PLM Innovation. Come governare il ciclo di vita del prodotto

product lifecycle management centric software

Business innovation platform, una nuova visione per la gestione del ciclo di vita del prodotto. PLM vuol dire avere una concezione unica e dinamica di tutti i processi, dalle fasi di design fino al punto di vendita. Ma quali dovrebbero essere i criteri e i metodi di scelta di un sistema PLM?

Mobility, cloud, big data e social business stanno cambiando anche l’approccio delle aziende alla gestione della produzione. Si assiste a una diversa gestione del ciclo di vita del prodotto, caratterizzata, sia dal lato della domanda sia dell’offerta, da una nuova serie di vantaggi che vedono nella riduzione dei costi, unita al miglioramento della qualità produttiva, i punti chiave essenziali. La necessità è svecchiare i processi di introduzione di nuovi prodotti, eseguendo i flussi di lavoro che semplificano e velocizzano la risposta, per quello che sta diventando un mercato build-to-order; senza tralasciare la necessità di apportare le modifiche necessarie in una piattaforma che sia protetta e flessibile.

Jos Voskuil, “l’olandese virtuale” più influente della blogosfera, con più di 20 anni di esperienza nel mondo del PDM e PLM, non solo ci ha fatto da guida in questo viaggio alla scoperta delle nuove tendenze del PLM, ma di ritorno dal Product Innovation Congress di Dusseldorf ci ha aiutato a rispondere alle domande dei vendor.

Le previsioni di spesa per il prossimo triennio registrano una crescita costante degli investimenti e una generale evoluzione del mondo PLM sotto la spinta al cambiamento esercitata dalle tecnologie della Terza Piattaforma. Secondo Giancarlo Vercellino, research & consulting manager di IDC Italia, il PLM è destinato a diventare una vera e propria “piattaforma di innovazione”. Tra le tendenze più importanti si registrano: un progressivo aumento di applicazioni multivendor in modalità as a service, la necessità di integrare i flussi di informazione provenienti dalle diverse aree funzionali in una sorta di sistema ad anello, con un feedback continuo e la possibilità di implementare soluzioni per il decision making in completa sicurezza. In questo scenario, IDC evidenzia la necessità che i processi siano “demand-oriented”, i sistemi “data-driven” e le organizzazioni “digitally executed”. Avvicinarsi ai clienti significa comprendere le loro esigenze così da inglobarli nei prodotti e nei servizi. Molte organizzazioni stanno pensando di concentrare tutte le idee in un unico repository aziendale e di abilitare un workflow di revisione con accessi gerarchici in grado di includere tutte le fasi logiche e operative di processo. L’obiettivo è di eseguire digitalmente i processi a valle della funzione engineering per tutto l’iter di produzione, consegna, installazione presso il cliente e durante l’intero ciclo di vita del prodotto.

La piattaforma per ilo PLM

Prima di tutto, è bene chiarire che cosa si intende per “platformization”, termine che può essere confuso facilmente con “piattaforma” nell’accezione legata al prodotto che le aziende progettano, producono e

vendono. E a fare subito chiarezza è Fabrizio Ferro, director technical sales & business development in Italia di PTC. «Semplificando il concetto, è bene dire che in questo caso parliamo di piattaforma di soluzioni, in particolare soluzioni PLM. In questa accezione, sono ormai anni che PTC persegue l’obiettivo di arricchire il set di soluzioni, non solo allargando lo spettro di funzionalità e di processi, ma anche mantenendo collegato l’ambito metodologico rappresentato dalle best practices. La combinazione di questi fattori consente alle aziende di fare meglio – prima e a costi minori – e di innovare il prodotto e il processo, abilitandole a pensare a modelli di business diversi e più redditizi. Oggi, PTC è in grado di proporre alle aziende di qualunque settore – dall’automotive all’aerospace and defence, dal machinery al fashion – un set di soluzioni che opportunamente messe assieme realizzano una “piattaforma PLM”. I diversi componenti sono in grado di colloquiare fra di loro in modo integrato e alcuni di essi forniscono le tecnologie per collegarsi con altri dispositivi, sistemi e applicazioni. Per esempio, le ultimissime acquisizioni: Thingworx, Axeda e Atego ci consentono di essere l’unico vendor che può consentire alle aziende di chiudere il cerchio del ciclo di vita del prodotto, coagulando le informazioni provenienti dai tool per la progettazione, dai prodotti in esercizio, dai sistemi di prodotto o di macchine operatrici valorizzandole all’interno dell’azienda e non solo. Questo consente un miglioramento dell’efficienza ma – più importante e vitale per le aziende – consente di innovare per aumentare la propria competitività».

