Nextdoor, l’app di quartiere per una real community

nuova startup nexdoor
Nextdoor: l’app di quartiere per una real community

Nextdoor, l’app di quartiere leader nel mondo, è arrivata ufficialmente in Italia due giorni fa. Principale obiettivo della piattaforma è quello di permettere ai vicini di casa di creare community locali per migliorare la vita dei quartieri. Il risultato è la creazione di legami reali, a partire da incontri virtuali

“Nextdoor non esisterebbe senza l’Italia”, esordisce così Nirav Tolia, Co-Founder e CEO di Nextdoor, l’app di quartiere che facilita e promuove le relazioni locali, nata negli Stati Uniti nel 2010.

E’ infatti nelle strade di Roma, Firenze, Milano e tante altre città italiane che Nirav e Sarah, cofondatrice, avevano discusso riguardo la tipologia di azienda che avrebbero voluto costruire.

Nell’era di Facebook, Twitter e LinkedIn potrebbe sembrare una scelta azzardata. Del resto, ogni social ha la propria community di utenti e la parola “social” ci rimanda immediatamente ad una dimensione sociale. Ma il punto è un altro: i social network che utilizziamo oggi, sono davvero in grado di realizzare una rete sociale concreta e unita, oltrepassando quello spazio fittizio che è l’incontro in rete?

L’obbiettivo di Nextdoor è quello di permettere ai vicini di casa di creare community locali per migliorare la vita dei quartieri e renderli più sicuri. Quello che fa questa piattaforma, lanciata ufficialmente due giorni fa a Milano, è partire da una conoscenza virtuale per arrivare ad un incontro reale tra le persone. L’anima di Nextdoor non è quindi la tecnologia ma il mondo reale.

Amedeo Galano, Head of Community di Nextdoor per l’Italia, ci racconta che in poco più di un mese l’app è riuscita a raggiungere i 30.000 membri in Italia e si parla di 400 quartieri mappati dagli addetti ai lavori di Nexdoor, di cui 200 solo a Milano. “Gli italiani hanno bisogno di una parte sociale che sta scomparendo, prosegue Amedeo.

Leggi anche:  Il Garante lancia un contest per informative privacy più chiare

Si potrebbe parlare di un processo opposto a quello che il filosofo Levy descrive nel suo libro “Il virtuale”, dove l’idea di fondo è che “la virtualizzazione consista nel passaggio dall’attuale al virtuale, nell’elevare a potenza l’entità considerata. La virtualizzazione non è una derealizzazione, ma un cambiamento di identità, uno spostamento dal centro di gravità ontologico dell’oggetto in questione. Dal latino vis (forza, vigore, potenza) il virtuale, contrariamente al possibile, concede largo margine ai processi di creazione ponendosi non come statico e predeterminato ma come problema a cui dare una risposta.“

Nextdoor realizza in pieno quello che inizialmente è solo un legame potenziale. Le persone si iscrivono alla piattaforma perché sono davvero interessate a creare una comunità composta dai propri vicini di casa e da membri del quartiere. Come ha raccontato Amedeo sono tanti i quartieri che hanno iniziato a organizzare aperitivi con 20, 30, 40 persone, proprio grazie a Nextdoor. Il filosofo Aristotele direbbe che si tratta di potenza e atto. Considerando questi due concetti potremmo dire che piattaforme come Nextdoor creano legami di amicizia e relazioni in potenza, almeno finché restano confinati alla dimensione del virtuale. Gli incontri, gli aperitivi, le feste realizzati sulla base di amicizie nate in rete sono l’attualizzazione di quei legami che prima esistevano solo in potenza.

Secondo alcuni dati nel 2011 il 30% degli americani non sapeva citare il nome di nemmeno un vicino di casa, mentre sette anni dopo Nextdoor è utilizzato dal 40% degli americani. In Italia la situazione è migliore, perché si stima che il 30% degli italiani sappia almeno 10 nomi dei propri vicini di casa. Non per questo però significa che questa stessa percentuale esca abitualmente con persone del quartiere o semplicemente abbia la possibilità di farlo.

Leggi anche:  Facebook limita le funzionalità di Messenger e Instagram in Europa

Spesso si demonizza l’utilizzo dei dispositivi elettronici. E di frequente, coloro che non possono essere classificati come “nativi digitali”, parlano di quanto “ai loro tempi fosse tutto più bello e più autentico”. Io non credo che i social network o un’app come Nextdoor rendano la realtà meno autentica, anzi. Credo che Nextdoor in particolare stia riuscendo nell’intento di vestire di umanità la miriade di tecnologie che ci portiamo appresso.

“Chi di voi umanizzerà la rete sarà il vero Leonardo”, afferma Brunello Cucinelli, stilista e imprenditore italiano presente al lancio italiano di Nextdoor. Forse, il valore aggiunto delle app che verranno create in futuro sarà proprio questo. In un mondo in cui la sfida è sempre quella a chi realizza la tecnologia più avanzata e innovativa, l’aspetto umano integrato a tale tecnologia è sicuramente un punto vincente.