Denodo, più potenza per le imprese data-driven

Data as a Service, chimera o realtà?
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Si diffonde anche in Italia la virtualizzazione dei dati che aiuta le organizzazioni a migliorare la loro data strategy. Elevate funzionalità di query acceleration e tempi di esecuzione ridotti, con il rilascio della nuova versione 8.0 della piattaforma Denodo

Meno di due anni. Tanto ci è voluto a Denodo, data virtualization company al cento per cento, per ritagliarsi uno spazio di mercato importante anche in Italia. «Una bella cavalcata» – commenta Gabriele Obino, regional VP Southern Europe & Middle East di Denodo. «Siamo cresciuti parecchio e continueremo ad assumere anche in tempi di Covid-19. L’azienda sta andando bene, soprattutto ci sono ottime prospettive». Come dimostrano le previsioni di Gartner che lo scorso anno stimava che entro il 2022 il 60% delle aziende avrebbe adottato soluzioni di data virtualization per accelerare le proprie strategie di distribuzione delle informazioni.

Un nuovo motore di data optimization

Ma perché questo approccio di integrazione dei dati è diventato così importante per le imprese? «Virtualizzare in un mondo dove i dati sono distribuiti ovunque, on-prem, in ambienti multicloud, ibridi, non è affatto agevole» – risponde Obino. «Molti affermano di poterlo fare. Salvo poi scontrarsi con le difficoltà che disseminano i progetti reali». I primi problemi sorgono già a partire da quando si fa una vista tra dati relazionali e non, on-prem, oppure distribuiti geograficamente. «Prendiamo il caso di una banca che necessita di mettere insieme una serie di dati dispersi in diverse tecnologie» – continua Obino. «Tutti i dati finanziari si trovano in un data hub. Ogni fonte di dati – data source – però utilizza tecnologie diverse. Qualunque tipo di front end che interroga queste banche dati così come qualsiasi tipo di applicazione che debba recuperare i dati dalle diverse sorgenti si scontra con un problema enorme di prestazioni. Parliamo di volumi di dati importanti in ambienti ad alta complessità» – sottolinea Obino. «Per effettuare questa operazione serve un motore, un engine di data optimization in grado di mettere insieme i dati da sorgenti diverse senza incepparsi». Semplificare cioè tutta una serie di attività – copiare i dati, metterli tutti insieme, rielaborarli e poi darli in pasto a chi li deve interrogare – altrimenti costose, time-consuming e almeno di un ordine di grandezza più complesse. «Il join tra quello che si trova per esempio in cloud con i dati on-prem è un passaggio obbligato per riuscire a mettere a disposizione di un qualsiasi strumento di front end i dati che servono.

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Un’operazione che nel momento in cui arriva la richiesta da parte dell’applicazione, la piattaforma Denodo svolge recuperando i dati ovunque si trovino, mettendoli insieme on-the-fly e restituendoli a chi li ha chiesti». Lo strato di disaccoppiamento – spiega Obino – permette di ricostruire il modello di come l’azienda lavora le sue informazioni. «Uno strato logico, descrittivo, che non è prono ad alcuna tecnologia. Né alla sua ubicazione fisica. Capace di restituire una fotografia veritiera delle modalità con cui l’azienda utilizza le proprie informazioni. Un modello indipendente dalle tecnologie impiegate oggi e che domani potrebbero non essere le stesse. Mentre al contrario come una banca o una telco lavora e utilizza le proprie informazioni, probabilmente rimane costante nel tempo. Tanti vendor, anche blasonati, hanno in portfolio soluzioni di virtualizzazione, ma nessuna azienda riesce a tenere in un solo contenitore questa semantica dell’informazione come fa la piattaforma Denodo» – afferma Obino.