Secondo Jos Voskuil, la distinzione che fa Fabrizio Ferro non solo è corretta, ma permette di evitare di fare confusione. C’è differenza tra piattaforme informative (il PLM sta diventando sempre di più parte di una piattaforma informativa business) e piattaforme di sviluppo prodotto (dove le aziende cercano di costruire la loro varietà di prodotti per il mercato mediante moduli condivisi e sottocomponenti trasversali all’intero portfolio di prodotti). «PTC ha davvero un ricco set di funzionalità, che forniscono una portata potenziale end-to-end per i loro clienti in molte industrie» – commenta Jos Voskuil. «La possibilità che tutti i dati possono essere manipolati e visualizzati senza repliche rappresenta una delle caratteristiche di “piattaforma”. Le citate acquisizioni dimostrano che PTC sta investendo sull’intero ciclo di vita del prodotto. A mio parere, il manufacturing execution system (MES) è l’anello mancante tra PLM, ERP e il cliente».

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Ma quali dovrebbero essere i criteri e i metodi di scelta di un sistema PLM? – chiede Fabrizio Ferro di PTC. «I criteri e i metodi per scegliere un sistema PLM differiscono molto caso per caso e dipendono da dove proviene la reale esigenza di PLM» – risponde Jos Voskuil. «Il PLM è selezionato spesso come un’estensione del sistema CAD/PDM esistente e il processo di software selection molto spesso ha inizio perché si ha l’esigenza di risolvere una sofferenza o un collo di bottiglia. Questo approccio ha il fiato corto e non è in grado di garantire tutti i benefici che il PLM è in grado di portare. Quello che serve è una visione più ampia e strategica capace di guidare la trasformazione del business e questo dipende dalle scelte del management. Si tratta di passare da un processo lineare, basato su silos dove i dati vengono spostati “per competenza” o per “criteri gerarchici”, verso un processo più “liquido”, iterativo dove i dati vengono condivisi a tutti i livelli funzionali». La portata di tale investimento non è agevole da stimare. Come aumenterà la quota di mercato, quando abbiamo una vasta gamma di prodotti personalizzabili? In che misura un aumento di flessibilità sul mercato impatterà sulla nostra attività? Quanti clienti in più sceglieranno un contratto diretto con noi per il servizio? «Tutte queste domande sono “guesstimates” ovvero, basate su un mix di congetture e di calcolo. Allo stesso modo, tutti sono consapevoli di quanta fatica bisogna fare all’interno di ogni organizzazione per gestire il cambiamento culturale, che – oltre il budget e la parte tecnologica – resta la parte più complicata da implementare».

La sfida della mobilità

Alla continua crescita del mercato PLM, contribuiscono diversi fattori, secondo Alberto Codrino, general manager di PLM Systems, società di ALTEA Federation.

«I settori storici, come aerospazio, difesa, automotive, elettronica, estendono le soluzioni esistenti a nuovi ambiti quali la gestione dei requisiti, della configurazione, della compliance normativa. A ciò si unisce l’adozione del PLM in mercati emergenti, quali il fashion e il food. Inoltre, le soluzioni preconfigurate e le più diffuse competenze dei fornitori di servizi consentono anche alle piccole e medie imprese di ottenere un ritorno economico significativo. Non possiamo però ancora considerare il PLM – spiega Codrino – una “commodity”. Oltre a scegliere il prodotto giusto per il DNA dell’azienda, occorre configurarlo in modo che costituisca un reale aiuto nell’esecuzione dei processi. Tale valutazione è confermata dai dati di mercato» – fa notare Codrino. «A fronte di circa cinque miliardi di dollari spesi annualmente per l’acquisto di prodotti PLM, altri sette sono destinati ai servizi» (Cimdata 2014, ndr).

