’intelligenza artificiale; ed è per questo che è stata integrata in tutte le applicazioni Oracle che estraggono così il valore dai dati a supporto dei processi applicativi.

Per quanto riguarda l’information technology, l’obiettivo di Oracle è ridurre la complessità. Per questo la società ha introdotto l’Autonomous Database – un unico database per gestire differenti data model, facendoli convergere in un unico punto, con tutte le garanzie di sicurezza e prestazioni necessarie allo scenario moderno.

Ed è qui che deve arrivare la vera disruption: per Spoletini, quindi, «siamo solo all’inizio della rivoluzione digitale. IoT e real time processing, abilitati dal 5G, saranno le vere leve del cambiamento». Un cambiamento che per Oracle sarà guidato dalla pervasività nelle applicazioni aziendali di intelligenza artificiale e machine learning che metteranno in grado i nuovi CXO – gli augmented manager – di prendere decisioni data driven grazie alla convergenza di tutti i dati aziendali permessa dall’Autonomous Database in estrema sicurezza, grazie alla security by design di tutte le applicazioni in cloud.