Il mercato IT in Italia cresce più del PIL. Cloud e sicurezza IT tra le priorità di investimento. L’IoT avanza tra le tecnologie emergenti insieme all’intelligenza artificiale. La trasformazione digitale automatizza le operations, ridisegna il business, il lavoro e la relazione fuori e dentro i canali digitali

Con le iniziative di trasformazione digitale che non smettono di rivoluzionare imprese di ogni settore, non sorprende che entro il 2023 oltre la metà del PIL mondiale sarà guidato da prodotti e servizi dell’economia digitale. Ad affermarlo è IDC in un recente rapporto, nel quale spiega come l’integrazione di vecchio e nuovo, nei vari sistemi IT, permetterà di velocizzare e ottimizzare, nei prossimi tre anni, la maggior parte delle attività in essere all’interno delle compagnie internazionali e delle imprese grandi o piccole che siano. Ovviamente, il trend è indicativo di uno scenario generale che non è detto venga intrapreso come percorso di crescita da tutti. Ogni azienda deve già oggi dedicare una buona parte del proprio budget all’innovazione digitale, creando cluster interni ed esterni che rappresentino momenti di confronto ed evoluzione. Di fatto, da qui ai prossimi mesi, le risorse IT continueranno la loro migrazione verso il cloud (e multi-cloud) e ci saranno ingenti investimenti in sistemi di automazione e orchestrazione, con al centro sempre più l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico.

Sappiamo già che proprio a causa della crescente dipendenza dall’intelligenza artificiale e dai dati che la alimentano, emergerà un nuovo ruolo, quello del chief trust officer, figura che sarà a capo della sicurezza del dato, del rispetto della privacy e delle più vaste considerazioni etiche che sottenderanno il business. Una ulteriore, e fondamentale, competenza per l’intero gruppo dirigente della “nuova” impresa digitale sarà la “visione periferica”: i confini economici tradizionali stanno rapidamente scomparendo; per partecipare a logiche che uniscono le offerte di diversi settori, i manager dovranno comprendere meglio come il loro mercato si collega ad altre industry, in modo da poter fornire strategicamente un’esperienza olistica ai loro clienti.

TRASFORMAZIONE E TRANSIZIONE

Se la trasformazione digitale ha il potenziale per accelerare drasticamente le prestazioni a lungo termine, la verità è che ci ritroviamo in un’epoca di transizione che vive continuamente momenti di mutazione sia a livello sociale che economico e dove il significato stesso di “accelerazione” perde quasi di senso, non avendo più un metro di giudizio finito con cui confrontarsi. Oggi, siamo sicuramente più veloci a svolgere alcune mansioni ma come spendiamo il resto del tempo che la tecnologia ci ha liberato? Aumentiamo a dismisura la produzione di dati e informazioni, ma a che scopo? Sappiamo mettere realmente a frutto questa vastità di sapere che ci ritroviamo tra le mani e che non sembra poter diminuire?

Come è chiaro, se il mercato dell’IT vedrà presto l’affermarsi di una serie di tecnologie che possiamo considerare come un consolidamento delle esistenti (tra chatbot AI, “rich data analytics” ed extended reality), la sensazione è che il 2020 si porrà come un anno buono anche per guardarsi indietro, eliminare il superfluo e considerare cosa portarci dietro realmente nel business appena dietro l’angolo. Una porta di ingresso per una vasta gamma di soluzioni in grado di prendere il meglio dal panorama odierno, declinandolo all’interno di contenitori differenti, ottimizzati e volti al futuro. All’orizzonte è possibile scorgere 5G, AI as a Service, virtual private cloud, sistemi di comunicazione avanzata, networking e security come possibili protagonisti della scena dell’information technology. Ma ci sono alcune tecnologie che più di altre hanno la concreta capacità di far compiere uno switch sostanziale al mercato IT, apportando un miglioramento dei servizi offerti.

Come orientarsi in questi scenari? E soprattutto, quali sono gli effetti sulle imprese del nostro Paese? Stando alle elaborazioni di IDC Italy per l’Assintel Report 2020, una fotografia degli orientamenti strategici delle aziende che vivono dentro queste logiche ci consente di individuare per il 2020 due tipologie di attitudini: le cosiddette “Digitally Determined” da un lato, quelle “Digitally Distraught” dall’altro. Secondo gli analisti di IDC – «le prime sono fortemente determinate nel costruire competenze per erogare servizi digitali iper-personalizzati su vasta scala e spingono verso la creazione di una cultura dell’innovazione, basata sull’armonizzazione di molte anime all’interno di un modello unico coordinato. Le seconde sono aziende scosse dall’impatto dei nuovi scenari e che non dimostrano altrettanta capacità di competere in mercati così complessi e dinamici». In tale contesto, le dinamiche di investimento delle imprese italiane – private e pubbliche, piccole e grandi – si sviluppano secondo le principali traiettorie di innovazione tecnologica, valorizzando prodotti e servizi di nuova generazione insieme a un tessuto di competenze e soluzioni ancora in transizione verso il nuovo. «Lo scenario appena descritto porta il mercato ICT a chiudere il 2019 con una spesa delle aziende italiane che supera i 31 miliardi di euro, in crescita del 2,3% rispetto al 2018, e proietta questa a sfiorare i 31,5 miliardi di euro nel 2020, con una crescita dello 0,9% sul 2019. Il mercato, nel periodo 2018-2022, aumenterà con una variazione media annua (CAGR) dell’1,6%, con gli investimenti ICT aziendali che supereranno i 32,4 miliardi di euro nel 2022. A guidare la spesa globale sarà soprattutto la voce IT, sostenuta dai progetti di trasformazione digitale. Oltre il 16% delle imprese italiane prevede di espandere il budget IT nel 2020, mentre soltanto il 10% sta considerando l’eventualità di procedere a una razionalizzazione e a una riduzione complessiva delle spese».