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Anche Jos Voskuil concorda sul fatto che il PLM si sta espandendo a settori non tradizionali, ma c’è ancora una battaglia nelle piccole e medie imprese per l’implementazione del PLM. «Dal momento che il PLM per definizione spinge ad abbattere i silos tra dipartimenti e discipline, questa trasformazione non è così naturale nelle PMI, più focalizzate sulla selezione degli strumenti che sul cambiamento del proprio modo di lavorare».

Non solo. Il mondo del lavoro ci obbliga a operare sempre più spesso fuori sede e a prendere decisioni senza disporre in ogni momento dei dati “giusti”. «I PLM evoluti – afferma Codrino – ci consentiranno di lavorare in mobilità, disponendo di informazioni aggiornate e di poterle integrare con i dati sul campo. Inoltre, l’adozione di nuovi modelli di licenza e di sistemi “open source” potrà facilitarne la diffusione nelle PMI che si trovano ad affrontare le stesse problematiche di quelle più grandi, ma senza avere strutture organizzative adeguate. Per quanto riguarda il PLM in cloud, si tratta di un “work in progress” visto il timore di affidare alla nuvola le informazioni relative ai nuovi prodotti e alla proprietà intellettuale. Occorrerà del tempo affinché le PMI maturino maggiore consapevolezza sulle possibilità del cloud rispetto al data center locale».

E per Jos Voskuil, la sfida vera, destinata a diventare uno standard trasversale a tutti i settori, è quella di avere dati sempre disponibili online e modelli di licensing moderni sempre più orientati al software as a service (SaaS). «La sicurezza del cloud è una questione ipotetica, dal momento che le violazioni rilevate provengono nella maggioranza dei casi da cattive abitudini interne, più che da violazioni esterne».

PLM per il fashion

Come spiega Veronica Peraro, sales director di Centric Software Italia, la trasformazione di concetti creativi di moda in una produzione industriale sostenibile, mantenendo sotto controllo standard qualitativi, costi e know-how tecnico, si ottiene solamente collegando la competenza stilistica con la capacità industriale. «Le nostre soluzioni favoriscono l’innovazione per il cliente tramite l’ingegnerizzazione dei processi di sviluppo e la loro integrazione con la supply chain. E il nostro punto di forza sta nel raggiungere un coordinamento complessivo di tutti i processi riguardanti il ciclo di vita del prodotto, dalle fasi di design fino al punto di vendita».

Il PLM di Centric Software abbatte le barriere esistenti tra questi processi e permette così alle aziende della moda di sostenere le loro strategie di innovazione. Ma quali sono i benefici? «Un maggiore controllo sui processi – risponde Veronica Peraro – si traduce in flessibilità in caso di eventi imprevisti lungo la catena di fornitura globale. Inoltre, il monitoraggio del lavoro degli attori coinvolti permette di ottimizzare tempi e costi. Al tempo stesso, l’integrazione dell’insieme dei dati di collezione, di sourcing e di merchandising assicura la compliance con gli standard qualitativi e il rispetto degli obiettivi di vendite e marginalità. E per favorire al massimo l’integrazione dei processi, Centric propone una serie di applicazioni mobile integrate con il PLM che lo rendono disponibile anche a tutte le funzioni per loro natura “fuori sede”, dal trend hunter al responsabile del controllo qualità in fabbrica».

