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Il disegno alla lavagna dell’Agenzia Digitale che mira a cambiare il Paese rischia di scomparire?

Non c’è nulla da fare. Nella dicotomia tra analogico e digitale, la politica italiana resta irrimediabilmente analogica. Tutta la costruzione dell’Agenzia Digitale lo dimostra. Il piano per la crescita del Paese si scontra con la sfida dell’innovazione lenta e della governance impossibile. Tavoli, agende e volani. Eppure siamo sempre in ritardo. Da sei mesi, lo statuto dell’Agenzia aspetta l’approvazione definitiva. I decreti attuativi sono al palo. Dalla Presidente del Consiglio – però – arriva la notizia che ci stanno lavorando. Tradotto significa che verranno modificate alcune norme che ne regolano il funzionamento, ed è molto probabile che la governance condivisa PAC/PAL, venga superata con l’attribuzione di pieni poteri a un sottosegretario.

Insomma, c’è bisogno di un radicale cambiamento delle politiche pubbliche fino a oggi attuate a sostegno dell’innovazione. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha mandato all’indirizzo di Agostino Ragosa, direttore dell’Agenzia, un messaggio chiaro: «L’Agenzia per l’Italia Digitale è la strada da seguire con decisione, ma è ancora ferma, tra fusioni organizzative, decreti scritti in modo approssimativo, mancato sblocco di risorse».

 

Secondo Federico Francini, presidente e AD di Fujitsu Technology Solutions «è necessario continuare a considerare l’Agenda Digitale un passo irrinunciabile – da attuare senza ulteriori rallentamenti per liberare l’Italia dalle persistenti zavorre e inerzie infrastrutturali».

 

Michele Liberato, presidente di EMC Italia e membro del Board di EMC International, auspica che l’iter per l’attuazione del programma dell’Agenzia per l’Italia Digitale non subisca ulteriori ritardi e proceda spedito senza nessuna incertezza per dare il via a quella rivoluzione culturale necessaria per cambiare il destino dell’Italia».

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Per Marco Icardi, AD di SAS Italia «l’Agenzia Digitale ha il compito di colmare il digital divide culturale e infrastrutturale del Paese». La chiusura della procedura sul deficit italiano è un segnale positivo e sblocca 12 miliardi di investimenti per l’Italia, ma gli spazi di manovra sulla spesa sono molto stretti e le imprese che chiudono invece restano un segnale negativo che significa meno ricchezza, meno lavoro, meno futuro».

 

Alle accuse di inerzia e inattività risponde Francesco Tortorelli, responsabile Area, Sistema pubblico di connettività e cooperazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale. «L’agenzia è lo strumento normativo e di spinta per attuare gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea attraverso i piani digitali territoriali. Alla fine di giugno abbiamo la scadenza di presentare all’Europa i piani per i fondi strutturali. Per l’inizio dell’autunno dobbiamo presentare al Governo il piano di razionalizzazione dell’infrastruttura pubblica. Tra i nuovi servizi, l’anagrafica nazionale unica cambierà completamente il modo di lavorare della PA, avremo sistemi centralizzati sui quali lavoreranno gli ottomila comuni italiani».

Per Francesco Tortorelli, «la politica non è un ostacolo per il lavoro dell’Agenzia, in quanto la stessa politica ha voluto l’istituzione dell’Agenzia. La governance è complessa da gestire. La politica deve essere più sensibile ai temi dell’innovazione che devono entrare nell’agenda dell’esecutivo come temi di politica industriale».