ZUCCHETTI, IL LABORATORIO DELL’INNOVAZIONE

Ma in che modo espanderà questo budget? Non c’è il rischio che l’innovazione “per forza” crei un dispendio di risorse poco canalizzate? Secondo Alessandro Zucchetti, presidente di Zucchetti, dialogo e visione del futuro devono andare di pari passo. «In Zucchetti – siamo da sempre abituati ad ascoltare i clienti e a pianificare insieme a loro gli sviluppi futuri, nel senso che anche le nuove tecnologie non devono essere fini a sé stesse ma portare dei reali vantaggi competitivi all’attività di imprese e professionisti. Per questo motivo, abbiamo creato al nostro interno un vero e proprio “laboratorio dell’innovazione” dove si studiano i possibili campi di applicazione dei nuovi paradigmi come IoT e intelligenza artificiale. Alcuni di questi progetti sono già stati implementati nelle soluzioni Zucchetti per la gestione del personale. ZForecast, per esempio, è un software Zucchetti capace di prevedere il fabbisogno di persone di un’azienda sulla base dell’analisi dei dati storici e di numerose altre variabili. Algoritmi di machine learning e di tipo semantico saranno anche integrati alle applicazioni per la gestione delle risorse umane per attività di screening dei curricula e di selezione dei candidati. Un altro ambito di applicazione riguarda la ristorazione, con l’automazione completa delle casse, dal riconoscimento delle pietanze mediante videocamere e sensori ottici al calcolo dei prezzi sino alla gestione elettronica dei pagamenti. I nostri oltre 400mila clienti si aspettano questo da noi, ossia essere accompagnati in un percorso di evoluzione digitale capace di supportare realmente business sempre più specifici e complessi, con l’ulteriore vantaggio – sottolinea Alessandro Zucchetti – di poter scegliere un’azienda italiana che opera anche a livello internazionale in più di 50 paesi».

NTT, ORCHESTRARE IL FUTURO

Emanuele Balistreri, country managing director di NTT in Italia, ci ha raccontato di come la sua azienda punti decisamente sullo scouting di nuove tendenze IT, per farle proprie e tradurle in prodotti per i clienti. «Per NTT, la ricerca e sviluppo è molto più che una semplice attitudine. L’anticipazione dei trend tecnologici costituisce per noi un elemento fondante. Abbiamo ascoltato i nostri clienti, innescato processi di co-innovation e, sulla base di dati ed esigenze emergenti, riteniamo che la rivoluzione di cui saremo protagonisti avrà un impatto sulle persone, creando città, luoghi di lavoro e aziende più intelligenti e più sicure. Stando alle previsioni per il 2020, contenute nel “Future Disrupted: 2020”, l’approccio alla trasformazione digitale evolverà nell’ottica di una visione a lungo termine e continuativa. In tutto questo, l’intelligent workplace sarà il presupposto per la mutazione dell’interazione con clienti e collaboratori. I dati avranno un impatto sempre maggiore sulle infrastrutture e sarà la business intelligence a contribuire massivamente a questo aumento. L’approccio SD-WAN giocherà un ruolo fondamentale per l’adozione di nuove tecnologie di connettività così come automazione e orchestrazione saranno le parole d’ordine per il 2020 e, in un contesto hyperscale, un ruolo decisivo sarà affidato all’intelligenza applicata alla sicurezza per mettere al sicuro persone, macchine e applicazioni. A segnare la svolta sarà, in definitiva, la capacità di trarre reale valore dalle informazioni generate dai servizi IT, mettendole al servizio dell’evoluzione futura».

