IoT: Sony e Nikon vogliono uno standard condiviso

Le due compagnie studiano una piattaforma interoperabile che permetta alle videocamere connesse di lavorare in sintonia, comunicando tra di loro

Uno dei più grossi problemi dell’Internet delle Cose è la pletora di standard e codici di programmazione. Sono quasi 200 tra linguaggi e script, tanti da rendere davvero difficoltoso il dialogo tra le piattaforme. Per questo una cordata di aziende, tra cui Sony e Nikon, sta lavorando ad un progetto che dovrebbe migliorare la comunicazione tra device diversi, nello specifico le videocamere connesse. Insieme a loro anche nomi come Foxconn, che assembla gli iPhone, Scenera e Wistron, attive nel campo delle webcam e dispositivi IoT. L’obiettivo finale è uno dei sogni dell’utente che vuole gestire comodamente la smart home: un solo software con cui controllare gli accessori installati in casa, senza il bisogno di dover passare da un’app all’altra per il monitoraggio di ambienti e stanze.

Cosa definisce il progetto

L’iniziativa che coinvolge le varie compagnie ha il nome di NICE e, oltre al canale unico di diffusione, prevede un serie di altre opportunità di dialogo tra i prodotti di tanti brand. Lo standard ha il compito di definire non solo la trasmissione delle immagini ma anche la loro analisi, comprensione e salvataggio sul cloud, sfruttando appunto un protocollo condiviso e interoperabile. Ciò semplificherà sia la vita agli utenti ma anche agli sviluppatori, che potranno ideare applicazioni capaci di mettere in contatto i diversi sistemi, per creare un ambiente intelligente esteso, nel quale venga abilitato un passaggio delle informazioni tra i dispositivi e non solo tra questi e le rispettive app proprietarie.

Il bello è che Sony, Nikon, Foxconn, Scenera e Wistron sono società attive sia nel mondo della produzione hardware che software e dunque hanno già, in casa, tutto il know-how necessario a realizzare un progetto entro breve. Voci di corridoio parlano della fine dell’anno per sperimentare la prima iterazione della piattaforma IoT unificata.

Leggi anche:  6 idee preconcette (o meno) sullo “shadow SaaS”