Codice umano

Quali sono i nuovi diritti di cittadinanza della nuova società digitale?
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Quali sono i nuovi diritti di cittadinanza della nuova società digitale? L’infosfera sarà un sistema neofeudale di vassalli, valvassori, valvassini tecnocratici e servi iperconnessi della gleba, forzati dei consumi?

Se il mercato dei dati vale più del PIL di molti paesi messi insieme, è lecito domandarsi se quella montagna di ricchezza non debba essere ridistribuita tra tutti coloro che contribuiscono a crearla? Benvenuta concorrenza e difesa del vantaggio competitivo. In un ambiente dominato dagli algoritmi, la tentazione di essere monopolisti e isolarsi diventa ancora più irresistibile. Nuovi strumenti, vecchie logiche.

Quando ci turbiamo perché gli algoritmi tracciano le nostre abitudini personali, forse ci dimentichiamo che anche le nostre imprese possono correre lo stesso pericolo. Quando si mettono tutte le “mele” nello stesso cestino, il rischio è di consegnare le chiavi delle organizzazioni a qualcuno che a un certo punto può decidere di lasciarti fuori. Non è possibile immaginare impatti più importanti sull’umanità di quello dell’intelligenza artificiale. La Commissione europea sta lavorando al documento più atteso del primo trimestre 2020, il white paper sull’intelligenza artificiale, che dovrebbe essere pubblicato il 19 febbraio.

Entro la fine dell’anno, è prevista una regolamentazione sul modello GDPR, che riguarderà etica e intelligenza artificiale con focus su sicurezza, responsabilità, diritti fondamentali e algoritmi.

Una prima bozza del documento indica che l’esecutivo dell’UE sta prendendo in considerazione proposte di vasta portata. Nel frattempo, il Mart di Rovereto con Alexa sperimenta un nuovo canale di comunicazione digitale basato sul linguaggio naturale. Nelle strade, nelle stazioni e negli aeroporti i sistemi di sorveglianza basati su algoritmi di riconoscimento facciale controllano traffico e flussi di passeggeri, ma possono controllare anche le abitudini dei cittadini. Sicurezza e sorveglianza sono facce della stessa medaglia.

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Davanti alla pervasività degli algoritmi siamo tutti esposti e in qualche modo indifesi nell’ambiente digitale. Un ambiente sempre più ricco di contaminazioni ma sempre più «umano» – come spiega il tecnologo Massimo Chiriatti, nel suo ultimo libro (#Humanless. L’algoritmo egoista, Hoepli). Con l’intelligenza artificiale abbiamo trasferito a una macchina la capacità di risolvere problemi. Trionfo del riduzionismo fisicalista? Niente affatto. La coscienza non può essere ridotta a energia, materia, informazione.

Per essere resilienti al cambiamento dobbiamo costruire architetture agili ma con fondamenta solide per un ambiente sicuro, interconnesso e decentralizzato. Il nuovo modello di leadership fuori e dentro le imprese non può prescindere da quello di architettura nel suo significato originale, di costruzione di un ambiente collaborativo, inclusivo e sostenibile in grado di gestire la complessità.

L’algoritmo è egoista ma anche conformista. Risponde a una logica intrinseca. E in questo sta anche la sua debolezza. Nella capacità tutta umana di commettere errori sta invece la sorprendente capacità di rispondere al cambiamento. Anche le scelte aziendali sono “self-interest”, ma la differenza è che le scelte dei CEO sono umane, mentre quelle dell’algoritmo non tengono conto degli azionisti o dell’ambiente.

Ma anche noi siamo fatti di codice. Un codice olistico, che è più della somma delle singole parti. Non siamo fatti per processare milioni di informazioni al secondo. Forse, quello che ci rende speciali come esseri umani è proprio la capacità di sbagliare e ricominciare daccapo. Di andare incontro al baratro e di creare bellezza. Di costruire ponti e barriere, e di provare emozioni. Siamo pensiero per un’azione, un algoritmo rotto, ma rotto nel modo giusto. E forse, questo non è un bug, ma una feature in senso tecnico. Siamo le mani chiuse per riflettere. E le mani aperte per esplorare. L’indice puntato verso il cielo. A ricordare il destino di grandezza cui l’uomo è chiamato. Quel dito, reinterpretato da Michelangelo Pistoletto nel “quadro specchiante” che ripropone la Creazione di Adamo nella contemporaneità e che troviamo al centro della mostra U.MANO di Fondazione Golinelli. Un destino pieno di incognite, che grazie agli algoritmi possiamo leggere, ma che è tutto nelle nostre mani.

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