VEEAM, GESTIONE DATI IN CLOUD

Un mutamento in atto, già presente come detto, che viene ben inteso da Albert Zammar, regional vice president SEMEA di Veeam: «Nel corso del 2019, la tecnologia ha dimostrato di essere in grado di trasformare radicalmente le aziende e la comunità: dalle prime implementazioni del 5G alle società che si confrontano sulle modalità con cui usano l’intelligenza artificiale. Da un punto di vista IT, abbiamo notato alcuni trend che proseguiranno, come l’approccio on-premise e il cloud pubblico, che acquisiranno maggiore rilevanza. Dal punto di vista architetturale assistiamo all’adozione di soluzioni di tipo hybrid e multi-cloud, con l’obiettivo di rendere i sistemi informativi una leva per la trasformazione del business nel suo complesso. C’è però da dire che se il cloud sta diventando il modello di implementazione più utilizzato, ciò comporta problematiche di sicurezza e data privacy, che restano due delle maggiori preoccupazioni dei decisori IT. Nel 2020, le minacce cresceranno e di conseguenza le aziende dovranno essere certe che il cento per cento dei dati possa essere ripristinato immediatamente. Aumenta anche il numero di applicazioni classificate come mission-critical, e che aprono la strada a uno scenario in cui ogni software “rischia” di essere considerato prioritario. Ci affideremo al Cloud Data Management per garantire che tutti i dati aziendali siano costantemente in controllo, sottoposti a backup, recuperabili in qualsiasi momento e messi in sicurezza durante tutto il loro ciclo di vita, privilegiando la semplicità, la flessibilità e l’affidabilità delle soluzioni di business continuity».

SAP, L’EXPERIENCE ESTESA

C’è da considerare la gestione del più ampio rapporto che le tecnologie venture creeranno tra aziende e clienti, non solo consumatori. SAP, per esempio, crede che uno dei concetti di maggiore spicco nel 2020 sarà quello dell’Experience Management. «L’esperienza è un concetto esteso» – spiega Matteo Losi, innovation director di SAP Italia. «Non dobbiamo pensare solo a quella che un brand offre ai clienti, ma anche all’experience che un’organizzazione offre ai propri dipendenti, un’amministrazione pubblica ai cittadini, un ospedale ai pazienti e così via. IDC stima che entro il 2022 il 35% delle imprese gestirà programmi innovativi di “employee experience”, che incorporeranno esperienze digitali e moderne, per promuovere all’interno dell’organizzazione motivazione e vicinanza al brand. Una spinta a questi nuovi programmi è dettata dalla combinazione di tecnologie in grado di massimizzare il valore della relazione con il cliente, il dipendente o il partner di impresa. L’intelligenza artificiale e il machine learning, ma anche le tecnologie multicanale, sono il nuovo cuore della rivoluzione esperienziale. Combinate poi con altre tecnologie innovative come realtà aumentata, natural language processing o la robotica, aprono a una serie infinita di possibilità. L’imperativo è quindi l’industrializzazione dell’experience management, che passa attraverso l’adozione di piattaforme che permettono alle organizzazioni di collegare gli individui, e quindi le loro emozioni ed esperienze, ai processi dell’azienda. Questo fatto costituisce un secondo importante trend in grado di accelerare gli investimenti IT. Infatti, la combinazione tra dati operativi e dati di esperienza permette la comprensione del cosa (dato operativo) accade e del perché (dato esperienziale) accade. E quindi mette in grado le aziende di modificare il modello di business per massimizzare l’esperienza del cliente, dipendente o partner e anche il valore dei propri prodotti e servizi. ERP e CRM di quarta generazione, cioè sviluppati secondo le nuove regole della Experience Economy, sono il mattone fondamentale per portare le imprese a una piena adozione di questi nuovi modelli di funzionamento».

CYBERARK, SICUREZZA AD ALTO LIVELLO

C’è un tema della sicurezza che ricorre necessariamente quando si parla di “domani”, perché a esso fa eco quanto abbiamo vissuto negli ultimi mesi, con un incessante appello alla corretta conservazione e protezione del dato, sia nel rispetto delle policy che per non far traballare quella fiducia degli utenti che rischia sempre di essere messa in discussione dal prossimo breach. Non a caso, per Claudio Squinzi, country sales manager di CyberArk Italia, le organizzazioni sanno che le modifiche ai processi di business e gli investimenti in tecnologia per supportare la trasformazione digitale comportano un incremento dei rischi, e riconoscono la necessità di abbracciare i nuovi modelli di sicurezza che la digital transformation impone. «In alcuni casi – prosegue Claudio Squinzi – l’esigenza di rispondere ai mercati in costante evoluzione fa sì che la sicurezza venga ignorata o fatta scendere di livello, e questo anche se una superficie di attacco più estesa o alterata aumenta il rischio di incidenti. Seppur ogni attacco è diverso dall’altro, una costante c’è: i malviventi cercano sempre il percorso di minor resistenza. Ecco perché le aziende devono analizzare attentamente l’ambiente, prendere in considerazione le diverse metodologie di violazioni e adottare un approccio risk-prioritized per salvaguardare tutti i segmenti del percorso e bloccare i tentativi di intrusione. Il fattore abilitante per l’adozione di successo di innovativi paradigmi tecnologici sarà la capacità di prendere le decisioni giuste in termini di spesa di sicurezza, per ottenere il massimo ritorno e ridurre al minimo i rischi. Dai tradizionali sistemi on-premise fino agli ambienti cloud e DevOps, sarà fondamentale indirizzare gli investimenti verso controlli e personale specializzato in grado di contrastare la capacità dei malviventi di spostarsi lateralmente nell’ambiente IT, compromettere le credenziali privilegiate che portano a impossessarsi degli asset desiderati e identificare altre risorse o dati da trafugare. Il CyberArk Global Advanced Threat Landscape 2019 Report evidenzia proprio come molte imprese stiano lavorando in questo senso, controllando gli accessi agli asset critici e adottando strategie di sicurezza ad hoc per quelli privilegiati in alcune parti dell’infrastruttura, dai server mission critical all’Internet of Things (IoT), fino a robotic process automation (RPA), IoT, Infrastructure as a Service (IaaS) e Platform as a Service (PaaS)».

