SparkFabrik: crescita del +60% nei primi cinque mesi del 2021

SparkFabrik: crescita del +60% nei primi cinque mesi del 2021

Per un’azienda investire in applicazioni Cloud Native significa modernizzare i propri processi interni, anche già esistenti, per diventare resilienti nei confronti della digital transformation. La tech company milanese, una delle quattro aziende italiane Silver Member della Cloud Native Computing Foundation, punta sulle persone, sul trasferimento delle idee e delle competenze e su metodi di lavoro agili per guidare le imprese in questo percorso

Una crescita del +60% nei primi cinque mesi del 2021 quella di SparkFabrik, tech company con headquarter a Milano, nata nel 2015, che aveva chiuso il 2020 con un fatturato di 1.8 milioni di euro. Un trend positivo che continua nel solco del +20% segnato nel 2020 e che evidenzia la sempre maggior consapevolezza da parte di imprese e PMI del ruolo cruciale che la trasformazione digitale sta giocando nei processi aziendali e del percorso, ormai imprescindibile, verso una tecnologia capace di adattarsi all’accelerazione dei tempi.

“Appare ormai evidente come la digitalizzazione sia un aspetto centrale per permettere alle aziende di migliorare la loro competitività impattando positivamente sulla crescita dei livelli di produttività” – spiega Stefano Mainardi CEO di SparkFabrik – “Da sempre crediamo che la tecnologia, il software, possa essere davvero il fattore determinante di crescita delle aziende e in tal senso l’innovazione oggi parte dal Cloud.”

SparkFabrik nasce dalla fusione di due precedenti realtà, Twinbit e Agavee, formate da due team predisposti all’innovazione e guidati dalla filosofia dell’open source e gli stessi cinque soci Founder sono tuttora sviluppatori attivi. Il nome stesso, SparkFabrik, vuol dire “Fabbrica delle Scintille” ad indicare la concretezza dell’approccio e il forte orientamento tech che si uniscono alla vivacità delle idee, delle ‘diverse fiammelle’ che animano i membri del team e alla luce vivida delle soluzioni nuove e diverse da loro proposte.

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“L’azienda sino ad oggi è indipendente e autofinanziata: siamo arrivati qui grazie ai nostri sforzi” – spiega Stefano Mainardi – “Quando siamo partiti 6 anni fa, noi 5 founder volevamo semplicemente creare l’azienda per cui noi stessi avremmo voluto lavorare. Abbiamo così scelto di creare una cultura aziendale basata su valori ben precisi raccolti in un manifesto, con la volontà di rendere trasparente e pubblico il nostro modo di lavorare attraverso ad esempio l’ideazione di un Playbook.”

“È stata l’intuizione di mio fratello, il nostro CTO, a portarci nella direzione del Cloud Native quando ancora in Italia non se ne parlava. Adottare un nuovo know-how in tempi rapidi, ottenere moltissime certificazioni tra i nostri dev, proporre ai clienti soluzioni innovative, che anticipavano già allora l’attuale trend, è stata una vera e propria sfida” – prosegue Stefano Mainardi – “I rischi di fallire erano altissimi, ma ci abbiamo creduto mantenendo una struttura flessibile e sempre pronta ad adattarsi al cambiamento, che ancora oggi ci caratterizza”.

L’approccio software-driven del Cloud Native di SparkFabrik

Forte di un team di 32 persone, di cui 7 entrate tra la metà del 2020 e l’inizio del 2021 e la previsione di assumerne altre 10 entro la fine dell’anno, SparkFabrik è una tech company composta da Software Engineers, Cloud Native e DevOps engineer, Strategist e Designer che si occupano di progettare e sviluppare  applicazioni Cloud Native, sistemi e infrastrutture cloud attraverso le più recenti tecniche DevOps.

Ma cosa si intende per approccio Cloud Native?

