Facebook, comincia l’era degli articoli a pagamento

Un po’ lotta alle fake news, un po’ modo per rinvigorire le tasche degli editori: freemium o paywall classico per il progetto di giornalismo del social network

Lungamente discusso e previsto, il modello di pagamento delle news via Facebook è diventato realtà. In Italia è La Repubblica ad affiancare il progetto del social network, che in questo modo diventa una media company a tutti gli effetti. Sono dieci le testate internazionali con cui Zuckerberg avvia l’era delle notizie certificate e remunerative online, con uno schema per nulla prefissato e pienamente a favore degli editori. Facebook infatti non incasserà un solo centesimo dall’esborso degli utenti per gli articoli letti, lasciando il 100% agli stessi detentori dei diritti sui post condivisi. Una buona fetta di libertà è lasciata circa la modalità che le singole piattaforme potranno seguire per proporre contenuti visibili ai lettori paganti, principalmente due: freemium o paywall classico.

Come funziona

Nel primo caso, come accade già per portali come il Corriere della Sera, i navigatori potranno leggere un certo numero di articoli gratis, per poi procedere con l’acquisto di un pacchetto al termine del periodo/quantità di prova. Sarà discrezione della testata impostare il limite per account o tempo massimo di fruizione (magari un mese), così come il canone dovuto singolarmente. Il paywall tradizionale invece prevede un abbonamento preliminare, senza il quale non si è abilitati alla lettura delle news protette.

Come a chi prova a guardare un film su Netflix o ad ascoltare un brano su Apple Music, Facebook mostrerà un popup nel quale saranno già indicate le modalità di accesso al particolare servizio. Il pay-per-read arriverà prima sulla versione desktop e Android della piazza 2.0 e solo in un secondo momento su Apple. Il motivo? La Mela, di default, chiede un ritorno del 30% sulle sottoscrizioni effettuate per casi simili su iPhone e iPad, anche se non è detto che Mr. Zuck non riesca a scendere a compromessi con il buon vecchio Tim Cook.

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