MATICMIND, FLESSIBILITÀ E SEMPLICITÀ

Nell’ottica di coniugare innovazione tecnologica con spinta a ripensare, o almeno riformulare, i processi di cybersecurity in attuazione, è interessante conoscere il parere di soggetti, come Maticmind, che da sempre sono attenti sia all’evoluzione del mercato che al cambio di paradigma, in primis culturale, di una gestione allargata orientata alla sicurezza. «Il mercato italiano dell’IT sta vivendo un’evoluzione costante e frenetica, che abbraccia soluzioni in grado di sfruttare appieno le grandi possibilità che le tecnologie moderne stanno abilitando» – conferma Paolo Prevedini, marketing business development director di Maticmind: «Da sempre, Maticmind è attenta all’evoluzione che il mercato propone, che si traduce in una grande opportunità di innovazione e nuove soluzioni in grado di garantire il massimo dell’efficienza e delle prestazioni ai suoi clienti. Oramai da anni, l’azienda investe anche attraverso acquisizioni nell’ambito della security e della cyber security, temi fondamentali nell’ICT, consolidando e proponendo un portfolio di soluzioni e servizi che spaziano dall’advisory alla consulenza specialistica, dalla system integration alla governance fino ai servizi gestiti. Abbiamo dunque abbracciato modelli software defined anche in ambito networking e infrastrutture IT, e sono proprio questi ultimi a permettere ai nostri clienti una maggiore flessibilità volta a indirizzare gli aspetti di virtual private e hybrid cloud. Inoltre, proponiamo soluzioni di rich collaboration in grado di abilitare scenari di lavoro agile. Nel 2016, Maticmind ha deciso di ampliare la propria strategia con la creazione di un Competence Center all’interno dell’organizzazione, focalizzato sui temi applicativi e grazie al quale è stato definito un R&D center che lavora attivamente su progetti legati ad automazione, AI e blockchain, su cui prevediamo grandi opportunità a breve e medio termine».

SME.UP, LA CHIAVE DELL’INNOVAZIONE

Snellire i processi produttivi, abbattere i costi, continuare a crescere e massimizzare il profitto, queste sono le parole chiave per un 2020 che forse non porterà rivoluzioni di fatto ma un necessario accompagnamento verso una nuova tipologia di “digital transformation”, che potremmo definire 2.0 o comunque parte di un secondo stadio dell’IT, avanzato e sicuramente più consapevole. «Nel 2020, saranno questi gli obiettivi da raggiungere per le imprese attraverso l’innovazione tecnologica» – ci dice Mauro Sanfilippo, R&D manager di Sme.UP. «La chiave dell’innovazione sarà nella realizzazione della cosiddetta “Intelligent and Extended Enterprise”. L’Intelligent comprenderà la possibilità di sviluppare software personalizzati, cuciti su misura, che pescheranno le informazioni più importanti per l’asset di un’azienda, coordinandoli con uno strumento di gestione avanzato. Quello che cambierà con l’IA sarà la maggiore velocità e ottimizzazione che gli algoritmi riusciranno a produrre. Per la parte “Extended”, il senso sarà quello di poter attuare, tramite i tool di Sme.UP, un ampliamento dei database da cui attingere in fase di ottenimento del dato. Per realizzare tutto questo sarà necessario appoggiarsi a infrastrutture informatiche solide e affidabili, adatte a rispondere alle esigenze di tutte le parti che formano l’impresa. Oggi, ma soprattutto in futuro, i clienti ci chiederanno soluzioni complete e in questa modalità di fruizione il cloud sarà protagonista. Non pensiamo solo ai sistemi di collaborazione aziendale, ma a servizi completi che possono spaziare dagli ERP tradizionali a quelli innovativi e completi. La tecnologia del cloud offrirà molti vantaggi per le aziende, assicurando maggiore sicurezza e velocità, maggior potenza computazionale e affidabilità e, infine, più flessibilità».

