Smart Connected Factory secondo Sme.UP

Smart Connected Factory secondo Sme.UP

Processi ottimizzati, nuovi business model e software le chiavi del successo

Quando si parla di Smart Connected Factory i temi chiave sono soprattutto due: ottimizzazione dei processi e l’insorgere di nuovi business model. Il software funge da corollario e trait d’union. Di questo è convinto Mauro Sanfilippo, R&D manager di Sme.UP, gruppo focalizzato sulla digitalizzazione dei processi con software strategico e infrastrutture dinamiche.

Ottimizzazione dei processi

L’ottimizzazione dei processi, nei reparti produttivi, passa attraverso la massimizzazione dell’output e la minimizzazione di costi e tempistiche. L’informatizzazione della produzione viene in aiuto a questo obiettivo se riesce, ad esempio, a diminuire il tempo trascorso dagli
operatori in reparto a svolgere attività a basso valore (es. data entry). Il sistema informativo quindi deve essere in grado di estrarre informazioni dalla fabbrica senza che l’operatore le inserisca manualmente. Paradossalmente, un software riesce e riuscirà a essere migliore quanto meno sarà necessario utilizzarlo da parte dell’utente in reparto. In questo senso è fondamentale avere del software connesso al campo e in grado di rilevare i parametri di produzione. Fa parte di questo concetto di ottimizzazione dei processi anche il supporto che un buon software deve dare nel prendere migliori decisioni di business. Per fare questo l’unico asset affidabile sono i dati e il software è lo strumento che consente di raccoglierli, organizzarli e analizzarli per ricavarne informazioni strategiche. È a questo livello che subentrano le relazioni tra le entità del sistema informativo (ad esempio, ordine, articolo, cliente) e gli algoritmi di trattamento delle informazioni, compresi quelli di intelligenza artificiale e machine learning, che hanno come fine proprio quello di allenare il software a prendere le giuste decisioni in autonomia senza l’intervento di alcun operatore.

Leggi anche:  Migliorare l’efficienza operativa dei processi legali. Il caso Wolters Kluwer Italia per TIM

Nuovi business model

Grazie alla Smart Connected Factory, inoltre, si prospettano all’orizzonte nuovi modelli di
business (produttivi e non) che fino a oggi non erano ipotizzabili. Ad esempio, si parla di
monetizzare la produzione in base a parametri scelti prima, al momento della pianificazione
(ad esempio per la produzione di un’auto di lusso o di prodotti con livelli di qualità differenti specificati prima della produzione stessa). Questo genererà sicuramente un circolo virtuoso in ottica sostenibilità, con minore utilizzo di risorse produttive ed energetiche a fronte di minori scarti. Altro esempio è quello relativo all’equipment as a service, quindi un business model scalabile. Si pensi all’acquisto non più di bilance ma di “pesate”, si va verso l’acquisto del servizio più che del prodotto. Lo stesso discorso si può fare supponendo di pagare l’hosting di un ecommerce in base a quante connessioni riceve questo e-commerce.  anti utenti, significa tante connessioni. Ma, si spera, tanti utenti, tanto guadagno. E, certo, pochi utenti, poco guadagno, ma poche connessioni, quindi poche spese.

Smart Connected Factory. Il tuo software è pronto?

Conclude Sanfilippo: «Il software dovrebbe essere un vantaggio competitivo per l’azienda che lo utilizza. Se è uguale a quello che hanno gli altri, standardizzato, già pronto
all’uso, allora non può essere un vantaggio competitivo. Quando scegli un software solo perché è consolidato e “ce l’hanno tutti”, chiediti se davvero vuoi uniformarti oppure vuoi differenziarti (scelte entrambe sacrosante!). Se invece lo scegli perché si adatta alle tue esigenze, soprattutto quelle che non hai ancora, allora stai facendo una scelta competitiva».