Facebook, dati non crittografati rubati da un hard disk

Il social network si è scusato dopo un furto di informazioni arrivato non da un server ma da un disco rigido non protetto

Quanto conta lasciare un hard disk in bella vista sul sedile di un’automobile? Dipende da quello che contiene. Nel caso di cui scriviamo oggi, un bell’ammontare di informazioni, non crittografate, riguardanti Facebook. Un disco rigido è stato infatti sottratto dall’auto di un dipendente e con esso dati relativi a circa 29 mila dipendenti di Facebook, inclusi nomi, numeri di conto bancario, stipendi, bonus, numeri di capitale e le ultime quattro cifre della carta di previdenza sociale, la nostra tessera sanitaria. Ci sono tutti gli elementi per credere che tale hard disk appartenesse a un lavoratore della compagnia e ci domandiamo perché non fosse protetto con un minimo di sicurezza.

Cosa è successo davvero

“Non abbiamo visto alcuna prova di abuso e crediamo che si sia trattato di un crimine piuttosto che di un tentativo di rubare informazioni ai dipendenti” ha detto un portavoce di Facebook a Bloomberg. Eppure, nell’era digitale, crimine classico o informatico dovrebbero essere la stessa cosa o comunque maggiormente accumunati che in passato. Facebook afferma che sta ancora lavorando con la polizia per recuperare i dischi rigidi mancanti e nel frattempo ha offerto ai dipendenti interessati abbonamenti di due anni per i servizi di protezione dai furti di identità. Ma la società sta anche affrontando le critiche su quanto tempo ci è voluto per risolvere il danno, che dovrebbe essere avvenuto il 17 novembre ma notificato solo qualche giorno fa.

Anche perché si scopre che il dipendente non avrebbe dovuto portare il disco rigido fuori dall’ufficio in primo luogo: “Abbiamo preso le opportune misure disciplinari – ha spiegato il gruppo – non discuteremo i dettagli del singolo personale”, una dimostrazione del fatto che la società non si è completamente dimenticata dei principi della privacy.

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