TALEND, QUALITÀ E GOVERNANCE DEI DATI

Insomma, l’IT continua il suo percorso da strumento di “mera automatizzazione” a elemento cardine dell’efficacia aziendale sul mercato. «I prossimi anni vedranno il naturale affermarsi e l’evolvere delle tecnologie oggi definite “di punta”. Gli strumenti e le tecniche avranno bisogno di quantità di dati sempre maggiori per sfruttare le loro capacità di essere usati in vesti e sfumature differenti. La partita deve ancora essere giocata» – afferma Antongiulio Donà, vice president sales Italy di Talend. «I grandi patrimoni di dati sono incoerenti, inaffidabili, lenti, non integrati. Cresce il loro numero ma la preoccupazione di informazioni disponibili velocemente e di un’autentica governance non fanno ancora parte dello spirito culturale dell’azienda. La qualità è il primo grande dilemma e finché ogni dipendente non diventerà parte integrante del circolo virtuoso che passa per la “qualità” e il “governo”, le nostre teorie si poggeranno su assiomi sbagliati. Il dubbio maggiore è costituito dalla delega: ci affideremo sempre di più a sistemi automatici che nascono e vengono progettati sulla convinzione che i dati di base siano puliti, affidabili e aggiornati. Gli strumenti intelligenti sapranno districarsi su basi incoerenti o prenderanno e ci indirizzeranno verso scelte basate su presupposti incoerenti? Sono rischi che nessuna azienda può permettersi il lusso di correre e, se non affrontati per tempo, potrebbe essere tutto troppo tardi. Ripartiamo proprio da qui: qualità, credibilità, velocità e governance».

EOS SOLUTIONS, UN ECOSISTEMA CONNESSO

Alcune compagnie hanno già voluto proiettarsi verso il 2020, come EOS Solutions. «Durante il nostro recente evento di ottobre a Bolzano, chiamato “Digital Enterprise 365” – ci siamo adoperati per mettere in scena un esempio concreto di Industria 4.0, simulando un’azienda digitale, con tanto di robot e postazioni di controllo. Una dimostrazione pratica – ci spiega il presidente Attilio Semenzato, di come la trasformazione in atto, grazie all’AI, a robotica e “ERP as a Service” porti un reale vantaggio al processo produttivo. È quello che ci aspettiamo per il 2020: avviarsi in modo deciso verso un percorso che coinvolge le tecnologie digitali esplose negli ultimi decenni e le porta a un livello ancora più alto, ovvero l’interconnettività attraverso l’Internet degli oggetti, l’accesso ai dati in tempo reale, l’introduzione di sistemi informatici basati sul cloud computing. L’Industria 4.0 offre un approccio più completo, interconnesso e unitario alla produzione. Si collega fisicamente con il digitale e consente una migliore collaborazione e accesso tra dipartimenti, partner, fornitori, prodotti e persone. Inoltre, nuove tecnologie, ad esempio 5G e Wi-Fi 6, con quelle già esistenti tra cui machine learning e proprio cloud computing, subiranno un’accelerazione, imprimendo velocità ai processi di trasformazione digitale verso risultati ancora difficilmente prevedibili. La strategia di EOS Solutions è chiara: continuare a investire nella piattaforma Microsoft Dynamics 365 Business Central e allargare il numero di soluzioni nel nostro portafoglio, investendo nello sviluppo di estensioni delle applicazioni in cloud».

INNOVAPHONE, LA STRADA DEL CAMBIAMENTO

Per competere, le imprese stanno ripensando i propri modelli operativi con particolare attenzione alla velocità e alla reattività. «Ogni azienda è una società di dati a elevata complessità, qualunque sia il business. Tuttavia, nel percorso evolutivo della trasformazione digitale, alcune si trovano in qualche modo bloccate» – ci ricorda Valentina Gallio, area sales manager Italia di innovaphone. «Infatti, l’innovazione non è automatica ma è un pensiero condiviso per un’azione, che implica inevitabilmente cambiamento. Questo ha però una velocità variabile e deve tener conto della capacità di assorbimento dell’azienda e, soprattutto, delle persone all’interno dell’azienda. Come specialista nell’ambito della comunicazione aziendale professionale e sviluppatore di software, innovaphone considera con estrema attenzione la crescente complessità del mondo imprenditoriale, dove i flussi evolutivi sfidano il business tradizionale. E l’innovazione può diventare dirompente, invece di costruttiva, se imposta in modo innaturale. La nostra tecnologia, innovaphone myApps, serve allo scopo di creare un vantaggio competitivo in questa direzione. La piattaforma di lavoro e comunicazione riduce le differenze che creano squilibri all’interno dell’azienda: lacune negli strumenti, opportunità e know-how. MyApps è un framework omogeneo che, attraverso applicazioni per comunicare, lavorare e amministrare, spiana la strada del cambiamento per l’innovazione, verso un’azienda competitiva in un mercato così difficile».

