Covid-19, direttori del personale in prima fila

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Con alcune survey nel mese di marzo e aprile il Centro Ricerche dell’Associazione Italiana per la Direzione del Personale ha tentato di cogliere tendenze e informazioni utili alle aziende per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Abbiamo chiesto a Umberto Frigelli, coordinatore Nazionale del Centro Ricerche AIDP, di fornirci una sintesi dei principali risultati e qualche riflessione sul futuro.

LE MISURE PER L’EMERGENZA

Al di là dei freddi numeri che hanno fotografato lo sviluppo del Covid-19, i manager della direzione del personale sono stati e sono in prima linea in questi mesi di emergenza nella gestione straordinaria dei dipendenti e dell’organizzazione del lavoro e lo saranno ancora di più nel dopo crisi e nella fase di ripartenza. Mai come ora le aziende hanno avuto bisogno di HR manager capaci.

Quasi il 90% dei rispondenti alla prima survey (rilevazione dal 26 febbraio al primo marzo) ha affermato che nella propria azienda sono state adottate delle misure per contrastare il contagio: il 68% ha utilizzato lo smart working, il 50% una sospensione parziale dei viaggi di lavoro, il 48% misure precauzionali rivolte ai dipendenti che presentavano sintomatologie influenzali e sempre il 48% la sospensione totale delle attività di formazione in aula.

LEADERSHIP, RESPONSABILITÀ E VISIONE

A fianco di aziende che hanno reagito in modo rapido, incisivo ed efficace, altre hanno tardato a prendere adeguate misure. Scegliere quali forme di prevenzione adottare, concedere o meno di lavorare da casa, decidere se chiudere o meno le attività produttive (e per quanto tempo) sono state decisioni spesso lunghe e difficili. I valori in gioco in queste scelte, economici, sociali, normativi, legali, di immagine, sono tanti e non sempre è stato semplice stabilire le priorità e i pro e contro delle azioni da intraprendere. In certi contesti, è stato ed è difficile anche scegliere a chi concedere di lavorare da casa e a chi no, a chi fare prendere le ferie e chi ritenere indispensabile per la quotidiana attività. Certo è che è stato ed è il momento in cui valutare la leadership in azione e la sua capacità di avere visione, prendere rischi, negoziare e assumersi la responsabilità di una scelta.

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ITALIA ZONA ROSSA

Le misure adottate danno solo parzialmente l’idea dell’impegno e dello stress a cui sono stati e sono sottoposti i manager, le strutture organizzative e le persone dalla crisi sanitaria in atto. Le misure precauzionali sono state incrementate dopo il Decreto legislativo dell’11 marzo che ha disposto, tra l’altro, la chiusura della maggior parte degli esercizi commerciali. In una seconda survey (dall’11 al 12 marzo), i direttori del personale si erano già dichiarati nell’86% dei rispondenti favorevoli alla chiusura di tutti gli uffici e attività commerciali, salvo l’apertura delle strutture di necessità. Il 52% era favorevole alla chiusura di tutte le fabbriche e l’86% tra questi pensava che tale decisione dovesse essere obbligatoria. In ogni caso, l’87% nutriva forte preoccupazione sulle ricadute economiche e occupazionali derivanti da tale scelta.

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

L’ultima survey (rilevazione dal primo al 3 aprile) ha confermato queste preoccupazioni. Agli inizi di aprile, la preoccupazione sulle ricadute della crisi era espressa dall’81% dei rispondenti. Il 56% stimava crisi aziendali e chiusure e il 52% alti tassi di disoccupazione. Molti già ipotizzavano le misure necessarie da adottare al rientro, tra cui il potenziamento dello smart working (per il 55%) e la riprogettazione dell’organizzazione secondo i criteri del lavoro agile (per il 35%) e secondo nuove norme di tutela della salute (per il 62%). Il 22% prevedeva investimenti nelle infrastrutture informatiche e quasi l’11% il potenziamento dello smart learning. La costante è nel binomio sicurezza per la salute e nuove tecnologie, che va letta come grande opportunità di preparazione e prevenzione. La pandemia ha suscitato e suscita inevitabilmente paura e stress. Gran parte della giornata dei direttori HR è stata dedicata a un’assidua attenzione alla relazione con i più diversi tipi di interlocutori e a comunicazioni tese a rassicurare singoli e gruppi. Alle paure legate al pericolo reale, si sono sommate le ansie derivanti dall’incertezza sul da farsi, sulla durata della crisi e delle misure precauzionali, sulle conseguenze economiche e occupazionali, che sollecitano azioni di contenimento delle ansie e capacità di interagire per tranquillizzare, incoraggiare, contrastare notizie false o imprecise.

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LE ASPETTATIVE NEI CONFRONTI DELLO STATO

Il 46% dei direttori del personale si aspetta un allungamento della durata della cassa integrazione in deroga Covid-19 per tutto il 2020. Mentre il 39% attende l’introduzione di misure di accesso al credito agevolato, il 31% chiede la totale defiscalizzazione degli investimenti e il 22%, l’intervento dello Stato nelle aziende in crisi. Infine, il 16% propone l’anno fiscale bianco, ossia nessun pagamento delle tasse per tutto il 2020.

Anche per Isabella Covili Faggioli, presidente di AIDP, il dopo non sarà facile per le aziende e di conseguenza per i lavoratori, ma la differenza la faranno le misure straordinarie e giuste che verranno messe in campo per rilanciare l’economia e la consapevole capacità di chi questi processi li deve governare in una prospettiva positiva e con nuove forme di organizzazione. Al fine di non vanificare le misure già pensate e in fase di elaborazione, la presidente di AIDP chiede a gran voce – «un’opera radicale di sburocratizzazione generale, di facilitazioni nell’utilizzo delle agevolazioni, di chiarezza nelle norme e di aiuto alle aziende nel consentire maggiore flessibilità e trasparenza in tutti i rapporti, soprattutto quelli di lavoro».

COSTRUIRE LA RIPARTENZA

La riprogettazione del futuro è ora la sfida che ci attende. Se il Covid-19 non è sotto il nostro controllo, sono sotto il nostro controllo le decisioni e le azioni che possono contrastarlo. Tutti, in modi diversi, stanno sperimentando, a livello professionale o personale, le novità imposte dalla situazione. Se questo ciclo, questa curva psicologica del cambiamento, mantiene la sua traiettoria, per alcuni, alla sperimentazione seguirà la scoperta degli aspetti positivi che questi cambiamenti stanno portando. A quel punto anche la pandemia non sarà stata un’esperienza inutile o solamente dannosa. L’accelerazione che il Covid-19 sta dando allo smart working e alla ristrutturazione digitale delle attività, per alcuni sarà solo una necessità sollecitata dal momento o imposta per decreto. Per altri, sarà l’occasione per rivedere e migliorare processi dati per scontati.

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Sonia Rausa – AIDP


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