Siamo dentro matrix?

Internet ha solo una quindicina d’anni, ma per molti è diventato un mezzo fondamentale per la propria esistenza, al punto che è difficile per questi immaginare la propria vita senza.

Così come la maggior parte delle generazioni nate nella prima metà del secolo scorso era convinta che notizie diffuse dalla televisione fossero verità assolute (e i loro padri prima di loro pensavano la stessa cosa per la radio) è probabile che oggi si dia allora troppo credito a ciò che viene divulgato nella rete, altrimenti non si riuscirebbero a spiegare alcune notizie che paiono incredibili, a volte tali da diventare commedia, altre purtroppo invece da volgersi in tragedia.

Il comune denominatore, però, pare essere quello di un mondo virtuale che ogni tanto si aggroviglia in modo subdolamente ambiguo con quello reale.

Come spiegare diversamente, ad esempio, due recenti vicende, come, la prima, quella di un giovane francese che si è inventato di sana pianta un’importante carriera di calciatore che ha diffuso sul web, con l’assurdità di una società, anche abbastanza conosciuta e affermata come la bulgara Cska di Sofia, che è arrivata ad un soffio da ingaggiarlo, convocandolo per il contratto e chiudendogli le porte dopo due giorni grazie solo ai propri tifosi che hanno avvertito la dirigenza della società della “sola”, dopo aver condotto opportune ricerche – udite, udite – proprio nella rete?

Chi di Internet ferisce, di Internet perisce, dire verrebbe da dire, aggiungendo un più elegante: sic transit gloria mundi!

La seconda notizia, purtroppo, è molto più triste e si svolge in Sud Corea ma, temo, sarebbe potuta giungere da qualsiasi altra parte del globo terracqueo: una giovane coppia si è disinteressata quasi totalmente della propria figlioletta di tre mesi, nata anche prematuramente, fino a farla addirittura morire praticamente di fame, per star dietro in modo ossessivo e conpulsivo a un gioco di ruolo in Internet che, guarda caso, ha come obiettivo quello di avere la massima attenzione possibile alla crescita di una bambina, ovviamente solo e completamente virtuale.

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Una cosa sconvolgente e sicuramente diventerà pane per sociologi, psicologi e psichiatri, ma forse vale la pena, ancor di più, concludere allora con il mio solito motto, senza però la faccina sorridente finale che sarebbe fuori luogo: meditiamo, gente, meditiamo …:-)

Tratto dall’editoriale della Newsletter di DMO!

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