Connect, combine, consume

Un vantaggio che nelle previsioni di Denodo diventerà ancora più accentuato con la versione 8, rilasciata a fine luglio. «La nuova release spinge ancora di più sulle nostre core capabilities» – sottolinea Obino. «Migliorando ulteriormente la connettività della piattaforma, che oggi arriva a una copertura totale a livello di sorgenti e di front end tool applicativi. Dalla nostra parte, c’è il vantaggio della specializzazione. In un progetto particolarmente complesso, con un volume di dati elevato, se c’è un problema tutta l’azienda pensa a come risolverlo. E poi a fare in modo che questa nuova capacità possa essere integrata all’interno della piattaforma per tutti gli altri clienti. Avendo una sola soluzione – prosegue Obino – per noi farla progredire è vitale. Al contrario, le piattaforme concorrenti non si sono evolute. Perché in mano ad aziende con decine di prodotti. Che non hanno alcun motivo di investire denaro su soluzioni dove sono meno competitive».

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Edge computing, Data Fabric e le altre tendenze chiave per il 2020Come accelerare la data integration

Denodo Platform 8.0 prevede l’estensione dell’utilizzo in diversi settori. A partire dall’analisi scientifica dei dati. «In questo campo, la piattaforma viene in genere utilizzata per consentire ai data scientist l’accesso alle informazioni e l’operazionalizzazione dei risultati dell’analisi, in modo che i modelli risultanti possano essere applicati a qualsiasi dato ed esposti a tutti i fruitori di informazioni» – spiega Alberto Pan, chief technology officer di Denodo. «La piattaforma viene utilizzata per esporre la visualizzazione “friendly” dei dati in modo che il data scientist possa concentrarsi sulla creazione dei modelli. Ed è facilitata dall’inclusione di Denodo Notebook, uno strumento utilizzato dal data scientist per esplorare i dati, creare modelli e condividere il proprio lavoro con altri scienziati». Non solo. Denodo 8.0 migliora l’integrazione dei dati ibridi e multicloud.

«Un caso d’uso chiave per la virtualizzazione dei dati» – continua Pan. «Con Denodo 8.0 abbiamo rafforzato il nostro supporto per questi scenari con una console unificata per gestire le distribuzioni ibride e multi-cloud attraverso un unico strumento, integrando nuove tecniche di accelerazione delle query intelligenti appositamente progettate per ambienti ibridi. In questo modo, è possibile combinare i dati da sistemi on-prem e cloud senza la necessità di spostare tutti i dati e con ottime prestazioni». La piattaforma infine trova largo impiego nella governance dei dati aziendali. «Quando si forniscono dati agli utenti aziendali è importante garantire l’applicazione dei criteri di governance e sicurezza» – spiega Pan. «Gli strumenti di data governance aiutano nella definizione e nella gestione di tali politiche, ma sono totalmente disconnessi dal processo di distribuzione dei dati. Per applicare questi criteri durante l’accesso ai dati, è necessario passare ai sistemi di produzione effettivi». Un’operazione non semplice quando ci sono decine o addirittura centinaia di fonti e strumenti di consumo di dati. «Denodo fornisce un singolo punto per applicare questi criteri di sicurezza e governance dove sono realmente importanti, quando cioè si forniscono i dati agli utenti aziendali per utilizzarli tramite report, dashboard, portali, app mobili e applicazioni web. A tale scopo, Denodo include un sofisticato modello di sicurezza a livello sia di riga che di cella e il mascheramento avanzato delle colonne. La piattaforma – aggiunge Pan – consente inoltre l’importazione di modelli esterni per garantire che i dati veicolati siano conformi a tali modelli, senza dover modificare i sistemi di produzione sottostanti». In Denodo non si fa mistero delle attese legate al successo della piattaforma.

«La virtualizzazione dei dati ha registrato una crescita enorme negli ultimi anni» – osserva Pan. «Sempre di più le aziende utilizzeranno la data virtualization per ottimizzare le proprie strategie di distribuzione delle informazioni. Perciò anche se la crisi economica innescata dal Covid-19 potrà causare una contrazione nei budget dei nostri clienti, pensiamo che l’adozione della tecnologia continuerà a crescere in maniera decisa. Anche durante questi mesi difficili, Denodo ha continuato a crescere a ritmi molto elevati. E per questo – conclude Pan – riteniamo che il mercato stia riconoscendo alla data virtualization la capacità di fornire risultati più velocemente e a costi più competitivi rispetto alle alternative di integrazione convenzionali. Un aspetto quest’ultimo particolarmente sentito in questa fase».

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