“II termine Cloud Native non indica semplicemente la capacità di un’applicazione di essere eseguita su un cloud privato o pubblico, ma soprattutto un nuovo approccio metodologico per ‘costruire’ app puntando sulle caratteristiche native del Cloud, ovvero sulla velocità e sull’agilità per adattarsi rapidamente al cambiamento su larga scala. Questo approccio nasce dalla sempre maggiore dipendenza delle aziende dal software e dalla necessità di adattarlo in modo efficace alle nuove richieste del mercato, senza fermare il business dato che esso lavora su infrastrutture già esistenti, implementandole ” – spiega Paolo Mainardi, CTO di SparkFabrik.

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Il Cloud Native è dunque un’architettura articolata, deputata ad assemblare componenti già sviluppate nativamente per il Cloud, in modo da trarne i massimi benefici in primis  in termini di modernizzazione di un’azienda e si differenza dal Cloud Computing, che invece è un insieme di servizi informatici accessibili in modalità on-demand e self service attraverso Internet, costruiti attorno a risorse condivise.

Oltre a sviluppare Web e mobile applications greenfield e modernizzare applicativi in chiave Cloud Native, SparkFabrik si occupa anche di servizi quali ad esempio sviluppo di prodotti web e mobile con le più moderne tecnologie disponibili seguendo metodologie Agile, integrandoli sempre con un approccio Cloud Native e che consentono al business di proseguire con continuità. È anche presente un team dedicato alla  consulenza strategica in ambito UX e UI e infine una China Unit che ha come obiettivo, grazie alla partnership con Alibaba Cloud, di supportare le aziende che intendono arrivare sul mercato cinese superando gli ostacoli tecnologici che questo comporta.

SparkFabrik è inoltre membro della CNCF, la Cloud Native Computing Foundation, creata nel 2015 dalla Linux Foundation per promuovere il Cloud Native Computing e di cui fanno parte oltre 300 aziende come Amazon, Google, Microsoft, IBM, Oracle e Alibaba. Ha inoltre in essere partnership con Google Cloud Platform, Amazon AWS e Alibaba Cloud.

Tra i clienti si annoverano, Borsa Italiana, Agenzia per l’Italia Digitale, London Stock Exchange, Caleffi, Zambon, Agenzia delle Entrate, Il Giornale, Sky, Cerved, Telethon, Vinitaly, Calciomercato.com, Deltatre, Alidays, AppQuality, Eutelsat, Università Bocconi e La Scuola Editore.

I vantaggi del Cloud Native Journey per le aziende

Esploso sempre di più negli ultimi anni e argomento particolarmente attuale, date anche le nuove sfide in atto nel mercato e identificato da molti come l’ultima big thing del settore IT, il Cloud Native può essere definito come il passaggio successivo e naturale al Cloud Computing. In particolare la possibilità di creare delle app Cloud Native che siano ottimizzate proprio per il modello di Cloud Computing assicura alle organizzazioni e aziende che i loro sistemi IT siano snelli, stabili e molto più facilmente adattabili all’accelerazione della digital transformation. La sua adozione però non deve essere vista come una semplice riorganizzazione, quanto piuttosto come una vera e propria trasformazione che prevede una fase di pianificazione e preparazione.

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“Aiutiamo le organizzazioni a seguire un percorso strategico di adozione dell’approccio Cloud Native, dalla determinazione del livello di maturità iniziale, ovvero a che punto si è con la propria infrastruttura, la tecnologia a disposizione e il know-how, fino ad arrivare all’identificazione di competenze, metodi e strumenti. Quest’ultima fase è fondamentale per rendere il team di sviluppo consapevole e autonomo. Proprio per questo motivo abbiamo ideato una Cloud Native Journey” – conclude Stefano Mainardi – “Negli anni abbiamo identificato alcune fasi fondamentali per dare inizio alla transizione verso il Cloud: lavoriamo al fianco delle aziende con l’obiettivo di trasferire le conoscenze necessarie per renderle indipendenti e proseguire in questa journey.”