Da virtuale a maker. La trasformazione di un business e la nascita di una start up di successo. Il caso di Giaco Whatever

La trasformazione di un business e la nascita di una start up di successo. Il caso di Giaco Whatever
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Da genio dell’etere, tra i gestori di “Godado” il primo motore di ricerca italiano, a re dei maker, con un seguito di oltre 511 mila persone.

Giacomo Di Muro, meglio noto come Giaco Whatever, è un giovane imprenditore che ha scelto di abbandonare il suo lavoro nel mondo virtuale per iniziare a costruire cose che potesse toccare con mano. Oggi i suoi tutorial su YouTube sono un punto di riferimento tra gli appassionati di making, offrendo loro tantissimi spunti e soluzioni interessanti, ed è anche alla guida di una startup in cui le parole d’ordine sono “imparare facendo”.

In tempi sempre più “virtuali”, tu hai scelto di diventare un “maker”, di rimetterti a fare le cose con le tue mani. Ed a quanto pare non sei l’unico. Secondo te perché si è sviluppata questa tendenza? È presente in tutto il mondo?

Secondo me ci sono tre elementi alla base di questa trend in crescita. Il primo è che in principio ci si avvicina al mondo virtuale perché per creare qualcosa basta un computer in cameretta e la voglia di imparare. Ma se dentro si ha lo spirito del maker, ben presto il bisogno di creare cose che si possono toccare con mano diventa troppo forte.

Il secondo elemento è, a mio avviso, la democratizzazione degli strumenti di prototipazione che rendono la realizzazione dei progetti molto più semplice. Ormai abbiamo software gratuiti, stampanti 3d, laser e cnc da scrivania che fanno cadere parecchi limiti che prima rendevano la ricerca e sviluppo un potere per pochi.

Il terzo punto è rappresentato da tutti quegli elementi che rendono molto più facile finanziare, promuovere e distribuire direct to customer, grazie all’utilizzo di servizi come kickstarter, shopify e i social in genere. Quindi, l’unico limite per iniziare un’attività di questo tipo rimane la creatività e il genio individuale.

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Qual è la cosa che hai creato tu che ti ha dato più soddisfazione?

È molto difficile rispondere a questa domanda perché è sempre l’ultimo progetto su cui lavoro ad eccitarmi di più. Quando lavoro a qualcosa, ho mille idee a riguardo che mi girano in testa, penso a come migliorarlo, a come lo userei io e a tutti i mille modi in cui potrebbe essere utilizzato dagli altri, valuto le criticità e i suoi punti di forza. Tutto questo è incredibilmente stimolante ed elettrizzante, sensazioni che fanno sì che io lo percepisca come il mio progetto preferito.

Poi, quando vedi le persone che usano i tuoi prodotti e li amano, provi una sensazione incredibile e un grande orgoglio. E a quel punto, può darsi che le preferenze vadano a quello specifico oggetto.

E quindi creare una startup del settore può davvero funzionare? Chi sono i tuoi clienti?

Assolutamente sì. Ho cominciato con 5.000€ e la mia startup è completamente bootstrapped, come dicono in UK, cioè una realtà avviata e sviluppata esclusivamente a partire dai miei sforzi, senza il supporto economico o materiale di supporter esterni.

Non ci sono molte scuse che possono reggere, devi solo metterti sotto e lavorare. Poi, se qualcosa non va, puoi fare infiniti passi indietro a recuperare e correggere cosa ti manca.

I miei clienti sono per più della metà americani e b2c. Un link diretto con il cliente finale è indispensabile, per lo meno in una fase iniziale, per questo curo molto anche gli aspetti relazionali.

Che canali di comunicazione utilizzi per promuovere te stesso e l’azienda?

Per lo più YouTube, in questo senso, sono rimasto molto ancorato al mondo digital. Ho iniziato con un canale sul making in generale che da subito ha riscosso un buon seguito e oggi ho una fan base fidelizzata che mi segue con entusiasmo. Internet, e nello specifico YouTube, è uno strumento molto potente, perché ti permette di aggregare e coinvolgere una base di persone che sono già in linea con i tuoi interessi e senso estetico. I nostri clienti sono più supporters che altro e conoscono l’intera storia della startup.

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Che progetti per il futuro?

Purtroppo, al momento, non ne posso parlare, ma sono davvero tanti e molto interessanti. L’unica anticipazione che posso dare è che presto ci sarà il lancio di un nuovo brand.