A ciascuno il suo cloud

A ciascuno il suo cloud

La crisi sanitaria e la voglia di svecchiamento delle infrastrutture IT aziendali alimentano una crescita senza precedenti dell’operatore 100% “made in Europe”

La dimensione di crisi in cui siamo precipitati nella primavera dell’anno scorso – come spiega Dionigi Faccenda, partner program manager di OVHcloud in Italia – è stata come un grande interruttore. «Il core business delle aziende è stato travolto. Chi ha avuto problemi di logistica, chi di processo e così via. In ogni situazione, OVHcloud si è adeguata a una richiesta repentina di infrastruttura per far fronte alle necessità dei clienti. Se per esempio, la catena di supermercati registra una crescita considerevole su tutti i sistemi di pagamento adottati, OVHcloud risponde acquisendo le certificazioni relative a tutti questi sistemi. Perché se tutto ormai riconduce alle tecnologie del cloud, noi abbiamo il dovere di erogare una infrastruttura robusta e sicura. In una parola, trusted».

Tutte le declinazioni del cloud

Tutte le evoluzioni tecnologiche che hanno caratterizzato il business negli ultimi anni si possono considerare abilitanti di un futuro che acquista sempre maggiore concretezza. Parliamo di machine learning, blockchain, IoT, edge computing che porta la potenza del cloud in prossimità degli utenti. «Oggi – ribadisce Faccenda – siamo   ben posizionati per sfruttare questa ondata tecnologica, proprio perché siamo in grado di offrire il cloud in tutte le sue declinazioni, dai tradizionali servizi di hosting di dominio ai server dedicati per supportare le applicazioni più svariate, fino ai sistemi super potenti utilizzati per il gaming, o all’offerta bare-metal che molti richiedono per le loro applicazioni di intelligenza artificiale». La varietà di scelta a disposizione dei suoi clienti garantisce una risposta sempre adeguata al carico di lavoro e al tipo di progettualità.

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Ascesa irreversibile

Secondo Faccenda, il cloud è una tendenza irreversibile ma le sue declinazioni non corrispondono sempre al tipo di ottimizzazione che un cliente si aspetta. «La nostra soluzione hosted private cloud è perfetta per le complesse implementazioni ERP e CRM che oggi vivono ancora all’interno delle aziende ma necessitano di un ringiovanimento dell’IT. In un contesto ancora molto tradizionale, il filone dell’ottimizzazione dell’infrastruttura fa sicuramente da traino». Ma l’azienda prevede anche un’offerta di public cloud che si inserisce in un futuro che sarà dominato dal multi-cloud e dai sistemi che consentono una orchestrazione spinta dei vari servizi. «Non a caso – sottolinea Faccenda – abbiamo stretto accordi di partnership con leader tecnologici come Kubernetes e con la stessa VMware». Faccenda si sofferma infine sull’aspetto che gli è più familiare. Il cloud non cancella del tutto complessità di gestione in ambiti come la cybersecurity o il disaster recovery che devono essere governati. Ma con quali risorse e capacità? «Stiamo costruendo un ecosistema di partner, integratori, managed service provider e VAR, che cresce a dismisura proprio per venire incontro al problema della scarsità di competenze interne. In Italia, ci apprestiamo a lanciare la stessa formula che ha già avuto molto successo in Francia: un marketplace che fa da vetrina ai servizi e alle specializzazioni di questo ecosistema». In pochi anni, il fondatore Octave Klaba ha costruito per la sua startup nata nella sala prove di un appassionato di musica elettronica un’autorevolezza da leader dei data center Made in Europe.