Perché anche Facebook pensa a un suo ClubHouse

Clubhouse arriva su Android negli Stati Uniti

Il social dell’audio sembra prendere piede e allora Zuck non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione di realizzarne uno tutto suo

Un po’ podcast un po’ radio tradizionale. Il successo di ClubHouse sembra essere tutto nella sua velocità e voracità di diffusione e ascolto. La disponibilità relegata al solo mondo iOS circonda poi il social di un’aurea esclusiva che si sposa perfettamente con ciò che incarna Apple, seppur il colosso di Cupertino non c’entri praticamente nulla con lo sviluppo dell’app. Visto che ClubHouse sta scatenando una vera tempesta mediatica, il re dei social network, Facebook, pare abbia deciso di creare una sua versione. Secondo un rapporto del New York Times, Zuckerberg è attualmente convinto di poter lanciare, con successo, un prodotto simile, da inserire in quel grande contenitore che è Facebook. La notizia arriva a qualche giorno di distanza dalla comparsa, guarda un po’, dell’imprenditore in una delle room, per parlare di realtà aumentata e virtuale.

Cosa c’è di vero

Un portavoce di Facebook ha dichiarato al NYT: “Colleghiamo le persone attraverso le tecnologie audio e video da molti anni e siamo sempre alla ricerca di nuovi modi per migliorare questa esperienza”. Il gigante non è contrario a sperimentare funzionalità nei suoi prodotti già viste altrove. In passato, ha copiato le storie di Snapchat e brevi video simili a TikTok su Instagram. E a causa delle sue dimensioni, un clone di Clubhouse potrebbe trovare molti estimatori nell’universo delle app di Facebook.

Facebook non è l’unico ad essersi innamorato delle chat audio dal vivo. Twitter sta già sperimentando qualcosa di simile con Spaces, ad accesso limitato per ora. Dopo un’ondata di boom a riguardo dei video da pochi secondi, gli utenti ora cercano qualcosa di nuovo nel mondo dei social media e l’audio potrebbe essere più che un trend passeggero. Gli iscritti trascorrono molte ore su ClubHouse ascoltando vari discorsi e unendosi alle room per parlare dei loro interessi. Non c’è da meravigliarsi se Facebook voglia inserirsi al più presto in tale fenomeno.

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