C’è Red Hat Enterprise Linux alla base dei supercomputer più veloci del mondo

Red Hat annuncia l'ultima versione della piattaforma Enterprise Linux

Superare ogni record in tema di capacità elaborativa non è una novità per Red Hat – più e più volte, Red Hat Enterprise Linux è stato in grado di rivoluzionare gli standard computazionali.

Oggi, questa capacità si estende al mondo dei supercomputer, con Red Hat Enterprise Linux scelto come base per due dei principali tre supercomputer al mondo, secondo la lista Top500. Più in generale, Linux è presente nella totalità dei 500 supercomputer più veloci al mondo.

Entrambe le macchine sono state progettate nell’ambito del progetto CORAL del Department of Energy (DOE) statunitense, per essere utilizzate nelle simulazioni scientifiche e di sicurezza e nelle applicazioni di modellazione più estreme, a sostegno della leadership nazionale in tema di computing.

Summit, presentato a inizio giugno, si trova presso lo Oak Ridge National Laboratory (ORNL) del Department of Energy ed è, oggi, il più veloce supercomputer al mondo. Costruito su un’architettura a building block, Summit si compone di processori IBM POWER9, GPU NVIDIA Volta V100 e Infiniband Mellanox, con Red Hat Enterprise Linux a rendere la cruda potenza del più veloce supercomputer al mondo disponibile a ricercatori e utenti finali attraverso un’interfaccia di sistema operativo standard. Con la sua combinazione di funzionalità di machine learning e intelligenza artificiale, Summit è pensato per alimentare numerose applicazioni scientifiche, dalla ricerca sul cancro all’astrofisica. Il più veloce supercomputer al mondo è anche uno dei più efficienti a livello energetico. Secondo Green500, che analizza i consumi energetici dei principali 500 supercomputer, Summit si colloca tra i primi dieci.

Sierra è ancora in fase di configurazione presso il Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL) ed è già stato registrato come il terzo più veloce computer al mondo. Previsto per essere pienamente operativo il prossimo agosto, Sierra è progettato per supportare la National Nuclear Security Administration assieme ad altri due lavoratori aggiuntivi – Los Alamos e Sandia – e sarà in grado di sostenere funzionalità estese di machine learning, modellazione ad alta risoluzione e simulazione. Come per Summit, anche il design di questo supercomputer si basa su bulding block configurati in modo similare, con la principale piattaforma Linux enterprise al mondo che opera come interfaccia comune rispetto a nodi computazionali costruiti su tecnologie IBM, NVIDIA e Mellanox.

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“In collaborazione con i suoi partner, Red Hat aiuta a ridisegnare la nuova generazione di supercomputer, per renderla più aperta e in grado di supportare l’innovazione scientifica, offrendo i livelli di stabilità e supporto necessari per operare carichi di lavoro mission-critical”, spiega Yan Fisher, global product marketing manager, Technical Computing, Red Hat. “Inoltre, queste macchine sono costruite utilizzando componenti hardware e software di livello enterprise su larga scala, mostrando nei fatti come il datacenter del futuro può evolvere per supportare un’elaborazione avanzata che vada oltre la ricerca scientifica.”