NUTANIX, SEMPLIFICARE LE INFRASTRUTTURE

matteo uva nomina nutanixRiprendendo i temi di Wi-Fi 6 e 5G, vogliamo riportare quanto affermato nel merito da Matteo Uva, sales manager commercial business di Nutanix Italia. «Sicuramente, l’avvento del 5G aprirà un’autostrada verso l’innovazione e la trasformazione digitale. Il protocollo sarà più veloce e sicuro rispetto alla generazione attuale e ciò darà sicuramente un’accelerata a tutti i fenomeni legati all’IoT. Pensiamo a quanti nuovi dispositivi verranno connessi e alla mole di dati prodotti. Sarà dunque necessaria un’infrastruttura IT in grado di supportare questa enorme quantità di informazioni, nonché l’importante fase di trasformazione. Dal nostro punto di vista, l’approccio da adottare in questo senso non potrà che essere multicloud: cloud pubblico, privato, edge computing dovranno confluire in un’unica strategia per permettere ai clienti di poter scegliere di volta in volta dove far girare le applicazioni e i dati, così come decidere dove l’elaborazione di questo dovrà avvenire. E in tal senso, la modalità software-defined è fondamentale. Oggi, attraverso un approccio di questo tipo, Nutanix permette di semplificare le infrastrutture e rendere omogenea la user experience, introducendo gli stessi criteri e le stesse logiche del cloud pubblico all’interno del data center e dando l’opportunità al cliente di integrare il suo cloud interno con i fornitori di cloud esterni, così da optare in modo agile e veloce per ciò che preferisce, per la soluzione di volta in volta più conveniente. Se da una parte il tema dell’infrastruttura, che ci tocca più da vicino, sarà importante a supporto dell’evoluzione del 5G, dall’altro vediamo l’avvento di una nuova generazione di applicazioni. Si parla da tempo di container, cioè un nuovo modo di sviluppare applicazioni dove i micro-servizi, che compongono l’applicazione stessa, vengono distribuiti nel cloud in modo sicuro e ridondante, garantendo che il business e i servizi rimangano attivi».

KASPERSKY, PIÙ SICUREZZA PER IL 5G

Di certo, il 5G avrà la capacità concreta di rivoluzionare l’offerta dei servizi del mercato IT, insieme all’intelligenza artificiale, virtual private cloud e networking avanzato. Non a caso, Kaspersky, leader nel settore della sicurezza informatica, è impegnata nella definizione delle linee guida per lo sviluppo dei nuovi servizi digitali tramite 5G. In materia di sicurezza, infatti, la nuova tipologia di connessione non è infatti esente da criticità: i rischi connessi alle infrastrutture precedenti si ripropongono nella nuova configurazione. Sarà dunque vitale risolvere le vulnerabilità del protocollo per evitare lo sfruttamento delle debolezze su larga scala, attacchi DDoS e cyberattacchi alle componenti dell’IIoT, che costituiscono un’opportunità e allo stesso tempo un pericolo per l’Industria 4.0. Parallelamente, bisognerà investire sulla sicurezza delle infrastrutture critiche, ambito sensibile che richiede un livello avanzato di protezione, e monitorare l’impiego della nuova tecnologia nel cyberwarfare. «La rivoluzione delle telecomunicazioni 5G è imminente» – conferma Morten Lehn, general manager Italy di Kaspersky. «Potrà supportare un maggior numero di dispositivi collegati in rete e aumentare considerevolmente la velocità per gli utenti. Servirà come base per molte tecnologie futuristiche. Tuttavia, le preoccupazioni in materia di sicurezza per il 5G sono inevitabili. Si tratta di una tecnologia in continua evoluzione costruita sulla base dell’infrastruttura precedente, dalla quale erediterà inevitabilmente vulnerabilità e configurazioni errate. I governi e i leader del settore dovrebbero unire i loro sforzi per promuovere progetti di tecnologia 5G affidabili e sicuri che miglioreranno i servizi ma garantiranno anche una buona qualità di vita per i cittadini delle smart city».

YMPRONTA, SUPERARE I GAP ATTUALI

Ma l’idea di Giovanna Iannuzzi, CEO di Ympronta è che nell’ambito della trasmissione dati ci sono grandi aspettative per i futuri standard che tuttavia, nel 2020, non saranno ancora utilizzati del tutto. «Sia l’infrastruttura che i device avranno bisogno di altro tempo per potenziarsi ed espandersi sul territorio italiano e si prospetta dunque un 2020 di progetti pilota e R&D per tutte le tecnologie. L’IoT proseguirà il suo sviluppo e la sua diffusione grazie ai protocolli di trasmissione efficienti, come MQTT, per superare i gap delle infrastrutture attuali. L’inarrestabile trend del cloud computing presuppone il caricamento o la generazione dei dati direttamente in cloud, il che rende la diffusione dei dati un freno alla tecnologia. Visto che nel 2020 il costo di intelligenza artificiale di tipo “in-house” sarà ancora proibitivo per molte aziende, una consistente parte delle applicazioni basate su AI sarà “as a Service”, dando così ai provider l’accesso alle informazioni aziendali. Un altro trend che riduce la dipendenza dalla trasmissione dati è l’edge-computing, così come la diffusione di smart device. Anche se i dispositivi diventano sempre più intelligenti, il 2020 segnerà un nuovo approccio al trust verso le nuove generazioni. Un compromesso potrebbe essere un mix tra l’elaborazione centralizzata e quella decentralizzata. Nel 2020, faranno la differenza aziende che sapranno combinare efficacemente machine-learning, pacchetti esistenti di software e dispositivi automatici, utilizzando gli “orchestrator” next-gen per compiere operazioni complesse».