Secondo Jos Voskuil, Centric Software affronta tutti i benefici che il PLM può apportare al settore fashion quando è correttamente implementato e accettato da tutte le parti interessate nel processo. Sostituire i fogli Excel con la visibilità online dei dati garantisce efficienza e la qualità ne guadagna man mano che l’impatto delle decisioni diventa direttamente visibile. Farsi accettare dall’utente (usabilità) e l’allineamento al business sono le sfide principali per tutti i sistemi PLM. Mobile e cloud rappresentano le aree più calde di evoluzione del PLM e forniranno un ecosistema davvero connesso di tutte le parti interessate.

Ma che cosa guiderà negli anni a venire gli investimenti nel PLM delle aziende del fashion? – chiede Veronica Peraro di Centric Software Italia. «Le grandi aziende di moda multibrand potranno beneficiare di investimenti in ambienti PLM di fascia alta, che forniranno benefici cross-brand fornendo insight, correlazioni e riuso della conoscenza» – risponde Jos Voskuil. «I big player del settore potrebbero così essere i primi a integrare “disruptive fashion concepts” perché sono i primi a beneficiare di un’infrastruttura PLM completa e integrata. Le imprese di minori dimensioni potrebbero trovare soluzioni nel cloud, in modo da fornire una base per la collaborazione globale senza investimenti significativi nell’infrastruttura IT. Infine, l’approccio data-centrico sarà sempre più riconosciuto come la leva necessaria per sopravvivere alla competizione». Se tutto questo si chiamerà ancora PLM non è facile da dire – ammette Voskuil. «E questa è la domanda per il futuro». Per troppo tempo il PLM è stato considerato complicato, costoso e relegato all’ambito automobilistico e aerospaziale. E ancora oggi sconta questa eredità. «Nel prossimo futuro, espressioni come “piattaforma di innovazione di prodotto” o “business innovation platform” saranno concetti sempre più diffusi.

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In linea con questa visione evolutiva del PLM, la missione di Lectra è proprio quella di essere «business trasformation enabler», come ci spiega Antonella Capelli, professional services di Lectra Italia. «Oggi, ci stiamo concentrando moltissimo sullo sviluppo di soluzioni e di nuovi approcci per l’innovazione nella gestione e sviluppo delle collezioni e dei prodotti». L’obiettivo è tanto chiaro quanto semplice: «Abilitare le strategie di “customer centricity” delle aziende del fashion, aiutandole a sviluppare prodotti migliori per i loro clienti. Uno dei paradigmi alla base delle nuove modalità di lavoro che propone Lectra è il DIWO (do it with others). Questo non si limita soltanto al concetto tradizionale di facilitare la collaborazione tra i diversi team coinvolti lungo la value chain (stile, merchandising, engineering, supply chain, fornitori), attraverso la messa a disposizione di un unico workspace di lavoro in cui condividere dati, informazioni e contenuti». Infatti, la maggiore innovazione deriva proprio dalla possibilità di estendere il confine del virtuale ad ambiti nuovi, oltre i confini della progettazione dei materiali e dei tessuti, fino a raggiungere quelli più tecnici dell’esecuzione e del fitting con il 3D Prototyping.

«L’obiettivo è quello di potenziare la creatività e la perfezione del prodotto, grazie a dinamiche di ricerca e sviluppo iterative e sperimentali. La sfida è offrire la massima affidabilità della resa finale, legata alla meccanica dei materiali e dei volumi, ambito che richiede un’altissima specializzazione tecnica e tecnologica, in cui Lectra ha un know-how distintivo». Lectra fornisce un’infrastruttura per la collaborazione multidisciplinare, multi-azienda, che rappresenta il modo migliore per abilitare l’innovazione di prodotto e di processo, anche secondo Jos Voskuil. Inoltre, l’attenzione per facilitare ed estendere meglio la fase virtuale è un chiaro beneficio proveniente dal mondo PLM tradizionale. «Su un prodotto virtuale è molto economico definire e testare alternative, riducendo costi e tempo di mercato». Ma per Jos Voskuil, in questo ambito – forse – la sfida veramente difficile per l’industria della moda è quella di virtualizzare “the sense of feeling a fabric”.