UniCredit EVO Equity Venture Opportunities

Per una grande realtà bancaria, l’acquisizione di tecnologie “disruptive” richiede un approccio di ecosistema. I perché della partnership con Anthemis Group e le aspettative nei confronti del mondo delle startup finanziarie

Si usa il termine “fintech” per definire il complesso mercato delle tecnologie software e hardware rivolte al settore finanziario. È un ambito in pieno fermento, sotto la spinta di una digital transformation che sta impattando su tutti i settori industriali e vede le banche tra i capofila del fenomeno. Ma anche come ulteriore reazione alla nuova arena di mercato, con focus particolare al segmento retail, che induce gli istituti di credito a dover affrontare uno scenario magmatico, popolato di player tradizionali e nuovi entranti, e sottoposto a notevoli pressioni competitive. Presidiare, direttamente o attraverso dinamici ecosistemi di alleanze il mondo delle tecnologie finanziare è diventata una mossa fondamentale, alla quale UniCredit, una tra le principali banche commerciali nel mercato europeo, non poteva sottrarsi.

Esploratori di Fintech

Nel marzo scorso UniCredit e Anthemis Group, una tra le maggiori società di consulenza sugli investimenti in servizi tecnologici finanziari, hanno annunciato una nuova partnership, UniCredit EVO (Equity Venture Opportunities). Il fondo di investimento mira proprio a identificare le migliori startup fintech a cui riservare investimenti dedicati. Il capitale iniziale, di 200 milioni di euro, si declinerà in investimenti sia in società più mature e già operative, sia a sostegno di startup di nuova costituzione, che stanno studiando soluzioni digitali pioneristiche per il settore finanziario. L’alleanza tra UniCredit e Anthemis agirà da leva per accelerare il processo di digitalizzazione del gruppo bancario grazie alla collaborazione con gli attori emergenti del panorama fintech, con l’obiettivo di esplorare e sviluppare tecnologie e soluzioni.

Per Innovation Bank, abbiamo parlato con Marco Berini, responsabile delle iniziative di gruppo sui temi dell’innovazione in una fase di particolare attenzione a queste tematiche da parte di UniCredit. Poco tempo fa, l’evento internazionale Appathon 2015, che ha premiato in Italia, Germania e Austria le migliori idee per il banking in mobilità. Oggi, un ulteriore salto in avanti con l’accordo con Anthemis. Quali sono gli obiettivi di UniCredit EVO, anche in termini di concrete ricadute sulla trasformazione del Gruppo e l’innovazione dei prodotti e delle modalità di delivery? «L’ambiente delle società fintech sta diventando sempre più completo e complesso» – risponde Berini. «I talenti e le capacità espresse dalle fintech di primo piano sono di altissima qualità, a questi eccellenti livelli di performance si aggiungono tempi di risposta veloci. Per una banca internazionale come la nostra – prosegue il responsabile dell’innovazione – con una rete organizzativa così estesa, non è fattibile riuscire a replicare tali vantaggi competitivi con la stessa agilità e si correrebbe il rischio di perdere gran parte del vantaggio lungo il percorso. Per questo motivo, dobbiamo guardare al mondo del fintech non come competitor, ma come un potenziale partner, con cui mettere a fattor comune gli asset a disposizione e lato banca agire sulla leva del capitale, della nostra base di 32 milioni di clienti e della diversificazione di business e di geografie ove implementare le soluzioni digitali».

Leggi anche:  Campione di time-to-market

Arricchire la gamma di servizi

L’obiettivo è dunque quello di stringere forti alleanze strategiche che consentano a UniCredit di offrire ai clienti soluzioni sempre più all’avanguardia. Le aree che UniCredit EVO intende privilegiare, sono quelle ad alto valore potenziale, collegate ai business finanziari che promettono margini di sviluppo più interessanti. «Oggi, il nostro focus è orientato verso il wealth management, l’asset management, il consumer finance, i nuovi servizi alla clientela bancaria e tutto il mondo del corporate banking, con particolare attenzione al transaction banking e markets. Inoltre, guardiamo con attenzione alle nuove tecnologie abilitanti, nonché a settori di business complementari al banking, in grado di arricchire la gamma dei servizi finanziari che proponiamo».

