Coronavirus e Intelligenza Artificiale: strategie di uscita digitale dalla crisi

L’etica è vitale per una diffusione responsabile dell'Intelligenza Artificiale

Il coronavirus non infetta solo le persone, ma intere aziende, settori e industrie: in questo contesto, il business basato sul digitale e le sue specifiche tecnologie si stanno dimostrando più importanti che mai, soprattutto automazione e Intelligenza Artificiale

A cura di Pier Dal Farra, IoT Industry Business Expert di Orange Business Services

Finora, la pandemia non sembra aver avuto un impatto significativo sul business dell’IA. È vero che la situazione è ancora in divenire, ma al momento le aziende non hanno preso decisioni dettate dal panico, e non hanno fermato i progetti precedentemente varati. Per quanto possiamo vedere, tutti hanno agito con calma.

Sul lungo termine, invece, non è ancora chiaro quale sarà l’impatto economico. Naturalmente ci sono settori che sono direttamente e immediatamente colpiti – trasporto aereo e turismo, ad esempio – ma ciò non influisce sull’intera economia – non ancora. Ma molto probabilmente i tagli arriveranno.

L’effetto strategico è diverso, perché qui possiamo attingere all’esperienza passata: l’ultima recessione, nel 2008, ha posto la stessa domanda. All’epoca, le aziende hanno fatto enormi risparmi sui costi nel loro business tradizionale, ma allo stesso tempo hanno investito massicciamente nel futuro. E l’argomento del futuro è sicuramente l’IA.

Nel settore legato al digitale e alle infrastrutture è quasi “business as usual“. Finora nessuno si è fatto avanti, né per investire di più né per fermare i progetti in cantiere. Tuttavia, siamo ancora nella fase in cui tutti ci stiamo augurando che questa crisi passi rapidamente.

In tema di nuove applicazioni, l’IA certamente avrà un ruolo da svolgere nella valutazione dei dati di massa. Se c’è una cosa in cui l’IA è imbattibile è proprio il calcolo matematico delle probabilità: il suo compito principale e la sua competenza di punta sono riconoscere i modelli nei dati storici e quindi fare previsioni per il futuro. Tenendo conto di questo, è un grande momento per l’IA.

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Inoltre, l’Intelligenza Artificiale può entrare in gioco nella pandemia, ad esempio analizzando le modalità di diffusione: al momento, Ricerca e Sviluppo sono in pieno svolgimento, ma è un lavoro che, almeno per ora, rimane “dietro le quinte”.

Ad esempio, Google o “Alphabet” sostiene un progetto di aziende biotech e università internazionali che grazie all’intelligenza artificiale consente di fare lo screening di due miliardi di potenziali sostanze attive contro il COVID-19. Per farlo stanno impiegando la potenza di calcolo illimitata del cloud di Google. Senza IA, sarebbe semplicemente impossibile simulare un numero così vasto di scenari.

Lo stesso vale in Germania, dove l’Istituto Fraunhofer sta lavorando a un’app che ricostruirà le catene di infezione in modo anonimo e digitale senza registrare la posizione degli utenti. Anche questo non sarebbe possibile senza IA. Ma non siamo ancora al punto di risultati reali.

Oltre a questo, l’intelligenza artificiale ha il potenziale per essere in supporto nel marketing e in altri contesti commerciali. Attualmente il coronavirus sta contagiando – per così dire – anche aziende e interi settori industriali: il business digitale quindi si dimostra più importante che mai. Coloro che hanno digitalizzato i loro processi e le infrastrutture sono più flessibili e rimangono operativi.

L’Intelligenza Artificiale può ovviamente essere un fattore importante in questo contesto. Ad esempio, se si desidera analizzare e valutare i dati rapidamente e su larga scala al fine di ricavare risultati e reagire rapidamente ai cambiamenti del mercato. Ma l’IA non è una bacchetta magica. Senza i dati giusti e la corretta gestione, anche la migliore IA non otterrà i risultati desiderati.

Il coronavirus avrà un impatto a lungo termine sull’adattamento e lo sviluppo dell’IA. Attualmente vediamo che le connessioni e i volumi di dati causati dalla crisi non possono più essere gestiti manualmente e con le sole capacità umane. Tutti i segnali indicano ingenti investimenti nel futuro dell’intelligenza artificiale, e ancor più dopo questa crisi. La maggior parte del capitale di rischio per i prossimi anni sarà sicuramente investita in questo settore.

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Questo significa che saremo così impegnati con l’essenziale mentre il tempo e i budget per nuovi sviluppi saranno scarsi nel prossimo futuro? È possibile. Chiaramente, in una crisi l’unica priorità diventa far andare avanti l’attività. Ma sarebbe fatale limitarsi a questo: ci sarà un “dopo” e l’obiettivo dovrebbe essere quello di emergere più forti dalla crisi.

Certo, non sappiamo ancora dove stiamo andando. Le aziende e i fornitori di servizi devono, proprio in questo momento, dedicare del tempo a riflettere e pianificare tutti gli scenari per trovarsi nella posizione migliore possibile.