NFON, COMUNICAZIONE PER IL BUSINESS

In questo insieme di “visioni” sullo scenario IT del 2020, non possiamo non trattare l’argomento dell’innovazione della comunicazione in azienda. Lo facciamo con Marco Pasculli, GM di NFON Italia: «La comunicazione è uno dei fattori più influenti sulla creazione di idee e sulla produttività in azienda. NFON, l’unico provider di servizi cloud PBX paneuropeo, ha come obiettivo quello di aiutare le imprese a ottenere la massima flessibilità nella comunicazione aziendale, ottimizzando i processi e riducendo i costi. Il centralino virtuale, insieme di software centralizzati progettati per svolgere molteplici funzioni e fornirle a più sedi così come in mobilità, è al giorno d’oggi parte integrante dei sistemi di comunicazione e collaborazione evoluti. Avere l’opportunità di condividere documenti e informazioni in tempo reale e di mettersi facilmente in collegamento utilizzando servizi telefonici professionali in cloud genera una serie di vantaggi che si ripercuotono positivamente sulla produttività. Le funzionalità aumentano se il centralino virtuale viene integrato con le applicazioni CRM, effetto di tale integrazione può essere per esempio la possibilità di telefonare ai propri contatti con un clic dal personal computer. Il tutto al fine di accrescere e semplificare l’attività e quindi aumentare la produttività dell’organizzazione nel suo complesso. Così facendo si punta a rendere l’organizzazione non solo più efficiente ma anche flessibile. In un’era in cui si vanno diffondendo nuovi modelli organizzativi aziendali all’insegna di mobility e smart working, il concetto di unified communication & collaboration diventa quindi fondamentale poiché abilita tali modelli, soprattutto nel contesto di imprese di grandi dimensioni che operano su vasti territori e hanno bisogno di far collaborare persone con competenze diverse che vivono in aree geografiche lontane tra loro».

SUPERNAP, DATACENTER FUTURE-PROOF

Il bello della prossima evoluzione tecnologica è proprio l’incentivo alla collaborazione, al lavorare meglio e insieme, collegandosi tra loro per portare le aziende a un livello successivo. «Avremo reti super-potenziate per una comunicazione mai provata prima, così che dispositivi smart e applicazioni potranno inviare e ricevere più dati e velocemente» – afferma Alison Gutman, communication manager di SUPERNAP Italia. «Le aziende utilizzeranno questi dati per un’analisi approfondita, che può migliorare il processo decisionale, il targeting e, infine, la crescita e le entrate. Tutti questi dati però possono creare una nuova sfida per le aziende: dove e come conservare oltre che gestire il tutto? Ed è qui che arriva la nuova generazione di as a Service. Oggi, sempre più aspetti della gestione dei dati sono offerti in modalità aaS. Le aziende sono più sensibili ai costi associati alle proprie infrastrutture tecnologiche e quindi a considerare l’outsourcing. Per una società senza risorse interne di spazio, alimentazione ridondante, raffreddamento efficiente e sicurezza fisica 24×7, le piattaforme cloud sono una soluzione ideale in termini di rapporto costo-efficacia, efficienza, compliance e uptime. A tal proposito, è importante che i soggetti comprendano che un cloud service è affidabile e sicuro tanto quanto il datacenter in cui è installato; nessuna di queste nuove tecnologie può prosperare senza una solida base. Se i dati sono la nuova moneta mondiale, allora le aziende devono considerare il loro datacenter (cioè quello del fornitore cloud) come la banca più sicura. Per questo motivo uno dei trend è la ricerca di datacenter avanzati e future-proof».

QLIK, VERSO LA DATA AGILITY

Ma ci viene un dubbio: tutta questa iperconnessione ci offre realmente valore collaborativo oppure finisce con l’isolare ulteriormente l’IT? Dovevamo essere tutti più connessi, ma stiamo diventando più frammentati. Per normative, modelli di business e dati possiamo trasformare un panorama frammentato in un’opportunità. Ma l’analisi da sola non basta. Abbiamo bisogno di sintesi e analisi, fondamentali per utilizzare elementi pervasivi e facilitare l’evoluzione verso la “posa del mosaico di dati”. Per Dan Sommer, senior director, global market intelligence lead di Qlik – «questa evoluzione porta con sé alcune tendenze. La prima è la nuova sfida dei Wide Data. I Big Data sono un concetto legato al bisogno di dover sostituire o ampliare l’infrastruttura tecnologica. Con lo storage su cloud, infinitamente scalabile, questo ostacolo cade. Con i Wide Data abbiamo informazioni che stanno diventando sempre più variegate: per adeguarsi, le tipologie di database sono più che raddoppiate, da 162 nel 2013 a 342 nel 2019. Nel 2020, le aziende che raggiungeranno la sintesi tra fonti di dati frammentate avranno vantaggi concreti e reali. Poi, si vede già all’orizzonte il connubio DataOps e analytics self-service che realizza la Data Agility per tutta l’organizzazione. Con la BI moderna, l’analytics self-service è alla portata di tutti. Con le DataOps, l’80% dei dati può essere consegnato sistematicamente agli utenti, riservando la preparazione delle informazioni self-service a un ristretto numero di situazioni. Insieme, DataOps e analytics garantiscono fluidità lungo l’intera catena di valore delle informazioni. Infine, la Data Literacy as a Service. Per sfruttare pienamente le possibilità offerte dalla tecnologia, gli strumenti da soli non bastano, bisogna aiutare le persone a diventare più consapevoli nella lettura e nell’interpretazione dei dati. Nel 2020, le aziende si aspettano un incremento dell’alfabetizzazione dei dati: un obiettivo che può essere raggiunto solo affidandosi a partner in grado di combinare tecnologia, formazione e supporto».

