Per George Soros, Zuckerberg è dalla parte di Trump

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Il filantropo miliardario ha chiesto al CEO e al COO Sheryl Sandberg di fare un passo indietro in vista delle elezioni presidenziali di novembre

Mark Zuckerberg è una pedina di Donald Trump. Una tesi che può sembrare assurda ma non per George Soros. Il miliardario e filantropo ha infatti accusato Zuckerberg di essere fin troppo impegnato in “una sorta di accordo di mutua assistenza con Donald Trump che lo aiuterà a essere rieletto” continuando a pubblicare annunci politici su Facebook. Jack Dorsey, CEO di Twitter, ha adottato un approccio opposto, vietando tutta la pubblicità politica sulla piattaforma sin dallo scorso ottobre. Per questo Soros ha chiesto al CEO di Facebook, Mark Zuckerberg e al COO, Sheryl Sandberg, di fare un passo indietro dalla società, come riportato in una lettera al Financial Times.

Il pericolo Zuckerberg con Trump

Facebook, nel frattempo, continua a permettere alle agenzie che mettono in piedi campagne politiche di indirizzare i propri annunci a specifici gruppi di elettori iscritti al social. Quello che cambia, rispetto al passato, è che l’azienda ne tiene traccia in una biblioteca aperta, che mostra quanti soldi i politici spendono per le pubblicità di Facebook e i messaggi che pagano per amplificare i loro messaggi. Soros ha invitato la compagnia a smettere di accettare ogni forma di pubblicità politica prima delle elezioni americane del 4 novembre: «Se c’è qualche dubbio sul fatto che una comunicazione sia politica o meno, si dovrebbe agire con cautela e rifiutarsi di pubblicala» ha scritto.

«Anche se è improbabile che la strategia di Facebook segua questo corso». Proprio Soros ha spesso criticato Facebook per distorcere la democrazia e manipolare gli utenti a fini commerciali. Nel 2018, il responsabile della politica della compagnia ha ammesso che il social network aveva assunto una società di pubbliche relazioni per attaccare Soros, sebbene Zuckerberg abbia sempre affermato di averlo appreso solo dopo che la notizia era stata resa evidente dal New York Times.

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