Il Travaglio digitale di Formigli

La curiosa vicenda del dissidio tra Marco Travaglio e Corrado Formigli svoltosi a mezzo stampa, SMS, via Twitter e infine Facebook… coinvolgendo anche il Presidente del Senato Piero Grasso. Quando le metodiche del flame tra influencer più sbracato diventano centrali nel dibattito pubblico.

Riassumere questa la vicenda è abbastanza surreale, tuttavia è esemplare di come un certo approccio sbracato ai media digitali abbia spettacolarizzato, anche negli ambiti più professionali, ogni genere di piccolo dissapore professionale.

Tutto inizia con Marco Travaglio che durante il proprio monologo nel programma “Servizio Pubblico” di Michele Santoro, spara ad alzo zero contro la seconda carica dello Stato: “Grasso non è quello che molti grillini credono (omissis) Prima di essere magistrato, è un italiano, è molto furbo, è un uomo di mondo (omissis) Si è sempre tenuto a debita distanza dalle indagini sulla mafia e la politica”. Il giornalista ha fatto poi alcuni esempi. Grasso, ha detto, “ha fatto dichiarazioni in cui prendeva le distanze da Caselli, ha ottenuto applausi dal centrodestra. Ancora l’altro giorno Berlusconi ha detto che Grasso è tutt’altro che un brutto candidato alla presidenza del Senato, ha ottenuto addirittura dal centrodestra tre leggi per fare fuori Caselli e far passare Grasso alla procura nazionale antimafia. Leggi anticostituzionali che però Grasso ha utilizzato per diventare procuratore nazionale antimafia, mentre il governo faceva fuori il suo unico rivale“.

Fin qui nulla di nuovo, siamo di fronte all’esercizio delle usuali tecniche da navigato polemista, che hanno fatto la fortuna del celebre giornalista.

Tuttavia di fronte all’invito di Corrado Formigli (ex pupillo di Michele Santoro) di svolgere un faccia a faccia presso il proprio programma “Piazza Pulita”, si è scatenato un flame (rissa digitale), degno delle migliori manifestazioni del c.d. mud wrestling tra influencer.

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Con un editoriale sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio accusa il collega di essersi intromesso in una vicenda che riguardava solo lui e il Presidente del Senato, di aver ricevuto un invito poco cortese nei modi. Tra le righe Travaglio insinuava che l’invito gli fosse stato da Formigli nella consapevolezza che non avrebbe partecipato, in quanto legato da un contratto di esclusiva col programma di Santoro.

E fin qui siamo al normale svolgimento del teatrino tra prime donne televisive.

Ma cosa era successo realmente?

Il buon Corrado Formigli aveva pubblicamente rivolto a Pietro Grasso e Marco Travaglio il 21 marzo questo garbato invito via twitter: “#Piazzapulita invita ufficialmente il presidente @Grasso_P e @marcotravaglio alla prossima puntata per un confronto aperto e leale

Orbene ad un occhio disattento sembrerebbe un grande momento di giornalismo partecipativo. Peccato che mentre Pietro Grasso sporadicamente fa uso del proprio account, quello di Marco Travaglio è praticamente morto.

A pensar male sembrerebbe di trovarci di fronte a un tipico trucco da mud wrestler: ti scrivo su un canale che non usi.

Ovviamente Pietro Grasso risponde a Formigli, mentre Travaglio tace.

Cosa accade quindi? Che di fronte all’editoriale di Marco Travaglio, Corrado Formigli scrive un tweet di risposta a un inesistente messaggio di Travaglio: “@marcotravaglio ma che stai dicendo? Giovedì invitai entrambi @Graso_P ha risposto la mattina dopo su Twitter, tu no.” Della serie: Travaglio scrive formalmente un editoriale su un giornale cartaceo e Fromigli replica in via colloquiale su un account Twitter in disuso. Spettacolare.

Al che, visto che nel frattempo Travaglio ha scritto un altro editoriale sulla vicenda ancor più vibrato del precedente, il buon Corrado Formigli ha ritenuto opportuno puntualizzare il proprio punto di vista sulla vicenda…

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Affidando a Facebook le proprie posizioni ripostandole via Twitter…

Marco Travaglio mi chiede di fare un esempio delle sue fantasiose ricostruzioni. Eccolo servito. La sua ricostruzione sul mio passaggio a La7 è totalmente falsa. “Mentre Santoro e tutti noi, due anni fa, Formigli compreso, ci battevamo contro una proposta indecente di contratto con La7 che prevedeva la censura preventiva della rete e la manleva legale alla rete, lui si proponeva per condurre un talk show il giovedì sera al posto nostro” Falso. Completamente falso, da cima a fondo. Non vi fu mai alcun contatto fra me e La7 mentre Santoro conduceva la sua trattativa con la rete di Telecom. I miei primi contatti con La7 risalgono all’estate inoltrata del 2011, non solo quando fra Santoro e La7 si era consumata la rottura definitiva della trattativa. Ma anche dopo che il cda Rai aveva votato – era il 7 luglio 2011 – contro la possibilità di rientro di Santoro nella tv pubblica al prezzo simbolico di un euro, come proposto da Michele. Solo dopo allora iniziarono i miei contatti con La7. Travaglio su questa vicenda fa disinformazione pura. Se applica a tutti i suoi articoli questa precisione, stiamo freschi. Per inciso, sono pronto a sfidarlo su questo punto davanti a un Giurì d’onore, oppure in tribunale. Mi faccia sapere, io sono qui.

Penso che la vicenda sia un assolutamente esemplare di come l’utilizzo dei nuovi media spesso crei una vera e propria regressione della comunicazione.

Le modalità con cui Formigli ha usato Twitter e Facebook sono tipiche di un meccanismo visto in modo molto insistito durante quest’ultima tornata elettorale. Si usano i nuovi media apparentemente come una sorta di canale più immediato di comunicazione. La realtà è che dietro c’è quasi sempre parecchio studio e il desiderio di utilizzare i social media come mero “gancio” per portare i media tradizionali sul pezzo.

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Alla fine non sono riuscito a trattenermi ed ho dovuto concludere così.

 

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