Rivoluzione creativa: l’Intelligenza Artificiale creerà più posti di lavoro di quelli che minaccia?

Paz Fonteboa Orange Business Services
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Alla fine del 2020 l’Intelligenza Artificiale (IA) avrà creato più posti di lavoro di quelli che avrà fatto sparire, secondo Gartner. Per le aziende è una sfida cruciale: l’IA sarà un successo solo se la cultura del lavoro saprà cambiare per sfruttare al meglio le sue enormi possibilità

A cura di Paz Fonteboa, Responsabile regionale delle risorse umane per l’Europa di Orange Business Services

Secondo una ricerca del World Economic Forum (WEF), entro il 2025 robot e macchine svolgeranno più compiti degli esseri umani – eppure nasceranno 58 milioni di nuovi posti di lavoro. Ma il WEF avverte: ci sono questioni urgenti che le imprese devono affrontare come la riqualificazione, il lavoro in mobilità e la creazione di reti di sicurezza per proteggere le comunità più a rischio, dove è possibile che i lavoratori possano essere rimpiazzati in modo sostanziale.

“Da un lato è fondamentale che le aziende assumano un ruolo attivo nell’offrire sostegno ai lavoratori tramite il reskilling (cioè la riqualificazione professionale) e l’upskilling (cioè l’acquisizione di nuove competenze). Dall’altro, ciascun individuo deve adottare un approccio proattivo all’apprendimento permanente e i governi devono creare un ambiente favorevole per facilitare questa trasformazione della forza lavoro. Questa è la sfida chiave del nostro tempo”, spiega Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del WEF.

Una sfida per colmare il divario di competenze

Anche se il WEF prevede una crescita netta dei posti di lavoro da oggi fino al 2022, segnala che ci saranno importanti cambiamenti in termini di qualità, posizione, format e permanenza dei nuovi ruoli. Si aspetta di vedere, ad esempio, un aumento dell’impiego di lavoratori autonomi e una crescita del lavoro flessibile.

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Gartner concorda, e considera il 2020 come l’anno di svolta in cui l’IA inizierà a creare più posti di lavoro di quanti ne stia distruggendo. La società di analisi cita l’esempio di Stitch Fix, un servizio di styling online che utilizza dati e intelligenza artificiale per offrire ai clienti scelte di moda personalizzate. Quando un cliente compila il proprio profilo gli viene assegnato uno stylist personale, che ha controllo sull’IA assicurandosi che non si discosti troppo dai requisiti del cliente. I contributi degli stylist umani rendono gli algoritmi AI più precisi, secondo l’azienda.

Il WEF prevede un forte aumento della domanda in tutti i settori per data analyst e scientist, insieme a sviluppatori di software e applicazioni. Inoltre, le competenze trasversali – cioè le caratteristiche interpersonali che una persona utilizza per interagire con gli altri, come problem solving, negoziazione e risoluzione dei conflitti – saranno essenziali. Questo non sorprende, poiché anche se un’applicazione di intelligenza artificiale è in grado di analizzare, rispondere e fare previsioni in base ai dati che le vengono forniti, non ha ancora dimostrato reale empatia.

L’intelligenza artificiale, tuttavia, è destinata a far sparire un vasto numero di ruoli di routine, sia operai che impiegatizi, come data entry e amministrazione di account, catena di montaggio e guida dei camion. Ma anche se la maggior parte delle professioni sarà toccata dall’automazione, solo il 5% delle posizioni potrebbe essere completamente automatizzata grazie alle tecnologie attuali, secondo McKinsey. Ciò significa che più lavoratori lavoreranno a fianco delle macchine, rendendo diffusa l’automazione parziale. L’intelligenza artificiale in grado di leggere le scansioni diagnostiche con un alto grado di precisione aiuterà i professionisti medici a elaborare piani di terapia, eccetera.

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Alcuni settori sentiranno gli effetti dell’intelligenza artificiale molto più di altri. Una recente ricerca di KPMG, ad esempio, prevede che nei prossimi cinque anni, circa un posto di lavoro su cinque nel settore dei servizi finanziari andrà perso a causa dell’automazione e dell’intelligenza artificiale. Aree come l’elaborazione dei sinistri e le polizze assicurative si prestano particolarmente bene all’impiego di IA.

Prepararsi al lavoro che cambia

È fondamentale che i responsabili aziendali inizino a lavorare a una strategia che consenta ai dipendenti di lavorare insieme all’intelligenza artificiale per ottimizzarne i benefici.

Implementato correttamente, l’ambiente di lavoro ibrido IA-umano può rendere le aziende più produttive e agili, consentendogli di perseguire nuove opportunità impossibili in uno scenario tradizionale. BWM, ad esempio, sostiene che i suoi team misti umano/robot sono più produttivi dell’85% rispetto alle catene di montaggio tradizionali.

La sfida è nel cambiamento stesso. I responsabili aziendali dovranno aiutare i dipendenti  a trasformarsi non solo in termini di competenze, ma anche in comportamenti e mentalità culturali. Allo stesso tempo, avranno bisogno delle capacità per adottare con efficienza queste tecnologie.

Le organizzazioni devono anche considerare in che modo ristrutturare il personale come parte di questa transizione. Ciò significa capire quali competenze saranno necessarie e che ruolo può svolgere l’upskilling in una forza lavoro flessibile, mobile e coinvolta che lavorerà insieme a macchine e intelligenza artificiale.

Allo stesso tempo, i responsabili delle risorse umane devono lavorare a stretto contatto con le aziende per anticipare i requisiti futuri del lavoro, capire esattamente quali competenze IT saranno necessarie per supportare questa trasformazione e assicurarsi che si allinei con le nuove strutture del lavoro.

Diventare un’organizzazione basata sull’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è qui per restare. Man mano che diventa più onnipresente in tutti i settori, ri-strutturarsi per diventare quella che Deloitte definisce un’impresa “basata sull’intelligenza artificiale” sarà fondamentale per il successo di business in un’economia digitale 24/7. Un’impresa alimentata dall’intelligenza artificiale è quella che pone “IA, Machine Learning e altre tecnologie cognitive al centro delle operazioni aziendali e IT”.

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Diventare un’impresa alimentata dall’intelligenza artificiale comporta un significativo cambiamento di mentalità: richiede di uscire dalla zona di comfort e avere uno sguardo innovativo su come macchine e esseri umani possano lavorare insieme. Le imprese alimentate dall’IA, per loro stessa natura, lavorano in modi non ortodossi. Non si tratta solo di upskilling e reskilling, ma di un completo cambiamento culturale: uno che i responsabili aziendali dovranno essere capaci di instillare nei loro dipendenti.