Spotify sospende la pubblicità politica tra le canzoni

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Da qualche giorno, il servizio di streaming non accetta più l’acquisto di spazi pubblicitari ai fini di messaggi politici

Spotify ha dichiarato l’intenzione di dire basta alla vendita di spazi pubblicitari per annunci politici. Il servizio, tra i più popolari al mondo con i suoi quasi 141 milioni di ascoltatori, ha affermato che la pausa si estende anche ai podcast originali. La mossa, che è stata segnalata per la prima volta da Ad Age, arriva nel bel mezzo dell’intensificazione delle campagne elettorali per le elezioni presidenziali statunitensi di novembre.

Gli altri big della rete, come Facebook e Google, ad oggi non si sono espresse in materia e non è detto che non possano prendere simili provvedimenti. Entrambe hanno già messo al bando la pubblicazione di notizie bufala, soprattutto quelle che mirano a ottenere un impatto importante circa le decisioni politiche, e lo stop ai messaggi pubblicitari dei partiti sarebbe una naturale evoluzione verso una maggiore trasparenza. Certo, a qualcuno potrà sembrare censura, vista la negazione di comunicare qualcosa di genuino e veritiero sul web, ma se il fine è quello di tagliare fuori anche le fake news, beh, allora c’è poco da obiettare.

Meno contenuti, più veri

“Giunti a questo punto, non abbiamo ancora il livello necessario di solidità nei nostri processi, sistemi e strumenti per convalidare e rivedere responsabilmente i contenuti politici – ha detto un portavoce di Spotify in una dichiarazione a Reuters – rivaluteremo la decisione mentre continuiamo a lavorare per migliorare le nostre capacità”. Spotify, che accettava solo pubblicità politica da parte di gruppi negli Stati Uniti, non ha menzionato l’introito economico derivante da tale attività di marketing. C’è da dire che la mossa si applica solo alle vendite di annunci su Spotify, non alle pubblicità incorporate nei contenuti di terze parti (ad esempio siti web con adv politici che hanno embeddato una playlist del servizio di musica), anche se queste continueranno ad essere soggette alle più ampie policy del gruppo statunitense.

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