STREETMASTER, DATI VALIDI AL 100%

Peraltro, se una grande attenzione viene tributata alle ormai consolidate tecnologie della intelligenza artificiale per le quali si cerca di immaginare applicazioni futuristiche e di grande impatto sul business, esistono ambiti concreti che possono godere di un radicale e immediato miglioramento del modo di lavorare dell’azienda. «Streetmaster, compagnia leader nel supporto alle utilities e in generale alle aziende che hanno più di un milione di clienti, risponde con il nuovo servizio cloud di “lettura della bolletta”. Con la liberalizzazione del mercato un crescente numero di operatori ingaggia i consumatori ogni giorno nel passaggio verso i propri servizi relativamente a energia, gas o telefonia. Questo impegna agenzie, venditori interni e utenti in attività di data entry che costituiscono un fattore di costo e di sforzo sia per i clienti che per le imprese» – ci dice Cristiano Andreotti, co-fondatore di Streetmaster. «Quanto migliorerà la qualità del lavoro e del servizio se le migliaia di contratti che ogni giorno passano da un operatore all’altro venissero semplicemente acquisiti (in modo semiautomatico) a partire dall’ultima bolletta? Un tema di riconoscimento, acquisizione e validazione del dato, che implica tecnologie all’avanguardia ma disponibili. La sfida maggiore che vediamo in termini di opportunità e innovazione per il 2020 è proprio questa».

BIZMATICA, LA VELOCITÀ DEL BUSINESS

Dello stesso parere, circa le potenzialità di nuovi standard, è Max Bulling, partner and board member di Bizmatica Econocom. «Riteniamo che nel 2020 ci sarà un’ulteriore accelerazione di tutti quei progetti che hanno impatto diretto sull’esperienza delle persone. Questa accelerazione sarà sostenuta da trend e innovazioni considerate fino ad oggi in modo isolato, ma che invece, integrandosi sempre più tra loro, ne amplificheranno lo sviluppo. Pensiamo a progetti di Augmented Humans e Augmented Things, in grado di ottimizzare il valore reale e percepito dei servizi, attraverso, per esempio, soluzioni di voicebot, chatbot, machine learning, AI, IoT e servitization. Le maggiori opportunità di mercato si svilupperanno, quindi, verso tutte quelle iniziative in grado di migliorare l’efficienza e l’efficacia operativa attraverso l’offerta di un servizio di alta qualità ed estremamente personalizzato. Facendo quindi leva sulla nostra ventennale e consolidata esperienza, abbiamo adeguato il go-to-market con le emergenti esigenze del mercato e organizzato l’offerta in tre cluster che aggregano e integrano tecnologie innovative: customer management & engagement, IoT & service assurance e IT innovation. In questi ambiti, riteniamo inoltre essenziale implementare soluzioni compatibili con approcci agili, per coniugare le necessità legate alla continuità operativa, con quella di perseguire l’innovazione. Tutto questo, nell’ottica di un costante processo di rinnovamento del modello di business».

EUSTEMA, RIPENSARE I PROCESSI

Uno dei settori che più di altri ha beneficiato nell’anno in corso degli sviluppi delle tecnologie legate all’information technology è stato il FinTech. A questo concetto se ne legano altri due, LegalTech e RegTech. Contrazione di Legal Technology e di Regulation Technology, entrambi stanno procedendo di pari passo con il FinTech e l’InsurTech in quanto a opportunità di crescita nel mondo IT. «Il LegalTech ha l’obiettivo di favorire lo snellimento delle attività nel settore legale mediante l’automazione dei processi lavorativi, l’estrazione di concetti chiave dai testi legali grazie al ML/AI, l’elaborazione di elevate quantità di informazioni per ricavarne conoscenza a supporto delle decisioni e delle strategie aziendali. Il RegTech mira ad aiutare le imprese a essere in regola con le diverse normative e regolamentazioni, focalizzando come le stesse possono essere utilizzate per migliorare le prestazioni della stessa organizzazione» – spiega Enrico Luciani, amministratore delegato di Eustema. «Gli analisti del settore prevedono una crescita degli investimenti, nei prossimi tre anni, tra il 20% e il 50%. Accanto alla sfida di ripensare ai processi in chiave digitale c’è quella delle competenze. I nuovi mestieri del mondo LegalTech e RegTech richiedono esperti con conoscenze multidisciplinari e la capacità di lavorare in team pluridisciplinari. Eustema ha diverse progettualità in materia tra cui le più rilevanti sono SLeM (Smart Legal Management), progetto di LegalTech & Compliance cofinanziato dal MISE e con la supervisione scientifica del CNR e dell’Università di Milano Bicocca, e la soluzione Teleforum For, per la trasformazione digitale delle aree legali di grandi imprese ed enti. Una soluzione che somma una esperienza pluriennale nel settore alle migliori tecnologie cloud e di intelligenza artificiale».

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