Edward Snowden vuole lasciare la Russia

La fonte del Datagate non ne può più di paesaggi sovietici e chiede di poter tornare a viaggiare

Non deve essere facile per nessuno restare più di un anno in Russia, quando non è il tuo paese di origine. Lo sa bene Edward Snowden, la talpa del Datagate che dallo scorso autunno è bloccato in Russia, unico paese che gli ha concesso asilo politico. Durante un intervento in remoto davanti alla commissione dei diritti umani di Strasburgo, Snowden ha espresso alcune considerazioni sulla sua situazione attuale. “Non ho scelto io la Russia – ha detto – se il governo russo avesse avuto possibilità di scelta sono sicuro che non mi avrebbe voluto qui. Da quando sono arrivato ho sempre espresso il desiderio di riavere il diritto di viaggiare, di vivere una vita normale”.

Spionaggio continuo

“Quando i cittadini vengono ridotti allo status di soggetti e non di partecipanti attivi diventiamo tutti meno liberi, sia come individui che come società e cultura”. Edward Snowden ha aggiunto che mentre l’attività di sorveglianza di massa della NSA non hanno raggiunto il loro obiettivo principale, ovvero fermare o prevenire gli attacchi terroristici e i crimini, il governo non smetterà comunque di utilizzare tali tecniche, indipendentemente dalle conseguenze legali. “La NSA e le altre agenzie di spionaggio non hanno un singolo metodo per intercettarci. Chiuderne uno non servirà. Hanno una serie illimitata di strumenti per raccogliere informazioni”.

Da soli non si può

Ma allora quale futuro ci aspetta? Snowden non ha la ricetta per salvare i nostri dati dalla NSA e sarebbe difficile studiare una soluzione tecnica, visto che nei mesi scorsi abbiamo scoperto come non vi sia strumento digitale totalmente protetto dall’azione dell’agenzia. Condividere, ma non troppo, sarebbe la via maggiormente perseguibile, ma da soli non si va da nessuna parte. Il dubbio è: imprese di settore, big della rete e governi vogliono davvero che il monitoraggio finisca?

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