Come risposta alle accuse di cheating su diversi smartphone del gruppo, l’azienda ha deciso di rendere più trasparente la modalità che si attiva durante i test sulle prestazioni
Che le compagnie hi-tech abbiano tutto l’interesse nel posizionare i loro prodotti più in alto degli altri è evidente. Quando per farlo vengono messi in campi stratagemmi e trucchetti che vanno a scapito degli utenti finali allora c’è un problema di fondo, che mina la fiducia tra brand e consumatore. Come avevamo spiegato qualche giorno fa, Huawei è stata colta in fallo per aver inserito all’interno di vari smartphone (anche del marchio controllato Honor), una modalità che si avvia in automatico quando il telefono rileva l’attivazione di un test di benchmark.
Definita Performance Mode, la tecnica permette di ottenere risultati più alti, fino al 45%, di quelli possibili con le operazioni quotidiane sul dispositivo, di fatto mentendo sulle reali capacità medie di utilizzo.
Cosa succede
Lo stratagemma, evidenziato da AnandTech, è stato confermato dalla cinese, che nel prossimo firmware, EMUI 9.0, lo renderà visivamente presente. In che senso? La Performance Mode, che organizza le risorse (CPU, GPU e NPU) in maniera ottimale, sfruttando l’intelligenza artificiale, sarà un menu delle impostazioni dei telefoni aggiornabili al nuovo update. In questo modo, l’utente potrà tenere attiva l’opzione oppure disabilitarla, con la consapevolezza di un boost delle prestazioni nel caso di test di benchmark. Così, la modalità sarà un’occasione per chiunque di spingere al massimo le capacità dello smartphone, pure all’interno di applicazioni e giochi e non solo in ambienti artefatti che servono solo a classificazioni di sorta.
Un volta resa disponibile la Performance Mode, UL, che gestisce il benchmark 3DMark che ha contribuito a svelare l’inghippo, inserirà di nuovo i cellulari di Huawei nel ranking globale, da cui erano stati eliminati a seguito del cheat.
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