Un aspetto imprescindibile è il governo dell’iniziativa. Internamente al Gruppo, il progetto di UniCredit EVO è guidato dal team di innovazione, sotto la responsabilità dell’area del chief operating officer, con due organi di supervisione e gestione: il Consiglio d’Amministrazione e l’Investment Committee, entrambi a formazione congiunta UniCredit e Anthemis. «Il CdA si occupa di identificare le aree fintech più rilevanti a cui rivolgere l’attenzione – spiega Berini – mentre l’Investment Committee è, invece, incaricato del processo di valutazione sull’opportunità di investimento in termini di esplorazione, analisi e definizione delle linee di investimento». A questa prima fase di valutazione e gestione dell’investimento, si integreranno le fasi di post-investment, in cui le funzioni dedicate all’innovazione per il Gruppo avranno il compito di aiutare il business e le divisioni dell’IT e dell’organizzazione a integrare e lanciare i nuovi servizi.

In questo momento, prosegue Berini, le strutture interne a UniCredit preposte all’innovazione e trasformazione mantengono un elevato livello di attenzione, non solo verso le aree più classiche legate all’evoluzione digitale dei processi e dei servizi. «Attualmente, la ricerca si concentra sul blockchain in tutti i suoi aspetti e potenziali applicazioni, la sfera artificial intelligence / cognitive computing e un ampio spettro di applicazioni del machine learning». Il responsabile dell’innovazione, sottolinea Berini, deve coniugare due abilità: «La capacità di vedere a lungo termine e quella di “scaricare a terra” nel breve». In altre parole, vision ed execution. Un aspetto fondamentale è certamente quello di riuscire a parlare la stessa lingua del business di riferimento, per conoscere nel dettaglio le necessità operative dei colleghi e le abitudini dei clienti. «Dobbiamo mettere da parte l’idea più letteraria dell’innovatore come “guru”, che lancia messaggi a effetto, ma poco comprensibili. Oggi, chi si occupa di innovazione deve mettersi sempre più vicino al business, per trasferire la sua esperienza e curiosità tecnologica in soluzioni d’avanguardia concrete all’interno di una strategia chiara e semplice».

Ridisegnare i modelli

La spinta innovativa come fattore differenziante nel settore dei servizi bancari retail e in particolare per UniCredit continua ad avere una vitale importanza, per questo motivo tutto il management deve essere ispirato e fare la propria parte nella catena dell’innovazione.

Leggi anche:  Covid-19 traina la digitalizzazione dei sistemi di pagamento e l’abbandono del contante in Italia

«Nel nostro settore – spiega Marco Berini – che vede regolamentazioni e margini sempre più stringenti, l’innovazione deve essere la via per ridisegnare il modello di business, al fine di renderlo sostenibile a lungo termine». L’innovazione, insomma, non può essere più intesa come opzione, ma è la principale strada verso la banca del nuovo millennio. «Potremmo addirittura assimilarla a un navigatore, che non solo aiuta a identificare la meta, ma supporta il percorso migliore, passo dopo passo, dando spunti e indicazioni precise».

Per Berini, la complessità del sistema bancario può considerarsi come un fattore di resistenza al cambiamento, ma iniziative come quella di UniCredit EVO possono diventare trainanti per aprire la banca a un ecosistema nuovo, con terze parti, e promuovere così le trasformazioni necessarie in tempi più brevi. «Proprio per questo, ritengo che UniCredit EVO possa essere una leva fondamentale nell’accelerazione digitale del nostro Gruppo, poiché ci permetterà senza dubbio di percorrere strade finora inesplorate».

Marco Berini, responsabile per le Iniziative di Innovazione di UniCredit