Edge computing? Un’opportunità

Alessandro Contarini specialist delivery team manager di Axians Saiv
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Occorre saper cogliere le necessità del cliente e tradurle in soluzioni operative

Il tema dell’edge computing non è nuovo, se ne parla da alcuni anni, ma con la spinta di esigenze attuali di alcuni settori chiave potrebbe diventare una futura naturale evoluzione del cloud computing. Dal canto nostro, come Axians Italia quello che vediamo e constatiamo sul campo ogni giorno è che l’evoluzione della tecnologia permette, grazie al supporto di un hardware efficiente, di renderlo efficace con la giusta implementazione, in particolare se affiancato a soluzioni tecnologiche che si stanno rapidamente affermando e che creano solide fondamenta come VXLAN nell’ambito della comunicazione inter-dc, SDN (software defined network) per configurazioni distribuite e iperconvergenza.

In questo particolare momento storico contraddistinto dalla diffusione dei dispositivi wearable, l’edge computing può essere una soluzione di grande interesse, anche alla luce di tutte quelle disposizioni di legge legate all’emergenza sanitaria, al distanziamento fisico e alla tutela del personale nei luoghi di lavoro.

Inoltre, l’edge computing si dimostra come ottimale soluzione, come abbiamo rilevato
presso alcuni nostri clienti, nel caso si faccia un grande utilizzo di dispositivi remotizzati: mi riferisco in particolare alla sensoristica e ai dispositivi IoT, che spesso devono fronteggiare problemi di latenza, connettività variabile, affidabilità, e non sono indirizzabili attraverso il modello di comunicazione convenzionale.

È questo il caso di realizzazioni, come ad esempio quelle legate allo “smart parking”, alla
gestione dei flussi nelle città metropolitane, piuttosto che nei grandi store per “profilare” i
clienti, oppure nella programmazione dell’irrigazione del verde pubblico. Più in generale nei casi in cui i device devono “comunicare” un dato possibilmente pre-elaborato verso un livello superiore.

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L’edge computing decentralizza il cloud, liberando determinate applicazioni “timesensitive”
dalla stretta dipendenza con i data center remoti e fornendo loro la capacità, tramite l’uso di risorse di computing locali, di elaborare i dati direttamente sul campo.

Per capirci, l’idea è quella di utilizzare degli endpoint in grado di fare una prima
analisi del dato in tempo reale. Questo agevola e velocizza il processo. Infatti, più si è in grado di elaborare il dato grezzo nei pressi in cui è stato generato e raccolto, e più si abbatte il margine di errore rispetto alla sua trasmissione.

Questa è una delle motivazioni pratiche che portano a favorire questa soluzione.
Naturalmente, come ormai in tutte le soluzioni, la sicurezza deve essere messa in preventivo prima di qualsiasi altra considerazione. Più devices distribuiti con capacità di calcolo, equivale a dire più potenziali punti di accesso anche a livelli superiori, il che significa maggiori superfici esposte agli attacchi informatici che vanno protette e monitorate con strumenti adatti.

Anche in questo caso, il plus di Axians è quello di saper cogliere da subito le necessità e le
esigenze del cliente, traducendole in soluzioni operative e tecnologie dimensionate e calibrate al contesto aziendale e a quelli che sono i piani di sviluppo del business.