Five Questions To: Giancarlo Vicomanni VP Technical & Operations Rextart

Five Questions To: Giancarlo Vicomanni VP Technical & Operations Rextart

Ing. Vicomanni, lei in Rextart coordina sia le attività operative che quelle tecniche. Che impatti ha avuto la pandemia in queste aree?

Fortunatamente operiamo in un settore dove non è necessariamente richiesta la presenza fisica, per cui siamo riusciti a dare continuità a tutte le attività in essere lavorando da remoto. Per noi non è stata una grossa novità, già da tempo i nostri dipendenti utilizzavano qualche giorno di smart working durante la settimana e continueranno ad utilizzarlo nel futuro. Per le attività tecniche, di ricerca e sviluppo e di prototipazione soprattutto, le cose sono state un po’ più difficili ma questo periodo di rallentamento forzato ci è stato comunque utile: aver abbassato il ritmo, avere avuto tempo per analizzare con più calma la nostra proposizione e gli scenari di business ci è stato molto utile per calibrare le strategie alle situazioni che ci troveremo ad affrontare al termine dell’emergenza.

Proprio su questo punto: come vede il futuro?

Sono convinto di due cose: non appena verranno rilasciati i freni il Paese riprenderà a correre più di prima. C’è tantissima voglia di riprendere, di recuperare, di capitalizzare il tempo perduto e questo moltiplicherà le opportunità di business. E poi: dalle crisi si esce con le idee, non con le rendite di posizione. Il mix di queste due considerazioni secondo me ci consentirà di riprendere molto rapidamente un ottimo trend di crescita. Il nostro essere innovativi, agili ed aggressivi consente di competere su un mercato sempre più affollato e con sempre meno regole. Noi non abbiamo un nome altisonante che ci garantisce business inerziale: utilizziamo però idee, organizzazione, capacità progettuali per garantire ai nostri clienti il successo delle nostre iniziative.

Leggi anche:  Una infrastruttura tecnologica innovativa per la campagna vaccinale in Lombardia da Cisco e Axians

Mi sembra una situazione interessante. Ci può dire qualcosa su queste iniziative?

Da tempo stiamo lavorando per migliorare la nostra piattaforma MohICan, portandola sempre più ad essere uno strumento di Work Force Management piuttosto che un semplice Field Data Collector. Questa scelta ci sta dando ragione, dopo Tim, Enel e Sparkle che già la utilizzano da tempo abbiamo in corso diverse trattative per l’adozione in altri contesti operativi. Stiamo inoltre spingendo molto su sistemi IoT evoluti, sia dal punto di vista tecnologico che di contesto. Abbiamo sviluppato la piattaforma IoTraX per l’interfacciamento e la gestione della periferia IoT e su questa stiamo proponendo soluzioni innovative, basate principalmente su analitiche video di ultima generazione. Da ultimo ci stiamo presentando sui mercati Retail e Luxury con soluzioni originali, orientate ad una customer experience sempre più personalizzata.

Oltre che in quello tecnico, la pandemia vi ha stimolato ad introdurre novità in altri settori?

Certamente: nella gestione delle risorse umane, come prima cosa. Il nostro vero capitale sono le risorse che lavorano con noi: mai come in questo periodo vogliamo essergli vicini e far sentire che Rextart non è solo l’azienda che paga loro lo stipendio. Abbiamo esteso a tutti i dipendenti un’assicurazione sanitaria con coperture più ampie rispetto a quelle attualmente previste dai contratti collettivi. Abbiamo introdotto un sistema di welfare integrato ed incentivi alla partecipazione attiva all’evoluzione dell’azienda. Uno su tutti è il Buzz Bonus, erogato a fronte della presentazione di nuovi candidati per le posizioni aperte nella ricerca e selezione di personale. In futuro contiamo di coinvolgere tutti i dipendenti in un meccanismo premiante per il raggiungimento di obiettivi di fatturato complessivo, in maniera che ciascuno si senta sempre più attore nella crescita dell’azienda.

Leggi anche:  Novartis verso un risparmio a sei cifre grazie a Qlik

Quindi tutto sommato la pandemia non è stata un male nel vostro caso…

La pandemia è stata ed è un dramma che ha devastato l’economia e che ha prodotto un numero di morti comparabili a quelli di una guerra. Forse ci ha lasciato una sola cosa positiva, l’allenamento alla resilienza. Oggi se ne parla molto: la prima volta che sentii questa parola, tanti anni fa, fu a proposito di sistemi militari fault-tolerant, in grado di mantenere le prestazioni anche a fronte di guasti o anomalie. Resilienza per me è questo: non semplice resistenza ma capacità di ovviare ad un danno, ad un evento avverso, di tornare allo stato precedente e di evolversi per affrontare meglio nuovi eventi di questo tipo.